Carduus defloratus carlinifolius

sottospecie di pianta della famiglia Asteraceae
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Cardo alpino
Carduus carlinaefolius ENBLA08.jpg
Carduus defloratus subsp. carlinifolius
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Superasteridi
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi
(clade) Campanulidi
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Carduus
Specie Carduus defloratus
Sottospecie carlinifolius
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Carduus
Specie Carduus defloratus
Sottospecie carlinifolius
Nomenclatura trinomiale
Carduus defloratus subsp. carlinifolius
(Lam.) Ces., 1844
Nomi comuni

Cardo con foglie di carlina

Il cardo alpino (nome scientifico Carduus defloratus subsp. carlinifolius (Lam.) Ces., 1844) è una pianta perenne erbacea angiosperma dicotiledone, dai capolini solitari appartenente alla famiglia delle Asteraceae.[1][2]

EtimologiaModifica

Il nome del genere (Carduus) deriva dal latino (= “cardo” in italiano) che a sua volta potrebbe derivare da una parola greca il cui significato si avvicina al nostro vocabolo “rapare”; ma altre ricerche farebbero derivare da un'altra radice, sempre greca, “ardis” (= “punta dello strale”), alludendo ovviamente alla spinosità delle piante di questo genere. Mentre L'epiteto specifico (defloratus) deriva sempre dal latino è può significare sfiorito, reclinato : qui probabilmente si fa riferimento al particolare portamento nutante del capolino; quello della sottospecie (carlinifolius) deriva dalla somiglianza delle foglie con quella delle specie del genere Carlina.

DescrizioneModifica

Si tratta di una pianta erbacea di medie dimensioni: dai 20 ai 60 cm (può arrivare fino a 100 cm). La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo formate da un asse fiorale lungo e spesso con poche foglie.[3][4][5][6][7][8]

FustoModifica

Il fusto in genere è eretto, più o meno ramificato e peloso almeno in parte. È quasi privo di ali contrariamente ad altre specie dello stesso genere. È mediamente foglioso fino in alto con foglie progressivamente più piccole.

FoglieModifica

La forma delle foglie, di consistenza coriacea, è molto allungata e di tipo pennatopartita con 5 – 10 profondi rigidi lobi per lato (in alcuni casi i segmenti possono essere completamente distinti). La parte terminale della foglia è oblungo – lineare. Sia i lobi che la parte apicale della foglie terminano in una lunga e forte spina di circa 5 – 10 mm di lunghezza. Le foglie lungo il fusto sono disposte alternatamente e sono tutte verdi. Dimensione delle foglie: larghezza 3 – 4 cm; lunghezza 10 – 13 cm.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza normalmente è composta da capolini isolati nutanti sostenuti da un breve peduncolo e contornato da un involucro di squame spinose a disposizione patente (sono quindi incurvate verso l'esterno) soprattutto quelle inferiori. Dimensione del capolino : 25 – 30 mm.

FioriModifica

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri.

  • /x K  , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio [9]


  • Calice: il calice è ridotto al minimo.
  • Corolla: la corolla è tubulosa e terminante con 5 lacine di colore porporino. Lunghezza della corolla 15 – 18 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e pelosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda).
  • Gineceo: l'ovario è infero; gli stimmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla).
  • Fioritura: fiorisce in luglio e agosto.
  • Impollinazione: normalmente l'impollinazione è entomogama (a mezzo di insetti), ma può avvenire anche di per sé.

FruttiModifica

Il frutto è un achenio sormontato da un pappo. Quest'ultimo è formato da molte file di ruvidi peli riuniti in più file alla base. La diffusione dei semi è anemofila (tramite il vento).

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama) quali api e lepidotteri.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione della sottospecie carlinifolius (Distribuzione regionale[10] – Distribuzione alpina[11])

FitosociologiaModifica

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:

Formazione: delle comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite.
Classe: Elyno-Seslerietea variae

SistematicaModifica

La famiglia di appartenenza di questa voce (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[12] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti).[13] La sottofamiglia Carduoideae è una delle 14 sottofamiglie nella quale è stata suddivisa la famiglia Asteraceae, mentre Cardueae è una delle 4 tribù della sottofamiglia. La tribù Cardueae a sua volta è suddivisa in 12 sottotribù.[7][6][14][8]

FilogenesiModifica

Il genere di questa voce è inserito nel gruppo tassonomico della sottotribù Carduinae. In precedenza provvisoriamente era inserito nel gruppo tassonomico informale "Cynara Group".[7] La posizione filogenetica di questo genere nell'ambito della sottotribù, è abbastanza centrale vicina al genere Galactites.[14][8]

Il genere Carduus spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Cirsium o Cnicus (in effetti un tempo diverse specie di quest'ultimo genere appartenevano al genere Carduus). Un modo per distinguere il genere Carduus dagli altri è esaminare le setole del pappo: nel genere in esame le setole sono delle pagliette denticolate e ispide e non piumose come ad esempio nel genere Cirsium.
Questa sottospecie fa parte di un gruppo di difficile trattazione con caratteri debolmente differenziati tra sottospecie e sottospecie e diversi individui intermedi a causa dell'alta ibridazione. Alcune checklist della flora spontanea italiana riconoscono per questa sottospecie un altro nome scientifico: C. carlinifolius Lam. subsp. carlinifolius[15], oppure Carduus carlinaefolius Lam.[3] ma anche Carduus carlinifolius Ten. come sinonimo di Carduus chrysacanthus Ten. (probabilmente un'altra entità).[16]
Il basionimo per questa sottospecie è: Carduus carlinifolius Lam..

IbridiModifica

Nell'elenco che segue sono indicati alcuni ibridi intraspecifici:

Ibrido fra generi diversi:

  • x Carduocirsium guetrotii Sennen in Guétrot (1925) – Ibrido fra: C. d. subsp. carlinifolius e Cirsium monspessulanum.

SinonimiModifica

La sottospecie carlinifolius, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[17][18]

  • Carduus barrelieri Bertol.
  • Carduus carlinaefolius Lam.
  • Carduus carlinaefolius Nyman
  • Carduus carlinifolius Lam.
  • Carduus carlinifolius subsp. carlinifolius
  • Carduus carlinifolius subsp. timbalii Franco
  • Carduus medius subsp. carlinifolius (Lam.) Kazmi

Sottospecie similiModifica

  • C. d. subsp. argemone (Lam.) Ces., 1844 - Cardo pirenaico: le foglie non sono coriacee (ma più tenui, quasi membranose) e sono di colore verde scuro sulla pagina superiore e verde chiaro – pallido su quella inferiore; l'incisione delle foglie arriva a circa metà della lamina e le spinule sono più deboli e più piccole (1 – 3 mm). Si trova solo nelle Alpi Piemontesi.
  • C. d. subsp. defloratus L., 1753 - Cardo dentellato: la differenza più rilevante è nelle foglie che non sono lobate ma debolmente dentate con spine deboli, mentre la parte terminale del fusto è meno fogliosa; le squame dell'involucro sono più lineari. È comune soprattutto sulle Alpi orientali.

È da dire che non esiste una distinzione netta tra le due sottospecie (defloratus e carlinifolius), e le caratteristiche usate come limiti di divisione (il colore delle foglie, la profondità delle incisioni, e altro) possono dar luogo a valutazioni soggettive e in definitiva arbitrarie. È facile che, almeno nelle zone della Carnia, Dolomiti e Trentino, alcuni individui siano in realtà degli ibridi tra queste due sottospecie.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1–20.
  2. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 17 marzo 2021.
  3. ^ a b Pignatti 1982, vol.3 pag.163
  4. ^ Strasburger 2007, pag. 860
  5. ^ Judd 2007, pag.517
  6. ^ a b Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 134.
  7. ^ a b c Funk & Susanna 2009, pag. 300.
  8. ^ a b c Herrando et al. 2019
  9. ^ Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 520, ISBN 978-88-299-1824-9.
  10. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 68 e agg.
  11. ^ Flora Alpina, Vol. 2 - p. 578.
  12. ^ Judd 2007, pag. 520.
  13. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  14. ^ a b Barres et al. 2013.
  15. ^ Conti et al. 2005, pag.68
  16. ^ World Checklist - Royal Botanic Gardens KEW, su powo.science.kew.org. URL consultato il 17 marzo 2021.
  17. ^ Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 7 gennaio 2012.
  18. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 2 gennaio 2012.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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