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Adele Bei Ciufoli
AdeleBei.jpg

Deputata dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Segretaria della Terza Commissione per l'esame dei disegni di legge
Sito istituzionale

Senatrice della Repubblica Italiana
Legislature I
Gruppo
parlamentare
Comunista
Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
Legislature II e III
Collegio Ancona
Incarichi parlamentari
  • Componente della XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale) - II legislatura
  • Componente della Giunta per i trattati di commercio e la legislazione doganale - II legislatura
  • Componente della VI Commissione (Finanze e Tesoro) - III legislatura
  • Componente della VII Commissione (Difesa) - III legislatura
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione sindacalista

Adele Bei, coniugata Ciufoli (Cantiano, 4 maggio 1904Roma, 15 ottobre 1976), è stata una sindacalista e politica italiana, componente dell'Assemblea costituente, senatrice e deputata del Partito Comunista Italiano.

BiografiaModifica

Entrata nel Partito comunista nel 1925, successivamente espatriò in Francia, da dove compì numerosi viaggi clandestini in Italia per svolgere attività di collegamento tra militanti antifascisti. Nel 1933 venne arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a diciotto anni di reclusione.[1] Scontò sette anni e mezzo cui si aggiunsero due e mezzo di confino;[2] fu liberata nell'agosto del 1943. Dopo l'8 settembre 1943, partecipò alla lotta partigiana a Roma, con il compito di organizzare le masse femminili.

Insieme alle altre dirigenti del Partito comunista clandestino (Laura Lombardo Radice, Marcella Lapiccirella, Egle Gualdi ecc.), Adele Bei idea e organizza gli assalti ai forni delle donne romane, evitando le comunicazioni telefoniche ma, grazie ai passa parola, coinvolgendo il maggior numero di donne possibile[3]: il 9 aprile, al Flaminio; tra il 20 e il 28 aprile, in Prati e al Trionfale; il 24 al Tiburtino III; il 28 e il 29 aprile, a Monte Sacro, Val Melaina e in Via Alessandria; il 3 maggio, ancora al Tiburtino III e l'azione si conclude cruentemente con l'uccisione di Caterina Martinelli, madre di sei figli, per uno sfilatino nella borsa della spesa. Si risolve violentemente anche l'assalto al forno Tesei, il 7 aprile 1944, con l'eccidio di dieci donne presso il Ponte dell'Industria[3].

Dopo la Liberazione, Adele Bei entrò a far parte della Consulta nazionale su designazione della CGIL. Il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all'Assemblea costituente italiana, dove sedette come componente del gruppo parlamentare comunista: in particolare lavorò nella Terza commissione per l'esame dei disegni di legge. Successivamente fu eletta alla Camera dei deputati, sempre nelle file del partito comunista, nella II (1953-1958) e III (1958-1963) legislatura del parlamento repubblicano. Nel corso della I legislatura (1948-1953) sedette al Senato della Repubblica, unica donna fra i 106 senatori di diritto nominati in accordo con la III disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana.

RiconoscimentiModifica

Ad Adele Bei e ad altre sei donne partigiane, il Comune di Roma ha dedicato il percorso ciclopedonale che da Ponte Milvio porta a Castel Giubileo.

NoteModifica

  1. ^ Sentenza n. 9 dell'8.3.1934 contro Adele Bei e altri ("Organizzazione comunista romana diretta da Adele Bei; costituzione del PCd'I e propaganda"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. II, p. 778-779
  2. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 7.1.1942 contro Adele Bei ("Sentimenti antifascisti, ascolto di radio nemiche"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1463
  3. ^ a b Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle, Teti editore, Milano, 1999, pagg. 192-193

Altri progettiModifica

BibliografiaModifica

  • M. Addis Saba, M. De Leo, F. Taricone, Donne e Costituente: alle origini della Repubblica, Roma: Presidenza del consiglio dei ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, stampa 1996
  • S. Lunadei, L. Motti, M. L. Righi (a cura) È brava, ma...: donne nella CGIL 1944-1962, Roma, Ediesse, 1999.
  • A. Bei "Discorsi parlamentari" (con un saggio di N. Ciani) Roma-Bologna Il Mulino 2015

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN316879421 · ISNI (EN0000 0004 5127 8299 · SBN IT\ICCU\IEIV\007608 · LCCN (ENno2015095075 · WorldCat Identities (ENno2015-095075