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Anton Wilhelm Amo (Axim, 1703Chama, 1759) è stato un filosofo ghanese naturalizzato tedesco. Insegnante alle università di Halle e Jena in Germania dopo esservi stato studente, Amo era giunto nel continente europeo portato dalle navi della Compagnia olandese delle Indie occidentali nel 1707 ancora bambino, ed era stato donato come regalo al duca Augusto Guglielmo di Brunswick-Lüneburg,[1] famiglia nella quale venne trattato molto bene, in particolare da Antonio Ulrico che si occupò attivamente di lui. Fu il primo africano a frequentare un'università europea.

BiografiaModifica

I primi anni e l'educazioneModifica

 
Placca commemorativa di Anton Wilhelm Amo nel cortile dell'Università di Wittenberg

Amo apparteneva alla tribù degli Nzema (del popolo degli Akan). Nacque ad Axim, nella regione occidentale dell'attuale Ghana, ma all'età di circa quattro anni venne portato ad Amsterdam dagli uomini della Compagnia olandese delle Indie occidentali. Secondo alcuni racconti venne preso come schiavo, secondo altri venne inviato ad Amsterdam su interessamento di un predicatore che lavorava nell'area dell'attuale Ghana. Una volta giunto sul continente europeo, venne donato come "regalo" al duca Antonio Ulrico di Brunswick-Wolfenbüttel, e venne portato nel suo palazzo di Wolfenbüttel.[2]

Amo venne battezzato (e poi cresimato) nella cappella del palazzo. Dalla famiglia del duca venne trattato con grande rispetto e venne educato alla Wolfenbüttel Ritter-Akademie (1717–21) e poi all'Università di Helmstedt (1721–27).

Si portò in seguito all'Università di Halle dove ebbe modo di studiare legge. Terminò i propri studi preliminari in due anni con la tesi dal titolo: Dissertatio Inauguralis De Jure Maurorum in Europa (1729). Questo manoscritto su I diritti dei Mori in Europa è andato perduto, ma un riassunto è stato pubblicato negli Annali dell'università nel 1730. Successivamente, Amo si spostò all'Università di Wittenberg dove studiò logica, metafisica, fisiologia, astronomia, storia, legge, teologia, politica e medicina, imparando anche sei lingue: inglese, francese, olandese, latino, greco e tedesco. La sua educazione medica, in particolare, giocherà un ruolo fondamentale nella sua successiva carriera da filosofo.

A Wittenberg si addottorò in filosofia nel 1734 con una tesi (pubblicata col titolo Sull'assenza di sensazioni nella mente umana in presenza del nostro corpo vivente organico) nella quale si oppose all'idea del dualismo cartesiano in favore di un materialismo più pregnante. Egli accettò che si potesse parlare di mente e di spirito, ma disse che è il corpo più che la mente a percepire i sentimenti.

«Qualsiasi cosa sia in grado di percepire, vive; qualsiasi cosa viva, dipende dal nutrimento; qualsiasi cosa viva e dipenda dal nutrimento, cresce; qualsiasi cosa sia di tale natura si risolve con principi base; qualsiasi cosa si risolva per principi base è complessa; ogni complesso ha delle parti costituenti; tutto ciò che è vero è costituito da un corpo divisibile. E' per questo che la mente umana percepisce e segue un corpo divisibile. (Sull' Ἀπάθεια (Apatheia) della mente umana 2.1)»

La carriera filosofica e gli ultimi anniModifica

Amo tornò all'Università di Halle come lettore di filosofia col nome latino di di Antonius Guilelmus Amo Afer. Nel 1736 venne nominato professore di quell'ateneo. Durante questo periodo, nel 1738, pubblicò l'altra sua opera di rilievo Trattato sull'arte della filosofia sobria ed accurata, nella quale ha sviluppato un'epistemologia empirica molto vicina seppur distinta da quella dei filosofi John Locke e David Hume. In quest'opera ebbe modo di esaminare le colpe della disonestà intellettuale, del dogmatismo e del pregiudizio.

Nel 1740 Amo ottenne una cattedra di filosofia all'Università di Jena, ma le cose iniziarono a peggiorare. Il duca di Brunswick-Lüneburg era morto nel 1735, privandolo così del proprio principale protettore e patrono. Il suo successore ebbe una politica più intellettuale e moralistica e meno liberale del suo predecessore, abbracciando anche se solo ufficiosamente le tesi relative alla secolarizzazione dell'educazione ed opponendosi ai diritti degli africani in Europa, contrapponendosi a coloro come Christian Wolff che avevano fatto attiva campagna per il mantenimento della libertà accademica.

Amo divenne oggetto di una scellerata campagna denigratoria da parte dei suoi avversari, inclusa un'opera satirica che venne rappresentata al teatro di Halle. Decise a quel punto di fare ritorno nella sua terra d'origine. Salpò a bordo di una nave della Compagnia olandese delle Indie occidentali diretto verso il Ghana dove giunse nel 1747; suo padre ed una sorella vivevano ancora li. La sua vita da questo punto si fa più oscura. Secondo alcune fonti, venne portato alla fortezza olandese di Fort San Sebastian a Shama, probabilmente per evitare che sfogasse il suo dissenso per i torti subiti in patria tra la popolazione locale. L'esatta data e il luogo della sua morte sono sconosciute, ma con tutta probabilità tale evento ebbe luogo a Chama, nel 1759.

In tempi successivi, durante il periodo dell'idealismo tedesco e del romanticismo, l'opera filosofica di Amo venne quasi del tutto ignorata dagli altri intellettuali di Jena come Schiller, Fichte, Schelling, Hegel, Brentano e i fratelli Friedrich Schlegel e Wilhelm August von Schlegel.[3]

OpereModifica

  • Dissertatio inauguralis de iure maurorum in Europa, 1729 (perduta)
  • Dissertatio inauguralis de humanae mentis apatheia, Wittenberg, 1734
  • Disputatio philosophica continens ideam distinctam eorum quae competunt vel menti vel corpori nostro vivo et organico, Wittenberg, 1734 (Ph.D. thesis)
  • Tractatus de arte sobrie et accurate philosophandi, 1738

NoteModifica

  1. ^ Mike Loutzenhiser, THE ROLE OF THE INDIGENOUS AFRICAN PSYCHE IN THE EVOLUTION OF HUMAN CONSCIOUSNESS, iUniverse, 17 settembre 2008, pp. xiii, ISBN 0-595-50376-4.
  2. ^ Nikolaus Wirth, Amo, Anton Wilhelm, su blackpast.org, BlackPast. URL consultato il 15 novembre 2018.
  3. ^ (DEN) Willy Hochkeppel, Der schwarze Philosoph (Il filosofo nero), in Damals, vol. 12, 2012, pp. 66–69.

BibliografiaModifica

  • William E. Abraham, The Life and Times of Anton Wilhelm Amo, the first African (black) Philosopher in Europe, in Molefi Kete Asante e Abu S. Abarry (a cura di), African Intellectual Heritage. A Book of Sources, Philadelphia, Temple University Press, 1996, pp. 424–440, ISBN 1-56639-403-1.
  • William E. Abraham, Amo, in Robert L. Arrington (a cura di), A Companion to the Philosophers, Oxford, Wiley-Blackwell, 2001, ISBN 0-631-22967-1.
  • Anton Wilhelm Amo, Antonius Gvilielmus Amo Afer of Axim in Ghana: Translation of his Works, Halle, Martin Luther University, Halle-Wittenberg, 1968.
  • (DE) Burchhard Brentjes, Anton Wilhelm Amo in Halle, Wittenberg, und Jena, in Mitteilungen des Instituts für Orientforschung, XV, 1969, pp. 56–76.
  • (DE) Monika Firla, Anton Wilhelm Amo (Nzema, Rep. Ghana) — Kammermohr, Privatdozent für Philosophie, Wahrsager [Anton Wilhelm Amo... Valet Moor, Private Lecturer of Philosophy, Fortune Teller], in Tribus, vol. 51, 2002, pp. 55–90.
  • (DE) Johannes Glötzner, Anton Wilhelm Amo. Ein Philosoph aus Afrika im Deutschland des 18. Jahrhunderts, 2002.
  • (DE) Johannes Glötzner, Der Mohr. Leben, Lieben und Lehren des ersten afrikanischen Doctors der Weltweisheit Anton Wilhelm Amo, 2003.
  • Herbjørnsrud, Dag (2017) The African Enlightenment, edited by Sam Dresser, AEON, 13 December 2017
  • Peter J. King, One Hundred Philosophers, New York, Barron's Educational Books, 2004, ISBN 0-7641-2791-8.
  • Safro Kwame (a cura di), On the Απαθεια of the Human Mind, in Readings in African Philosophy: An Akan Collection, University Press of America, 1995, ISBN 0-8191-9911-7.
  • (DE) Peter Martin, Der schwarze Philosoph [The black Philosopher], in Peter Martin (a cura di), Schwarze Teufel, Edle Mohren [Black Devils, Noble Moors], Hamburg, Junius, 1993, ISBN 3-930908-64-6.
  • Smith, Justin E. H. (2013). "The Enlightenment’s ‘Race’ Problem, and Ours"
  • Wiredu, Kwasi (2004). "Amo’s Critique of Descartes’ Philosophy of Mind". In Wiredu, Kwasi: A Companion to African Philosophy. MA, USA, Blackwell Publishing. pp. 200–206.

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