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Aleramo del Monferrato

marchese del Monferrato, fondatore della casa degli Aleramici

GenealogiaModifica

Marchesato del Monferrato
Aleramici
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Bonifacio II
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BiografiaModifica

VitaModifica

Le notizie biografiche su Aleramo sono molto scarse. Fu figlio di Guglielmo I del Monferrato ed è menzionato per la prima volta nei documenti quando ricevette nel 933 un feudo nei pressi di Vercelli da Ugo I, re d'Italia. Nel 955 fu investito di alcune terre dell'attuale provincia di Alessandria.

Nel 958 fu nominato marchese da Berengario II, re d'Italia e marchese d'Ivrea, la cui figlia Gerberga era diventata la seconda moglie di Aleramo. Tre anni dopo, però, Aleramo si schierò con Ottone I, Imperatore del Sacro Romano Impero, che gli concedeva ulteriori terre nelle Langhe e dal Tanaro, dall'Orba e dal Mar Ligure. Dopo che l'Italia entrò sotto il controllo diretto del Sacro Romano Impero nel 962, i titoli di Aleramo furono confermati il 21 marzo 967 da Ottone I, imperatore del Sacro Romano Impero, re d'Italia e re di Germania.

Morte e sepolturaModifica

 
Tomba del marchese Aleramo nell'Abbazia di Grazzano (Grazzano Badoglio).

Il marchese Aleramo morì, presumibilmente, prima del 991, venendo succeduto brevemente dal figlio Ottone I, che venne a sua volta succeduto dal figlio Guglielmo III.

La tradizione - non suffragata da prove documentali - sostiene che Aleramo sia stato sepolto nell'Abbazia di Grazzano, da lui fondata in precedenza, nell'attuale comune di Grazzano Badoglio (già Grazzano Monferrato).

LeggendaModifica

La leggenda, riportata dal domenicano Iacopo d'Acqui, nato nel 1334, e resa immortale dalla versione del poeta e scrittore italiano Giosuè Carducci contenuta nel volume Cavalleria e Umanesimo, narra che il marchese Aleramo sia nato presso Acqui Terme, più precisamente nell'Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio, durante il pellegrinaggio dei nobili genitori tedeschi. Rimasto orfano dei suoi genitori, il bel Aleramo venne ingaggiato nell'esercito imperiale ed entrò alla corte dell'Imperatore Ottone I, ove conobbe Alasia, figlia dell'Imperatore, e tra i due nacque un tenero sentimento. Incapaci di riferire la cosa a sua maestà temendo un rifiuto al matrimonio, i due innamorati scapparono nelle terre natali di Aleramo. Nella fuga usarono lei un cavallo bianco e lui uno rosso (da qui lo stemma bianco e rosso degli Aleramici: d'argento, al capo di rosso). Aleramo non riuscì a vivere senza combattere per difendere la pace. Quando l'imperatore Ottone I venne a conoscenza della cosa, volle incontrare il coraggioso giovane e perdonò i due amanti. Ad Aleramo concesse allora, in un impeto di generosità, tante terre quante egli fosse riuscito a percorrerne cavalcando senza sosta. Il territorio che egli percorse è il Monferrato: tale nome deriva da mun (mattone) e da frà (ferrare), ovvero dai mattoni utilizzati per ferrare i tre cavalli che Aleramo cavalcò.

Esistono però diverse varianti della leggenda, come quella che vuole Aleramo ottenere il territorio che fosse riuscito a cavalcare in tre giorni e tre notti, e che il nome Monferrato deriva dall'aver usato un mattone (mòn) come martello per ferrare il cavallo che aveva perso un ferro (fér) durante la corsa.

Altri fanno risalire il nome Monferrato ai numerosi castelli in mattoni fortificati che sono presenti in quella regione geografica. In questo caso il dono del territorio viene fatto risalire non al suo amore con la figlia di Ottone I, ma al valore dimostrato nella liberazione della Liguria occidentale e del basso Piemonte dai cosiddetti Saraceni.

DiscendenzaModifica

Dal matrimonio con la prima moglie, il cui nome è ignoto, nacquero tre figli:

Dal matrimonio con la seconda moglie Gerberga, figlia di Berengario II, re d'Italia e marchese d'Ivrea, non ci fu discendenza.

BibliografiaModifica

  • Rinaldo Merlone, Prosopografia aleramica, BSBS, anno LXXXI 1983, secondo semestre.
  • G.B. Moriondo, Monumenta Aquensia, I, Torino 1789, coll. 289-294
  • Raoul Molinari (a cura di), La Marca Aleramica. Storia di una regione mancata, Umberto Soletti Editore, Baldissero d'Alba, 2008.
  • Giancarlo Patrucco, Sulle tracce di Aleramo. Dalla Borgogna al Monferrato, Circolo Culturale "I Marchesi del Monferrato", Alessandria 2013, ISBN 978-88-97103-05-9

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