Addaï Scher

vescovo cattolico iracheno

Ibrahim Addaï Scher, (in siriaco ܐܕܝ ܫܝܪ) (Shaqlawa, 3 marzo 1867Tanzé, giugno 1915), è stato un vescovo cattolico iracheno.

Addaï Scher
eparca della Chiesa cattolica caldea
 
Incarichi ricopertiEparca di Seert dei Caldei (1902-1915)
 
Nato3 marzo 1867 a Shaqlawa
Ordinato presbitero15 agosto 1889
Nominato arcieparca18 agosto 1902
Consacrato eparca30 novembre 1902 dal patriarca Yosep Emmanuel II Thoma
Deceduto15, 17 o 21 giugno 1915 (48 anni) a Tanzé
 

Biografia

modifica

Ibrahim Addaï Scher nacque a Shaqlawa il 3 marzo 1867. Suo padre era un sacerdote della Chiesa cattolica caldea e lo aiutò a imparare la lingua siriaca in giovane età.[1]

Formazione e ministero sacerdotale

modifica

La morte prematura della madre lo fece concentrare sulla vita ascetica e nel 1880 entrò nel seminario di San Giovanni a Mosul, un istituto fondato nel 1878 dall'Ordine dei frati predicatori. Lì studiò il siriaco, il caldeo, l'arabo, il francese, il latino e il turco, nonché filosofia e teologia.

Il 15 agosto 1889 fu ordinato presbitero. Venne inviato nel suo villaggio natale, dove insegnò nella scuola della Chiesa.[1] In seguito prestò servizio come assistente dell'arcieparca di Kirkuk. Imparò anche l'ebraico, il greco, il persiano, il curdo e scrisse anche in tedesco e inglese.[1]

Ministero episcopale

modifica

Il 18 agosto 1902 venne nominato eparca di Seert dei Caldei. Ricevette l'ordinazione episcopale il 30 novembre successivo dal patriarca di Babilonia dei Caldei Yosep Emmanuel II Thoma, co-consacrante l'arcieparca di Mosul dei Siri Grégoire Pierre Habra.

Nel 1908 fece un lungo viaggio. Si recò a Istanbul, dove fu ricevuto dal sultano Abdul Hamid II; a Roma, dove conobbe papa Pio X; e a Parigi, dove ebbe modo di promuovere le sue opere di orientalista tra gli studiosi locali e di pubblicarne alcune.[1]

Nel 1915 fu una delle tante vittime dei crimini di massa commessi nell'Anatolia orientale dalle autorità ottomane. Quell'anno infatti, l'esercito ottomano fu inizialmente sconfitto nel Caucaso durante la prima guerra mondiale e, temendo una rivolta interna della sua popolazione cristiana, venne dato l'ordine di sterminare le popolazioni armena, greca e assira dell'Anatolia. Inizialmente Addaï Scher riuscì a corrompere il governatore di Siirt con 500 libbre d'oro per salvare i suoi fedeli. Ciò permise ad alcuni cristiani caldei della città di fuggire. Lo stesso vescovo fu aiutato da un agha curdo che lo ha nascose nella sua casa.[2]

Alcuni curdi, sudditi di Osman, agha di Tanzé, capo delle tribù Hadide e Atamissa, grandi amici del vescovo e protettori dei cristiani, lo travestirono da curdo e lo portarono via da una porta segreta della sua residenza. Per alcuni giorni rimase con il suo amico agha, ma un reggimento ottomano, venendo a conoscenza della sua fuga, tentò di rintracciarlo. Sapendo che il capo curdo lo aveva nascosto, lo convocarono perché consegnasse il presule, diedero fuoco alla sua casa e lo minacciarono di morte. L'agha fuggì con la sua famiglia. I curdi rimasti, stanchi della lotta, furono obbligati a indicare il nascondiglio del prelato. Catturato, il vescovo fu brutalizzato e infine ucciso a una certa distanza dal villaggio con otto colpi di arma da fuoco.

Un testimone descrisse le ultime ore di vita di Addaï Scher:

«Un giorno, mentre eravamo a Sairt, assistetti a una scena orribile, la cui figura principale era Sua Grazia Mar Addaï, l'arcivescovo cattolico caldeo di quella città. Era in uno stato pietoso, pallido e magro. I soldati cominciarono a schernirlo, tirandogli la barba e colpendolo con il calcio dei fucili, sparando in aria davanti a lui con i revolver. Portarono poi l'arcivescovo fuori della città e, dopo aver ucciso il suo protettore, l'agha Osman, uccidendolo con un colpo mortale sulla testa, i macellai tagliarono la testa dell'arcivescovo per mostrarla al governatore.

— Joseph Naayem, Shall This Nation Die?[3]»

Quanto al monastero di San Giacomo, sede dei vescovi, nei pressi di Siirt, fu saccheggiato e distrutto. Andò perduta anche la sua preziosa biblioteca di manoscritti di cui Addaï Scher aveva pubblicato un catalogo nel 1905. Si salvarono solo diciannove manoscritti, precedentemente donati alla Biblioteca nazionale di Francia.

Studi e opere

modifica

Grande studioso della letteratura siriaca, si deve a lui la scoperta del secondo volume di un'antica Cronaca dei catholicoi di Seleucia-Ctesifonte, primati della Chiesa d'Oriente. Grazie alla sua scoperta oggi l'opera è nota come Cronaca di Seert[4]. Ad Addai Scher si deve la pubblicazione della Cronaca assieme alla sua traduzione in francese (1908-1919).[5]. I principali testi siriaci curati e pubblicati da Addaï Scher sono: Cause de la fondation des écoles di Barhadbshabba 'Arbaya (nel 1908), il Livre des scholies di Théodore Bar Koni (nel 1910) e il volume Traités d'Išaï le docteur et de Ḥnana d'Adiabène sur les martyrs, le Vendredi d'or et les rogations, suivis de la Confession de foi à réciter par les évêques avant l'ordination (nel 1911).

In arabo ha pubblicato un dizionario di motti persiani presi in prestito dall'arabo intitolato Kitāb al-alfāẓ al-Fārisīya al-mu'arrabah (nel 1908). È anche autore di una Histoire de la Chaldée et de l'Assyrie, pubblicata in arabo in due volumi (Beirut, 1912-1913), dei cataloghi delle biblioteche caldee di Siirt (1905), Mosul (1907) e Mardin (1908), e di note biografiche su autori siriaci.

Genealogia episcopale

modifica

La genealogia episcopale è:

  1. ^ a b c d (AR) المطران أدي شير, su shaqlawa.com, 1º maggio 2011. URL consultato l'8 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2011).
  2. ^ (EN) The Fate of Assyrian-Chaldeans, su sanate.free.fr. URL consultato l'8 agosto 2021.
  3. ^ (EN) Joseph Naayem, Shall This Nation Die?, 1920. URL consultato l'8 agosto 2021.
  4. ^ Manoscritto Arabe 6653. Oggi il manoscritto è conservato nella Biblioteca nazionale di Francia
  5. ^ Sull'opera e i contributi di Addai Scher: Jean Maurice Fiey, L'apport de Mgr Addaï Scher († 1915) à l'hagiographie orientale, in Analecta Bollandiana 83 (1965), pp. 121-142. Ad Addai Scher si deve la pubblicazione della Cronaca assieme alla sua traduzione in francese (1908-1919)

Bibliografia

modifica
  • (FR) Françoise Briquel-Chatonnet, Manuscrits syriaques de la Bibliothèque nationale de France (nos 356-435, entré depuis 1911), Parigi, Bibliothèque nationale de France, 1997, ISBN 2-7177-2019-7.

Collegamenti esterni

modifica
Controllo di autoritàVIAF (EN59185145 · ISNI (EN0000 0001 2134 998X · BAV 495/44174 · LCCN (ENn84090463 · GND (DE123927013 · BNF (FRcb12476787v (data) · J9U (ENHE987007267627105171