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La diffusione della cultura dei campi di urne alla fine dell'età del bronzo
Urna cineraria protovillanoviana proveniente dal sepolcreto di Poggio della Pozza, riferibile all'abitato di Monte Rovello presso Allumiere nei monti della Tolfa (Lazio) risalente al sec. XI a.C.
Urna cineraria protovillanoviana da Timmari, Basilicata

La cultura protovillanoviana (XII secolo a.C. - X secolo a.C.) è una facies culturale sovranazionale, derivata dalla cultura dei campi di urne dell'Europa centrale, che si diffonde in gran parte d'Italia, incluse la Sicilia e le isole Eolie, tra il 1175 a.C. e il 960 a.C. circa, nell'età del bronzo finale, caratterizzata dal rituale funerario dell’incinerazione.

OriginiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura dei campi di urne.
 
Rinvenimenti dalla necropoli di Bismantova (RE)

La cultura protovillanoviana, termine introdotto da Giovanni Patroni nel 1937, è inserita nel circuito dei campi d'urne dell'Europa centrale (dal tedesco Urnenfelder), e mostra, in particolare, una certa rassomiglianza con i gruppi regionali a nord della Alpi orientali: quelli della Baviera-Alta Austria[1] e quelli del medio-Danubio.[1][2]

Per Francesco di Gennaro, inoltre, la cultura protovillanoviana mostra affinità settentrionali con la cultura lusaziana e quella di Canegrate:

«la decorazione della ceramica mostra affinità settentrionali (Lusazia, Canegrate) e del resto il fenomeno protovillanoviano mostra qualche affinità con la civiltà transalpina dell'Età dei Campi d'Urne.»

(Francesco di Gennaro, Protovillanoviano, Enciclopedia dell'Arte Antica (1996))

DiffusioneModifica

Attraverso la cultura protovillanoviana la penisola italiana in parte si unificò culturalmente, dal nord sino alla Sicilia orientale. Abitati e tombe di aspetto protovillanoviano sono numerosi in tutta la penisola, particolarmente nel centro-nord ad esempio a Frattesina nel Veneto, a Bismantova e Ripa Calbana in Emilia-Romagna, a Cetona, Sovana e Saturnia in Toscana, nei monti della Tolfa nel Lazio, a Pianello di Genga e Ancona (Colle dei Cappuccini) nelle Marche, mentre nel sud importanti sono i siti di Ortucchio in Abruzzo, di Timmari in provincia di Matera (Basilicata), Torre Castelluccia, Canosa (Puglia), Tropea (Calabria) e di Milazzo (Sicilia). In base ad alcune caratteristiche comuni è possibile individuare dei sotto-gruppi regionali come il gruppo Chiusi-Cetona, il gruppo Tolfa-Allumiere, il gruppo di Roma-Colli Albani ecc.[3].

Cultura materialeModifica

Le caratteristiche della produzione materiale protovillanoviana si possono riassumere nella ceramica in produzioni vascolari decorate a solcature con motivi geometrici, e nella metallurgia con la produzione di bronzi laminati decorati a sbalzo, lavorazione detta "a borchiette e puntini".

Usi funerariModifica

La cultura protovillanoviana presenta molti tratti in comune con la cultura dei campi di urne dell'Europa centrale (più precisamente con i gruppi regionali della valle del Danubio[4]), in particolare per quanto riguarda le pratiche funerarie. I defunti venivano cremati e successivamente le loro ceneri venivano riposte in urne biconiche di ceramica decorate generalmente con disegni geometrici; i motivi decorativi della ceramica sono solcati nell'argilla prima della cottura e solo nelle regioni meridionali sono realizzati anche tramite pittura, mostrando in modo più chiaro il legame stilistico con il protogeometrico greco.

CultoModifica

 
Raffigurazione della barca solare con protomi di anatra selvatica a prua e a poppa nella parte superiore di un pettorale piceno (Museo archeologico nazionale delle Marche)

Depositi votiviModifica

Il ritrovamento di vari depositi di bronzi ha fatto ipotizzare che questi oggetti fossero offerte votive alle divinità o corredi per l'aldilà. Molto spesso questi depositi o "ripostigli" erano situati nei letti dei fiumi o più in generale nelle zone umide, forse ad indicare un culto incentrato su una qualche divinità delle acque. Tuttavia in alcuni casi questi depositi sono da intendere come un semplice accumulo di oggetti pronti per essere rifusi e quindi riciclati.

Barca solareModifica

Durante l'età del bronzo finale viene introdotta la simbologia (di tradizione centro-europea) della "barca solare", legata al culto solare e astrale.

InsediamentiModifica

Gli insediamenti protovillanoviani venivano generalmente edificati su alture ben difese ed erano spesso muniti anche di fortificazioni artificiali. In alcuni insediamenti vivevano comunità di piccole dimensioni numeriche (50-100 individui); si è calcolato che nell'Italia medio-tirrenica le dimensioni medie delle aree di insediamento fossero di 40-50.000 metri quadrati, con 300-500 abitanti. Non mancavano insediamenti di maggior rilevanza (500-1000 individui) che probabilmente esercitavano una sorta di egemonia sui centri più piccoli.

Aspetti socio-economiciModifica

L'economia nell'età del bronzo finale era basata principalmente sull'agricoltura, l'allevamento, la pastorizia e sulle attività connesse alla metallurgia.

CommercioModifica

Nell'età del bronzo finale, corrispondente all'aspetto culturale protovillanoviano, nella penisola si intensificano gli scambi commerciali con le popolazioni di altre civiltà, effettuati sia per via terrestre sia per via marittima. L'Italia medio-tirrenica in particolare era parte di un importante "circuito commerciale" con le popolazioni dell'Egeo (Micenei, Ciprioti), della Francia meridionale, della Sardegna, della Sicilia etc.

Stratificazione socialeModifica

Il ritrovamento di edifici di grandi dimensioni e di sepolture che, specie in alcune aree (per esempio i Monti della Tolfa) si presentano fortemente differenziate per complessità dei "corredi" e per ricchezza dei materiali, dimostra che in queste comunità esisteva già una certa stratificazione sociale; nelle comunità assunse un ruolo particolare la figura dell'artigiano specialista. Questo fenomeno di articolazione sociale ebbe luogo soprattutto fra le comunità protovillanoviane dell'Etruria meridionale e del Lazio.[5]

Sviluppi della cultura protovillanovianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura villanoviana, civiltà atestina, cultura laziale e cultura di Golasecca.
 
Reperti villanoviani

Nella successiva età del ferro si assiste a un processo di regionalizzazione della cultura protovillanoviana, possono essere così distinti una serie di gruppi regionali: nel nord Italia appare la cultura di Golasecca associata a una popolazione di lingua leponzia, nel Veneto si sviluppa la civiltà atestina associata ai Paleoveneti, nel centro e nord Italia appare la civiltà villanoviana associata agli Etruschi, nel centro Italia la cultura laziale associata ai Protolatini,[6] e la cultura di Terni associata ai Protoumbri. L'elemento di legame più evidente fra il protovillanoviano, il golasecchiano, l'atestino, il villanoviano, la cultura laziale è il rito dell'incinerazione dei defunti che non subisce particolari cambiamenti cerimoniali e sarà praticato per secoli sia dalle popolazioni di lingua indoeuropea che da quelle di lingua preindoeuropea come gli Etruschi. Mentre nella cultura di Terni l'incinerazione rimane documentata maggiormente nella fase iniziale detta Terni I, è infatti il rito inumatorio quello caratteristico dei costumi funerari delle popolazioni di etnia umbra.[7] Si riconosce che la cultura protovillanoviana abbia avuto un ruolo anche nell'etnogenesi dei Piceni[8] e delle altre popolazioni di lingua osco-umbra.

Ascrizione etnicaModifica

Benché non vi siano prove certe, la diffusione della cultura protovillanoviana in Italia è stata accomunata con la discesa delle prime popolazioni italiche nella penisola appenninica, nel contesto della migrazioni indoeuropee.[9] Marija Gimbutas sosteneva una colonizzazione "proto-Italica" dell'Italia centro-settentrionale da parte dei gruppi di campi di urne "Nord-Alpini" (Baviera e Austria). Somiglianze fra le ceramiche dei campi di urne di quest'area geografica e quelle protovillanoviane sono state notate dalla stessa autrice.

Recentemente David W. Anthony, argomentando sulla supposta unità linguistica italo-celtica, ha collegato l'arrivo degli Italici con la cultura protovillanoviana, derivante a sua volta, secondo Anthony, dai campi di urne della pianura bavarese o dall'Ungheria.[10]

Secondo Kristian Kristansen la cultura protovillanoviana sarebbe piuttosto da associare al gruppo di Velatice-Baierdorf, tra Austria occidentale e Germania meridionale.[11]

L'ascrizione etnica di una popolazione conosciuta solo da dati archeologici è però complessa da un punto di vista linguistico, perché parte dei protovillanoviani sono associati alla cultura villanoviana, a sua volta identificata con la fase più antica gli Etruschi, una popolazione che parlava una lingua preindoeuropea.[12] Simile attribuzione viene fatta tra le popolazioni della cultura dei campi di urne e i Reti, altra popolazione linguisticamente preindoeuropea e legata, presumibilmente, agli Etruschi.

NoteModifica

  1. ^ a b Marija Gimbutas, Bronze Age cultures in Central and Eastern Europe, Berlin, Boston: De Gruyter Mouton, 1965. p. 339-345.
  2. ^ J. M. Coles, A. F. Harding, The Bronze Age in Europe, London: Routledge, 1979, p. 422.
  3. ^ Petra Amann, Das "Protovillanova"-Phänomen im endbronzezeitlichen Italien und seine Relevanz für die Herausbildung der früheisenzeitlichen Kulturgruppen der italienischen Halbinsel, in: R. Karl - J. Leskovar (Hrsg.), Interpretierte Eisenzeiten. Fallstudien, Methoden, Theorie, Tagungsbeiträge, Linz, 2004, 15-29.
  4. ^ John M. Coles, The Bronze Age in Europe: An Introduction to the Prehistory of Europe C. 2000-700 Bc, p. 422.
  5. ^ Europa e Italia protostorica, p. 1622.
  6. ^ (EN) Timothy Champion, Clive Gamble, Stephen Shennan, Alasdair Whittle, The rise of the State in the mediterranean Europe, in Prehistoric Europe, Londra e New York, Routledge, 2016 [1984], p. 241, ISBN 9781315422121.
  7. ^ Simonetta Stopponi (2004), Popoli e culture dell'Italia preromana. Gli Umbri, in Il mondo dell'archeologia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005.
  8. ^ Giulia Rocco (2004), Popoli e culture dell'Italia preromana. I Piceni, in Il mondo dell'archeologia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005.
  9. ^ Massimo Pallottino, Etruscologia, p. 40.
  10. ^ David W. Anthony, The Horse, the Wheel, and Language, Princeton University Press, Princeton, 2007, p. 367.
  11. ^ Kristian Kristansen, Europe Before History, Cambridge University Press, Cambridge, 1998, p. 388.
  12. ^ Mario Torelli, Storia degli Etruschi, Laterza, 1981-2012.

BibliografiaModifica

  • Le grandi avventure dell'archeologia, VOL 5: Europa e Italia protostorica - Curcio editore

Voci correlateModifica

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