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Alexander Wassilko von Serecki (1871-1920)

militare e agente segreto austriacorumeno
Alexander Wassilko von Serecki
Alexander Graf Wassilko v. Serecki Nov. 1916.jpg
Alexander Wassilko von Serecki nel novembre 1916
2 febbraio 1871 – 21 luglio 1920
Nato aCastello di Berhometh, Bucovina
Morto aBârlad
Cause della morteSuicidio
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoAustria Impero austriaco
Forza armataWappen Kaisertum Österreich 1815 (Klein).jpg Imperial regio Esercito austro-ungarico
ArmaCavalleria
Anni di servizio1893 - 1918
GradoOberst (colonnello)
GuerrePrima guerra mondiale
Comandante diIntelligence militare
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Il Conte Alexander Wassilko von Serecki (Castello di Berhometh, 2 febbraio 1871Bârlad, 21 luglio 1920) è stato un militare e agente segreto austriaco rumeno.

Indice

BiografiaModifica

La famiglia d'origineModifica

 
Stemma dei conti Wassilko von Serecki

Alessandro era il terzo figlio del barone Alexander Wassilko von Serecki (1827-1893), governatore del Ducato di Bucovina, che allora faceva parte dell'impero austro-ungarico e membro ereditario di Camera dei signori d'Austria. Sua madre era Katharina von Flondor (1843-1920), figlia del castellano di Hliniţa, Jordaki von Flondor. Entrambi i genitori appartenevano a una delle più antiche famiglie dei boiardi del Principato di Moldavia. I fratelli di Alexander erano: il conte Georg, anche governatore della Bucovina, e membro ereditario di Camera dei signori d'Austria, Stephan, alto funzionario del ministero degli interni, e Viktor, l'ultimogenito, un alto membro del clero romeno ortodosso.[1][2]

I primi anniModifica

Wassilko von Serecki, essendo il figlio cadetto, fu avviato alla carriera militare e conseguì il diploma di ufficiale presso l'Accademia Militare Teresiana di Wiener Neustadt, una delle più prestigiose d'Europa nel 1890. Dal 18 agosto 1893 fu iscritto quale sottotenente nel K.u.k. Galizisch-Bukowina'schen Dragoner-Regiment Erzhog Albrecht Nr. 9 ad Olmütz. Promosso tenente nel 1897, fece parte del K.u.k. Böhmischen Dragoner-Regiment Fürst von Liechtenstein Nr.10, fino alla caduta della monarchia.[3][4][5]

Il controspionaggioModifica

Nel 1907 fu chiamato a corte e, promosso capitano, divenne ufficiale d'ordinanza dell'arciduca Enrico Ferdinando d'Asburgo-Toscana[1] e nello stesso anno entrò a far parte del servizio anti-spionaggio dell'esercito austro-ungarico e fu coinvolto nell'"affaire Redl", che vide smascherato un ufficiale austro-ungarico, Alfred Redl, quale spia dei russi.

Durante la prima guerra mondiale, l'ufficiale fu in Bucovina e Galizia all'inizio delle ostilità, nello scontro di cavalleria di Jaroslaw presso il San e nell Assedio di Przemyśl contro le forze zariste fra gli anni 1914/1915.[4][5][6]

Poi diresse il servizio di controspionaggio in Trentino e fece parte della corte che condannò a morte Cesare Battisti e Fabio Filzi a Castello del Buonconsiglio, sebbene Wassilko von Serecki si fosse espresso per una pena più mite. Nel 1916 fu promosso maggiore e per un certo periodo comandò la sezione spionaggio e controspionaggio del ministero della guerra. Fu congedato dall'esercito con il grado di tenente colonnello nel 1918.

Famiglia e ultimi anniModifica

 
Eva con i bambini nella Residenza di Salisburgo 1917

L'11 ottobre 1899 aveva sposato Eva Anastasia Freiin Putz von Rolsberg (1878-1946), figlia del barone Karl Borromäus Putz von Rolsberg e nipote di barone Wilhelm Lenk von Wolfsberg; ebbero tre figli: Eva Lucretia (1902-1969), che sposò il principe Ludwig zu Sayn-Wittgenstein, Carlo (1905-1989), ingegnere forestale, che sposò Elisabeta Conovici e Georg (1908-1982),[7] Direttore del Dipartimento di Prodexport a Bucarest, poi giornalista per RFE in Germania, che sposò Elvira von Wiese.

Durante la guerra Eva Anastasia abitava nel 1915 con i bambini nella residenza di Salisburgo in tratto Toscana, che appartenevano a l'Arciduca.

Quale gentiluomo di camera, seguì Carlo I d'Austria in esilio per un certo periodo e, in riconoscimento alla sua fedeltà e per il personale rapporto che lo legava alla famiglia imperiale, ricevette il 29 agosto 1918 il titolo di conte. Per qualche tempo fu colonnello di un reggimento di ussari dell'esercito rumeno ed è stato insignito dell'Ordine regale della Corona di Romania nel 1919. La sua carriera si interruppe con la morte all'età di 49 anni.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Die Gothaischen Genealogischen Taschenbücher des Adels S-Z, S. 606, GB 1919
  2. ^ Ion Drăguşanul: Monitorul de Suceava, Povestea aşezărilor bucovinene, Lucavăţ (I) 3. November 2011; Panca (I), 20. Januar 2012
  3. ^ Johann Svoboda, Die Theresianische Militär-Akademie zu Wiener-Neustadt und ihre Zöglinge von der Gründung der Anstalt bis auf unsere Tage, Band 2, Hof- und Staatsdruckerei, 1894, S. 855
  4. ^ a b Theodor Ritter von Zeynek, Ein Offizier im Generalstab erinnert sich, Böhlau Verlag GmbH, Wien – Köln – Weimar 2009, S. 196 ff
  5. ^ a b (DE) 10. Böhmisches Dragoner-Regiment (1888) Liechtenstein, Johannes Joseph Fürst von, FM, su kuk-wehrmacht.de. URL consultato il 26 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 1º giugno 2010).
  6. ^ Gertrude Enderle-Burcel, Johannes Kraus: "Mandatare im Ständestaat: christlich - ständisch - autoritär : 1934 - 1938", Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes 1991, S. 258
  7. ^ Gothaisches Genealogischen Taschenbuch der Gräflichen Häuser Teil B, 114. Jahrgang, 1941, S. 536-537

BibliografiaModifica

  • Die Gothaischen Genealogischen Taschenbücher des Adels S–Z, S. 606, GB 1919
  • Gothaisches Genealogischen Taschenbuch der Gräflichen Häuser Teil B, S. 536–537, 114. Jahrgang, 1941
  • Peter Broucek (Hg.): "Ein General im Zwielicht – Erinnerungen des Edmund Edmund Glaises von Horstenau", Verlag Hermann Böhlaus Nachf. GmbH, Graz 1980
  • Erich Prokopowitsch, Der Adel in der Bukowina, Verlag "Der Südostdeutsche", München 1983
  • Johann Svoboda: "Die Theresianische Militär-Akademie zu Wiener-Neustadt und ihre Zöglinge von der Gründung der Anstalt bis auf unsere Tage", Band 2, Hof- und Staatsdruckerei, 1894,
  • Theodor Ritter von Zeynek: „Ein Offizier im Generalstab erinnert sich“, Böhlau Verlag GmbH, Wien – Köln – Weimar 2009, S. 196 ff

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