Ariano Irpino

comune italiano
Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoDomenico Gambacorta (FI) dal 9-6-2014
Territorio
Coordinate41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)Coordinate: 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)
Altitudine788 m s.l.m.
Superficie186,74 km²
Abitanti22 535[1] (30-4-2017)
Densità120,68 ab./km²
Comuni confinantiApice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale83031
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064005
Cod. catastaleA399
TargaAV
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 410 GG[2]
Nome abitantiarianesi
Patronosant'Ottone
Giorno festivo23 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Ariano Irpino
Ariano Irpino – Mappa
Posizione del comune di Ariano Irpino all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (IPA: [a'rjano ir'pino], semplicemente Ariano in dialetto arianese), è un comune italiano di 22 535 abitanti[1] della provincia di Avellino in Campania. La cittadina costituisce il principale centro demografico della provincia dopo il capoluogo[3] (da cui dista circa 50 km) mentre I suoi 186,74 km² di ampiezza ne fanno il comune più esteso dell'intera regione[4]. Sede episcopale fin dall'alto medioevo, si fregia inoltre del titolo di Città e del ruolo di Ente capofila nell'ambito di un'area urbana vasta[5] che abbraccia l'intero settore Nord del territorio provinciale.

Indice

Geografia fisicaModifica

 
Il centro storico sulla sommità del Tricolle

TerritorioModifica

La città è situata nell'Appennino campano, quasi a cavallo tra le regioni Campania e Puglia ed in posizione pressoché equidistante dai mari Tirreno e Adriatico, tanto che la linea spartiacque attraversa per decine di chilometri il tenimento comunale[6] al cui centro geografico è ubicato un importante valico appenninico, la sella di Ariano.

L'agro rurale è solcato dai torrenti Cervaro e Fiumarella e lambito dai fiumi Ufita e Miscano. L'altitudine varia dai 179 agli 811 m s.l.m.[7] mentre la superficie territoriale si attesta sui 186,74 km², la più ampia di tutta la Campania[4], maggiore anche del capoluogo Napoli distante circa 100 km.

Il territorio comunale, riconosciuto per legge come "interamente montano"[8], è costituito da stratificazioni detritiche incoerenti ad elevato tenore in carbonato di calcio, le quali si dispongono a formare un paesaggio alquanto impervio e inciso da valli incassate ove non mancano i dirupi (di natura puramente erosiva)[9]. Fanno eccezione le aree nord-orientali (fra la valle del Cervaro e il bacino del Miscano), che si dispiegano in ampi altipiani ondulati poggianti su rocce relativamente più antiche e compatte[10], e le ristrette piane alluvionali localizzate sull'opposto versante lungo la valle dell'Ufita.[11]

In particolare il centro cittadino sorge su tre alti colli (Castello, Calvario e San Bartolomeo) in posizione dominante, tanto che dai punti più panoramici (e in particolare dalla sommità del castello) è possibile ammirare a ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud Trevico e l'Appennino lucano, a est il Vulture con i monti della Daunia e a nord i monti del Sannio con il massiccio del Matese e, più in lontananza, i monti della Meta e la vetta della Maiella, sicché sono visibili alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane[12].

In virtù della sua particolare configurazione orografica, Ariano Irpino è definita la città del Tricolle.[13]

SismicitàModifica

I terremoti più distruttivi furono quello del dicembre 1456 (che sconvolse in egual misura gran parte delle regioni italiane centro-meridionali) e quello del novembre 1732 (il quale ebbe epicentro proprio in valle Ufita)[15]. Nel corso del Novecento la città è stata colpita per tre volte da eventi sismici di magnitudo 5 o superiore (luglio 1930, agosto 1962 e novembre 1980).[16]

ClimaModifica

Situata in un'area appenninica interna[17], la città è caratterizzata da un clima di tipo temperato fresco.

Le precipitazioni sono moderate, mediamente non superiori agli 800 mm annui[18], con massimi fra novembre e dicembre e minimi tra luglio e agosto[19]. Nel corso del semestre freddo (fine ottobre - fine aprile) si verificano sporadiche nevicate, mentre occasionali sono le grandinate estive.

La stazione meteorologica di Ariano Irpino è ubicata nell'estrema parte alta della città, a quota 794 m s.l.m.. Dall'analisi matematica delle medie termiche nel trentennio di riferimento 1961-1990, si evince che i valori minimi di temperatura si registrano mediamente nell'ultima decade di gennaio (mese più freddo con una media termica di +3,8 °C) mentre quelli massimi agli inizi di agosto (mese più caldo con un valore medio di +21,6 °C).[20]

ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 7,17,810,414,518,623,627,127,223,217,412,08,87,914,526,017,516,5
T. min. mediaC) 0,60,93,06,19,713,716,016,013,99,65,62,71,46,315,29,78,2

Origini del nomeModifica

 
Stampa del 1703; all'epoca la città era denominata semplicemente Ariano

L'etimologia del nome "Ariano" deriverebbe, secondo la tradizione, dal latino Ara Iani[22], un altare realizzato in onore del dio Giano. Più verosimilmente l'origine risale al nome di persona tardo-latino Arius cui è unito un suffisso prediale[23][24]. La formulazione "Ariano Irpino" (con riferimento al distretto storico-geografico dell'Irpinia) ha sostituito nel 1930 la precedente denominazione "Ariano di Puglia" che era stata resa ufficiale dal 1868, ma risultava in uso[25] fin dai tempi del ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava su Salerno (considerata allora la "capitale della Puglia", tanto che il suo dialetto era il "volgare pugliese")[26]. In ogni caso l'aggiunta di un epiteto al nome "Ariano" era giustificata dalla necessità di distinguere il comune dall'omonimo centro nel Polèsine.

StoriaModifica

 
La rupe de La Starza, popolata per millenni in epoca preistorica. In basso è visibile la fonte sorgiva

PreistoriaModifica

Le prime tracce di insediamenti umani sono state rinvenute nel settore nord del territorio comunale[27], precisamente sulla rupe de La Starza alle cui falde vi è una fonte sorgiva perenne. I reperti preistorici, vestigia di un villaggio di capanne risalente al Neolitico inferiore, sono databili dal VII millennio a.C. fin verso il 900 a.C. quando il sito venne abbandonato.[28]

ProtostoriaModifica

Alle prime popolazioni appenniniche seguirono gli Irpini, una bellicosa tribù dei Sanniti della quale però non restano (in città come nel resto d'Irpinia) che scarsissime tracce, probabilmente perché le loro abitazioni erano costituite da semplici tuguri mentre le rozze fortezze che essi edificarono nei punti strategici vennero poi, in epoca alto-medioevale, sistematicamente riconvertite in ben più imponenti strutture fortificate (torri, rocche, castelli)[29]. Gli unici reperti rinvenuti in ambito cittadino, relativi a un insediamento sul colle Pàsteni, non sono databili con certezza mentre restano ancora inesplorate le numerose grotte esistenti[30]. Pertanto l'eventuale presenza di una roccaforte irpina in cima al Tricolle (con l'obiettivo strategico di controllare e contrastare le due colonie romane di Benevento e Lucera) rimane un'ipotesi suggestiva ma non suffragata da prove.

Epoca romanaModifica

Di origine romana[27] è invece il borgo di Aequum Tuticum, sorto sull'altipiano di Sant'Eleuterio a non molta distanza dall'antico insediamento de La Starza. Benché la seconda parte del nome (Tuticum) sia un termine osco (ossia pre-latino)[31], il vicus andò sviluppandosi lungo un'antica strada romana la cui esistenza è attestata da alcuni cippi miliari del II secolo a.C. riportanti l'iscrizione Marcus Aemilius Lepidus[32]. Il borgo venne citato per la prima volta da Cicerone che, in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scriveva proprio da Aequum Tuticum definendolo una "sosta obbligata verso l'Apulia".[33]

 
Aequum Tuticum all'incrocio fra le vie Herculea (blu) e Traiana (rosso), alternative alla più antica via Appia (bianco)

Il periodo di massimo splendore giunse però in epoca imperiale quando il borgo divenne anche il punto d'incrocio fra l'Appia Traiana e la via Herculea.[34]

MedioevoModifica

Le ripetute invasioni barbariche del IV-VI secolo determinano la rapida decadenza di Aequum Tuticum che viene quindi abbandonata. Le sanguinose guerre che l'Impero bizantino scatena contro Ostrogoti e Longobardi inducono soldatesche e popolazione civile a rifugiarsi sul "Tricolle", luogo più elevato e quindi meglio difendibile. In particolare, con l'affermarsi del ducato longobardo di Benevento vengono erette, entro il secolo VIII, le prime strutture fortificate del castello a difesa dai domini bizantini[35] e a quel periodo risale anche la prima attestazione del toponimo "Ariano".[36]

Tuttavia a partire dalla metà del IX secolo il principato di Benevento entra in crisi subendo dapprima la scissione di Salerno, quindi l'occupazione bizantina (che coinvolse anche Ariano[37]) ed infine la sottomissione a Capua. Tra il 1016 ed 1022, in un contesto politico ormai frammentato, la contea di Ariano viene quindi usurpata da un gruppo di cavalieri normanni capeggiati da Gilberto Buatère e assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda ribelle al dominio bizantino e alleato coi principi longobardi[38]. La contea, che soppianta il preesistente gastaldato, è considerata la prima dominazione normanna in territorio italiano[39].

Con i Normanni che nel giro di pochi anni cancellarono dall'Italia meridionale Longobardi e Bizantini, Ariano assunse un ruolo di primaria rilevanza: il castello venne potenziato e la città, ormai a capo di una vasta grancontea, divenne uno dei centri più importanti del tempo[40]. In quello stesso periodo storico visse ed operò in Ariano Ottone Frangipane (morto nel 1127), poi santificato e prescelto come protettore della città.[41]

 
L'Italia meridionale nell'XI secolo, l'epoca di massimo splendore per la città di Ariano

Proprio nel castello appena ristrutturato Ruggero II d'Altavilla detto il Normanno, vi tenne nel 1140 il suo primo parlamento nella parte continentale del regno di Sicilia. Qui emanò le Assise di Ariano, la nuova costituzione del regno. Tale corpus legislativo, una sintesi di diverse insigni tradizioni giuridiche, verrà adottato con poche variazioni nelle costituzioni di Melfi. Nello stesso anno viene battuto il ducato[38]. Tuttavia il rapido e disordinato sviluppo urbano lungo un crinale maestoso ma geologicamente fragile determinò la progressiva formazione degli enormi burroni che tuttora circondano il centro storico. Al 1180 risale infatti la prima attestazione della città che viene "inghiottita" da un presunto "terremoto".[42][15]

Con l'avvento della dominazione sveva sul trono del Regno di Sicilia inizia per la città un periodo infelice fatto di guerre, saccheggi e devastazioni. In particolare nel 1255 Manfredi di Svevia (figlio di Federico II) assedia la città, che aveva appoggiato l'esercito papale contro di lui. Ariano resiste strenuamente finché un gruppo di soldati lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, viene accolto nella città. Durante la notte essi rivelano però le loro vere intenzioni saccheggiandola e distruggendola col fuoco, oltre a far strage degli abitanti[43]. A ricordo del tragico evento vi è ancora una via chiamata per tale motivo "la Carnale".

In seguito, nel 1269, Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, decide di ricostruire la città. Nell'occasione, quale segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, dona alla città due sacre spine della corona di Cristo[43] (donategli dal fratello Luigi IX di Francia detto il Santo), tuttora custodite nel Museo degli argenti.

 
Sant'Elzeario e Beata Delfina, conti e compatroni di Ariano, venerati anche nella natia Provenza

Durante il regno degli Angioini, la contea di Ariano viene retta da esponenti della famiglia provenzale dei de Sabran dal 1294 al 1413. Tra i vari conti di questo periodo spicca la figura di sant'Elzearo, figlio di Ermengao, e la moglie, beata Delfina di Signe, compatroni di Ariano. Ai primi del Quattrocento la città risente della lotta fra Angioini.e Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano, mentre nel 1440 viene concessa da re Alfonso nelle mani del gran siniscalco Inigo de Guevara, il quale si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del regno di Napoli.[43]

La città, unitamente a gran parte del centro-sud peninsulare, viene poi devastata dal terremoto del 1456, forse il più disastroso registrato in Italia nel corso del II millennio; ciò accadde quasi nel mezzo del dominio aragonese che durerà fino al 1485.quando Pietro, figlio di Inigo, perde la contea a seguito della sua partecipazione alla congiura dei baroni. Nell'anno successivo la città rientra nel demanio e vi resta fino al 1495[43]. Nel frattempo il 1493 si rivela un altro anno funesto a causa di un'epidemia di peste che sconvolge il regno di Napoli.[43]

Età modernaModifica

A partire dalla fine del 1494 la città, per la sua rilevanza strategica, si trova coinvolta nelle grandi guerre d'Italia tra Francia, Spagna e Sacro Romano Impero. Le varie battaglie perdureranno fino al 1559 causando danni immensi sia nell'area urbana (ove perfino le campane delle chiese vennero fuse per ricavarne armi) che nelle campagne (laddove si compì una strage di alberi, e in particolare di olivi, per ricavare il legname necessario ad alimentare le fonderie)[43]. Fu a seguito di tali eventi infausti che Ariano ottenne, quale forma di ristoro, il "beneficio perpetuo" dell'istituzione delle "Cinque Fiere" annuali tuttora esistenti.[44]

Nel frattempo, nel 1495, la città era stata comprata da Alberico Carafa, il quale ottenne dal re Ferdinando II di Napoli il titolo di duca di Ariano nel 1498. I Carafa conserveranno il Ducato fino al 1532, quando passò dapprima ai Gonzaga ed infine (nel 1577) ai Gesualdo[43]. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale. Il 2 agosto 1585 infatti Ariano si riscatta, viene reintegrata nel demanio e diventa città regia, venendo a dipendere direttamente dai viceré di Napoli[27]. Questo status la porterà nei secoli successivi a rimanere fedele alla corona e ad opporsi energicamente ai moti di Masaniello del 1647-48, fino a subire l'assedio[45] e il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia.[43]

Gravemente danneggiata da un sisma nel 1702, la città venne poi devastata dal terremoto del 1732[43]. Nel secolo successivo, con l'istituzione del distretto di Ariano nel 1806, si registrò invece una crescita demografica della popolazione, la quale si mantenne in maggioranza fedele ai Borbone opponendosi ai moti del Risorgimento ma ricadendo poi nella piaga del brigantaggio,[46]

Età contemporaneaModifica

 
Uno scorcio del Castello nel fatidico anno 1930

In epoca post-unitaria la città fu sede del collegio elettorale e del circondario di Ariano di Puglia, che vennero però soppressi rispettivamente nel 1919 e nel 1926[47]. Fin dal 1868 il comune aveva infatti ufficialmente acquisito[48] la denominazione (tradizionale ma approssimativa) di "Ariano di Puglia"[49] che poi nel 1930 venne rettificata in "Ariano Irpino"[48]. Proprio nel 1930 la cittadina fu duramente colpita dal terremoto del Vulture mentre nei successivi decenni si ebbero altri gravi danni, dapprima nel corso della seconda guerra mondiale, poi ancora a seguito del sisma del 1962 quando molti edifici risultarono danneggiati[50] e infine per effetto del terremoto del 1980 che provocò, fra l'altro, il crollo del campanile della basilica cattedrale[51]. In risposta a tali eventi infausti si è registrata una notevole espansione urbana verso le periferie mentre la ricostruzione del centro storico è stata solo parziale.[52]

SimboliModifica

Lo Statuto comunale della Città[53] afferma che

« Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ha i tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani). »

OnorificenzeModifica

  Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[54]»
— 26 ottobre 1952

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
La facciata cinquecentesca della Basilica Cattedrale

Architetture religioseModifica

Cattedrale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).

La basilica cattedrale è intitolata a Maria santissima Assunta in cielo, a sant'Ottone Frangipane (protettore della città) e a sant'Elzearo da Sabrano (compatrono), le cui tre statue spiccano sui portali. Riconosciuta fin dal 1940 quale monumento nazionale[55], ha poi ottenuto da papa Giovanni Paolo II il titolo di basilica minore nel 1984[56]. Al suo interno vi è un fonte battesimale del secolo XI[57] oltre al museo degli argenti.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Eretta originariamente nell'XI secolo, venne danneggiata dal terremoto del 1456 e infine ricostruita dopo il sisma del 1732. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno custodisce una statua lignea di san Michele ed il seggio vescovile in stile tardo-catalano del 1563.[58]

Chiesa di Sant'Anna

Situata in via Mancini alle spalle del municipio e custodita dalle Suore dello Spirito Santo, conserva due altari del Seicento.[58]

Chiesetta di Sant'Andrea

Adiacente al Palazzo de Piano-D'Afflitto, a breve distanza dalla centrale piazza Plebiscito, risale al Quattrocento.[58]

Chiesa di Sant'Agostino

Sita nell'antica piazza Ferrara, custodisce un altare della Consolazione del Cinquecento, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto adornato da fregi e sculture simboliche.[58]

Chiesa di San Pietro alla Guardia

È ubicata nell'antico rione Guardia e risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico, mentre al suo interno vi è un altare quattrocentesco.[58]

Chiesa di San Giovanni Battista

Ricostruita dopo il terremoto del 1732, conserva però un antico fonte battesimale a forma di calice.[59]

Santuario della Madonna del Carmelo

Situato nel rione San Rocco, fu edificato nel 1688[60]. Poco più a valle è visibile l'ex convento dei Cappuccini fondato nel 1583.[59]

Chiesa di San Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo alle falde del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. A lato della costruzione vi è un eremo nel quale trascorse gli ultimi anni della sua vita sant'Ottone Frangipane (patrono della città e della diocesi)[58], cui è dedicato l'ospedale cittadino ubicato nei pressi.

Chiesetta del Crocifisso

Situata lungo l'antica stradina che conduceva all'eremo di sant'Ottone, fu edificata a seguito di un evento miracoloso attribuito a quel santo.[59]

Grotta di Santa Maria di Lourdes

Costruita ad imitazione del celebre luogo sacro francese, venne consacrata nel 1922[61]. È ubicata a breve distanza dalla zona ospedaliera.

Chiesetta di Santa Maria del Loreto

È situata lungo un pendio a valle del Castello, fuori dal centro storico. In un inventario del 1517 presentato al vescovo Diomede Carafa la si trova già citata con annessi una camera e un “horto"[43].

Chiesetta dei Martiri

Edificata nel Cinquecento nell'omonima località periferica, presenta un portale con l'effigie del cardinale arianese Diomede Carafa.[59]

Santuario di Valleluogo

Ubicata a 4 km dal centro in una valle ricca di acque e di alberi secolari, nel luogo di un'antica apparizione mariana, divenne meta di pellegrinaggi (soprattutto nel giorno di Pentecoste) fin dal basso Medioevo. Custodisce una statua della Madonna risalente al Quattrocento[58].

Santuario di San Liberatore

Situato a 4 km dal centro storico, ha origini assai antiche[46] ma venne ricostruito dopo il sisma del 1732. Dedicato al compatrono san Liberatore (di cui custodisce una statua lignea del 1349[57]), è meta di pellegrinaggi soprattutto in occasione del 15 Maggio.[58]

Architetture militariModifica

Il Castello
 
Il castello all'interno della Villa Comunale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello normanno (Ariano Irpino).

Il castello sorge sulla vetta dell'omonimo colle, nella parte più alta e panoramica del territorio cittadino. Già esistente in epoca longobarda, venne ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dapprima dagli Angioini e quindi dagli Aragonesi[62]. Abbandonato definitivamente al termine delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo, è stato parzialmente restaurato agli inizi del III millennio. Circondato dall'ampia Villa Comunale, ospita il museo della civiltà normanna.[63]

Le Torrette

Nel settore nord-orientale dell'agro comunale, lungo la valle del Cervaro, si trovano tre torri di avvistamento di epoca medievale poste a presidio dei vasti altipiani che si estendono in quelle aree:[59]

  • la Torre delle Ciàvole, situata non lontano dalla stazione di Pianerottolo e riutilizzata a lungo come masseria, è quella meglio conservata,
  • la Torretta di Camporeale, ubicata sull'altipiano omonimo lungo l'antica via Herculea, venne pure trasformata in masseria ma fu presto abbandonata
  • la Torre de li Pizzi, situata presso il Tratturo Pescasseroli-Candela lungo la strada provinciale che conduce al borgo medioevale di Zungoli, si conserva in forma di rudere su di una suggestiva altura boscosa a strapiombo sul fiume Cervaro.

Architetture civiliModifica

 
Palazzo Bevere-Gambacorta

I palazzi storiciModifica

Palazzo Bevere-Gambacorta

Situato presso il centro pastorale diocesano San Francesco d'Assisi, risale agli inizi del Settecento[59]. Ha ospitato il ginnasio fondato nel 1867 e intitolato a Pietro Paolo Parzanese.

Palazzo San Giacomo

Ubicato nello storico rione Tranesi che per secoli ha ospitato le fornaci dei ceramisti, dal 2015 costituisce il polo didattico-scientifico del Museo della ceramica.[64]

Palazzo Forte

Edificato nel Seicento, fu sede della sottoprefettura di Ariano di Puglia fino al 1926. Dal 1991 ospita il Centro europeo di studi normanni nonché il Museo civico e della ceramica[59].

Palazzo Anzani

Sita in via Donato Anzani la struttura, eretta nel XVII secolo, è adibita a sede del Museo archeologico.[59]

Palazzo de Piano-d'Afflitto

Noto come Palazzo della Duchessa, sorse lungo via Rodolfo d'Afflitto probabilmente nel medioevo quale casa-torre e fu poi ristrutturato dapprima nel Cinquecento e quindi nel XVIII secolo.[59]

Palazzo Vitoli-Cozzo

Sito in via Ireneo Vinciguerra, risale al Settecento. In adiacenza vi è la cappella di Sant'Antonio di Padova, eretta nel 1731.[59]

Le masserieModifica

Queste maestose strutture architettoniche rurali vennero edificate tra il Medioevo e il Rinascimento utilizzando le pietre estratte dalle numerose cave esistenti in loco oppure sfruttando i ruderi dei preesistenti casali alto-medioevali[46]. Le masserie più imponenti sorgono sugli altipiani che si estendono nel settore nord dell'agro comunale:

  • Falceta, ubicata presso il tratturello Camporeale-Foggia, aveva una prevalente destinazione zootecnica[59]
  • Montefalco, anche questa situata lungo il tratturello, alle falde di un'antica cava di pietre[46]
  • Chiuppo de Bruno, prese il posto dell'antico casale di San Donato[46] lungo l'antica via Herculea. I ruderi della cappella di San Donato sono tuttora visibili
  • Sprinia, ubicata lungo la via Traiana, una strada romana rimasta in uso fino alla fine del Medioevo[59]
  • Sant'Eleuterio, sorta al posto di un casale omonimo[46] che a sua volta era situato presso il borgo romano di Aequum Tuticum[59].

Agli inizi del III millennio l'intera area, già in parte vincolata dalla soprintendenza archeologica di Salerno e Avellino, è stata posta definitivamente sotto tutela[65].

Le fontaneModifica

Monumentali sono le "Règie Fontane", edificate nel 1757 per volontà di re Carlo III di Borbone ad uso dei viandanti lungo la "Strada Regia delle Puglie" che collegava Napoli (capitale del Regno) alla terra di Capitanata[46]. Nell'ambito del territorio comunale se ne ammirano quattro: il Càrpino della Pila ("càrpino" in dialetto arianese significa "abbeveratoio"), la Fontana della Maddalena, il Càrpino della Tetta (detta anche Fontana di Sant'Antonio) e la Fontana di Camporeale, meglio nota come Fontana di Ponte Gonnella.[59]

Ben diverso era invece lo stile architettonico delle antiche fontane rurali, spesso in pietra grezza, meno elevate e solitamente coperte. Un esempio davvero ragguardevole è dato dalla cinquecentesca Fontana del Brecceto[59], situata lungo la strada comunale che conduce al santuario di San Liberatore.

Aree naturaliModifica

 
La Villa Comunale, il giardino del Castello Normanno
La villa comunale

La villa comunale, realizzata tutt'attorno al castello normanno nel 1876[46], si estende per oltre 50.000 [66] tra prati, fiori, siepi e alberi d'alto fusto. Fra questi ultimi spiccano i secolari cedri del Libano[67] e, sul lato nord, l'ombroso viale degli ippocastani. Ai piedi del castello sono collocati poi il parco giochi e i reperti archeologici di Aequum Tuticum mentre sul versante sud vi sono il busto di Pietro Paolo Parzanese, l'antica Croce longobarda[59] e il monumento ai Caduti[68]. Sovente innevata d'inverno, per via delle sue ampie vedute panoramiche costituisce il belvedere d'Irpinia.

Boschetto Pàsteni

Si tratta in effetti di un bosco d'alto fusto con fitta vegetazione mista (conifere e latifoglie). Situato sul versante nord del centro storico, dispone di un'area attrezzata per escursionisti[69]. Tra gli alberi presenti spicca un raro esemplare di olmo secolare, probabilmente immune alla grafiosi.

Panoramica Russo-Anzani

Questo viale percorre il perimetro delle antiche mura cittadine, parte delle quali sono tuttora visibili[59]. Sita in posizione assai panoramica con esposizione a levante, sovrasta l'unica selva di abeti presente nel territorio cittadino.

Muraglioni dei Tranesi

Situati su di una rupe a strapiombo esposta a ponente, nell'area delle antiche fornaci dei ceramisti[70], questi contrafforti rappresentano uno dei punti più panoramici della città[59].

Regio Tratturo
 Lo stesso argomento in dettaglio: Tratturo Pescasseroli-Candela.

Questo antico tracciato erboso, che attraversa le vaste lande situate nel settore nord-orientale dell'agro comunale, è legato fin dall'antichità alla transumanza di armenti dall'Abruzzo alla Puglia[71]. Lungo in tutto 114 miglia per una larghezza originaria di 111,60 metri, era anche denominato la “via della lana”[13]. Il tratto che meglio si è conservato fino ai giorni nostri, quello che attraversa l'altipiano di Camporeale, è meta di escursionisti a piedi, in bici o a cavallo.

Dallo stesso pianoro di Camporeale (ove il Tratturo entrava in connessione con la via Herculea), si distacca una diramazione per Foggia, il Tratturello, il cui tracciato ripercorreva invece quello dell'antica via Traiana[32].

Siti archeologiciModifica

Nel territorio comunale vi sono due siti archeologici, entrambi ubicati circa 10 km a nord del centro cittadino. Molti dei reperti rinvenuti in queste aree sono esposti nel locale Museo archeologico poiché ambedue i siti non sono visitabili.[72]

La Starza
 Lo stesso argomento in dettaglio: La Starza (Ariano Irpino).

Quest'area archeologica, situata su di un poggio gessoso a 410 m s.l.m. nella valle del Miscano, consiste nel più antico insediamento preistorico del Neolitico inferiore (VI millennio a.C.) in Campania[73]. I reperti rinvenuti attestano un'occupazione pluri-millenaria durante tutto il Neolitico e l'età del bronzo fino all'abbandono avvenuto a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.) e preceduto dalla fortificazione dell'insediamento mediante l'erezione di una cinta muraria.[74]

Aequum Tuticum
 Lo stesso argomento in dettaglio: Aequum Tuticum.

I resti di questo borgo romano si trovano a 575 m s.l.m. sull'altipiano di Sant'Eleuterio[75]. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi entro il I secolo e divenuto poi, in epoca imperiale, un importante snodo viario, infine decaduto e abbandonato alla fine dell'età antica a seguito delle invasioni barbariche.[76][77]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[78]

 


Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2008 gli stranieri residenti sul territorio comunale risultavano essere 268 (1,2% del totale), di cui 98 maschi e 170 femmine.[79]

Le comunità più numerose sono le seguenti:

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto arianese.

Nell'ambito del territorio comunale accanto alla lingua Italiana si parla una particolare varietà[80] del dialetto irpino.

ReligioneModifica

La città è sede della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento. In particolare nell'ambito cittadino si contano 15 parrocchie e 4 santuari diocesani.[81]

Tradizioni e folcloreModifica

Le Sante SpineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: § Medioevo.

Nella seconda metà del secolo XIII re Carlo I d'Angiò donò alla città due Sacre Spine della corona di Cristo ai superstiti della strage a tradimento compiuta dai Saraceni nel 1255, quale riconoscimento alle vittime del martirio[43]. In memoria di quei fatti memorabili si tiene annualmente[82] (nel mese di agosto) la Rievocazione storica del dono delle Sante Spine[83]. Le Sacre Spine sono tuttora custodite nel locale Museo degli argenti.

Le Cinque FiereModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: § Età moderna.

Nella seconda metà del Cinquecento la città ottenne il "beneficio perpetuo" dell'istituzione di cinque fiere annuali quale forma di ristoro per i gravissimi danni patiti nel corso delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo. Le fiere dovevano tenersi la domenica delle Palme, la domenica in Albis, il 13 Giugno, l'11 Agosto e il 27 Settembre[43]. Tuttavia nel corso del Novecento le due ultime vennero traslate (per motivi religiosi) rispettivamente al 16 Luglio e al 1 Novembre mentre, al fine di evitare qualsiasi commistione con il mercato settimanale, quest'ultimo venne differito al mercoledì. Le fiere tematiche (a cadenza variabile) vennero invece delocalizzate in un moderno centro fieristico[84].

Istituzioni, enti e associazioniModifica

 
Sant'Ottone, patrono della città, cui è intitolato l'ospedale sorto presso il suo eremo

OspedaleModifica

L'ospedale civile "Sant'Ottone Frangipane" venne fondato nel 1410 e, come tutte le analoghe strutture dell'epoca, accoglieva inizialmente sia gli infermi che i pellegrini[46]. A seguito degli eventi sismici verificatisi nel Novecento il nosocomio venne interamente ricostruito poco più a valle, in prossimità dell'eremo[85] in cui visse il santo al quale l'ospedale è dedicato.

Istituto di AssistenzaModifica

Questa struttura, specializzata nell'assistenza geriatrica e realizzata grazie ai lasciti raccolti da Francesco Capezzuto (vescovo di Ariano dal 1838 al 1855) cui è intitolata, sorse nel 1873 e fin dal 1891 occupa la sede attuale, nel centro della città.[46]

Fondazione MainieriModifica

Sorta grazie al lascito del benefattore Vincenzo Mainieri (nato in Ariano nel 1853), l'istituzione si occupa della formazione alle persone diversamente abili.[86]

Centro MinervaModifica

Fondata nel 1982 in un'area verde alle porte della città, questa struttura sanitaria è specializzata nel settore riabilitativo.[87]

Silenziosi Operai della CroceModifica

Si tratta di un'associazione internazionale privata di fedeli[88] la cui casa madre è sita nel territorio comunale, presso il santuario di Valleluogo[89]. Nella grande struttura vi è, fra l'altro, un centro di riabilitazione psicomotoria.[90]

Suore dello Spirito SantoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Suore dello Spirito Santo (Ariano Irpino).

Questa congregazione, fondata proprio in Ariano nel 1896, svolge la sua opera nel.campo socio-assistenziale e, a partire dal 1986, anche all'estero in ambito missionario[91]. La casa madre è situata nel cuore del centro storico, adiacente al municipio.

CulturaModifica

 
Re Ruggero II, il sovrano delle Assise di Ariano

IstruzioneModifica

RicercaModifica

La città è sede del Centro europeo di studi normanni, sorto nel 1991 per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi e finalizzato alla ricerca sulla civiltà normanna nell'Europa medievale.[92]

Nel 2006 è stato invece inaugurato, alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, il centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare), il quale persegue la missione di contribuire al progresso della ricerca in campo medico-scientifico.[93]

UniversitàModifica

BioGeM Campus[94] promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica. L'offerta didattica prevede:

  • Corso di laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche
  • Dottorati di ricerca
  • Master internazionale di 2º livello in Biogiuridica
  • Master post-universitario UIIP[95].

La città è inoltre sede d'esame dell'Università telematica Pegaso[96].

ScuoleModifica

La città, sede di distretto scolastico, ospita sul proprio territorio 24 plessi didattici[97], cinque dei quali riservati agli istituti d'istruzione superiore.[98][99][100]

BibliotecheModifica

Biblioteca ComunaleModifica

Sita nel centro della città, comprende circa 20.000 volumi nonché stampe di epoca compresa fra il Cinquecento e il Settecento. La raccolta fu costituita nel 1870 grazie all'acquisizione delle opere custodite nei conventi Scolopi di Ariano, Alcantarini di Mirabella e Francescani di Ariano, Montecalvo, Casalbore e San Giovanni del Palco di Lauro (nel 1866 tali Ordini erano stati soppressi e i relativi beni secolarizzati). Per la costituzione della biblioteca fu determinante l'impegno di Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.[101]

Biblioteca CESNModifica

Allestita nella sede del Centro Europeo di Studi Normanni, custodisce 10.000 testi storici medievali oltre ad antichi manoscritti, pergamene e un archivio digitale.[102]

Biblioteca DiocesanaModifica

Ubicata all'interno dell'omonimo museo, conta circa 10.000 testi oltre all'archivio storico della Curia vescovile e alla raccolta completa delle opere del sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese[103].

MuseiModifica

 
Riproduzione del mantello di Ruggero II, esposto nel Museo della civiltà normanna
Museo della Civiltà NormannaModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo della civiltà normanna.

Ubicato all'interno del castello normanno[104], custodisce centinaia di armi storiche autentiche (tra cui un rarissimo pilum romano), una cospicua raccolta di monete medievali, un piatto argenteo di evangelario, pergamene, cinquecentine, incisioni, materiali lapidei e il plastico della battaglia di Hastings. Notevoli sono poi le riproduzioni, tra cui quella del mantello di re Ruggero II indossato all'incoronazione[105].

Museo Civico e della CeramicaModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo civico e della ceramica.

Situato a Palazzo Forte[104], in via Rodolfo d'Afflitto, espone rare edizioni a stampa dei secoli XVI e XVII, la fototeca civica dal 1865 al 1955 e una donazione di ceramiche meridionali-adriatiche del IV-V secolo a.C. Vasta è poi la raccolta di maioliche locali risalenti al Seicento e al Settecento. Il museo dispone anche di un polo didattico-scientifico operante a Palazzo San Giacomo[64] nello storico rione Tranesi che per secoli ha ospitato le fornaci dei ceramisti.

Museo ArcheologicoModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico di Ariano Irpino.

Ospitato in uno storico palazzo[104] in via Donato Anzani, vi si trovano reperti provenienti dal sito neolitico de La Starza, da un insediamento sannitico di Casalbore nonché dal borgo romano di Aequum Tuticum nella valle del Miscano.

Museo degli ArgentiModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo degli argenti (Ariano Irpino).

Ha sede nell'ex Tesoreria della Basilica Cattedrale[104]. Custodisce tra l'altro una tela della Madonna del parto, un ostensorio d'argento di Pietro Vannini, il reliquario contenente le Sacre Spine della corona di Cristo, donate da Carlo I d'Angiò alla città, e una statua in argento del Santo Patrono risalente al Seicento[106].

Museo DiocesanoModifica

Situato lungo via Annunziata nell'ex chiesa di Santa Lucia[104], ospita pitture del Seicento e Settecento napoletano, tra cui "l'Annunciazione" del pittore fiammingo Wenzel Cobergher, varie opere lignee e marmoree oltre a un gran numero di oggetti e arredi sacri[107].

Museo "Giuseppina Arcucci"Modifica

Custodito dalle Suore dello Spirito Santo[104], conserva documenti di archivio delle monache Benedettine Cassinesi di Ariano risalenti al periodo tra il 1565 ed il 1877 oltre a volumi della biblioteca, arredi e oggetti sacri.

Museo "Biogeo"Modifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Biogem § Museo.

Sorto all'interno del centro di ricerca Biogem con il supporto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, questo particolare museo illustra l'origine, l'evoluzione e la storia della Terra e della vita.[108]

MediaModifica

RadioModifica

Ai Radio è un'emittente radiofonica che modula in Fm 107,7 sulle province di Avellino e Benevento[109]. Ha iniziato la programmazione il 10 novembre 2014 raccogliendo l'eredità di Radio Canale 4, la quale era stata fondata sul finire del Novecento.

TelevisioneModifica

Canale 58, diretta da Gianni Raviele, è l'emittente televisiva cittadina. Nata verso a fine Novecento, si caratterizza per un palinsesto focalizzato sull'informazione regionale. Infatti dal 2013 l'emittente, oltre a estendere la copertura territoriale all'intera regione, si è dotata di un proprio sito web.[110]

CucinaModifica

 
Ingredienti "poveri"

La cucina arianese rispecchia fedelmente le tradizioni contadine e pastorali del luogo[111], tanto che le pietanze conservano quasi sempre le denominazioni tradizionali in dialetto arianese. In effetti numerose sono le vivande che vengono preparate con prodotti semplici e frugali: un esempio tipico è dato dal panicuótt, ossia "pane-cotto"[112].

In realtà, oltre al pane casereccio, anche alcuni tagli di pasta (làine, cicatiélli, cavaiuóli) e certe forme di latticini (trézze, próule, casicavàll) e insaccati (capicuóll, sammucchj, salisicchj)[12] sono peculiari di questa terra ad alta vocazione agro-zootecnica[113], mentre fra le carni prevalgono piuttosto quelle bianche degli animali da cortile, spesso farcite e aromatizzate con erbe selvatiche locali[114]. Nonostante la relativa lontananza dai due mari Tirreno e Adriatico (distanti comunque meno di 100 km), non manca qualche portata a base di pesce come ad esempio la caratteristica pizza cu la lice, ossia "pizza con le alici".[111]

Gli ortaggi poi costituiscono da sempre una quota rilevante degli ingredienti in uso, tanto che già nel secolo XIX veniva ad esempio rimarcata[46] la produzione in "quantità immensa di peperoni, detti pipilli"' (denominazione quest'ultima tuttora in auge nel dialetto arianese). Larghissimo è anche l'utilizzo di legumi e verdure (ivi compreso il cardone di Natale), la cui cottura richiede comunque un particolare tipo di pentola chiusa in terracotta, la pignata.[12]

Caratteristica è poi la frutta, tanto che alcune cultivar, soprattutto di ciliegia, sono autoctone[115]. Tradizionale nelle stagioni intermedie è inoltre la ricerca di tipici prodotti del sottobosco: così in primavera si raccolgono li spàlici (l'essenza Asparagus acutifolius, una particolare varietà di asparago più piccola ma più aromatica di quella coltivata), in autunno invece li cardariéll (la prelibata specie fungina Pleurotus eryngii).[111]

Alcuni piatti decisamente più elaborati sono invece esclusivi di certe ricorrenze, come strùffili a Carnevale, casatiéll e pizzpanàr a Pasqua, pipilli chjin e zéppule alla vigilia di Natale, malati alla vendemmia, pizza cu li ccécule alla mattanza del maiale.[111][114]

Per tutte le pietanze il condimento immancabile è l'olio extravergine d'oliva DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita"[116], ricavato localmente da olivi della tipica cultivar ravece.

EventiModifica

 
Ariano Folk Festival

L'Ariano Folk Festival[117] costituisce una rassegna di musica folk. Si articola in due sessioni: la prima ad agosto, l'altra al coperto fra dicembre e gennaio.

L`Ariano International Film Festival[118] è invece una rassegna cinematografica che si tiene annualmente a cavallo fra i mesi di luglio e agosto.

ClassicAriano è poi una rassegna di musica classica curata dalla Società Italiana della Musica da Camera e composta da una serie cadenzata di concerti.[119]

Infine il meeting Le due culture[120] è organizzato annualmente dal centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare) allo scopo di cercare un punto d'incontro tra il sapere umanistico e quello scientifico.[121]

Persone legate ad Ariano IrpinoModifica

 
Il sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese

Geografia antropicaModifica

 
Viale Russo-Anzani, lungo gli spalti delle antiche mura

UrbanisticaModifica

Il centro storico, situato sul crinale del "Tricolle" e di impianto alto-medioevale, ebbe fin dall'origine una forma piuttosto allungata. Esso infatti si disponeva lungo un antico tracciato (verosimilmente una semplice mulattiera) che da Benevento (capitale dell'omonimo ducato longobardo) conduceva verso la Puglia, all'epoca duramente contesa ai Bizantini[46]. Tale percorso è tuttora riconoscibile nei rioni Strada-Annunziata-Piazza Ferrara-Guardia-Pasteni. Altri piccoli quartieri sorsero poi lungo antiche diramazioni: è il caso di Sambuco (vie Santo Stefano-Anzani) lungo un viottolo per Villanova-Zungoli ma anche di San Nicola (vie Parzanese-Intonti) lungo un sentiero per Montecalvo. La cerchia urbana era cinta da mura[122], alcuni tratti delle quali sono tuttora visibili lungo via Russo-Anzani. Invece il Castello, eretto nel punto più elevato, era staccato dal resto dell'abitato[123] attorno al quale vi erano piuttosto alcune distese di pascoli pubblici. I molti burroni che circondano il centro storico non esistevano in origine ma si formarono a seguito di profondi fenomeni erosivi (e conseguenti frane) provocati dell'erronea regimentazione delle acque piovane lungo i ripidissimi pendii e, nel corso dei secoli, hanno inghiottito diversi rioni[46] risultando così non meno dannosi dei terremoti. Tuttavia nel complesso la conformazione urbana subì poche modifiche durante il suo primo millennio di vita, nonostante le tante vicissitudini e il susseguirsi delle dominazioni.

La situazione mutò radicalmente solo nel Settecento, quando re Carlo III di Spagna fece costruire la "via Regia delle Puglie", ossia la prima grande strada che, per ragioni di spazio, si limitava a rasentare il centro antico (attuali corso Vittorio Emanuele - via Nazionale). Fu in quel periodo che bottegai e tavernai si stabilirono in massa lungo la nuova via, fondando così i rioni San Rocco, San Domenico, Valle e Pagliare[46].

Un secondo rivoluzionamento urbanistico si ebbe poi nel Novecento, determinato non solo dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale ma anche dal susseguirsi di tre gravi eventi sismici nell'arco di soli 50 anni (dal 1930 al 1980)[124]. Si determinò allora, oltre all'ampliamento del centro antico a scapito degli antichi pascoli pubblici (rioni San Leonardo, Calvario, Pallottini, Pasteni, Fontananuova), anche la costruzione di nuovi quartieri periferici (Cardito, San Pietro, Sant'Antonio, Martiri) realizzati a mezza costa lungo l'attuale tracciato in variante della strada statale 90 delle Puglie[125]. L'intero centro abitato ha assunto così una conformazione conico-elicoidale di cui però il centro storico (benché solo parzialmente ricostruito) continua a rappresentare il vertice. Infatti il piano urbanistico comunale e il relativo regolamento edilizio, in vigore dal 2010[126], assegnano particolare tutela proprio alla città antica mentre gran parte dell'agro è riconosciuto quale paesaggio rurale.

Frazioni e localitàModifica

Nell'ambito del territorio comunale non vi sono altri centri abitati[125] oltre a quello di Ariano.

Numerosi (circa un centinaio) sull'intero agro sono invece i nuclei abitati sparsi[127] (generalmente denominati contrade), di origine solo relativamente antica. Infatti nel Medioevo l'agro rurale, benché vasto, risultava insicuro e spopolato, in quanto i rari casali fortificati non si rivelarono in grado di resistere ai continui assedi e finirono tutti distrutti[43]. Nel Rinascimento invece, grazie all'accresciuta sicurezza, in tutte le zone rurali si edificarono numerose masserie, molte delle quali erano comunque fortificate[128]. Tuttavia il grosso sviluppo dell'edilizia rurale si è registrato solo in epoca moderna, quando scomparve definitivamente la minaccia del brigantaggio.[46]

Le attuali contrade conservano generalmente le denominazioni tradizionali in dialetto arianese, con frequenti riferimenti toponomastici non soltanto all'orografia e alla vegetazione ma anche al feudalesimo e alla religione[129]. Dall'analisi delle mappe topografiche si evince che, ad eccezione della borgata sorta nell'Ottocento presso la stazione ferroviaria, le aree vallive sono generalmente evitate dagli insediamenti abitativi. In effetti molte delle contrade sorsero su aree collinari, in prossimità di fonti sorgive, ad altitudini comprese tra 200 e 800 m s.l.m.[127].

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

 
Un oliveto in autunno, con le reti distese al suolo per la raccolta

Il settore agro-zootecnico ha assunto fin dall'antichità notevole rilevanza, come attestato sia dall'ampiezza dell'agro comunale (il più esteso della Campania) che dalla predominanza degli insediamenti rurali sparsi[130]. Attualmente la città, facente parte del distretto agrario n°1 "Alto Cervaro"[131] e dell'Associazione nazionale città dell'olio[132], conta il più alto numero di aziende agricole e la più ampia superficie agraria utilizzata di tutta la provincia[133].

Tra i prodotti tipici più rinomati si annoverano le olive ravece (destinate all`estrazione di olio extravergine DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita"[134]), i cereali (per la produzione di pane e pasta), la frutta, i legumi, le carni e i latticini.[135]

ArtigianatoModifica

 
Antiche maioliche arianesi

La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica, di cui si hanno esemplari a partire dal Duecento. Già a quell'epoca era infatti attiva una vera e propria corporazione di ceramisti, come si apprende da documenti angioini: "cives laborantes in creta-extranea vendentes vasa terrea vel vitrea".[136]

In effetti le fornaci erano state avviate da maestri artigiani arabi, giunti in città dalla Sicilia a seguito di re Ruggero II il Normanno. La ceramica prodotta nel Medioevo appariva infatti decorata secondo stili orientaleggianti[137], come attestato dai reperti rinvenuti in gran numero nel castello normanno.

Nel Quattrocento le opere dei maestri ceramisti risentiranno invece dell'influenza dei maestri di Faenza portati in città, intorno al 1421, da Francesco Sforza, conte di Ariano e futuro duca di Milano[46]. Fino a tutto il Cinquecento le maioliche si presentavano smaltate di bianco e decorate con sintetici elementi in azzurro. I famosi bianchi faentini, che verranno poi prodotti in quasi tutte le botteghe italiane di maiolica del Seicento, avevano preso vita in Ariano come a Faenza già nel secolo precedente[137].

Se di questa tradizione millenaria sono testimonianza le vaste collezioni di maioliche custodite nel Museo civico e della ceramica, la produzione attuale non è meno ampia toccando fiasche, borracce, busti, coppe, targhe, figure ed anfore, di forma e decorazioni non meno fini ed elaborate sicché il comune è parte integrante dell'associazione italiana città della Ceramica.[131][138]

IndustriaModifica

Il settore industriale si basa su di un buon numero di imprese di piccole o medie dimensioni, eredi dell'antica tradizione bottegaia e attive principalmente nei settori agro-alimentare, edilizio e metalmeccanico[139]. Molte delle aziende, fra le quali spicca il consorzio biotecnologico BioGeM, sorgono in un'idonea area attrezzata estesa su 100 ettari[140] sull'altipiano di Camporeale, in posizione baricentrica tra Campania e Puglia.

Sull'opposto versante, nella valle dell'Ufita in prossimità dell'autostrada, vi è invece un moderno centro fieristico[84].

In forte crescita è poi la produzione di energie rinnovabili mediante l'implementazione di parchi eolici, secondo l'ottica innovativa dello sviluppo sostenibile.[141]

TurismoModifica

 
Piazza Plebiscito, il cuore pulsante della città

La città vanta un'antica tradizione sia nel campo della ristorazione che per quanto attiene alle strutture recettive. Infatti, trovandosi all'altezza della sella di Ariano (il valico più importante tra Campania e Puglia), ha sempre contato su di un intenso traffico di viaggiatori e viandanti, ai cui bisogni provvedeva una numerosa classe locale di mercanti e tavernai[43]. A seguito però della costruzione della ferrovia nel XIX secolo[142] e dell'autostrada nel secolo successivo[143], si è assistito inevitabilmente a un drammatico calo dei transiti interregionali lungo la vecchia strada nazionale delle Puglie.

Tuttavia le favorevoli caratteristiche climatico-ambientali hanno iniziato a richiamare sul "Tricolle" molti visitatori fin dall'epoca fascista, quando venne ivi creata una colonia montana[61]. Poi, dalla seconda metà del XX secolo, è stato notevole anche l'afflusso di visitatori attratti nella cittadina dal susseguirsi di iniziative culturali, musicali e artistiche, alcune delle quali di alto spessore[144]. Inoltre, grazie alla riscoperta delle vie francigene del sud[145], a partire dagli inizi del XXI secolo si è assistito a un significativo sviluppo del turismo religioso. Rinomato è poi il comparto enogastronomico, tanto che sul territorio si contano una quindicina di aziende agrituristiche[146] e oltre una ventina di ristoranti[147].

Infrastrutture e trasportiModifica

 
La città a metà strada fra i due mari, adiacente all'A16

StradeModifica

L'asse portante della viabilità cittadina è costituito dalla strada statale 90 delle Puglie che, unitamente alle sue varianti 90bis e 90dir[148], attraversa l'intero territorio comunale consentendo i collegamenti tanto con il limitrofo casello A16 di Grottaminarda (lungo la direttrice per Avellino - Benevento) quanto con la vicina Puglia (sulla direttrice per Foggia).

Vi sono poi numerose strade provinciali, le quali si dispongono a formare una rete a maglie larghe che raggiunge tutti i comuni limitrofi oltre ad alcune sedi suburbane di rilevante interesse, quali la stazione ferroviaria e l'area fieristica[149]. Assai fitto e articolato è infine il reticolo formato dalle strade comunali.

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Ariano Irpino.

La città dispone di una propria stazione ferroviaria situata sulla tratta Benevento-Foggia[150] della linea Roma-Bari e ubicata in una piccola valle a circa 6 km dal centro urbano.

Di notevole rilievo storico è invece lo scalo tecnico di Pianerottolo d'Ariano, situato sul punto di valico della linea[142].

La città è inoltre interessata dal progetto Alta Capacità che prevede, fra l'altro, la costruzione di una nuova stazione RFI nell'ampia valle dell'Ufita, in posizione baricentrica rispetto all'intero comprensorio.[151]

MobilitàModifica

Diverse aziende di trasporto su gomma effettuano collegamenti a lunga percorrenza, in special modo con la capitale Roma (distante oltre 250 km)[152].

I trasporti pubblici interurbani sono invece gestiti dalla società partecipata regionale AIR[153] che garantisce le relazioni con le città di Avellino, Benevento, Foggia, Napoli oltre che con i singoli comuni limitrofi[154].

Il servizio di mobilità urbana è curato infine da un'azienda municipalizzata, l'AMU[155].

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1950 Enea Franza Democrazia e Lavoro, poi MSI Sindaco
1950 1952 Michelangelo Nicoletti MSI Sindaco
1952 1956 Enea Franza MSI Sindaco
1956 1958 Antonio Maresca DC Sindaco
1958 1959 Giovanni Scrivano Comm. pref.
1959 1960 Cherubino Cindolo Comm. pref.
1960 1961 Mario Ortu PSI Sindaco
1961 1965 Antonio Manganiello PLI Sindaco
1965 1970 Fedele Gizzi DC Sindaco
1970 1971 Antonio Dotolo DC Sindaco
1971 1974 Antonio Manganiello PLI Sindaco
1974 1975 Fedele Gizzi DC Sindaco
1975 1980 Vincenzo Aliperta DC Sindaco
1980 1984 Romolo De Furia DC Sindaco
1984 1985 Pasquale Giovannelli DC Sindaco
1985 1990 Domenico Covotta DC Sindaco
1990 1994 Domenico Covotta DC Sindaco
1994 1995 Antonio Napolitano Comm. pref.
1995 1996 Erminio Grasso (lista civica) Sindaco
1996 2000 Vittorio Melito PDS Sindaco
2000 2003 Domenico Covotta PPI Sindaco
2003 2004 Pasquale Napoletano Comm. pref.
2004 2009 Domenico Gambacorta (lista civica) Sindaco
2009 2014 Antonio Mainiero (lista civica) Sindaco
25 maggio 2014 - Domenico Gambacorta FI Sindaco

Il comune è dotato di un proprio presidio di protezione civile[156], coordinato dal sindaco[157]. Quale ente capofila dell'intero ambito territoriale A01[158] la città è inoltre sede di Distretto sanitario, Genio civile, Distretto scolastico, Agenzia delle entrate, Comunità montana, Agenzia INPS e Giudice di pace. Pur appartenendo alla provincia di Avellino, Ariano Irpino (unitamente ai comuni del circondario) soggiace alla competenza territoriale del tribunale di Benevento.[159]

SportModifica

 
Panoramica dell'Arena

La principale compagine sportiva locale è la società di pallacanestro femminile Basket Ariano Irpino, militante in Serie B.

Ha sede nel comune anche la società di calcio maschile USD Vis Ariano 1946 (erede dell'Unione Sportiva Ariano fondata nel 1946) che milita nel campionato di Promozione.

Vi è infine la Società GSA Pallavolo Ariano con due compagini, maschile e femminile, entrambe iscritte al campionato di Prima divisione.[160]

Impianti sportiviModifica

Lo stadio "Silvio Renzulli", costruito nella prima metà del XX secolo, è situato lungo un pendio alle falde della Villa Comunale. Oltre al campo di calcio in erba sintetica con spalti per 1200 posti[161], vi è un piccolo campo da tennis ubicato più a monte, all'interno del perimetro della Villa.[162]

Altre moderne strutture sportive, situate però nelle zone periferiche, sono:

  • il palazzetto dello sport,[163] omologato per uso professionistico con 2000 posti e prescelto per ospitare nel 2019 alcuni eventi della XXX Universiade estiva[164];
  • l'arena "Pietro Mennea"[165], omologato per uso agonistico con 2000 posti;
  • il campo sportivo polivalente coperto "La Maddalena"[166];
  • il complesso sportivo "La Tartaruga"[167].

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Comuni in provincia di Avellino per popolazione, su Tuttitalia.
  4. ^ a b Comuni campani per superficie, su Tuttitalia.
  5. ^ Ambiti territoriali della Campania febbraio 2006
  6. ^ Regione Campania, Settore Tecnico Amministrativo Provinciale, Servizio Istruzione e Cultura - Avellino, Il bisogno culturale, a cura di Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino, Avellino, 1994, tavola n°11 Rete idrologica.
  7. ^ Ariano Irpino - Dati generali, su Comune Ariano Irpino.
  8. ^ Statuto comunale, su Comune di Ariano Irpino. Art. 2, comma 2
  9. ^ Burroni, frane arianesi e...dintorni, su Cultura Ariano.
  10. ^ Consiglio Nazionale delle Ricerche, Carta Tettonica d'Italia, Progetto finalizzato Geodinamica, Unità Operativa 5.2.1/76, Pubblicazione n°269.
  11. ^ Piano d'Ambito (PDF), su Ato Calore Irpino.
  12. ^ a b c Mario D'Antuono, Vieni ad Ariano - Città d'arte, Ariano Irpino, 1998.
  13. ^ a b Descrizione e sintesi dello sviluppo urbano di Ariano Irpino, su Ariano Irpino attraverso la scuola.
  14. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani (XLSX), su Protezione Civile. URL consultato il 9 novembre 2017.
  15. ^ a b Terremoti, su Città di Ariano.
  16. ^ Ecco tutti i terremoti più forti di M. 5.5 della storia d'Italia, su 6 Aprile.
  17. ^ Clima del Mezzogiorno (PDF), su Franco Ravelli.
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