Titanomachia

lotta mitologica di Zeus e dei suoi fratelli, alleati con Ecatonchiri e Ciclopi, contro Crono e gli altri Titani
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La caduta dei Titani di Pieter Paul Rubens

La Titanomachia (in greco antico: Τιτανομαχία, Titanomakhia "Battaglia dei Titani") è una vicenda della mitologia greca dove si narra di una guerra che durò dieci grandi anni[1] e che fu combattuta da Zeus messosi a capo degli altri dei dell'Olimpo (unitisi ai Ciclopi ed Ecatonchiri), contro la generazione delle divinità precedenti e rappresentata da Crono affiancato dai Titani.

La vicenda è narrata nella Teogonia di Esiodo.[1]

Mito e mitografiaModifica

La titanomachia è oggetto della narrazione di svariati poemi ciclici, tra cui la Teogonia di Esiodo e il poema perduto Titanomachia, attribuito a Eumelo di Corinto.

Secondo la tradizione, furono proprio i Centimani (o Ecatonchiri) e i Ciclopi a dare una svolta alla guerra. Infatti essa durava da dieci grandi anni e si era giunti a uno stallo. Gea allora consigliò agli dei di liberare i Ciclopi e andare a prendere i giganti Centimani Briareo, Cotto e Gige – precedentemente imprigionati nel Tartaro da Urano – e convincerli a unirsi alla battaglia. Zeus seguì il consiglio di Gea: liberò i Ciclopi, che per gratitudine gli fabbricarono delle nuove armi da usare contro i Titani, le folgori. Rifocillò gli Ecatonchiri con nettare e ambrosia e li invitò a lottare al suo fianco contro i Titani. Cotto diede la sua parola per tutti e tre.

La guerra riprese con gli dei schierati in cima al monte Olimpo e i Titani sulla cima dell'Otri, a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia. Ma i nuovi combattenti avevano cento mani ciascuno, con le quali presero cento pietre e le scagliarono contro i Titani. Con tale pioggia di pietre e con l'aiuto delle nuove armi donate dai Ciclopi, i Titani furono sconfitti. In seguito vennero incatenati e fatti precipitare nel Tartaro. Gli stessi Ecatonchiri furono messi a guardia dei Titani, chiusi in una fortezza sigillata con delle porte di metallo create da Poseidone.

EsegesiModifica

Secondo Tallo, storico del primo secolo citato da Taziano nel suo Oratio ad Graecos (scritto dopo il 165 d.C.), la vittoria di Zeus e dei suoi alleati Centimani contro i Titani si verificò trecentoventidue anni prima della guerra di Troia, cioè circa verso il 1500 a.C., una data accettabile per l'espansione ellenica in Tessaglia.

Ade, Poseidone e Zeus, i fratelli che congiurarono contro il padre e vinsero i Titani, potrebbero rappresentare, in un'esegesi di stampo storico, le tre successive invasioni elleniche, comunemente note come ionica, eolica e achea.

Le stirpi ioniche furono però assorbite dalla cultura greca (o pelasgica; comunque popolazioni pre-elleniche) e divennero discendenti di Io. Simile sorte capitò agli Eoli: Eolo divenne un titano. I greci preellenici furono però sopraffatti dagli Achei e definitivamente dai Dori, che da alcuni non sono considerati di stirpe ellenica. La storia di Atlante, il titano che regge il cielo in una terra a occidente, può significare che alcune popolazioni mantennero la religione titanica anche dopo l'avvento acheo.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Esiodo, Teogonia 617, su theoi.com. URL consultato il 10 maggio 2020.

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