Damnatio memoriae

locuzione latina

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente "condanna della memoria".

Il volto dell'imperatore Geta (in basso a sinistra) cancellato dal Tondo severiano raffigurante la famiglia di Settimio Severo
Lucio Elio Seiano soffrì la damnatio memoriae a seguito di una cospirazione fallita per rovesciare l'imperatore Tiberio

Nel diritto romano, la damnatio memoriae era una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una determinata persona, come se essa non fosse mai esistita; si trattava di una pena particolarmente aspra, riservata soprattutto ai traditori e agli hostes, ovvero i nemici del Senato romano.

L'efficacia della damnatio memoriae era favorita dalla disponibilità limitata di fonti storiche in età antica.

Nell'antica RomaModifica

In età repubblicanaModifica

 
Damnatio memoriae di 'Commodo' su un'iscrizione nel Museo di Storia Romana di Osterburken. L'abbreviazione "CO" venne successivamente ripristinata con la vernice.

Nell'Urbe questa sanzione, generalmente applicata dal Senato, faceva parte delle pene che potevano essere inflitte a una maiestas e prevedeva la abolitio nominis: il praenomen del condannato non si sarebbe tramandato in seno alla famiglia e sarebbe stato cancellato da tutte le iscrizioni. Inoltre si distruggevano tutte le raffigurazioni del condannato.

A volte la pena, in caso di voto positivo del Senato, era seguita dalla rescissio actorum (annullamento degli atti), ossia dalla completa distruzione di tutte le opere realizzate dal condannato nell'esercizio della propria carica, perché era ritenuto un pessimo cittadino. Se questo atto avveniva in vita allora, dal punto di vista giuridico, esso rappresentava una vera e propria morte civile.

In età imperialeModifica

La damnatio memoriae ebbe un processo di degenerazione in età imperiale, giungendo a colpire anche dopo la loro morte persino la memoria degli imperatori spodestati o uccisi. La condanna comportava la cancellazione del nome dalle iscrizioni di tutti i monumenti pubblici, l'abbattimento di statue e monumenti onorari e lo sfregio dei ritratti presenti sulle monete.

Subirono la damnatio memoriae[1]:

In altre epocheModifica

L'istituto continuò anche nel Medioevo, giungendo a colpire perfino la memoria di papi, in particolare di papa Formoso, oggetto di un oltraggioso processo post-mortem, il cosiddetto sinodo del cadavere. Marino Faliero, cinquantacinquesimo Doge di Venezia, fu condannato a morte e alla damnatio memoriae dopo un fallito colpo di Stato.

In epoca moderna la damnatio memoriae è stata adoperata non solo nei confronti di singole persone, ma anche di ideologie o periodi storici: esempi recenti sono stati la cancellazione dei simboli legati al fascismo in Italia, compresa la conventio ad tacendum nei confronti della cosiddetta "Città del Duce", ossia Forlì, e quelli del nazismo in Germania, la rimozione di alcune statue equestri di Francisco Franco in Spagna, la rimozione o lo sfregio delle statue e delle effigi raffiguranti Saddam Hussein in Iraq e Muʿammar Gheddafi in Libia.

Altro esempio di damnatio memoriae avvenne in seguito alla morte di Stalin, quando in Unione Sovietica venne avviato il cosiddetto processo di destalinizzazione atto a cancellare gli effetti del culto della personalità del dittatore attraverso l'abbattimento di statue ed effigi e l'eliminazione delle riforme attuate durante il periodo staliniano. Circostanze simili si verificarono anche successivamente alla caduta dell'URSS e l'abbandono del comunismo da parte della Russia, quando a molti luoghi nominati in onore di autorità comuniste come la città di Leningrado fu restituito il nome precedente alla Rivoluzione russa, oppure un nuovo nome non connotato ideologicamente. Inoltre le statue raffiguranti le personalità del Partito Comunista dell'Unione Sovietica furono rimosse o distrutte.

Negli Stati Uniti d'America molti dei simboli legate alla Confederazione e alle sue personalità sono stati cancellati, i loro nomi rimossi dai luoghi pubblici e le loro statue abbattute. Si sono verificati atti di cancellazione anche nei confronti di Cristoforo Colombo, come la decisione di diverse città americane di eliminare il Columbus Day per sostituirlo con la giornata di commemorazione delle popolazioni indigene americane, sterminate durante la colonizzazione europea delle Americhe.

La Cancel culture è molto affine al concetto di damnatio memoriae, seppur questa sia un fenomeno prima di tutto sociale e solo secondariamente politico.

Dal punto di vista psicodinamicoModifica

 
Un'immagine tratta dal video-bricconaggio I cani dell'acqua marcia (Plays, 2019)

Nel Diari dell’americanista Fernanda Pivano (1917-2009) editi da Bompiani nel 2010 venne operata una damnatio memoriae narrativa del rapporto e delle attività che legarono per 30 anni la scrittrice al regista e psicoanalista Ottavio Rosati (più giovane di lei di 30 anni) dal 1973 fino al film Generazioni d'amore - Le quattro americhe di Fernanda Pivano (2001)[5]. Rosati ha narrato, in un ipertesto centrato sulla psicoanalista junghiana Marie-Louise von Franz, la sua reazione depressiva e il percorso terapeutico con cui ne emerse, in riferimento al costrutto di Mentalizzazione e alla funzione del Sé riflessivo di Peter Fonagy e Mary Target. Si tratta del primo documento clinico sul disturbo da stress post-traumatico (PTSD) causato dalla damnatio memoriae operata da un persecutore che prima fa sparire la persona amata e poi ne cancella la memoria e muore trasformandosi in un persecutore interno che lascia la vittima in vita ma depersonalizzata e confusa[6]. La terapia di un soggetto manipolato e cancellato mira a risolvere l'interiorizzazione inconscia del caro estinto. L'ipertesto di Rosati fa riferimento a due costrutti teorici: uno complessuale (La madre morta di A. Green) e l'altro interpersonale (la sindrome di Münchhausen per procura) e propone un doppio legame terapeutico basato sull'immaginazione attiva: il lutto della persona idealizzata e scomparsa ma anche il restauro dei documenti (foto, lettere, articoli...) e finalmente la narrazione sui social degli avvenimenti vissuti insieme.

Per affrontare terapeuticamente situazioni traumatiche in cui un soggetto cerca di far sparire la vittima di una manipolazione, Rosati ha proposto la formula psicodrammatica dei Bricconaggi[7][8]. Si tratta di brevi cortometraggi catartici, tra la Psicomagia di Jodorowsky e lo psicocinema i J. L. Moreno. Il modello teorico del bricconaggio sostiene che la denuncia di un trauma o o di una damnatio memoriae, in qualunque forma (dal diario fino alla catarsi di gruppo) andrebbe completata dalla pubblicazione e dalla distribuzione. Nella introduzione dell'ipertesto Rosati scrive: Se l'archetipo della damnatio memoriae è Arpocrate, quello dei bricconaggi è Pasquino[9].

Nella cultura di massaModifica

  • Nel romanzo 1984 di George Orwell vi è una sorta di damnatio memoriae da parte del Partito dominante, che elimina tutte le informazioni del passato che vengono progressivamente aggiornate.
  • Il film Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) del 2004, diretto da Michel Gondry e con protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet è basato interamente sulla damnatio memoriae.

NoteModifica

  1. ^ Lendering.
  2. ^ Ecco come ci racconta la Historia Augusta riguardo alla damnatio memoriae di questo imperatore (180-192):

    «Che il ricordo dell'assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell'assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell'osceno gladiatore sia completamente cancellata. Gettate il gladiatore nell'ossario. Ascolta oh Cesare: lascia che l'omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l'assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone. Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristino gli onori degli innocenti, vi prego.»

    (Historia Augusta, Commodo, 19.1.)
  3. ^ Ecco come ci racconta la Historia Augusta riguardo alla damnatio memoriae di questo imperatore (235-238):

    «I nemici del Senato, del Popolo romano, gli dei li persaguitano. O Giove Ottimo, ti ringraziamo. O Apollo venerabile, ti ringraziamo. Ai divi Gordiani dedichiamo dei templi. Il nome di Massimino, in passato già cancellato una volta, deve essere cancellato dagli animi. La testa del nemico pubblico sia gettata nel fiume [Tevere]. Il suo corpo rimanga insepolto. Colui che ha minacciato morte al Senato, ora è morto, come meritava. Colui che minacciava di mettere il Senato in catene, ora è stato ucciso, come è giusto che sia. Ringraziamo i santissimi Imperatori, Balbino, Pupieno e Gordiano III, gli dei vi salvino. [...]»

    (Historia Augusta - I due Massimini, 26.2-4.)

    «Non esistono loro tombe. I loro cadaveri vennero, infatti, gettati nelle acque del fiume Tevere, e le loro teste furono bruciate sul Campo Marzio, fra gli insulti della folla.»

    (Historia Augusta - I due Massimini, 31.5.)
  4. ^ Varner, Eric, Mutilation and Transformation, Brill Academic Publishers, 2004, ISBN 90-04-13577-4, p. 209.
  5. ^ Scheda in Generazioni d'amore – Le quattro Americhe di Fernanda, TorinoFilmFest.org
  6. ^ Quattro decenni di Plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie-Louise von Franz Ipertesto Plays
  7. ^ Un bricconaggio ha lo scopo di recuperare la verità di fatti cancellati, traumi, offese e manipolazionibricconaggi You Tube
  8. ^ Ottavio Rosati, Giochi di bricconaggio - Università di Roma, ipod scritti
  9. ^ Introduzione a Quattro decenni di Plays - Avviso ai naviganti Ipod

BibliografiaModifica

  • Lendering, Jona, Damnatio Memoriae, Livius.org
  • Friedrich Vittinghoff, Der Staatsfeind in der römischen Kaiserzeit, Untersuchungen zur damnatio memoriae, Berlin, 1936

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 47197