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EtimologiaModifica

Il nome scientifico del genere, Agraphospiza, deriva dall'unione delle parole greche γράφω (grapho, "scrivere") e σπιζα (spiza, "fringuello"), con l'aggiunta del prefisso -a indicante negazione, col significato globale quindi di "fringuello non scritto", in riferimento alla livrea uniforme (non screziata come negli altri carpodachi) di questi uccelli: il nome scientifico della specie, rubescens, deriva invece dal latino e significa "tendente al rosso", in riferimento alla colorazione dei maschi.

DescrizioneModifica

DimensioniModifica

Misura 13–15 cm di lunghezza[4].

AspettoModifica

Si tratta di uccelli dall'aspetto simile a quello di un canarino, con becco conico e piuttosto sottile, testa arrotondata, ali allungate e coda squadrata, dalla punta leggermente forcuta.

Il piumaggio presenta dimorfismo sessuale netto: i maschi, infatti, presentano testa, petto, fianchi e dorso di colore rosso cremisi, ventre e sottocoda bianchi e ali e coda di colore nero, le prime con penne orlate di rosso. Le femmine, invece, presentano piumaggio più sobrio e dominato dalle tonalità del grigio ventralmente (sebbene ventre e sottocoda siano bianchi, come nei maschi) e del bruno dorsalmente, con lievi sfumature rosso-arancio sul codione e ali e coda più scure, bruno-nerastre. In ambedue i sessi il becco è nerastro, gli occhi sono di colore bruno scuro e le zampe sono gialline.

BiologiaModifica

Si tratta di uccelli dalle abitudini diurne, che si muovono in coppie o in piccoli stormi di una trentina d'individui, passando la maggior parte della giornata alla ricerca di cibo al suolo o fra i rami bassi.

AlimentazioneModifica

Poco si sa riguardo alla dieta di questi uccelli, che tuttavia (similmente a quanto osservabile in specie affini) si compone molto verosimilmente di piccoli semi, oltre che di germogli, boccioli, bacche ed occasionalmente anche piccoli insetti.

RiproduzioneModifica

Le modalità riproduttive di questi uccelli sono ancora in larga parte sconosciute: maschi in amore sono stati osservati durante il mese di febbraio[4], ed in generale è probabile che l'evento riproduttivo del carpodaco di Blanford non si discosti significativamente, per modalità e tempistica, da quanto osservabile da altre specie affini.

Distribuzione e habitatModifica

Il carpodaco di Blanford è diffuso in un'area che va dalle pendici meridionali dell'Himalaya (Nepal meridionale, Bhutan, India nord-orientale, Tibet sud-orientale) alla Cina centro-occidentale (ad est fino a Gansu sud-orientale, Sichuan, Yunnan nord-occidentale e Shaanxi meridionale).

L'habitat di questi uccelli è rappresentato dalle pinete pedemontane e montane.

TassonomiaModifica

Inizialmente ascritti al genere-contenitore Procarduelis, questi uccelli sono stati tradizionalmente classificati nel genere Carpodacus col nome di C. blanfordi, rango che molti autori continuano a ritenere ancora corretto[4]: in base però a differenze sia di ordine fenetico (morfologia del becco, proporzioni di ali e coda, differenze nel piumaggio) che soprattutto a livello genetico, recentemente si è deciso di ascrivere il carpodaco di Blanford in un proprio genere monotipico in seno ai Pyrrhulini (lontano quindi ai Carpodacini cui questo uccello è sempre stato considerato affine), Agraphospiza[2][3], vicino a Pyrrhoplectes e Leucosticte[5].

NoteModifica

  1. ^ (EN) BirdLife International, Agraphospiza rubescens, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b c (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Fringillidae, International Ornithologists’ Union, 2019, IOC World Bird Names (ver 9.2). URL consultato il 22 novembre 2016.
  3. ^ a b Zuccon, D.; Prŷs-Jones, R.; Rasmussen, P. C.; Ericson, P. G. P., The phylogenetic relationships and generic limits of finches (Fringillidae) (PDF), in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 62, nº 2, 2012, p. 581–596, DOI:10.1016/j.ympev.2011.10.002.
  4. ^ a b c (EN) Blanford's Rosefinch (Carpodacus rubescens), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 21 novembre 2016.
  5. ^ (EN) Fringillidae: Finches, Euphonias, su TiF Checklist. URL consultato il 22 novembre 2016.

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