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Utente:Rossetto Ilaria/Sandbox2

Antefatti

Nel 1882 tra il Regno d'Italia e gli Imperi Austriaco e Tedesco si formò un'alleanza che venne definita “Santa”. In realtà tra le due parti esisteva una forte rivalità:l’Italia desiderava Trento e Trieste, mentre l’Austria voleva riconquistare il Veneto. [1]

Precisamente l'Altopiano dei Fiorentini e la Valle dell'Astico, per gli Austriaci, erano considerati un ottimo punto di partenza per la conformazione orografica e una strategica testata di ponte che dal Tirolo penetrava nel Regno d'Italia. Gli Italiani, quindi, avevano la necessità di bloccare l’avanzata nemica che ipotizzava di scendere al piano. Vennero fabbricati cannoni e fucili a ripetizione più potenti e moderni. Furono inoltre costruite nuove strade di servizio ai forti. In Alta Val d'Astico, presso Lastebasse, la valle venne divisa in due parti dal confine a causa di un capriccio politico e di una lunga vertenza tra il comune di Lastebasse e quello di Folgaria. Gli austriaci poi crearono una nuova strada per far sì che la loro discesa diventasse il più semplice possibile, ma anche gli Italiani a fine '800 costruirono la strada fino al confine, quella che ora congiunge la provincia di Vicenza con quella di Trento. [1] L’inizio del '900 fu caratterizzato dalla preparazione dell’ultima guerra di quel plurisecolare scontro tra Austria e Italia: la prima pronta a difendere il suo impero, la seconda desiderosa di riconquistare antichi territori, sollecitata da inviti e pressioni politico-militari di Francia e Inghilterra. [1]

Nell'estate del 1914, il 28 giugno, si verificò il tragico casus belli: un irredentista bosniaco uccise l’erede al trono dell’Impero Austroungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando. Subito l'Europa si divise in due schieramenti: gli Imperi centrali, Austria e Germania, e l’Intesa, formata da Russia, Francia, Inghilterra, Serbia e Belgio. Tra il re italiano e l'imperatore d'Austria ci fu uno scambio di messaggi, che sancirono la momentanea neutralità dell’Italia. Scrisse Francesco Giuseppe: “la Russia ha mobilitato il suo esercito e la sua flotta e minaccia la pace in Europa … sono costretto a rispondere con la mobilitazione delle nostre forze .. sono felice di poter contare sull'appoggio dei miei alleati e dei loro potenti eserciti … ” . Ad esso rispose : “ho ricevuto il telegramma di Vostra Maestà, assicuro che l’Italia ha fatto e farà di tutto per mantenere la Pace … osserverà con gli alleati una attitudine cordialmente amichevole anche in considerazione degli interessi che l’Italia deve tutelare ”. La neutralità italiana continuò per un anno, nonostante fosse continuamente lusingata con proposte da entrambi gli schieramenti, fino a quando firmò, nel maggio 1915, il Patto di Londra, con cui si impegnava in battaglia solo con l’Austria, e non contro la Germania. [1]


Avvenimenti del 1915

Il 24 Maggio 1915 l'Italia entrò in guerra. Il primo colpo di cannone venne sparato alle ore 4.00 dal Forte Verena. Secondo la testimonianza dell'aspirante ufficiale Fritz Weber [1] già dalla sera precedente alcune granate vennero sparate contro pattuglie italiane, in movimento verso i Marcai, dal Forte Verle. Successivi studi dimostrarono l'improbabilità dell'accaduto. Da questa data iniziò la "guerra delle fortezze". [1][2][3]

Il piano del capo di Stato Maggiore, Luigi Cadorna, prevedeva l'avanzamento in direzione di Lubiana attaccando sul Carso e sull'Isonzo per entrare così nel "ventre molle" dell'Impero. La strategia italiana prevedeva azioni in Pusteria e sull'Isonzo, non sugli altopiani, dove si doveva mantenere la posizione difensiva. In questo modo i comandanti italiani non riuscirono ad approfittare della debolezza del fronte austriaco in Trentino, ancora in fase difensiva, e persero la possibilità di scardinare la linea dei forti e scendere a Trento. L'esercito italiano, poco addestrato, non riuscì ad approfittare della sua supremazia numerica sul nemico e per questo le prime offensive sul Fronte del Carso e dell'Isonzo non ebbero successo. [1][2][3]

La notte del 24 maggio la 108^ compagnia del battaglione alpini "Vicenza" salì sulla sommità del Pasubio dove non trovò forze avversarie. Così, con l'appoggio di nuove unità, occupò il Col Santo, issandovi una batteria di medio calibro. Ciò consentì l'avanzata lungo la Vallarsa e Val Terragnolo. Martedì 25 maggio ore 6.00: delle granate italiane caddero sulla piazza e sulla chiesa di Luserna, causando tre vittime. La popolazione fuggì terrorizzata a Costalta e a Monterovere. Quando arrivarono a Trento i Lusernesi furono uniti a migliaia di trentini fuggiti dalla linea del fronte. Diventarono profughi ad Aussig, nella Boemia del Nord, in Repubblica Ceca. [1][2][3]

Tra il 24 e il 28 maggio nel Forte Luserna ci fu un pesante bombardamento. Si temeva l'esplosione di depositi delle munizioni e del carburante, provocando così un cambiamento decisivo nello svolgimento della guerra; in questa disastrosa situazione, il 28 maggio, il Forte Luserna issò la bandiera bianca della resa. Fu una decisione del comandante Emanuel Nebesar. Egli venne successivamente sostituito dal tenente medico Gasperi, che fu incaricato di trattare la resa con gli italiani. I vicini Forti Busaverle e Belvedere decisero di aprire il fuoco a ritmo accelerato sul Forte Luserna dalle loro artiglierie. Inoltre una pattuglia scese da Costalta con l'ordine di strappare la bandiera bianca. Il comandante Nebesar fu arrestato con l'accusa di tradimento. [3]

La notte del 30 maggio si verificò un tentativo di attacco italiano ai Forti Verle e Pizzo di Vezzena, nella speranza di non aver nessuna opposizione. Purtroppo non fu così e il battaglione degli alpini "Bassano" e i fanti della brigata "Ivrea" dovettero indietreggiare con dolorose perdite Nei giorni seguenti l'intero nodo sommitale di Cima Carega venne occupato e con esso il lunghissimo ed aspro contrafforte calante verso Cima Levante, Cima Mezzana, Passo Buole, Monte Coni Zugna e la Zugna Torta. [3]

Operazioni seguenti, che si verificarono fino a dicembre 1915, portarono gli italiani alle porte di Rovereto, sull'allineamento Mori - Lizzana - Castel Dante - S.Colombano - Noriglio. Il 12 giugno una batteria di modernissimi mortai da 305 austriaci demolì prima il Forte Campolongo, senza però provocare vittime, e successivamente diresse il tiro sul Forte Verena: l’esplosione di un proiettile nel corridoio della casamatta uccise oltre quaranta artiglieri e il capitano Turchetti, comandante del Forte. Gli austro-ungarici si imposero, attaccando di sorpresa, sul Monte Coston sull’altopiano dei Fiorentini. Così in una sola giornata le maggiori truppe italiane furono sconfitte. [3][2]

Il 22 giugno 1915: dei fanti e guerrieri del 115° Reggimento Fanteria Brigata "Treviso" e degli austriaci, usciti da Forte Verle, si scontrarono. Scoppiò la forcella di Monte Malon: gli italiani si lamentarono dei loro cannoni, ormai troppo logori e antiquati, e dell'efficienza dei loro mortai. [4]

Il 2 luglio il Comando Supremo italiano ordinò di rimuovere le artiglierie esposte ai tiri nemici, al fine di utilizzarle all'esterno delle fortezze: il Comando non si fidava più dei criteri costruttivi dei forti al cospetto dei nuovi 305 nemici austriaci. [4]

Lungo la Val Sugana le truppe italiane inizialmente si imposero nell'altopiano dei Sette Comuni: conquistarono Ospedaletto, si allargarono verso Strigno, salirono sul monte Civeron ed entrarono in Val di Sella. Così facendo occuparono il ciglione dell'Armentara e, infine, entrarono nella cittadina di Borgo il 15 agosto 1915. [3]

Durante la notte del 18 agosto iniziarono delle azioni offensive sull'altipiano di Folgaria verso Malga Zonta e Malga Melegna, ma soprattutto lungo il crinale proteso dal Monte Maggio verso settentrione. [3]

Il Monte Coston venne riconquistato il 20 agosto, mediante aggiramento da parte di consistenti forze: tutto questo suggeriva di procedere con un ulteriore tentativo verso la testata dell'Astico, impiegando tutte le unità ancora disponibili. Nello stesso momento, sull'altro lato della Val d'Astico, il Forte Belvedere, con la sua massa di cemento e di acciaio issava sornionamente la guardia. [3]

Il 24 agosto la quinta compagnia di volontari dell'alta Austria, comandati dal generale Rauch, decisero di difendere il territorio di fronte ai Forti Vezzena e Verle. Alle ore 22.00 la 34° divisione italiana, insieme al battaglione, attaccarono i Forti Vezzena e Verle. Le mitragliatrici imperiali furono respinte dagli alpini Bassano e Val Brenta. Alle 3.00 di notte la battaglia si sviluppò nel settore del Cotesin,il fronte nord è tranquillo. [4]

Il 25 agosto, alle 4.00 di notte, il Basson venne attaccato in quattro assalti dalla brigata "Treviso" con i reggimenti 115° e 116°. Questo scontro causò moltissime perdite italiane, invece le vittime austriache furono minime. La brigata "Ivrea" contribuì all'azione di attacco aggredendo le testate delle valli Rio Torto e Scuro, 234 uomini morirono. Ma i soldati delle valli Rio Torto e Scuro riuscirono comunque a trincerarsi. Nel M. Coston avvenne un attacco del 154° reggimento di fanteria "Novara". [2][4]

Tra il 18 e il 23 settembre 1915 si susseguirono continui attacchi e contrattacchi austriaci tra Malga Seconda Posta e Soglio d'Aspio. [3]

Il 22 settembre, nel forte Tre Sassi, in Alta Val delle Lanze, gli austriaci bombardano la trincea italiana del capitano De Castiglioni. Tutto il terreno venne battuto. L'alba del giorno successivo riservò nuove sorprese agli italiani: la fucileria scoppiò. Gli austriaci attaccarono il plotone del tenente, della 4° compagnia, Dotto. [4]

Il 23 settembre infine si verificò l'occupazione definitiva di Monte Coston.[4]

Nei primi giorni di ottobre avvenne la prima mossa offensiva sferrata da Malga Melegna e Malga Pioverna contro il nudo dosso del Plaut e del vicino Durer: fu un completo fallimento. "Il 7 ottobre alle otto entrano in azione le nostre artiglierie. Sparano anche le batterie da montagna. Alla nostra sinistra inizia il fuoco di fucileria. A mezzogiorno vengono distribuite le granate a mano, le S.I.P.E. Dunque, attaccheremo anche noi. Questa notte i nostri andranno a tagliare i reticolati del Durer con le pinze a mano. … 8 ottobre, riprende il fuoco, questa volta violento, furioso, impressionante, sì che la valle ne rintrona. I soldati sono alle feritoie in attesa dell’attacco, mentre sul versante orientale di valle Fonda si sente crepitare la fuciliera e “cantare” le mitragliatrici nemiche. Sono impegnati i nostri compagni del terzo battaglione con gli alpini ed i bersaglieri". Ecco le parole tratte dal diario di Luigi Gasparotto, che sintetizzò così l'accaduto. [1]

Il 18 ottobre riprese l'offensiva, che si prolungò fino al 22. Il 5° Corpo d'armata continuò inutilmente l'attacco sull'altopiano di Folgaria. Il 79° Reggimento Fanteria "Brigata Roma" assaltò la linea Plaut-Bocca di Val Orsara, affiancato dal 41° Battaglione Bersaglieri. Il trincerone in cemento della ridotta del Durer venne attaccato dalla Brigata "Milano" con i Reggimenti 159° e 160°. Nonostante l'aiuto del 153° Reggimento Fanteria Brigata "Novara", le ostilità compiute fino al 22 ottobre non portarono a dei cambiamenti. Negli stessi mesi, a Vezzena, si svolsero azioni secondarie. [3][4]

Ogni attività dei belligeranti venne sospesa, onde far fronte alle difficoltà imposte dall'inclemente stagione: sopraggiunse l’inverno 1916. [3]

1. ↑ Fritz Weber nacque a Vienna il 4 giugno 1895. Nel maggio del 1915 fu arruolato come alfiere nel 6^ battaglione d'artiglieria in servizio al Forte Busa Verle. Egli fu testimone del bombardamento sul Fronte Verle; dimostrò il suo coraggio durante la resa e per questo venne premiato con la medaglia d'argento a valor militare. Morì nel 1972, dopo la pubblicazione della sua autobiografia Das Ende einer Armee, opera di denuncia degli orrori della Guerra.


NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h Mariano de Peron, Siti di Guerra settore Posina-Leogna-Astico, Studio Immagine srl, pp. 13-21.
  2. ^ a b c d e Giuseppe Testolin, La I guerra nel vicentino, 2007.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Gianni Pieropan, Sentieri di Guerra dal Pasubio al Grappa, pp. 15-21.
  4. ^ a b c d e f g Delmo Stemphele, Storia Fotografica: La Grande Guerra nella Valle dell'Astico, Tema di Confine Zoro, 2010.

BibliografiaModifica

  • Mariano De Peron, Siti di Guerra settore Posina-Leogna-Astisco, Studio Immagine srl, pp. 13-21
  • Giuseppe Testolin, La I guerra nel vicentino, 2007
  • Gianni Pieropan, Sentieri di Guerra dal Pasubio al Grappa, pp.15-21
  • Delmo Stemphele, Storia Fotografica: La Grande Guerra nella Valle dell'Astico, Tema di confine Zoro, 2010