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Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoEnrico Franza (PD) dal 10-6-2019
Territorio
Coordinate41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)Coordinate: 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)
Altitudine788 m s.l.m.
Superficie186,74 km²
Abitanti22 246[2] (31-12-2018)
Densità119,13 ab./km²
Comuni confinantiApice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale83031
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064005
Cod. catastaleA399
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 410 GG[3]
Nome abitantiarianesi
Patronosant'Ottone
Giorno festivo23 marzo
Soprannomela città del Tricolle[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Ariano Irpino
Ariano Irpino – Mappa
Posizione del comune di Ariano Irpino all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (IPA: [a'rjaːno ir'pːino], semplicemente Ariano in dialetto arianese), è un comune italiano di 22 246 abitanti[2] della provincia di Avellino in Campania.

La cittadina costituisce il principale centro demografico della provincia dopo il capoluogo[4] (da cui dista circa 50 km) nonché il più popoloso tra tutti i comuni montani della Campania[5], mentre i suoi 186,74 k ne fanno il comune più esteso dell'intera regione[6], maggiore anche del capoluogo Napoli distante circa 100 km.

Sede episcopale fin dall'alto medioevo, si fregia del titolo di città[7] e del ruolo di ente capofila[8] nell'ampio settore nord del territorio provinciale.

Indice

Geografia fisicaModifica

Mappa digitale del centro abitato

TerritorioModifica

La città è situata lungo l'Appennino campano, a confine tra le regioni Campania e Puglia e in posizione pressoché equidistante dai mari Tirreno e Adriatico, tanto che la linea spartiacque attraversa per decine di chilometri il tenimento comunale[9] al cui centro geografico è ubicato un notevole valico appenninico, la sella di Ariano. L'agro rurale è lambito dai fiumi Ufita e Miscano (subaffluenti del Volturno) e solcato dal torrente Cervaro, tributario del lago Salso; l'altitudine varia dai 179 agli 811 m s.l.m.[10].

Il territorio comunale, riconosciuto per legge come "interamente montano"[11], è costituito da stratificazioni detritiche incoerenti a elevato tenore in carbonato di calcio e spesso fossilifere, le quali si dispongono a formare un paesaggio alquanto impervio e inciso da valli incassate ove non mancano i dirupi (di natura puramente erosiva)[12]. Fanno eccezione gli ampi altipiani ondulati degli estremi settori nord-orientali (tra la valle del Cervaro e il bacino del Miscano), poggianti su rocce relativamente più antiche e compatte[13], nonché le ristrette piane alluvionali localizzate sull'opposto versante, presso lo sbocco della Fiumarella nella valle dell'Ufita.[14]

 
Il centro storico sulla sommità del Tricolle

In particolare il centro cittadino sorge in posizione dominante su tre ripide alture (Castello, Calvario e San Bartolomeo), da cui è derivato l'epiteto di città del Tricolle[15]. Dai punti più panoramici (e in particolare dalla sommità del castello) si ammirano a ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud Trevico e l'Appennino lucano, a est il Vulture con i monti della Daunia e a nord l'Appennino sannita con il massiccio del Matese e, più in lontananza, i monti della Meta e la vetta della Maiella, sicché sono visibili alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane[16].

SismicitàModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

Situata presso il margine settentrionale del distretto sismico dell'Irpinia, la città ha risentito anche dei movimenti tellurici avvenuti nel limitrofo Sannio, quali il terremoto del 1349 e il sisma del 1688. Viceversa gli eventi con epicentri localizzati nel settore meridionale dell'Irpinia sono risultati relativamente meno disastrosi: un esempio è dato dal terremoto del 1980 che provocò una sola vittima in ambito cittadino[17].

ClimaModifica

 
Uno scorcio del castello in veste invernale

Situato in un'area appenninica interna, per effetto dell'altitudine il territorio è caratterizzato da un clima di tipo temperato fresco[19].

Le precipitazioni sono moderate, mediamente non eccedenti gli 800 mm annui[20], con massimi fra novembre e dicembre e minimi tra luglio e agosto[21]. Nel corso del semestre freddo si verificano sporadiche nevicate, mentre occasionali sono le grandinate estive.

La stazione meteorologica di Ariano Irpino è ubicata nell'estrema parte alta della città, a quota 794 m s.l.m.. Dall'analisi matematica delle medie termiche nel trentennio di riferimento 1961-1990 si evince che i valori minimi di temperatura si registrano mediamente nell'ultima decade di gennaio (mese più freddo con una media termica di +3,8 °C) e quelli massimi agli inizi di agosto (mese più caldo con un valore medio di +21,6 °C).[22]

ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 7,17,810,414,518,623,627,127,223,217,412,08,87,914,526,017,516,5
T. min. mediaC) 0,60,93,06,19,713,716,016,013,99,65,62,71,46,315,29,78,2

Origini del nomeModifica

 
Stampa del 1703; all'epoca la città era denominata semplicemente Ariano

Il toponimo "Ariano", attestato[24] fin dal 798, deriverebbe secondo la tradizione dal latino Ara Iani, con riferimento a un antico altare pagano dedicato al dio Giano[25]; più verosimilmente l'etimo risale al nome personale Ario cui è unito un suffisso prediale[26][27]. La formulazione "Ariano Irpino" (con riferimento al distretto storico-geografico dell'Irpinia) sostituì nel 1930 la precedente denominazione "Ariano di Puglia" che era stata resa ufficiale dal 1868[28] ma che risultava già in uso nei secoli precedenti[29], verosimilmente fin dai tempi del ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava su Salerno (considerata allora la "capitale della Puglia", mentre "volgare pugliese" era il nome generico dei dialetti italiani meridionali[30]). In ogni caso l'aggiunta di un epiteto al nome "Ariano" era giustificata dalla necessità di distinguere il comune dall'omonimo centro nel Polèsine (anticamente nel Ferrarese).

StoriaModifica

 
La rupe de La Starza, popolata per millenni in epoca preistorica. In basso è visibile la fonte sorgiva

PreistoriaModifica

Le prime tracce umane si rinvengono nel settore nord del territorio comunale. In particolare lungo la sella di Camporeale emergono, in superficie o a poca profondità, numerosi e svariati strumenti di selce scheggiata ascrivibili all'industria musteriana e risalenti al Paleolitico medio[31], ossia all'epoca neandertaliana. Il primo stabile insediamento abitato, il più antico della Campania[32], compare sulla rupe de La Starza, alle cui falde vi è una fonte sorgiva perenne; ivi si riconoscono le vestigia di un intero villaggio di capanne risalente al Neolitico inferiore, popolato pressoché ininterrottamente dal VII millennio a.C. fin verso il 900 a.C..

ProtostoriaModifica

Alle prime genti appenniniche seguono gli Irpini, una bellicosa tribù sannitica della quale però non restano (in città come nel resto d'Irpinia) che scarsissime tracce, probabilmente perché le loro abitazioni erano costituite da semplici tuguri mentre le rozze fortezze che essi edificarono nei punti strategici vennero poi, in epoca alto-medievale, sistematicamente riconvertite in ben più imponenti strutture fortificate (torri, rocche, castelli)[33]. Gli unici reperti rinvenuti in ambito cittadino, relativi a un insediamento sul colle Pàsteni, non sono databili con certezza mentre restano inesplorate le numerose grotte esistenti[34]. Pertanto l'eventuale presenza di una roccaforte irpina in cima al Tricolle (con l'obiettivo strategico di controllare e contrastare le due colonie romane di Benevento e Lucera) rimane un'ipotesi suggestiva ma non suffragata da prove.

Epoca romanaModifica

 
Aequum Tuticum all'incrocio fra le vie Herculea (in blu) e Traiana (in rosso), alternative alla più antica via Appia (in bianco)

Di origine romana è invece il borgo di Aequum Tuticum, sorto sull'altipiano di Sant'Eleuterio a non molta distanza dall'antico insediamento de La Starza. Benché la seconda parte del nome (Tuticum) sia un termine osco (ossia pre-latino)[35], il vicus si sviluppa lungo un'antica strada romana la cui esistenza è attestata da alcuni cippi miliari del II secolo a.C. riportanti l'iscrizione Marcus Aemilius Lepidus[36].

Il borgo è citato per la prima volta da Cicerone che, in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scrive proprio da Aequum Tuticum definendolo una "sosta obbligata verso l'Apulia".[37] Il periodo di massimo splendore giunge però in epoca imperiale quando il borgo diventa anche il punto d'incrocio fra l'Appia Traiana e la via Herculea.[38]

MedioevoModifica

Le ripetute invasioni barbariche del IV-VI secolo determinano la rapida decadenza di Aequum Tuticum che viene quindi abbandonata. Le sanguinose guerre che l'Impero bizantino scatena contro Ostrogoti e Longobardi inducono soldatesche e popolazione civile a rifugiarsi sul "Tricolle", luogo più elevato e dunque meglio difendibile; in particolare, con l'affermarsi dei Longobardi nel ducato di Benevento vengono erette, entro il secolo VIII, le prime strutture fortificate del castello a difesa dai domini bizantini[39].

A partire dalla metà del IX secolo il principato di Benevento entra però in crisi subendo dapprima la scissione di Salerno, quindi l'occupazione bizantina (che coinvolge anche Ariano[40]) e infine la sottomissione a Capua. Tra il 1016 e il 1022, in un contesto politico ormai frammentato, la contea di Ariano viene quindi usurpata da un gruppo di cavalieri normanni capeggiati da Gilberto Buatère e assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda ribelle al dominio bizantino[41]. La contea, che soppianta il preesistente gastaldato, è considerata la prima dominazione normanna in territorio italiano[42].

 
L'Italia meridionale nel XII secolo, l'epoca di massimo splendore per la città di Ariano

Grazie alla vittoriosa conquista normanna dell'Italia meridionale Ariano assume un ruolo di primaria rilevanza: il castello viene potenziato e la città, ormai a capo di una vasta grancontea, diventa uno dei centri più importanti del tempo[43]. In quello stesso periodo storico vive e opera Ottone Frangipane (morto nel 1127), poi santificato e prescelto come protettore della città[44].

Re Ruggero II d'Altavilla elegge il castello appena ristrutturato a propria dimora; nel 1140 egli, dinanzi al primo parlamento della parte continentale del regno di Sicilia, emana le Assise di Ariano, la nuova costituzione del regno. Tale corpus legislativo, una sintesi di diverse insigni tradizioni giuridiche, sarà poi adottato con poche variazioni nelle costituzioni di Melfi; nello stesso anno viene battuto il ducato[41]. Tuttavia il rapido e disordinato sviluppo urbano lungo un crinale maestoso ma geologicamente fragile contribuisce al progressivo dissesto idrogeologico e alla conseguente formazione degli enormi burroni che circondano il centro storico; al 1180 risale infatti la prima attestazione della città "inghiottita" da un "terremoto".[45][46]

 
Il santo protettore Ottone Frangipane, attivo in Ariano in epoca alto-medievale.

Con l'avvento della dominazione sveva sul trono del regno di Sicilia ha poi inizio una fase decisamente infelice. In particolare nel 1255 Manfredi (figlio di Federico II di Svevia) assedia la città, colpevole di aver appoggiato l'esercito papale contro di lui. Ariano resiste strenuamente finché un gruppo di soldati lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, viene accolto nella roccaforte; durante la notte essi rivelano però le loro vere intenzioni saccheggiando e bruciando la città oltre a far strage degli abitanti[47]. A ricordo del tragico evento vi è ancora una via chiamata in dialetto arianese "la Carnale".

In seguito Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, nel 1269 decide di ricostruire la città. Nell'occasione, quale segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, dona alla diocesi di Ariano due sacre spine[47] (dategli dal fratello Luigi IX di Francia detto il Santo), tuttora custodite nel museo degli argenti.

Durante il regno degli Angioini, la contea di Ariano viene retta da esponenti della famiglia provenzale de Sabran dal 1294 al 1413. Tra i vari conti di quel periodo spiccano le figure di sant'Elzearo e di sua moglie beata Delfina, poi assurti a compatroni.

 
Sant'Elzearo e Beata Delfina, conti e compatroni di Ariano, venerati anche nella natia Provenza

Dopo aver patito gravi danni a causa del terremoto del 1349, ai primi del Quattrocento la città risente della dura lotta fra Angioini e Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano, mentre nel 1440 viene concessa da re Alfonso al gran siniscalco Innico de Guevara, il quale si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del regno.[47]

Unitamente a gran parte del centro-sud peninsulare, la città viene poi devastata dal terremoto del 1456, forse il più disastroso registrato in Italia nel corso del II millennio; ciò accade quasi nel mezzo del dominio aragonese che durerà fino al 1485 quando Pietro, figlio di Innico, perde la contea a seguito della sua partecipazione alla congiura dei baroni. Dall'anno successivo la città rientra nel demanio rimanendovi per un decennio.[47]

Età modernaModifica

 
Un'antica raffigurazione della città; in primo piano la strada regia delle Puglie proveniente dall'allora capitale Napoli

Nel 1495 la contea è comprata da Alberico Carafa, il quale tre anni più tardi otterrà da re Ferdinando II di Napoli il titolo di duca di Ariano. Tuttavia già a partire dalla fine del 1494 la città, per la sua rilevanza strategica, veniva a trovarsi coinvolta nelle grandi guerre d'Italia tra Francia, Spagna e Sacro Romano Impero. Sia pur intervallate da fragili tregue (funestate peraltro dal sisma del 1517 e dalla peste del 1528[47]), le varie battaglie dureranno fino al 1559 con danni immensi sia nell'area urbana (ove perfino le campane delle chiese vennero fuse per ricavarne armi) sia nelle campagne (laddove si compì una strage di olivi e altri alberi per ricavare il legname necessario ad alimentare le fonderie). Fu a seguito di tali eventi infausti che la città ottenne, quale forma di ristoro, il beneficio perpetuo[47] dell'istituzione di cinque fiere annuali[48].

Fin dal 1532 il ducato di Ariano era passato dai Carafa ai Gonzaga e da costoro (nel 1577) ai Gesualdo[47]. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale: il 2 agosto 1585 infatti Ariano si riscatta, viene reintegrata nel demanio e diventa città regia venendo a dipendere direttamente dai viceré di Napoli[49]. Da quel momento lo sviluppo socio-economico e la crescita demografica divengono impetuosi: nel 1622 Ariano è la dodicesima città del regno per popolazione (capitale esclusa) con i suoi 1.922 fuochi, la prima in assoluto tra le località appenniniche (a quell'epoca Avellino, non ancora capoluogo, contava appena 194 fuochi)[50].

 
Il distretto di Ariano all'interno della provincia di Principato Ultra, nel regno delle Due Sicilie

Nel 1647-48 la popolazione si oppone energicamente ai moti di Masaniello, ma finisce per subire l'assedio[51] e il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia[47]. Ma una tragedia ben più devastante si profila all'orizzonte: è la peste del 1656, che decima la popolazione con la scomparsa di interi villaggi (fra cui il borgo di Corsano, appartenente alla diocesi di Ariano); come se non bastasse, nel volgere di pochi decenni si innesca una grave crisi sismica: al terremoto del Sannio del 1688 fanno seguito il terremoto della Basilicata del 1694, il terremoto di Benevento del 1702 e il disastroso terremoto dell'Irpinia del 1732; tuttavia la città, prescelta da re Carlo III di Spagna quale punto di valico della nuova strada regia delle Puglie, riesce a mantenere la sua rilevanza divenendo sede dal 1743 del regio consolato del commercio (con giurisdizione su 65 comuni[47]) e dal 1806 del distretto di Ariano. Si registra così una nuova crescita demografica, sebbene le condizioni igienico-sanitarie restino precarie: ancora nel 1835 la malaria falcidia le zone rurali mentre due anni più tardi il colera causa centinaia di morti nell'area urbana. Larga parte della popolazione rimane comunque fedele ai Borbone opponendosi ai moti del Risorgimento ma ricadendo poi nella piaga del brigantaggio[52]

Età contemporaneaModifica

 
Uno scorcio del Castello nel fatidico anno 1930

In epoca post-unitaria la città è sede del collegio elettorale e del circondario di Ariano di Puglia, poi soppressi rispettivamente nel 1919 e nel 1926[53]; fin dal 1868 il comune aveva infatti ufficialmente acquisito la denominazione (tradizionale ma approssimativa) di "Ariano di Puglia", quindi rettificata in "Ariano Irpino" nel 1930[28]. Proprio in tale anno la cittadina è duramente colpita dal terremoto del Vulture mentre nei decenni successivi si verificano altri gravi danni, dapprima nel corso della seconda guerra mondiale, poi ancora a seguito del sisma del 1962 quando molti edifici risultano lesionati[54] e infine per effetto del terremoto del 1980 che provoca, fra l'altro, il crollo del campanile[55] della basilica cattedrale. In risposta a tali eventi infausti (benché relativamente poco luttuosi) si registra una progressiva espansione urbana lungo i versanti periferici[56].

SimboliModifica

Lo statuto comunale della città[57] recita:

«Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ha i tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani).»

OnorificenzeModifica

  Titolo di città
«Decreto del Presidente della Repubblica[58]»
— 26 ottobre 1952

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
La facciata cinquecentesca della Basilica Cattedrale

Architetture religioseModifica

Cattedrale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).

La basilica cattedrale è intitolata all'Assunzione di Maria, a sant'Ottone Frangipane (protettore della diocesi) e a sant'Elzearo da Sabrano (compatrono), le cui statue troneggiano sui portali, mentre gli interni sono ricchi di opere d'arte di varia epoca. Riconosciuta fin dal 1940 quale monumento nazionale[59], la cattedrale nel 1984 ottenne da papa Giovanni Paolo II il titolo di basilica minore.[60]

Chiesa di San Michele Arcangelo

Eretta originariamente nell'XI secolo, fu danneggiata dal terremoto del 1456 e infine ricostruita dopo il sisma del 1732. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno custodisce una statua lignea di san Michele e un seggio vescovile in stile tardo-catalano del 1563.[61]

Chiesa di Sant'Anna

Situata alle spalle del municipio e custodita dalle suore dello Spirito Santo, conserva due altari del Seicento[61] nonché il sepolcro di Giuseppina Arcucci, fondatrice della congregazione.

Chiesetta di Sant'Andrea

Adiacente al palazzo della Duchessa, a breve distanza dalla centrale piazza Plebiscito, risale al Quattrocento.[61]

Chiesa di Sant'Agostino

Sita nell'antica piazza Ferrara, custodisce un altare della Consolazione del Cinquecento, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto adornato da fregi e sculture simboliche.[61]

Chiesa di San Pietro alla Guardia
 
San Pietro alla Guardia

È ubicata nello storico rione Guardia e risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico mentre all'interno vi è un altare quattrocentesco.[61]

Chiesa di San Giovanni Battista

Ricostruita dopo il terremoto del 1732, conserva però un antico fonte battesimale a forma di calice.[62]

Chiesa della Madonna del Carmelo

Fu edificata nel 1688[63]; la festa religiosa si tiene annualmente il 16 luglio. Poco più a valle vi è l'ex convento dei Cappuccini, esistente fin dal 1583[62].

Chiesa di San Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo alle pendici del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. In adiacenza, all'ombra di un tiglio plurisecolare, vi è l'eremo in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita sant'Ottone protettore della città[61], cui è dedicato l'ospedale civile sorto nei pressi.

Chiesetta del Crocifisso

Situata lungo il sentiero che conduceva all'eremo di sant'Ottone, fu edificata a seguito di un evento miracoloso attribuito a quel santo.[62]

Grotta di Santa Maria di Lourdes

Costruita a imitazione della celebre grotta di Massabielle, venne consacrata nel 1922[64]. Nella vallata sottostante fu poi eretto, nel 1986, il santuario della Madonna di Fatima[65].

Chiesetta di Santa Maria del Loreto
 
La chiesetta del Loreto

Sorge su di un terrazzo naturale a valle del Castello. Più volte rimaneggiata, la si trova già citata (con annessi una "camera" e un “horto") in un inventario presentato nel 1517 all'allora vescovo Diomede Carafa.[47]

Chiesetta dei Martiri

Edificata nel Cinquecento nell'omonima località periferica, presenta un portale con l'effigie del cardinale arianese Diomede Carafa.[62]

Santuario di Valleluogo
 Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna di Valleluogo.

Situato presso uno storico mulino (luogo di un'antica apparizione mariana) in una vallata ricca di acque e di alberi secolari, divenne meta di pellegrinaggi (soprattutto nel giorno di Pentecoste) fin dal basso Medioevo. Al suo interno vi è una statua della Madonna risalente al Quattrocento[61].

Santuario di San Liberatore
 Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario di San Liberatore.

Posto su di un poggio immerso tra gli oliveti, ha origini assai antiche ma fu ricostruito dopo il sisma del 1962. Dedicato al compatrono san Liberatore (di cui custodisce una statua lignea del 1349[61]), è meta di pellegrinaggi specie in occasione del 15 maggio.

Architetture militariModifica

 
Veduta parziale del maniero all'interno della villa comunale
Il Castello
 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello normanno (Ariano Irpino).

Sorge sulla vetta dell'omonimo colle, nel punto più alto e panoramico del territorio cittadino. Già esistente in epoca longobarda, venne riedificato dai Normanni e quindi ristrutturato dagli Angioini e, in epoca successiva, dagli Aragonesi[66]. Abbandonato definitivamente al termine delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo, fu poi parzialmente restaurato agli inizi del III millennio. Circondato dall'ampia villa comunale, ospita il museo della civiltà normanna.

Le Torrette

Nel settore nord-est dell'agro comunale, lungo l'alta valle del Cervaro, si ergono tre torri di avvistamento di epoca medievale[62]:
la Torre delle Ciàvole, situata non lontano dalla stazione ferroviaria di Pianerottolo e riutilizzata a lungo come masseria, è quella meglio conservata (ciàvola in dialetto arianese significa "corvo");
la Torretta di Camporeale, ubicata sull'omonimo altipiano ove re Ruggero II convocò le Assise di Ariano del 1140, venne pure trasformata in masseria ma fu presto abbandonata;
la Torre de li Pizzi, situata presso il tratturo Pescasseroli-Candela, lungo la direttrice che conduce al borgo medievale di Zungoli, si conserva in forma di rudere su di una duplice altura boscosa a strapiombo sul fiume Cervaro (pizzo equivale a "picco").

Una quarta torretta (la Torre d'Amandi) era posta a controllo della valle dell'Ufita, ma fu rasa al suolo nel 1767 su ordine di re Ferdinando IV di Napoli in quanto divenuta covo di briganti che assalivano la sottostante strada nazionale delle Puglie, frequentata dallo stesso re quando si recava a caccia nel vallo di Bovino.[67]

Architetture civiliModifica

 
Palazzo Bevere-Gambacorta

I palazzi storiciModifica

Palazzo Bevere-Gambacorta

Situato presso il Centro pastorale diocesano San Francesco d'Assisi, risale agli inizi del Settecento[62]. Fino al 1958 ospitò il liceo-ginnasio (fondato nel 1866 e intitolato a Pietro Paolo Parzanese)[68]; dal 2018 è sede accademica dell'Università del Sannio[69].

Palazzo San Giacomo

Ubicato nello storico rione Tranesi che per secoli ha ospitato le fornaci della maiolica arianese, fu sede dell'Ospedale civile tra il Settecento e il Novecento; dal 2015 costituisce il polo didattico-scientifico del Museo della ceramica.[70]

Palazzo Forte

Di antica origine, ma poi ampliato e rimodernato tra il Seicento e il Settecento, fu sede della sottoprefettura di Ariano di Puglia fino al 1926[62]. A partire dal 1991 è adibito a sede museale: il piano rialzato ospita il Museo civico mentre il livello inferiore accoglie il Museo archeologico.

Palazzo Anzani

Eretto nel Seicento lungo via Donato Anzani, tale edificio fortificato ingloba un tratto delle antiche mura cittadine.[62]

Palazzo de Piano-d'Afflitto
 
Uno scorcio del palazzo della Duchessa con l'attigua chiesetta di Sant'Andrea

Noto come Palazzo della Duchessa, sorse lungo via Rodolfo d'Afflitto probabilmente nel medioevo come casa-torre; ristrutturato nel Cinquecento, fu poi ampliato nel Settecento.[62]

Palazzo Vitoli-Cozzo

Attiguo al cinema-teatro comunale, risale al Settecento. In adiacenza vi è la cappella di Sant'Antonio di Padova, eretta nel 1731.[62]

Le fontaneModifica

Raffronto fra la Regia fontana della Maddalena (in alto) e la fontana rurale del Brecceto (in basso)

Monumentali sono le "Regie Fontane", edificate nel 1757 per volontà di re Carlo III di Borbone ad uso dei viandanti lungo la strada Regia delle Puglie che collegava Napoli (capitale del Regno) alla terra di Capitanata[52]. Nell'ambito del territorio comunale se ne ammirano quattro: il Càrpino della Pila ("càrpino" in dialetto arianese significa "abbeveratoio"), la Fontana della Maddalena, il Càrpino della Tetta (prossimo alla più antica Fontana della Tetta) e la Fontana di Camporeale-Pontegonnella.[62]

Ben diverso è invece lo stile architettonico delle antiche fontane rurali, spesso in pietra grezza, meno elevate e solitamente coperte; un esempio è dato dalla cinquecentesca Fontana del Brecceto[62], situata lungo la via che conduce al santuario di San Liberatore.

Le masserieModifica

Tali maestose strutture architettoniche rurali furono edificate tra il Medioevo e il Rinascimento utilizzando il pietrame estratto dalle cave locali o recuperato dai ruderi dei preesistenti casali alto-medioevali[52]. Le masserie più imponenti sorgono sugli altipiani che si estendono nel settore nord dell'agro comunale:
Falceta, a prevalente destinazione zootecnica, presso il tratturello Camporeale-Foggia[62];
Montefalco, lungo il medesimo tratturello, alle falde di un'antica cava di pietre[52];
Chiuppo de Bruno, prese il posto del casale di San Donato[52] la cui cappella è tuttora visibile;
Sprinia, lungo la medievale via Francigena che conduceva ai porti d'imbarco verso la Terrasanta[62];
Sant'Eleuterio, sorta al posto di un casale omonimo[52] che, a sua volta, era situato presso il borgo romano di Aequum Tuticum[62].

Agli inizi del III millennio l'intera area, già in parte vincolata dalla soprintendenza archeologica di Salerno e Avellino, è stata posta definitivamente sotto tutela[71].

Le taverneModifica

In quanto collocata lungo la strada nazionale delle Puglie, la città contava in passato un gran numero di taverne. Le strutture tuttora riconoscibili, ubicate appunto lungo la direttrice per la Puglia, sono la taverna del Turco, la taverna Vitoli e la taverna delle Monache[62]. La toponomastica (ad es. Pianotaverna) suggerisce che in un lontano passato strutture di tal genere sorgevano anche lungo le vie mulattiere.

Aree naturaliModifica

 
La villa comunale, il giardino del castello normanno
La villa comunale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Villa comunale di Ariano Irpino.

Realizzata nel 1876 tutt'attorno al castello normanno, tale area verde si estende in altura su circa 50 000 [72] tra prati, fiori, siepi e alberi d'alto fusto. Sovente innevata d'inverno, si caratterizza per le sue ampie vedute panoramiche.

Boschetto Pàsteni

Trattasi di un bosco d'alto fusto a vegetazione mista (conifere e latifoglie). Situato sul versante nord del centro storico, dispone di un'area attrezzata per escursionisti[73].

Viale Russo-Anzani

Questo tracciato percorre il perimetro delle antiche mura cittadine, parte delle quali sono tuttora visibili[62]. Dimora del poeta Girolamo Angeriano, il viale si dilunga in posizione aperta e soleggiata con esposizione a levante.

Muraglioni dei Tranesi

Posti su di una rupe a strapiombo esposta a ponente, nell'area delle antiche fornaci[62] della ceramica arianese, tali contrafforti offrono una suggestiva veduta panoramica incentrata sulla "Dormiente del Sannio", una dorsale appenninica detta così per il suo caratteristico profilo muliebre.

Itinerari storico-culturaliModifica

 
La via Francigena in direzione Puglia sull'altipiano della Sprinia
La via Francigena
 Lo stesso argomento in dettaglio: Via Francigena.

Detta anche via Sacra Longobardorum, ripercorre il tracciato dell'antica via Traiana che, a differenza di altre strade romane (quali la via Appia e la via Herculea), rimase in esercizio fino alle soglie dell'era moderna. Attestata fin dal 1024[74], nel medioevo era percorsa da frotte di pellegrini e crociati europei diretti in Terrasanta. La via interseca il settore nord dell'agro comunale nel tratto compreso tra il fiume Miscano (ove vi era il ponte romano della Malvizza, di cui restano talune tracce[75]) e la linea spartiacque appenninica oltre la quale vi era il castello di Crepacuore, presidio dei cavalieri gerosolimitani.

Il Tratturo
 Lo stesso argomento in dettaglio: Tratturo Pescasseroli-Candela.

Questo antico tracciato erboso, che attraversa le vaste lande a nord-est del centro abitato, è legato alla transumanza di greggi dall'Abruzzo alla Puglia, tanto da essere denominato la “via della lana”[76]. Il tratto che si è conservato meglio, quello che varca l'altipiano di Camporeale, è meta di escursionisti a piedi, in bici e a cavallo.

Il Tratturello
 Lo stesso argomento in dettaglio: Tratturello Camporeale-Foggia.

Dal pianoro di Camporeale si distacca una diramazione il cui tracciato si dirige dapprima alle Tre Fontane di Greci (ove sorge la prima di una serie di taverne) per penetrare poi nel Tavoliere delle Puglie, fino a raggiungere la Regia dogana della Mena delle pecore di Foggia[36].

Siti archeologiciModifica

 
La valle del Miscano, ricca di eminenze archeologiche. In primo piano la contrada Sant'Eleuterio.

Il territorio comunale vanta due siti archeologici, entrambi ubicati nella valle del Miscano circa 10 km a nord del centro cittadino. Gran parte dei reperti rinvenuti in tali aree sono esposti nel locale Museo archeologico.[77]

La Starza
 Lo stesso argomento in dettaglio: La Starza (Ariano Irpino).

Situata presso una rupe gessosa, quest'altura consiste nel più antico insediamento preistorico del neolitico inferiore (VI millennio a.C.) in Campania[32]. I reperti rinvenuti attestano un'occupazione pluri-millenaria durante tutto il neolitico e l'età del bronzo fino all'abbandono avvenuto a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.) e preceduto dalla fortificazione dell'insediamento mediante l'erezione di una cinta muraria.

Aequum Tuticum
 Lo stesso argomento in dettaglio: Aequum Tuticum.

I resti di questo borgo romano emergono dal vasto pianoro di Sant'Eleuterio. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi entro il I secolo e divenuto poi, in epoca imperiale, un rilevante snodo viario, infine decaduto e abbandonato alla fine dell'età antica a seguito delle invasioni barbariche.[78]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[79]

 


Etnie e minoranze straniereModifica

I dati dell'Istituto nazionale di statistica rilevavano al 31 dicembre 2018 una popolazione straniera residente di 537 unità[80], pari al 2,4% del totale. Di seguito si elencano le nazionalità maggiormente rappresentate:

  1. Romania: 162
  2. Ucraina: 40
  3. Albania: 32
  4. Polonia: 31
  5. Cina: 22
  6. Indonesia: 20

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto arianese.

Nell'ambito del territorio comunale accanto alla lingua italiana si parla una particolare varietà del dialetto irpino.

ReligioneModifica

 
Il palazzo episcopale, sede della diocesi, dominato dal campanile della Cattedrale

La città è sede della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia nell'ambito della regione ecclesiastica Campania. In particolare, il territorio comunale annovera quindici parrocchie con tre santuari diocesani.[81]

Tradizioni e folcloreModifica

Le Sante SpineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: § Medioevo.

Nella seconda metà del secolo XIII re Carlo I d'Angiò donò alla città due Sacre Spine della corona di Cristo ai superstiti della strage a tradimento compiuta dai Saraceni nel 1255, quale riconoscimento alle vittime del martirio[47]. In ricordo di quegli eventi memorabili si tiene annualmente[82] (nel mese di agosto) la Rievocazione storica del dono delle Sante Spine[83]. Le Sacre Spine sono tuttora custodite nel locale Museo degli argenti.

Le Cinque FiereModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: § Età moderna.

Nella seconda metà del Cinquecento la città ottenne il "beneficio perpetuo" dell'istituzione di cinque fiere annuali quale forma di ristoro per i gravissimi danni patiti nel corso delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo. Le fiere dovevano tenersi la domenica delle Palme, la domenica in Albis, il 13 giugno, l'11 agosto e il 27 settembre[47]; tuttavia nel corso del XX secolo le ultime due furono traslate (per motivi religiosi) rispettivamente al 16 luglio e al 1º novembre mentre, al fine di evitare ogni commistione con il mercato settimanale, quest'ultimo venne differito al mercoledì. Altre fiere rionali si tengono la seconda domenica di maggio (nel quartiere Cardito) e la prima domenica di agosto (nel quartiere Martiri)[84], mentre le fiere tematiche a cadenza variabile sono delocalizzate nel moderno centro fieristico Fiere della Campania[85].

Istituzioni, enti e associazioniModifica

 
Veduta parziale dell'area ospedaliera. In primo piano, l'elisuperficie.

OspedaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ospedale Sant'Ottone Frangipane.

L'ospedale civile venne fondato nel 1410 e, come tutte le analoghe strutture dell'epoca, accoglieva inizialmente sia gli infermi che i pellegrini. Nel corso del Novecento il nosocomio venne interamente ricostruito poco più a valle, in prossimità dell'eremo in cui visse il santo al quale l'ospedale è dedicato.[86]

Istituto di AssistenzaModifica

Tale struttura, specializzata nell'assistenza geriatrica e realizzata grazie ai lasciti raccolti da Francesco Capezzuto (vescovo di Ariano dal 1838 al 1855) cui è intitolata, sorse nel 1873 e fin dal 1891 occupa la sede attuale, nel centro della città.[52]

Fondazione MainieriModifica

Sorta grazie al lascito del benefattore Vincenzo Mainieri (nato in Ariano nel 1853), l'istituzione si occupa della formazione alle persone diversamente abili.[87]

Centro MinervaModifica

Fondata nel 1982 in un'area verde alle porte della città, tale struttura sanitaria è specializzata nel settore riabilitativo.[88]

Silenziosi Operai della CroceModifica

Si tratta di un'associazione internazionale privata di fedeli[89] la cui casa madre è sita presso il santuario della Madonna di Valleluogo. All'interno della struttura vi è un centro di riabilitazione psicomotoria.[90]

Suore dello Spirito SantoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Suore dello Spirito Santo (Ariano Irpino).

Questa congregazione, fondata nel 1896 dalla giovane Giuseppina Arcucci, svolge la sua opera nel campo socio-assistenziale e, a partire dal 1986, anche all'estero in ambito missionario[91]. La casa madre è situata nel cuore del centro storico, a tergo del municipio.

CulturaModifica

 
Re Ruggero II, il sovrano delle Assise di Ariano

RicercaModifica

Fin dal 1991 la città è sede del Centro europeo di studi normanni, sorto per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi e finalizzato alla ricerca sulla civiltà normanna nell'Europa medievale.[92]

Inoltre nel 2006, alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, fu inaugurato il centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare), attivo nella ricerca scientifica in campo biogenetico e farmacologico.[93]

UniversitàModifica

BioGeM Campus promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica negli ambiti biomedico, biochimico e biogiuridico[94].

La città è inoltre sede d'esami dell'università telematica Pegaso[95].

ScuoleModifica

Sede di distretto scolastico, il territorio comunale ospita 24 plessi didattici[96], 5 dei quali riservati agli istituti d'istruzione superiore. Questi ultimi fanno capo a tre grandi poli scolastici: l'istituto superiore "Ruggero II"[97], il liceo classico e scientifico "Pietro Paolo Parzanese"[98] e l'istituto d'istruzione superiore "Giuseppe De Gruttola"[99].

BibliotecheModifica

Biblioteca Comunale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca comunale Pasquale Stanislao Mancini.

Sita nel centro della città, possiede 60 000 volumi e opuscoli tra cui diverse migliaia di fondi antichi; i documenti multimediali ammontano a 20 000. Per la costituzione della biblioteca fu determinante l'impegno di Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.[100]

Biblioteca Diocesana
 Lo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca diocesana (Ariano Irpino).

Ubicata all'interno del palazzo episcopale, conta 37 340 testi[101] oltre all'archivio storico della curia vescovile e alla raccolta completa delle opere del sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese.

Biblioteca CESN
 Lo stesso argomento in dettaglio: CESN § Biblioteca.

Allestita nella sede del Centro europeo di studi normanni, annovera molte migliaia di testi storici medievali con antichi manoscritti, pergamene e un archivio digitale.[102]

MuseiModifica

 
Riproduzione del mantello di re Ruggero II, esposto nel Museo della civiltà normanna
Museo della Civiltà Normanna
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo della civiltà normanna.

Ubicato nella villa comunale all'interno del castello normanno, custodisce numerosi reperti storici di epoca alto-medievale[103].

Museo Civico della Ceramica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo civico e della ceramica.

Situato lungo via Rodolfo d'Afflitto, espone stampe di epoca rinascimentale, la fototeca civica e una vasta collezione di maiolica arianese antica[104].

Museo Archeologico
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico di Ariano Irpino.

Ospitato in uno storico palazzo alla via Donato Anzani, vi si trovano reperti di epoca neolitica, sannitica e romana provenienti dai siti archeologici della valle del Miscano.[105]

Museo degli Argenti
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo degli argenti (Ariano Irpino).

Ha sede nell'ex tesoreria della Basilica cattedrale. Custodisce preziose opere sacre, fra cui un reliquario contenente due Sacre Spine della corona di Cristo[106].

Museo Diocesano
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano (Ariano Irpino).

Ubicato nell'ex chiesa di Santa Lucia, espone pitture di scuola napoletana risalenti al Seicento e al Settecento oltre a svariate opere tessili, lignee e marmoree[107].

Museo "Giuseppina Arcucci"
 Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppina Arcucci § Museo.

Custodito dalle Suore dello Spirito Santo, è dedicato alla fondatrice della congregazione ma conserva opere e documenti di epoca anteriore.[108]

Museo "Biogeo"
 Lo stesso argomento in dettaglio: Biogem § Museo.

Sorto all'interno del centro di ricerca Biogem con il supporto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, questo particolare museo illustra l'origine e l'evoluzione della Terra e della vita.[109]

MediaModifica

Canale 58 è l'emittente televisiva cittadina; fondata a fine Novecento, dal 2013 è dotata di un proprio sito web.[110]

Radio Ariano Centro è la locale stazione radiofonica; modula in Fm 107,700 nonché in streaming.[111]

ArteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ceramica di Ariano Irpino.

La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica o ceramica smaltata, di cui si hanno notizie certe a partire dalla fine del Duecento[112], sebbene il picco della produzione venne raggiunto solo nel Settecento[113].

Oltre alle vaste collezioni custodite nel Museo civico e della ceramica, si registra anche una variegata produzione attuale fregiantesi del marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) rilasciato dal Consiglio nazionale ceramico[114].

CucinaModifica

 
Ingredienti "poveri"

L'arte culinaria rispecchia fedelmente le tradizioni contadine e pastorali del luogo[115] tanto che molte delle pietanze conservano le tipiche denominazioni in dialetto arianese.

Oltre al rinomato pane casereccio cotto in forno a legna sotto vari formati (panelle, filoni, tòrtani), anche alcuni tagli di pasta (làine, cicatiélli, cavaiuóli) e certe forme di latticini (trézze, próvole, casocavàlli) e insaccati (capocuólli, supressate, salisìcchji)[16] sono peculiari di questa terra ad alta vocazione agro-zootecnica[116], mentre fra le carni prevalgono piuttosto quelle bianche degli animali da cortile, spesso farcite e aromatizzate con erbe selvatiche locali[117]. Nonostante la relativa lontananza dai due mari Tirreno e Adriatico (distanti comunque meno di 100 km), non manca qualche portata a base di pesce come ad esempio la caratteristica pizza cu la lice, ossia "pizza con le alici".[115]

Gli ortaggi poi costituiscono da sempre una quota rilevante degli ingredienti in uso, tanto che già nell'Ottocento veniva ad esempio rimarcata[52] la produzione in "quantità immensa di peperoni, detti pipilli"' (denominazione quest'ultima tuttora in auge nel dialetto locale). Larghissimo è anche l'utilizzo di legumi e verdure (ivi compreso il cardone di Natale), la cui cottura richiede comunque un particolare tipo di pentola chiusa in terracotta, la pignata.[16]

 
"Ciliegie della Signora", una tipica varietà locale con frutti colorati a forma di cuore

Caratteristica è poi la frutta, tanto che alcune cultivar, soprattutto di ciliegie, sono autoctone[118]. Tradizionale nelle stagioni intermedie è inoltre la ricerca di tipici prodotti del sottobosco: così in primavera si raccolgono li spàlici (l'essenza Asparagus acutifolius, una varietà di asparago più piccola ma più aromatica di quella coltivata), in autunno invece li cardariélli (la prelibata specie fungina Pleurotus eryngii).[115]

Alcuni piatti decisamente più elaborati sono invece esclusivi di certe ricorrenze, come strùffoli a Carnevale, casatiélli e pizzpanàro a Pasqua, pipilli chjini e zéppole alla vigilia di Natale, malati alla vendemmia, pizza cu li ccécule alla mattanza del maiale.[115][117]

Per tutte le pietanze il condimento immancabile è l'olio extravergine d'oliva DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita", ricavato localmente[119] da piante della tipica cultivar Ravece, mentre il marchio PAT spetta al caciocchiato, un caratteristico formaggio da dessert di produzione esclusivamente locale[120].

EventiModifica

Ariano International Film Festival[121] è una rassegna cinematografica; si tiene annualmente a cavallo fra i mesi di luglio e agosto.

Ariano Folk Festival[122] costituisce invece una rassegna di musica folk. Si articola in due sessioni: la prima ad agosto, l'altra al coperto fra dicembre e gennaio.

Il meeting Le due culture[123], organizzato nella prima decade di settembre dal centro di ricerche Biogem, si propone di raggiungere un punto d'incontro tra il sapere umanistico e quello scientifico; vi prendono parte ogni anno insigni studiosi e premi Nobel[124].

ClassicAriano, rassegna di musica classica curata dalla Società italiana della musica da camera[125], si compone di una serie cadenzata di concerti durante l'intero corso dell'anno.

Geografia antropicaModifica

 
Viale Russo-Anzani, lungo gli spalti delle antiche mura

UrbanisticaModifica

Il centro storico, ubicato sul crinale del "Tricolle" e di impianto alto-medievale, ebbe fin dall'origine una forma piuttosto allungata. Esso infatti si disponeva lungo un antico tracciato (verosimilmente una mulattiera militare) che da Benevento, capitale dell'omonimo ducato longobardo, conduceva verso la Puglia, all'epoca duramente contesa ai Bizantini[52]; tale percorso è ben riconoscibile nei rioni Strada-Annunziata-Piazza Ferrara-Guardia. Altri micro-quartieri sorsero poi lungo antiche diramazioni: è il caso di Sambuco (vie Santo Stefano-Anzani) lungo un viottolo per Villanova-Zungoli e di San Nicola (vie Parzanese-Intonti) lungo un sentiero per Montecalvo. La cerchia urbana era cinta da mura[126], alcuni tratti delle quali sono tuttora visibili lungo la via Russo-Anzani; invece il castello, eretto nel punto più elevato, era staccato dal resto dell'abitato[127] attorno al quale vi erano piuttosto alcune distese di pascoli pubblici. Le numerose grotte esistenti hanno origine antica ma artificiale e un intero quartiere rupestre (Tranesi) era stato destinato alla produzione della maiolica arianese; anche i molti burroni che circondano il centro storico non esistevano in origine, ma si formarono a seguito di profondi fenomeni erosivi (e conseguenti frane) provocati dell'erronea regimentazione delle acque piovane lungo i ripidissimi pendii, con la conseguente rovina di diversi rioni[52]. Nonostante le tante vicissitudini, la conformazione urbana subì però scarse modifiche durante il suo primo millennio di vita.

 
Il settecentesco rione San Rocco con al centro la chiesa della Madonna del Carmelo

La situazione mutò radicalmente solo nel Settecento, quando re Carlo III di Spagna fece costruire la "via Regia delle Puglie" (attuali corso Vittorio Emanuele - via Nazionale), ossia la prima grande strada che, per ragioni di spazio, si limitava a rasentare il centro antico. Fu in quel periodo che bottegai e tavernai abbandonarono le vecchie dimore (ormai devastate dalla serie di eventi sismici susseguitisi tra il 1688 e il 1732) e si stabilirono in massa lungo la nuova via fondando così i rioni San Rocco, San Domenico, Valle e Pagliare[52].

Un secondo rivoluzionamento urbanistico si ebbe poi nel Novecento, determinato non solo dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale ma anche da una nuova serie di terremoti verificatisi tra il 1930 e il 1980. Si determinò allora, oltre all'ampliamento del centro antico a scapito dei primitivi pascoli pubblici (rioni Calvario, San Leonardo, Pasteni, Fontananuova, Pallottini), anche la costruzione di nuovi quartieri periferici (Cardito, San Pietro, Sant'Antonio, Martiri) realizzati a mezza costa lungo l'attuale tracciato in variante della strada statale 90 delle Puglie[128]. L'intero centro abitato, intervallato da pendii e aree verdi, ha assunto così una conformazione conico-elicoidale di cui però il centro storico continua a rappresentare il vertice. Infatti il piano urbanistico comunale e il relativo regolamento edilizio, in vigore dal 2010[129], stabiliscono norme volte a salvaguardare la città antica mentre gran parte dell'agro è tutelato quale paesaggio rurale.

Frazioni e localitàModifica

 
L'antico santuario di San Liberatore al centro dell'omonima contrada

Lo statuto del comune di Ariano Irpino non cita alcuna frazione[130].

Assai numerose sull'intero agro sono invece le località abitate sparse[131] (generalmente denominate contrade), di origine solo relativamente antica. Infatti nel Medioevo l'agro rurale, benché vasto, risultava insicuro e spopolato, in quanto i rari casali esistenti (Sant'Eleuterio, San Donato, Torre Amando e pochi altri) non si rivelarono in grado di resistere ai continui assedi e finirono sistematicamente distrutti[47]. Nel Rinascimento invece, grazie all'accresciuta sicurezza, in tutte le aree rurali si edificarono numerose masserie, molte delle quali erano comunque fortificate[132]; tuttavia il grosso sviluppo dell'edilizia rurale si è registrato solo in epoca contemporanea, quando la minaccia del brigantaggio era ormai cessata.[52]

Le contrade conservano generalmente le denominazioni tradizionali in dialetto arianese, con frequenti riferimenti toponomastici non soltanto all'orografia e alla vegetazione ma anche al feudalesimo e alla religione[133]. Dall'analisi delle mappe topografiche si evince che, ad eccezione della borgata sorta nell'Ottocento presso la stazione ferroviaria, le aree vallive sono generalmente evitate dagli insediamenti abitativi. In effetti molte delle contrade sorsero su aree collinari, in prossimità di fonti sorgive, ad altitudini comprese tra 200 e 800 m s.l.m.[131].

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

 
Un oliveto in autunno, con le reti distese al suolo per la raccolta

Il settore agro-zootecnico ha assunto fin dall'antichità notevole rilevanza, come attestato dall'ampiezza dell'agro comunale (il più esteso della Campania) e dalla predominanza degli insediamenti rurali sparsi[134]. La città, facente parte del distretto agrario nº 1 "Alto Cervaro"[135] e dell'Associazione nazionale città dell'olio[136], conta infatti il più alto numero di aziende agricole e la più ampia superficie agraria utilizzata di tutta la provincia[137].

Tra i prodotti tipici più rinomati si annoverano le olive della cultivar autoctona Ravece (destinate all`estrazione di olio DOP extravergine "Irpinia - Colline dell'Ufita")[138], i cereali (per la produzione di pane e farine), la frutta, i legumi, le carni e i latticini; tra questi ultimi spicca il caciocchiato, un prodotto esclusivamente locale fregiantesi del marchio PAT.

ArtigianatoModifica

 
Antiche maioliche arianesi

La maiolica arianese costituisce la produzione artigianale più caratteristica della città, attestata fin dal Medioevo[112]. Per cinque secoli, dagli inizi del Quattrocento ai primi del Novecento, l'area artigianale cittadina era ubicata nel quartiere rupestre Tranesi, detto così perché molti dei ceramisti ivi residenti giungevano da Trani[52].

Vaste collezioni di maioliche antiche sono custodite nel Museo civico e della ceramica, ma la tradizione artigiana perdura in epoca contemporanea; il comune è parte integrante dell'Associazione italiana città della ceramica.[135]

IndustriaModifica

 
Insediamenti produttivi sul pianoro di Camporeale

Il settore industriale, erede della vecchia tradizione molitoria, gessaiola e bottegaia, si basa su di un buon numero di imprese di piccole o medie dimensioni attive principalmente nei settori agro-alimentare, edilizio e metalmeccanico[139]. Molte delle aziende, tra le quali spicca il consorzio biotecnologico BioGeM, sorgono in un'idonea area attrezzata di 100 ettari[140] sull'altipiano di Camporeale, in posizione baricentrica tra Campania e Puglia.

Sull'opposto versante, nella valle dell'Ufita in prossimità dell'autostrada A16, vi è invece un moderno centro fieristico[85]. In forte crescita è poi la produzione di energie rinnovabili mediante l'implementazione di parchi eolici, secondo l'ottica innovativa dello sviluppo sostenibile.[141]

TurismoModifica

 
Piazza Plebiscito, il cuore pulsante della città

La città vanta un'antica tradizione sia nel campo della ristorazione che per quanto attiene alle strutture recettive. Infatti, trovandosi all'altezza della sella di Ariano (il valico più importante tra Campania e Puglia), ha sempre contato su di un intenso traffico di viaggiatori e viandanti, ai cui bisogni provvedeva una numerosa classe locale di mercanti e tavernai[47]. A seguito però della costruzione della ferrovia nel XIX secolo[142] e dell'autostrada nel secolo successivo[143], si verificò un drammatico calo dei transiti interregionali lungo la vecchia strada nazionale delle Puglie.

Tuttavia le favorevoli caratteristiche climatico-ambientali iniziarono ad attrarre molti visitatori sul Tricolle fin dall'epoca fascista, quando venne ivi creata una colonia montana[64], mentre nella seconda metà del Novecento la cittadina era ormai considerata una località di villeggiatura[144]. Inoltre, a decorrere dal grande giubileo del 2000, si è assistito a un significativo sviluppo del turismo religioso e storico-culturale, tanto che il comune costituisce parte integrante del distretto turistico Viaticus[145] e dell'Associazione Europea delle Vie Francigene[146].

Rinomato è infine il comparto enogastronomico che annovera una quindicina di aziende agrituristiche[147] e oltre una ventina di ristoranti[148].

Infrastrutture e trasportiModifica

 
La città a metà strada fra i due mari, adiacente all'A16

StradeModifica

L'asse portante della viabilità cittadina è costituito dalla strada statale 90 delle Puglie che, unitamente alle sue varianti 90bis e 90dir[149], attraversa l'intero territorio comunale consentendo i collegamenti tanto con il limitrofo casello A16 di Grottaminarda (lungo la direttrice per Avellino - Benevento) quanto con la vicina Puglia (sulla direttrice per Foggia).

Numerose sono le strade provinciali, le quali si dispongono a formare una rete a maglie larghe che raggiunge tutti i comuni limitrofi oltre ad alcune sedi suburbane di rilevante interesse, quali la stazione ferroviaria e l'area fieristica[150]. Assai fitto e articolato è infine il reticolo formato dalle strade comunali.

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Ariano Irpino.

La città dispone di una propria stazione ferroviaria posta sulla tratta Benevento-Foggia[151] della linea Roma-Bari e ubicata in una piccola valle a circa 6 km dal centro urbano.

Di notevole rilievo storico è invece lo scalo tecnico di Pianerottolo d'Ariano, situato sul punto di valico della linea[142], mentre il progetto Alta Capacità prevede la realizzazione di una nuova stazione ferroviaria nell'ampia valle dell'Ufita, in posizione baricentrica rispetto all'intero comprensorio.[152]

MobilitàModifica

 
Alcuni autobus urbani

Diverse aziende di trasporto su gomma effettuano collegamenti a lunga percorrenza, in special modo con la capitale Roma (distante oltre 250 km)[153].

I trasporti pubblici interurbani sono invece gestiti dalla società partecipata regionale AIR[154] che garantisce le relazioni con le città di Avellino, Benevento, Foggia, Napoli oltre che con i singoli comuni limitrofi[155].

Il servizio di mobilità urbana è curato infine da un'azienda municipalizzata, l'AMU[156].

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1950 Enea Franza DL sindaco
1950 1952 Michelangelo Nicoletti MSI sindaco
1952 1956 Enea Franza MSI sindaco
1956 1958 Antonio Maresca DC sindaco
1958 1959 Giovanni Scrivano comm. pref.
1959 1960 Cherubino Cindolo comm. pref.
1960 1961 Mario Ortu PSI sindaco
1961 1965 Antonio Manganiello PLI sindaco
1965 1970 Fedele Gizzi DC sindaco
1970 1971 Antonio Dotolo DC sindaco
1971 1974 Antonio Manganiello PLI sindaco
1974 1975 Fedele Gizzi DC sindaco
1975 1980 Vincenzo Aliperta DC sindaco
1980 1984 Romolo De Furia DC sindaco
1984 1985 Pasquale Giovannelli DC sindaco
1985 1994 Domenico Covotta DC sindaco rieletto nel 1990
1994 1995 Antonio Napolitano comm. pref.
1995 1996 Erminio Grasso lista civica sindaco
1996 2000 Vittorio Melito PDS sindaco
2000 2003 Domenico Covotta PPI sindaco
2003 2004 Pasquale Napoletano comm. pref.
2004 2009 Domenico Gambacorta lista civica sindaco
2009 2014 Antonio Mainiero lista civica sindaco
2014 2019 Domenico Gambacorta FI sindaco
2019 Enrico Franza PD sindaco

Il comune è dotato di un proprio presidio di protezione civile[157], coordinato dal sindaco[96]. Quale ente capofila[158] dell'ambito territoriale A1 (esteso su 29 comuni per un bacino di utenza di 87 993 residenti[159]) la città è inoltre sede comprensoriale di distretto sanitario, genio civile, distretto scolastico, agenzia delle entrate, centro per l'impiego, agenzia INPS, comunità montana e giudice di pace. Pur appartenendo alla provincia di Avellino, Ariano Irpino (unitamente ai comuni del circondario) soggiace alla competenza territoriale del tribunale di Benevento.[160]

SportModifica

 
Panoramica dell'arena-stadio

La principale compagine sportiva locale è la società di pallacanestro femminile Basket Ariano Irpino, militante in Serie A2.

La maggiore squadra calcistica maschile è invece la Vis Ariano Accadia (erede dell'Unione Sportiva Ariano fondata nel 1946) iscritta al campionato di Eccellenza.

Vi è infine la società GSA Pallavolo Ariano con due compagini, maschile e femminile, entrambe militanti nel campionato di Prima divisione.[161]

Impianti sportiviModifica

Lo stadio "Silvio Renzulli", costruito nella prima metà del Novecento, è situato lungo un pendio alle falde della Villa comunale; oltre al campo di calcio in erba sintetica con spalti per 1200 posti[162], vi è un campo da tennis (coperto nella stagione fredda) ubicato più a monte, all'interno del perimetro della Villa[163].

Il palazzetto dello sport[164], omologato per uso professionistico con 2000 posti, ha ospitato nel 2019 alcuni eventi della XXX Universiade estiva[165]; l'arena-stadio in erba naturale, omologata per uso agonistico, dispone a sua volta di spalti per 2000 posti[166].

Il ventaglio degli impianti sportivi cittadini è completato dal campo polivalente coperto "La Maddalena"[167] e dal complesso sportivo "La Tartaruga"[168].

NoteModifica

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