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I Tomasi (erroneamente citati da alcuni autori come Tommasi[1]) sono una antica famiglia nobile italiana, secondo la tradizione originaria di Bisanzio (330), e poi successivamente passata in Ancona (640 circa) diramatasi poi a Recanati (Leopardi), Siena (1100 circa), Cortona, Comacchio, Verona (Tommasi), Petritoli, Fermo (Tomassini), Lazio (Tomassi), Capua, Gallipoli (de' Tomasi), Puglia (de' Tommasi) e in Sicilia.

Il ramo siciliano, quello dei principi di Lampedusa, ha annoverato tra gli esponenti un santo ed una venerabile e, da ultimo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del romanzo storico Il Gattopardo.

Indice

StoriaModifica

OriginiModifica

Secondo la tradizione, la famiglia Tomasi discenderebbe dai gemelli Artemio e Giustino[2], figli di un Thomaso[3], della famiglia romana Leopardi[3][4][5][6][7], famiglia che sarebbe originata secondo alcuni[3] da Thomaso stesso, secondo altri da un Leopardo o Licino Leopardo figlio di Crispo, primogenito di Costantino I[5].

RamificazioniModifica

I Thomasi restarono ad Ancona per circa cinque secoli e conservarono il cognome Thomasi. I fratelli Matteo e Pompeo che avevano partecipato alla Prima Crociata con due proprie galee capitanate da Pompeo vennero adottati da Goffredo di Buglione, ammirato dal loro valore, ed assunsero anche il soprannome di Buglioni ottenendo per la Casata ed i discendenti il titolo di Familia Illustris et Catholica[8].

Pompeo ebbe due figli Arrigo e Rodolfo. Da Rodolfo, che riprese il cognome bizantino, discendono i Leopardi di Recanati mentre il primogenito Arrigo, che conservò il cognome Thomasi, si trasferì a Siena. Da lui discendono vari rami della famiglia.

I Tomasi-LeopardiModifica

La tesi della discendenza della famiglia Leopardi dai Thomasi, sulla quale concordano diversi autori[9] venne sostenuta da Monaldo Leopardi padre del grande poeta Giacomo Leopardi nella sua Istoria gentilizia di casa Leopardi da Recanati che indicò, quale ulteriore prova della comune discendenza con i Tomasi di Lampedusa (ebbe uno scambio epistolare anche con il "Gattopardo"), l'identità dello stemma "indizio urgente di origine comune" [3].

Alla stessa agnazione appartiene altresì la nobile famiglia Leopardi, ascritta al ceto nobiliare di Amatrice, e diramatosi anche in Abruzzo, ove un ramo, prese dimora nella città di Penne ove venne ascritta a quel patriziato e decorata del titolo di "Baroni di Civitaquana e Ginestra" ed un altro in Canzano(Te) ove visse il famoso eroe risorgimentale, Sen.Pier Silvestro Leopardi, patr. ascolano, conte sul cognome Leopardi., la cui madre era Loreta Lelj di antica progenie di Canzano (Te).[10]

Ultimi discendenti del ramo rimasto ad Amatrice sono i fratelli conti Giuseppe e Pier Silvestro Leopardi: eredi del ramo trasferitosi a Canzano (Te) sono il Barone Virginio de Sanctis Martellacci ed il conte Mauro Rosati di Monteprandone de Filippis Delfico e da suo figlio Francesco Alfonso (1994).

I Tomasi di SienaModifica

Il ramo di Siena ebbe come capostipite Arrigo (1120 circa), il quale prese in sposa Virginia Bandinelli, sorella del futuro Papa Alessandro III. Il primogenito della coppia divenne Cardinale mentre il secondogenito Bartolomeo si sposò ed ebbe tre figli maschi, il secondogenito dei quali, Giugurta Tomasi, consigliere senese, fu il continuatore della stirpe. Il terzogenito Nicolò venne nominato da Federico II marchese di Montaperto nel 1227. Fra i suoi discendenti il ceppo dei Battilori (Bartolo di Fredi Battilori) che annoverò un pittore[11] e Cecco, nato verso la fine del XIII secolo, il quale sposò una nipote di Papa Pio II ed ebbe due figli: Bandino capostipite dei Bandini marchesi di Montaperto estintisi nel 1761 e dei Tomassini; Thomaso dal quale discendono i Tommasi di Vignano, i Tommasi di Cortona, i Tomasi di Comacchio ed i Tomasi di Capua. Da Capua uno dei discendenti si trasferì a Licata diventando il capostipite dei Tomasi di Lampedusa.

I Tomasi/TomassiniModifica

Francesco figlio di Thomaso, nato il 1445, console fiorentino ad Ancona, dove si era trasferito, sposò Giovanna Vittoria Tomassini e divenne il capostipite di questo ramo dei Tomasi che prese il cognome Tomassini, trasferendosi poi da Ancona a Petritoli e Fermo.

Andrea Vitello[12] segnalò l'ultimo discendente diretto, il principe Ugo Giuseppe L. M. Tomassini del 1927.

I Tomasi/Tommasi di VignanoModifica

Da Giacomo, figlio di Thomaso, discendono i Tommasi di Vignano (la doppia M è probabilmente frutto di qualche errore di trascrizione), trasferitisi intorno al 1600 a Verona[13]. È uno dei rami più vitali dei Tomasi in quanto sono tuttora numerosi i discendenti diretti in linea maschile. Una storia della genealogia familiare è stata scritta da Angelo Tommasi di Vignano[14]. Tra i discendenti viventi ha molta notorietà Tomaso Tommasi di Vignano.

I Tomassi del LazioModifica

Intorno al 1200-1300 circa, ci sono prove della presenza di un ramo della famiglia con cognome "Tomassi" nel territorio dell'attuale Gubbio(Umbria).

Attualmente i Tomassi risiedono nel Lazio, prevalentemente nella provincia di Roma e di Frosinone.

I Tomasi/Tommasi marchesi di MontapertoModifica

Dal ceppo senese discendono anche i marchesi di Montaperto il capostipite dei quali fu Bandino, cattedratico all'Università di Siena. Il ramo dei marchesi di Montaperto si è estinto nel XVIII secolo. Annoverò giuristi, gonfalonieri, capitani del popolo, ambasciatori. Il raddoppio della M del cognome è probabilmente dovuto ad un errore commesso dal tipografo al quale la vedova di Giugurta. Dell'ottava generazione del ramo, commissionò la stampa postuma della sua opera Historie di Siena.

I Tomasi di ComacchioModifica

I conti Tomasi di Comacchio sono, secondo il comacchiese Gio Francesco Ferro[15] un ramo dei Tomasi trasferitosi a Comacchio. Anche Pierpaolo Proli nella sua dedica "al reverendissimo Padre Abbate D. Domenico Tomasi" prefazione di un'opera del Bonaveri da lui ampliata e corretta[16] richiamando il Sansovino fa risalire le origini della famiglia Tomasi di Comacchio ("ove per la sua splendidezza e generoso trattamento è stata sempre considerata per una delle principali nobili famiglie di quella città)[17], ai gemelli anconetani.

I Tomasi di CapuaModifica

I senesi Mariano Tomasi, conte di Castel Vignano, ed il suo terzogenito Luigi ospitarono Alfonso V d'Aragona nella fortezza di Montaperto quando nel 1455 questi si recò in Toscana per conquistare Firenze. L'impresa non riuscì; Mariano e Luigi furono mandati al confino ed i loro beni vennero confiscati. I due si trasferirono, al seguito di Alfonso, a Capua dove godettero di un trattamento privilegiato ottenendo onori e possedimenti sia da Alfonso che dal figlio di lui Ferdinando I, che nominò Pietro, il figlio di Luigi barone[18]. Pietro, che alla fine venne sepolto nella cappella della famiglia all'interno della cattedrale di Capua, ebbe dalla moglie, la senese Blanditia Branchini, cinque figli, tre maschi e due femmine[19]. I Tomasi di Capua si estinsero nel XVII secolo perché i numerosi maschi nati in quel secolo si dedicarono tutti alla carriera ecclesiastica.

La discendenza fu assicurata da Mario che nel secolo precedente si era trasferito in Sicilia al seguito del duca Marc'Antonio Colonna, diventando il capostipite dei Tomasi di Sicilia, noti in tutto il mondo, grazie al romanzo il Gattopardo come "Tomasi di Lampedusa".

I de' Tomasi di GallipoliModifica

Secondo un antico manoscritto conservato nella biblioteca comunale di Gallipoli[20] Filadelfo Mugnos scrisse che un membro della famiglia dei Tomasi di Siena, Filippo de' Tomasi, si trasferì a Gallipoli. Un suo omonimo discendente venne nominato prima conte e poi barone. I de' Tomasi, imparentatisi con diverse famiglie nobili delle Puglie, ebbero incarichi prestigiosi. Giovanni Battista de' Tomasi' giudice giubilato della gran corte criminale e speciale, fu filologo, letterato ed archeologo[21]. I de' Tomasi diedero cinque sindaci ed un governatore a Gallipoli. Lo stemma del casato simile, se non identico, a quello dei Tomasi di Lampedusa campeggia ancor oggi sul palazzo de' Tomasi che non appartiene più alla famiglia, tuttora esistente, ed è stato trasformato in Bed & Breakfast.

I Tomasi di SiciliaModifica

Il ramo siciliano dei Tomasi, noti come Tomasi di Lampedusa caratterizzato nel XVII secolo dalla forte religiosità dei suoi componenti annovera, oltre allo scrittore, un santo, san Giuseppe Maria Tomasi, una beata, Isabella Tomasi, che nel romanzo Il Gattopardo diventa la Beata Corbera[22] e numerosi ecclesiastici. La linea maschile è estinta e sopravvivono solo discendenti nelle linee femminili; contrariamente a quanto avveniva per le famiglie nobili degli altri stati italiani nel regno delle Due Sicilie i titoli nobiliari venivano trasmessi anche in linea femminile quando si estingueva la discendenza maschile.

BlasoneModifica

  • Arma: D'azzurro, al leopardo d'oro illeonito, sostenuto da un monte di tre cime di verde cucito[7].
  • Motto: Spes mea in Deo est[7].

NoteModifica

  1. ^ Zazzera (Francesco Zazzera, Della Nobiltà dell'Italia, Napoli, 1628) dedica alla famiglia, citata sempre con una sola M, un intero capitolo ricostruendone le origini e le vicende dei diversi rami. Per quanto concerne il ramo siciliano è conosciuto con una sola M sin dal suo insediamento nell'isola; in una biografia di Giulio Tomasi (fra Biagio della Purificazione, Vita e virtù dell'insigne servo di Dio D. Giulio Tomasii e Caro, Roma, 1685) mai compare la doppia M; altrettanto dicasi per le biografie di Isabella Tomasi (Girolamo Turano, Vita e virtù della Venerabile Serva di Dio Suor Maria Crocifissa della Concezzione. Venezia 1709) Rosalia Tomasi (Artemio Talstosa, Ragionamento storico della vita e virtù dell'illustre madre Suor Maria Sepellita della Concezzione, Gramignani, 1722) Giuseppe Tomasi (Bernino Domenico, Vita del venerabile cardinale don Giuseppe Maria Tomasi dei chierici regolari, Roma 1722. Ha tentato di accreditare la tesi che originariamente i Tomasi avessero una doppia M (tesi recepita da molti compilatori che spesso non controllano le fonti) il conte Angelo Tommasi di Vignano, appartenente all'unico ramo della famiglia che ha modificato l'originario cognome Tomasi in Tommasi, nel suo pregevole volume Notizie storiche e genealogiche sulla nobile famiglia Tommasi; Tommasi e Tomasi, rami di Siena, di Capua e di Sicilia, Como, 1933, indicando tutti gli antenati ai quali fa riferimento con la doppia M nonostante nelle note in calce alla pagine gli autori dei quali trascrive brani scrivano il cognome con una sola M (Zazzera, Sansovino, Selino, Ciavarini, Gigli, Cardella)
  2. ^ la maggioranza delle fonti afferma si chiamasse Giustino, altri come il Palizzolo Gravina nella nota 3 affermano si chiamasse Giuliano
  3. ^ a b c V.v. A.a., Raccolta Rassegna Storica dei Comuni volume V-Anno 1973 pagina 122, Istituto di Studi Atellani.
    «L'albero genealogico dei Tomasi affonda le sue radici fino alla seconda metà del 500 d.C., epoca in cui troviamo a Costantinopoli il generale e principe dell'Impero Bizantino Thomaso, detto il Leopardo, il quale, per rispetto alla realtà storica, deve essere considerato il capostipite della Gens Thomasa-Leopardi. I figli gemelli di lui, Artemio e Giustino [...]».
  4. ^ Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia: ossia, Raccolta araldica pagine 363-364 (TXT), Visconti & Huber, 1875.
    «Sull'origine della famiglia Tomasi dal Villabianca appoggiato al Sansovino rileviamo essere l'antica de' Leopardi di Roma, e passata con Costantino imperatore in Costantinopoli, ove fu grande e potente sino al tempo di Eracleo imperatore, per la cui morte ella passò in Italia fermandosi in Ancona. La si disse Tomasi dal Greco thauma, che vuoi dire mirabile, perochè si sa i due gemelli Artemio e Giuliano aver mostrato un ingegno meraviglioso».
  5. ^ a b Filadefo Mugnos, Teatro genologico delle famiglie del regno di Sicilia volume III pagina 468, Arnaldo Forni,ristampa anastasica, 2007.
    «Tuttavia non lascerò di dire che Artemio e Giustino fratelli gemelli, ovvero nati ambedue da un parto, cavalieri nobilissimi costinantinopoliani dell'antichissima famiglia Leopardi originata da Leopardo o Licino Leopardo figlio di Crispo primogenito dell'imperatore Costantino il Grande».
  6. ^ Vincenzo Buonassisi, Sulla condizione civile ed economica della città di Siena al 1857 pagina 651, tip. A. Moschini, 1854.
    «Tutti si accordano in dire, che ella sia Greca di origine, e della città di Costantinopoli non essendo però si chiaro, se ella già di antico fosse passata in essa al tempo di Costantino, o fossevi trasportala di poi. Venne ella primieramente in Ancona in due fratelli Artemio, e Giustino, nati di un parto, e tanto simigliami nelle fattezze che era una maraviglia il vederli: Onde anche si vuole, che a cagione di questa stupenda simiglianza venissero chiamati i Tomasii, perché di prima Leopardi dicevansi, spiegando l'insegna di un Leopardo».
  7. ^ a b c Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Reber, 1912.
    «Vanta discendere dalla famiglia dei Leopardi di Costantinopoli, che si vuole passata in Ancona sin dal 646 cambiando il cognome in quello di Tomasi».
  8. ^ Andrea Vitello, I Gattopardi di Donnafugata, Flaccovio, 1963, p. 41
  9. ^ Angelo Tommasi di Vignano sostenne che discende da Rodolfo che riprese il cognome Leopardi; Vittorio Spreti (Enciclopedia Storico-nobiliare italiana, Milano 1927/33)indica Giustino come antenato dei Leopardi e sottolinea l'identità dello stemma
  10. ^ Diffusione del cognome LEOPARDI - Mappa Dei Cognomi, in Mappa Dei Cognomi. URL consultato il 27 ottobre 2018.
  11. ^ Vitello, op. cit., pag. 42
  12. ^ Vitello, op. cit., pag. 43
  13. ^ Giugurta Tomasi nipote di Cecco e Angelina Piccolomini scrisse Dell'Historie di Siena pubblicato a Venezia il 1624; sul frontespizio figura il cognome dell'Autore con la doppia M, mentre nelle pagine immediatamente successive spicca la riproduzione di un suo ritratto con la scritta Giugurtha Thomasius
  14. ^ Angelo Tommasi di Vignano, Notizie storiche e genealogiche sulla nobile famiglia Tommasi, Como, 1933
  15. ^ Gio. Francesco Ferro, Istoria dell'antica città di Comacchio, Ferrara, 1791, p. 278: "Il Sansovini non v'è dubbio alcune, che pone la Tomasi fra le illustri dell'Italia e fa credere che quella di Comacchio sia della medesima discendenza, mentre tiene il Leone con gigli & il moto spes mea in deo est, che così illustre famiglia porta per impresa"
  16. ^ Gian Francesco Bonaveri (opera ampliata e corretta da Pierpaolo Proli), Della città di Comacchio delle sue lagune e pesche, Cesena, 1761
  17. ^ Bonaveri-Proli, op cit, p. VI
  18. ^ Vitello, op. cit. pag. 44
  19. ^ Zazzera Francesco, Della nobiltà dell'Italia Napoli 1628
  20. ^ Vincenzo Dolce, Famiglie illustri di Gallipoli, p. 115
  21. ^ Fra le sue opere si ricorda Sulle due antiche città Saturo e Taranto Lecce, 1847
  22. ^ Sarà Cabibbo e Marilena Modica, La Santa dei Tomasi, Einaudi, 1989

BibliografiaModifica

  • Giovanni Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti volume III pagina 27, Arnaldo Forni, ristampa anastasica, 2011
  • Francesco Maria Emanuele e Gaetani di Villabianca, Della Sicilia nobile, 1754
  • Francesco Zazzera, Della nobiltà dell'Italia, Napoli, 1615-28
  • David Gilmour, L'ultimo Gattopardo. Vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Feltrinelli Editore, 2003
  • Girolamo Gigli, Diario sanese: opera di Girolamo Gigli in cui si veggono alla giornata tutti gli avvenimenti più ragguardevoli spettanti si allo spirituale si al temporale della città e stato di Siena: con la notizia di molte nobili famiglie di essa delle quali è caduto in acconcio di parlare, Lucca, 1723
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobile e titolate viventi riconosciute del R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovile, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana Editore, 1928-36
  • Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, A. Reber Editore, 1912
  • Andrea Borella: Annuario della Nobiltà Italiana, XXXII edizione, parte II, S.A.G.I. e Annuario della Nobiltà Italiana foundation trust, Teglio, dicembre 2014

Collegamenti esterniModifica

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