Canale di Suez

canale che divide l'Egitto dalla penisola del Sinai
Canale di Suez
Canale di Suez
Foto del Canale di Suez ripresa dall'orbita terrestre. Fonte: NASA
Stato Egitto Egitto
Lunghezza 193,0 km

Coordinate: 30°42′18″N 32°20′39″E / 30.705°N 32.344167°E30.705; 32.344167 Il Canale di Suez (in arabo: قناة السويس‎, Qanāt al-Suways), è un canale artificiale navigabile situato in Egitto, a ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said (Bûr Sa'îd) sul mar Mediterraneo e Suez (al-Suways) sul Mar Rosso. L'opera fu completata nel 1871. Il canale consiste di due tratte, a nord e a sud del Grande Lago Amaro. Il canale venne realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps su progetto dell'ingegnere trentino Luigi Negrelli. Nel 2015 è stato completato il raddoppio di alcuni tratti del canale.

Indice

DescrizioneModifica

Il canale permette la navigazione diretta dal Mediterraneo all'oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l'Africa sull'Oceano Atlantico lungo la rotta del capo di Buona Speranza, come si era fatto fino all'apertura del canale, avvenuta il 17 novembre 1869. Prima della costruzione del canale alcuni trasporti venivano effettuati sulla rotta del canale (non ancora esistente) scaricando le navi e trasportando le merci via terra dal Mediterraneo al Mar Rosso (o viceversa), dove venivano reimbarcate.

 
Navi in transito nel 2014

Alla costruzione il canale misurava 164 km di lunghezza, 8 m di profondità, 53 m di larghezza e consentiva il transito di navi con pescaggio massimo di 6,7 m. In seguito ai lavori di allargamento (iniziati nel 2010)[1] oggi il canale misura:

  • 193,30 km di lunghezza,
  • 24 m di profondità,
  • 205/225 metri di larghezza

e consente il transito di navi con pescaggio massimo di 20,12 m.

Il canale si compone di:

  • accesso a nord di 22 km;
  • corpo del canale di 162,3 km;
  • accesso a sud di 9 km.

Il transitoModifica

Il transito delle navi è organizzato in tre convogli alternati al giorno (da nord a sud. da sud a nord e ancora da nord a sud), che si incrociano al Grande Lago Amaro e al by-pass di al-Balla. Le navi si susseguono a una distanza di circa un miglio marino, e la velocità è di circa nove nodi. Il transito dura in media circa 15 ore. Ogni nave imbarca alla partenza uno o due piloti, che sono responsabili del rispetto dell'ordine dei convogli e della puntualità dei passaggi ai vari semafori, o posti di segnalazione, presenti ogni 10 km circa; a Ismailia si ha un cambio di pilota. Per ovviare a qualsiasi avaria, partecipano ai convogli dei rimorchiatori locali e le navi devono imbarcare un elettricista. Anche le barche a vela devono imbarcare personale specializzato locale. Inoltre ogni imbarcazione deve avere un proiettore (noleggiabile), per ovviare alla bassa visibilità in caso di tempeste di sabbia.

StoriaModifica

AntichitàModifica

 
Carte del canale dei Faraoni. Tratteggiato il livello del Mar Rosso all'epoca di Sesostris III.

Secondo le Storie del Greco Erodoto[2], intorno al 600 a.C. il faraone Nekao II intraprese lavori di scavo, senza però terminarli.

Il canale fu terminato dal re Dario I, il conquistatore persiano dell'antico Egitto. Dario commemorò la sua opera su diverse steli di granito disposte sulle rive del Nilo, fra cui quella di Kabret, a 200 km da Pie. L'iscrizione di Dario dice[3]:

« Il re Dario ha detto: io sono persiano. Oltre alla Persia, ho conquistato l'Egitto. Ordinai di scavare questo canale dal fiume chiamato Nilo che scorre in Egitto al mare che inizia in Persia. Quando questo canale fu scavato come io avevo ordinato, navi sono andate dall'Egitto fino alla Persia, come io avevo voluto. »

Il canale fu restaurato dal faraone ellenistico Tolomeo II nel 250 a.C.

Nel 30 a.C., come ci racconta Plutarco nella Vita di Marco Antonio, la regina Cleopatra d'Egitto aveva tentato di far passare quello che restava della sua imponente flotta, dopo la battaglia di Azio, attraverso il canale di Suez, per avere accesso al Mar Rosso: tuttavia non vi riuscì, il canale era ormai insabbiato. La regina tentò allora di far trasportare le sue navi, cariche del tesoro d'Egitto, su dei tronchi, ma a causa delle ostilità incontrate da parte di alcune tribù, che diedero fuoco alle prime navi, dovette desistere anche da questo ambizioso progetto. Il canale divenne completamente inutilizzabile in epoca imperiale (Plinio il Vecchio ne descrive i tentativi di costruzione, ma pare non essere a conoscenza del fatto che fosse stato in funzione).[4] Nel corso dei successivi 1.000 anni fu più volte modificato, distrutto e ricostruito, fino al definitivo abbandono del progetto del creatore e dei vari modificatori costruzione nell'VIII secolo sotto il califfo abbaside al-Mansur.

Era modernaModifica

Già nel 1504 alcuni mercanti veneziani proposero ai sultani mamelucchi regnanti in Egitto di collegare il Mar Rosso con il Mediterraneo tagliando l'istmo di Suez. E di questa possibilità si parlò, in ambiente ottomano, per tutto il corso del Cinquecento, in particolar modo nel 1568 con il gran visir Mehmed Pascià.

 
La costruzione del canale

Nel 1799, durante la spedizione in Egitto, il generale francese Napoleone Bonaparte contemplò l'idea di costruire un canale, ma un rilievo preliminare concluse erroneamente che il dislivello fra i due mari fosse di 10 metri, il che avrebbe reso necessario un sistema di chiuse. Nel 1833 un primo progetto di canale fu presentato al viceré d'Egitto Mehmet Ali da Prosper Enfantin, imprenditore, scrittore e pubblicista francese, nonché seguace di Saint-Simon. Nonostante il disinteresse egiziano, i saint-simoniani costituirono nel 1846 una "Société d'étude pour le canal de Suez", che rilevò con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando che la differenza d'altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Questo fu un risultato molto importante perché, rendendo superflue le chiuse, consentiva un costo di costruzione assai minore. Ridotto il rischio di costruzione, rimaneva il rischio di esercizio: il canale imponeva la navigazione a vapore (o comunque a motore), ma solo il 5% delle navi del 1860 ne era equipaggiato.

 
Lo stato dei lavori nel maggio 1862

Il progetto definitivo fu redatto da Luigi Negrelli, un ingegnere nato a Fiera di Primiero, in Trentino, allora parte dell'Impero d'Austria.[5] Nel 1854 Ferdinand de Lesseps, diplomatico francese in Egitto dal 1830, ottenne una concessione da Sa'id Pascià, Khedivè d'Egitto, al fine di costituire una società che costruisse un canale marittimo aperto a navi di ogni nazione e lo gestisse, affittando la terra per 99 anni. Il canale fu infine costruito tra il 25 aprile 1859 e il 1869 da una compagnia francese (Compagnie universelle du canal maritime de Suez, costituita il 15 dicembre 1858) diretta da Ferdinand de Lesseps, con macchinari appositamente concepiti per l'opera.

Il canale, costato il doppio delle stime originali, era di proprietà del governo egiziano (44%) e della Francia (attraverso più di 20.000 azionisti), mentre altre grandi potenze si mostrarono molto scettiche sulla redditività dell'opera.

L'aperturaModifica

La prima nave attraversò il canale il 17 febbraio 1867, ma il canale venne inaugurato il 17 novembre 1869 alla presenza dell'imperatrice Eugenia con una cerimonia sfarzosa, per la quale Johann Strauss II compose la Egyptischer-Marsch (Marcia egizia). Per l'inaugurazione, il kedivè d'Egitto aveva chiesto a Giuseppe Verdi di comporre un inno, ma Verdi, restio a comporre musica d'occasione, aveva rifiutato; i contatti con Verdi comunque continuarono, e culminarono nella composizione dell'Aida, andata in scena al Teatro khediviale dell'Opera del Cairo il 24 dicembre del 1871.[6]

Il canale ebbe un effetto immediato e fondamentale sui commerci mondiali e giocò un ruolo importante nello sviluppare la navigazione a vapore e nell'aumentare la penetrazione europea in Africa, specie orientale, che venne ben presto spartita tra le potenze europee. Il successo del canale incoraggiò i francesi a imbarcarsi nella costruzione del canale di Panama, impresa che però non riuscirono a completare.

Nel 1875 il debito estero dell'Egitto costrinse Isma'il Pascià, successore di Sa'īd, a vendere per 4 milioni di sterline la quota del suo paese al Regno Unito, che così si assicurava il controllo della rotta delle Indie.

Nel 1882, durante una guerra civile, le truppe britanniche vennero dislocate per proteggere il canale (invitata dai britannici a prendere parte all'azione, l'Italia rifiutò). Il 4 aprile 1885, a Parigi, si apre la Conferenza internazionale per il Canale di Suez. Il regime che si vuole applicare al Canale è quello, non della neutralità, ma della libertà. La neutralità chiuderebbe in caso di guerra il Canale alle flotte belligeranti; la libertà invece lo lascia aperto, vietando soltanto le operazioni di guerra in esso e nelle adiacenze.[7]

 
Una delle prime traversate, nel XIX secolo

Il 29 ottobre 1888, la convenzione di Costantinopoli confermò la neutralità del canale (sotto protezione britannica), dichiarato «libero e aperto, in tempo di guerra come in tempo di pace, a qualsiasi nave civile o militare, senza distinzione di bandiera».

Nel 1870 486 navi transitarono per il canale, per una stazza di 437.000 tonnellate. Nel 1890 i transiti furono 3.389, per 6.580.000 tonnellate di stazza. Nel 1910 4.553 transiti (16.580.000 tonnellate di stazza).

Nel corso della Prima guerra mondiale vi furono ben due tentativi da parte dell'Esercito ottomano, guidato dal generale tedesco von Kressenstein, di prendere il canale, in quella che fu chiamata Campagna di Sinai e Palestina.

Durante la seconda guerra mondiale fu difeso tenacemente dagli inglesi nel corso della campagna del Nord Africa.

La crisi di SuezModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Crisi di Suez.
 
British Commandos salgono sui Westland Whirlwind della HMS Theseus durante la crisi di Suez

Nel 1952 ufficiali dell'esercito egiziano al comando del generale Muhammad Nagib e del colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer rovesciarono la monarchia di re Faruq I d'Egitto.

Il 26 luglio 1956 il presidente Nasser, annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez, vitale rotta commerciale verso oriente, in cui le banche e le imprese britanniche detenevano ancora una quota del 44%. Allora mentre Israele occupava il Sinai, il Regno Unito dispiegò le portaerei Eagle, Albion e Bulwark, mentre la Francia fece stazionare la Arromanches e la La Fayette. Regno Unito e Francia iniziarono a bombardare l'Egitto il 31 ottobre per costringerlo a riaprire il canale. Nasser rispose affondando tutte le 40 navi presenti nel canale, chiudendolo di fatto fino all'inizio del 1957. Alcuni giorni dopo le navi britanniche Ocean e Theseus funsero da trampolino di lancio per il primo assalto elitrasportato della storia, mentre paracadutisti britannici dal cielo e fanteria di marina dal mare occupavano il canale.

La crisi si concluse quando l'Unione Sovietica minacciò di intervenire al fianco dell'Egitto e gli Stati Uniti, tramite l'ONU, temendo l'allargamento del conflitto, costrinsero, dal dicembre 1956 al marzo 1957, britannici, francesi ed israeliani al ritiro. La transizione fu gestita dalla Forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF), prima missione di peacekeeping dei caschi blu.

La guerra dei sei giorniModifica

Durante la Guerra dei sei giorni del 1967 le forze israeliane hanno occupato la penisola del Sinai, tra cui l'intera sponda orientale del Canale di Suez. Non volendo permettere agli israeliani di utilizzare il canale, l'Egitto immediatamente ha imposto un blocco che ha chiuso il canale fino al 5 giugno 1975. Come risultato 15 navi da carico, la cosiddetta "Yellow Fleet", rimasero intrappolate nel canale per oltre otto anni.

Il mandato dell'UNEF è scaduto nel 1979. Una nuova forza di osservatori è giunta nel Sinai, la Multinational Force and Observers (dove sono presenti anche militari italiani), di stanza dal 1982, per un graduale ritiro israeliano.

 
Il nuovo canale di Suez

Raddoppio del canale di SuezModifica

Il 6 agosto 2015 è stato inaugurato il raddoppio di una parte del Canale di Suez. Il progetto aggiunge una nuova seconda corsia di navigazione di 35 km di lunghezza ai 164 chilometri di canale esistente, consentendo il passaggio in maniera separata della navi in direzioni opposte. Esso comprende anche l'ampliamento e una maggiore profondità di 37 chilometri di sezione del canale esistente.

Grazie a questo ampliamento, 97 navi possono ogni giorno transitare rispetto alle precedenti 49, riducendo anche il tempo di transito, e non ci sono praticamente limiti nella dimensione delle imbarcazioni.[8][9] Ciò dovrebbe consentire un incremento della convenienza del passaggio attraverso Suez anche per alcune rotte asiatiche che attualmente si servono del passaggio attraverso Panama.

Migrazione lessepsianaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Migrazione lessepsiana.

L'ingresso e l'acclimatazione di specie del mar Rosso nel mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez prende il nome di migrazione lessepsiana e riguarda alcune centinaia di specie sia animali sia vegetali. Al contrario il movimento verso il mar Rosso di specie mediterranee è stato molto più modesto.

FilateliaModifica

Per regolare il traffico postale, nel 1868 fu emessa dalla Compagnia del canale una serie di quattro francobolli non dentellati, con rispettivo valore facciale di centesimi 1, 5, 20, e 40, rimasta in circolazione solo per un mese. Questi francobolli, di cui esistono numerose imitazioni, sono piuttosto rari.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Canal Characteristics, suezcanal.gov.eg. URL consultato il 7 settembre 2014.
  2. ^ Herodotus ii.158
  3. ^ Darius' Suez Inscriptions, livius.org. URL consultato il 7 settembre 2014.
  4. ^ Plinio, Storia naturale, VI 165-166.
  5. ^ L'ampliamento del Canale di Suez, ilpost.it, 6 settembre 2014. URL consultato il 7 settembre 2014.
  6. ^ Aida, 1871, giuseppeverdi.it. URL consultato il 7 settembre 2014.
  7. ^ • A Parigi si apre la Conferenza internazionale per il Canale di Suez. Il regime che si vuole applicare al Canale è quello, non della neutralità, ma della libertà. URL consultato il 4 aprile 2017.
  8. ^ [1]
  9. ^ I limiti 2015 [2] superano in pratica, quello delle navi esistenti

BibliografiaModifica

  • Agence Worms per le dimensioni delle navi e il modo di funzionamento
  • Nathalie Montel, Le Chantier du canal de Suez (1859-1869). Une histoire des pratiques techniques, Paris, Presses de l'École nationale des Ponts et Chaussées.
  • Rules of navigation Arab republic of Egypt Suez canal authority Edition de 1995.

Voci correlateModifica

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