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Assise di Ariano

costituzioni rogeriane del Regno di Sicilia
Re Ruggero II, il sovrano delle Assise di Ariano

Le Assise di Ariano furono alcune adunanze in cui si approvarono taluni atti legislativi emanati da Ruggero II, re di Sicilia, nel 1140-1142.

Per estensione i medesimi termini indicano gli atti stessi, che rappresentavano una vera e propria costituzione per il regno di Sicilia.

StoriaModifica

Nel luglio 1140 re Ruggero II di Sicilia convocò in Ariano i suoi feudatari allo scopo di emanare le assise, o constitutiones. L'assisa di Ariano propriamente detta si svolse nel 1140 sul vasto pianoro di Camporeale[1], all'altezza del valico appenninico della sella di Ariano. Una seconda assisa si tenne invece nel 1142 a Silva Marca[2], un'antica località situata sull'altipiano della Ferrara (o della Difesa) ai margini della selva Mala.

È significativo che le riunioni avvenissero in luoghi aperti e lontani dalla residenza del re che, nel caso specifico, era costituita dal castello di Ariano. In effetti, secondo le intenzioni del re, le Assise dovevano essere pubbliche e aperte alla partecipazione in massa di ecclesiastici, conti e baroni in modo tale da rendere solenne tutto quanto veniva deciso. È plausibile che le decisioni venissero adottate per acclamazione, essendo praticamente sconosciuto il principio di rappresentanza in uso nei sistemi sociali moderni.[3]

ContenutiModifica

 
Diploma redatto nel 1142 da re Ruggero II al termine dell'Assisa di Silva Marca

Le Assise costituivano un corpo di leggi che regolavano molti aspetti della vita burocratica, economica e militare del Regno. Sulla scia già tracciata dalle corti di Melfi nel 1129 si stabiliva la nomina regia dei giustizieri, così da limitare più efficacemente i poteri dei feudatari[4]. Veniva dunque asserita la visione politica che Ruggero aveva del regno siciliano, essenzialmente una monarchia assoluta di stampo bizantino[5], temperata dal pragmatismo occidentale e dalla necessità di far convivere pacificamente i cinque popoli (Normanni, Longobardi, Arabi, Greci ed Ebrei) e le tre religioni (cristiana, ulteriormente divisa fra cattolici e ortodossi; islamica; ebraica) del regno. In particolare, le Assise stabilivano due importanti principi:

  • che per tutto quanto non fosse in diretta contraddizione con le Assise, ciascuno dei sudditi avrebbe continuato a vivere secondo le leggi e le usanze precedenti, distintamente per ciascuna comunità[6];
  • che la Legge era di diretta ed esclusiva emanazione reale e perciò il re solo poteva ritenersi al di sopra di essa (e ordinare altrimenti in casi specifici)[7].

Le Assise sancivano per la prima volta il principio di territoralità della legge che né i sudditi né feudatari e neppure gli ecclesiastici potevano eludere o ritrattare[8] I 44 paragrafi delle Assise trattavano del diritto e della giurisdizione ecclesiastiche (in cui un ruolo importante era riservato al re, anche a seguito della legazione apostolica perpetua che il gran conte Ruggero I aveva strappato a papa Urbano II 42 anni prima), di diritto pubblico e di potere regio, ma anche di diritto civile e penale, di amministrazione fiscale, di regolamenti commerciali nonché di norme relative alla disciplina del gioco e all'assistenza degli orfani[9]. La professione di medico assumeva poi un tale rilievo che venne istituito un esame obbligatorio per l'abilitazione.[6]

Assai svariate erano le figure di reato previste, prime fra tutte quelle miranti a violare l'autorità del monarca quali ad esempio la lesa maestà e il sacrilegio. Tra i reati contro la pubblica fede rientravano le falsificazioni (di atti, documenti, monete ecc.) ma anche le violazioni commesse da giudici o funzionari nell'esercizio delle loro funzioni. Fra i reati comuni, oltre naturalmente a omicidi, furti, stupri e atti incendiari, spiccavano le figure della somministrazione di filtri e dell'ospitalità a servi fuggitivi[9]. Quest'ultima tipologia di reato attesta che l'istituto della servitù della gleba doveva essere saldamente radicato nella società feudale medievale[10], così come molto attenta era la tutela delle aree destinate all'agricoltura, segno che questa attività doveva essere alla base dell'economia nazionale. Perfino il taglio abusivo di alberi da frutto o l'incendio doloso delle capanne dei contadini era punito con estrema severità.[6]

Tre erano le tipologie di pene previste dalle Assise: corporali (ivi compresa la morte), pecuniarie (multe e, soprattutto, le tanto temute confische) e privative della libertá. Tra queste ultime spicca l'imprigionamento considerato, per la prima volta nella storia, come una pena a sé stante e non più come un semplice fermo temporaneo in attesa del giudizio.[4] È comunque rilevante il fatto che l'intero ambito del diritto penale fosse stato reso pubblico, limitando così l'autonomia dei giudici (comunque prescelti dal re) e sopprimendo le tendenze privatistiche così diffuse nei regni barbarici.[6]

Nei testi delle Assise non mancavano indicazioni dettagliate inerenti al diritto processuale; tuttavia queste rimasero, nella maggior parte dei casi, lettera morta. Il tanto ostentato garantismo trovò scarsa applicazione pratica nel sistema giudiziario rogeriano e questo proprio a causa del fatto che i magistrati non godevano dell'autonomia necessaria a causa delle pesanti interferenze del sovrano e dei feudatari più vicini al re. È indubbio quindi che le Assise, pur rappresentando un'innovazione cospicua rispetto alla barbarie alto-medievale, non potrebbero essere paragonate ai sistemi giuridici moderni. Si trattava in effetti di un'opera di sintesi tra le tradizioni romane, franche, normanne, bizantine e musulmane; buona parte delle Assise derivava dal Codice di Giustiniano anche se la nuova legislazione, considerata nel suo complesso, costituiva comunque un'opera alquanto originale[6]. L'equilibrio, sia pure precario, fra il potere regio, feudale, ecclesiastico, e burocratico costruito dalle Assise avrebbe comunque retto il meridione d'Italia per i successivi sette secoli.

I rapporti con la ChiesaModifica

Le Assise che più direttamente riguardavano questioni ecclesiastiche tendevano generalmente ad esaltare il ruolo del re quale protettore della Chiesa cristiana[6]. Aveva luogo così un primo, storico passaggio di competenze dalle autorità ecclesiastiche a quelle règie. Le pene previste non erano però meno severe: le violazioni sacrileghe dei luoghi di culto (o, comunque, sacri), erano punite con la morte, gli eretici e gli apostati (convertiti dalla fede cristiana ad altre fedi) subivano la perdita dei diritti civili mentre veniva punita duramente la simonia. Molto alta era poi l'attenzione rivolta al diritto matrimoniale, dalle norme che stabilivano le precise formalità necessarie per le celebrazioni fino a quelle riguardanti la repressione degli adulteri[11]. Duro fu anche il contrasto al degrado dei costumi che, a quell'epoca, doveva assumere proporzioni decisamente preoccupanti. Re Ruggero II si dimostrò, almeno da questo punto di vista, assai poco tollerante, probabilmente perché riteneva che le infrazioni al codice di condotta imposto dalla Chiesa potessero rappresentare il preludio a forme di ribellione più estese e pericolose[6]

Tuttavia l'equilibrio fra regno e papato rimaneva alquanto precario, sia perché nel Meridione (e soprattutto in Sicilia) rimanevano rilevanti minoranze non cristiane, sia perché non di rado alcuni ecclesiastici cercavano l'intesa con i feudatari più insofferenti allo scopo di impedire che Ruggero II potesse diventare così forte da potersi un giorno ribellare all'autorità papale. La situazione era resa ancora più tesa dalle interferenze dell'impero, il che indusse realisticamente Ruggero II a porsi come obiettivo prioritario quello di cercare di stabilire un regime feudale solido che ottenesse il placet delle grandi potenze, a cominciare proprio dal papato.[12]

I rapporti con i feudatariModifica

Ruggero aveva speso gran parte dei dieci anni precedenti in lotte per ristabilire la sua autorità su vassalli ribelli. Le Assise cercavano di limitare il numero e la potenza dei vassalli del Regno, in gran parte baroni normanni che si ritenevano non inferiori per lignaggio ed antica nobiltà agli Altavilla. Per esempio, l'Assise XIX, De Nova Militia, stabiliva che nessuno poteva divenire cavaliere (e quindi, assumere titoli nobiliari) a meno che non provenisse da una famiglia nobile. L'origine degli onori era ovviamente il re, e Ruggero aveva assegnato a membri della propria famiglia vari feudi importanti negli anni precedenti, cosicché la classe nobiliare veniva a restringersi progressivamente e ad allinearsi con la monarchia stessa.[13]

Inoltre l'Assisa Scire volumus stabiliva che i feudatari (definiti detentori delle regalìe del sovrano) non potevano in alcun caso alienare o distruggere i beni ricevuti. In questo modo l'intera classe feudale del Regno veniva sottoposta rigidamente ai voleri del re cui era anche tenuta a rispondere per qualsiasi tipo di abuso. In particolare i feudi più importanti venivano quaternati, ossia inquadrati e controllati direttamente dal re, a cui il feudatario doveva garantire molti servizi (ivi compreso quello militare) ottenendo però in cambio svariati privilegi, specialmente per quanto atteneva alla riscossione delle tasse. Le Assise di Ariano ponevano dunque le basi giuridiche di una nuova struttura dello stato siciliano. Due anni più tardi, nell'Assisa di Silva Marca del 1142, Ruggero compilò il Catalogus Baronum, un inventario di tutti i feudi, i nomi dei loro signori e i rispettivi doveri e privilegi.[14]

La nuova monetaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ducale (moneta).

Contestualmente alla promulgazione delle Assise, Ruggero provvide a realizzare un'importante riforma monetaria all'interno del regno di Sicilia. Venne allora coniata una moneta del tutto nuova, il ducale o ducato d'argento, allo scopo di sopprimere la diffusione di monete straniere in rame o argento.

Il "ducale" prendeva nome dal titolo di duca di Puglia spettante di diritto al re di Sicilia, mentre il nome alternativo "ducato" derivava dal ducato di Puglia e Calabria, avente per capitale Salerno.

In ogni caso si faceva riferimento alla sola parte continentale del regno poiché in Sicilia restava invece in circolazione il tarì, che costituì anzi la moneta di riferimento per l'intero regno[15].

Una vasta collezione di monete normanno-sveve e, più in generale, medievali è in esposizione permanente nel museo della civiltà normanna di Ariano Irpino.

FontiModifica

Le due versioni esistenti delle Assise vennero ritrovate entrambe nel 1856, una negli archivi dell'Abbazia di Montecassino (Codice Cassinese 468) e l'altra nella Biblioteca Vaticana (Codice Vaticano Latino 8782). La versione Vaticana è probabilmente fedele a quella promulgata ad Ariano, mentre quella di Montecassino è forse una sintesi, arricchita però di aggiunte più tarde[16].

NoteModifica

  1. ^ CESN, pp. 70-76
  2. ^ CESN, pp. 76-78
  3. ^ CESN, pp.83-88
  4. ^ a b D'Onofrio, p. 185
  5. ^ D'Onofrio, pp. 183-184
  6. ^ a b c d e f g Federiciana.
  7. ^ D'Onofrio, p. 186
  8. ^ G. Muollo - P. Mele.
  9. ^ a b CESN, pp. 15-18
  10. ^ D'Onofrio, pp. 185-186
  11. ^ CESN, p. 18
  12. ^ CESN, pp=86-88
  13. ^ Firenze University Press, Vivere "secundum Langobardorum legem" ad Ariano Irpino tra X e XII secolo, a cura di Paola Massa.
  14. ^ CESN, pp. 165-171
  15. ^ D'Onofrio, pp 291-293 e pp. 445-447
  16. ^ Entrambi i testi sono reperibili nelle opere di Brandileone e Zecchino, vedi #Bibliografia

BibliografiaModifica

  • John Julius Norwich, Il Regno del Sole 1130-1194. Mursia: Milano 1971 (ed. orig. The Kingdom in the Sun 1130-1194. Longman: Londra, 1970).
  • Francesco Brandileone, Il diritto romano nelle leggi normanne e sueve del Regno di Sicilia, Torino 1884.
  • Ortensio Zecchino (a cura di), Le Assise di Ariano: testo critico, traduzione e note a cura di Ortensio Zecchino, Cava dei Tirreni, Di Mauro, 1984, pp. 22–106.
  • Centro europeo di studi normanni, Le Assise di Ariano 1140-1990, a cura di Ortensio Zecchino, Convegno internazionale di studi ad 850 anni dalla promulgazione, Ariano Irpino, 1994.
  • Centro europeo di studi normanni, I Normanni. Popolo d'Europa 1030-1200, a cura di Mario ~D’Onofrio, Venezia, Marsilio, 1994, pp. 183-187, ISBN 88-317-5855-1.
  • AAVV, Alle origini del costituzionalismo europeo. Le Assise di Ariano 1140-1990 (a cura di Ortensio Zecchino), Laterza, 1996
  • Provincia di Avellino, Ariano Irpino, città dei Normanni, a cura di Giuseppe Muollo e Paola Mele, Viterbo, BetaGamma editrice, 1998, ISSN 11248947 (WC · ACNP).
  • Ortensio Zecchino (a cura di), Federiciana, su Assise di Ariano, Treccani, 2005.

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