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Indice

AvvisoModifica

Propongo di rimuovere il template:P, poiché ora vengono riportate le due visioni del meridionalismo. In particolare, il paragrafo non esprime l'opinione personale di un utente, ma il pensiero di alcuni degli autori che hanno affrontato lo studio delle problematiche connesse alla condizione economica e sociale del Mezzogiorno, sia di coloro che hanno visto nell'Unità d'Italia il principio della stesse, sia di coloro che, al contrario, ne ravvisavano la presenza già in epoca preunitaria. --The White Lion (msg) 23:33, 1 nov 2010 (CET)

Ok. Ho scritto "la storiografia ha rifiutato questo tipo di approccio..." perchè coloro che sostengono il revisionismo sono, come giustamente hai scritto, studiosi e politici, non certo storici. AndreaFox bussa pure qui... 23:48, 1 nov 2010 (CET)

Beh, in realtà nella mia argomentazione ho bypassato questo passaggio proprio in virtù di ciò :) In verità, comunque, ci sono alcuni autori che vengono definiti anche storici, ma sono prima di tutto economisti, e non potrebbe essere altrimenti data la materia trattata. --TWL (msg)
PS: grazie per la traccia ;) TWL

Noto, tuttavia, che si è impostata la voce come mero artificio per avvalorare quelle, correlate, sul Revisionismo. In parole povere, sarebbe utile e vivamente consigliabile spiegare cosa sia il meridionalismo, magari attraverso i tanti esponenti (solo) citati, perché essa, per come è stesa, appare soltanto e semplicemente una serie di alquanto vaghe impressioni, le quali entrano nel merito di una sola questione o, più propriamente, del solo "scontro" pro/contro Regno delle Due Sicilie. Ergo, allo stato, la voce nulla dice sul meridionalismo. Almadannata (msg) 14:53, 2 nov 2010 (CET)

Diciamo che i miei interventi hanno risposto a quella che mi era sembrata l'esigenza primaria: il punto di vista non neutrale. Ho, poi, cercato di impostare una definizione corretta di meridionalismo elimninando tutti i riferimenti impropri a movimento (o simili). Mi sono soffermato, infine, sui punti che avevano generato la maggiore conflittualità (richiesta di fonti), ovvero quelli connessi all'origine dei problemi dell'economia meridionale (che io sintetizzerei in un più semplice prima o dopo l'unità, più che in pro/contro Regno delle Due Sicilie). Per migliorare la voce approfondendo tutte le varie teorie e scuole di pensiero ci vuole ben più che il lavoro di pochi giorni e di un solo utente :) Per ora, quindi, ho piazzato un bel template:S, sperando che qualche volenteroso riesca a darci una mano ;) --TWL (msg) 15:44, 2 nov 2010 (CET)

Mi pare una scelta adeguata. Speriamo allora in sostanziosi e ben equilibrati aiuti. Almadannata (msg) 16:43, 2 nov 2010 (CET)

Uffa basta, Meridionalista non è colui che studia i problemi legati al mezzogiorno, ma che credete che al Sud ci sono solo problemi?

No, in generale il meridionalismo è lo studio proprio di queste regioni non solo dei problemi perchè di problemi ce ne sono anche al Nord, come l'inquinamento. Non posso eliminare quest'affermazione?

AttenzioneModifica

In merito a tale intervento, vorrei sottolineare che questa voce è dedicata al meridionalismo, ovvero al complesso di studi di quegli autori che, pur avendo opinioni differenti e giungendo a conclusioni differenti, si sono dedicati all'analisi delle problematiche connesse allo sviluppo socio-economico del Meridione e che, in virtù di ciò vengono definiti meridionalisti. È improprio e, quindi, non attinente connotare tali studi come correnti maggioritarie o correnti minoritarie (come si può fare con la storiografia in generale): anche perché non si capisce su quali basi si effettui tale distinzione delle tesi degli autori meridionalisti. A tal proposito, la sezione "Impostazione metodologica" inizia proprio con questa chiara e ben referenziata premessa: "Grazie all'apporto di studiosi e politici, quali Giustino Fortunato, Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti, Antonio Gramsci e Francesco Saverio Nitti, si è sviluppata un'ampia ed eterogenea letteratura". Esistono, dunque, i contributi più disparati all'analisi meridionalista e se il sottoscritto ha impostato la voce distinguendo, sulla base dei testi a cui ha fatto riferimento, due filoni, uno che vede le condizioni del Sud peggiorate dopo l'Unità ed uno che vede le condizioni del Sud già precarie prima dell'Unità, lo ha fatto per favorire quello che dovrebbe essere il passo successivo per migliorare la voce (e non per attribuire minore o maggiore peso alle tesi dei vari meridionalisti). Tale successivo passo, appunto, sarebbe approfondire le tesi dei diversi autori e non stravolgere i riferimenti che ho adoperato: il Musella non dice che le correnti storiografiche maggioritarie sostengono che le condizioni di arretratezza delle Due Sicilie fossero preesistenti alla perdita dell'indipendenza, dice semplicemente che, per lui, le condizioni di arretratezza delle Due Sicilie fossero preesistenti alla perdita dell'indipendenza. Inoltre, affermare, senza riferimenti, che l'Italia unita abbia compromesso anche lo sviluppo del Sud sotto il profilo culturale, mi pare una grossa e deprecabile forzatura. Anzi, volendo essere puntigliosi, si potrebbe addirittura ribaltare l'assunto affermando che il grosso dei meridionalisti sostiene che il Sud non fosse arretrato prima dell'Unità. Prego, quindi, di apportare modifiche inerenti al tema della voce e non tese a dimostrare il proprio presonale punto di vista e senza aver preso visione dei testi già citati o di testi di meridionalisti o che parlano di meridionalismo. --theWhite Lion 13:55, 5 mag 2011 (CEST)


Per una migliore discussioneModifica

Riporto senza cancellare quello ora presente le due versioni in discussione

Inizio in comune:

Grazie all'apporto di studiosi e politici, quali Giustino Fortunato, Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti, Antonio Gramsci e Francesco Saverio Nitti[1], si è sviluppata un'ampia ed eterogenea letteratura[2]

I due prosegui in contrapposizione:

(Justinianus):L'analisi si è spesso orientata allo studio delle condizioni del Mezzogiorno prima dell'annessione al Regno d'Italia. Le correnti storiografiche maggioritarie sostengono che le condizioni di arretratezza delle Due Sicilie fossero preesistenti alla perdita dell'indipendenza[3] ed imputano la mancata integrazione del Meridione nella struttura economica del nuovo stato anche a fattori di carattere sociale[4]. Una corrente minoritaria è invece dell'opinione che il Regno delle Due Sicilie non fosse uno Stato povero[5] e che l'Unità d'Italia si sia configurata come un'operazione di colonialismo[6], prima militare (la legge Pica e la campagna militare contro il brigantaggio), e, successivamente, economico. La gran maggioranza dei meridionalisti, unitamente a una parte rilevante degli storici contemporanei, è comunque del parere che l'inadeguatezza (o, per alcuni, il completo fallimento) della politica governativa della nuova Italia e delle sue classi dominanti nei confronti del Mezzogiorno, abbia compromesso in vario modo, o impedito, uno sviluppo organico del Meridione sia sotto il profilo socio-culturale che economico.

  1. ^ Musella, pag. 37
  2. ^ Musella, pag. 43
  3. ^ Musella, pag. 38
  4. ^ Musella, pag. 77
  5. ^ Francesco Saverio Nitti, L'Italia all'alba del secolo XX, Torino-Roma, Casa Editrice Nazionale Roux e Viarengo, 1901, p. 118. ISBN non esistente
  6. ^ Nicola Zitara, L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, Milano, Jaca Book, 1971, p. 122, ISBN 88-16-37011-1ISBN non valido (aiuto).


(TWL):L'analisi si è spesso orientata allo studio delle condizioni del Mezzogiorno prima dell'annessione al Regno d'Italia. Taluni autori affermarono che il Regno delle Due Sicilie non era uno Stato povero[1] e descrissero l'Unità d'Italia come un'operazione di colonialismo[2], prima, militare (la legge Pica e la campagna militare contro il brigantaggio) e, successivamente, economico. Alcuni meridionalisti accusarono di questo la politica governativa e le classi dominanti, soprattutto i proprietari terrieri: è diffusa, infatti, l'opinione, anche in una parte rilevante degli storici contemporanei, che l'inadeguatezza (o, per alcuni, il completo fallimento) della politica governativa della nuova Italia e delle sue classi dirigenti nei confronti del Mezzogiorno, abbia in vario modo compromesso, o impedito, uno sviluppo organico del Meridione sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale.
Per contro, altre correnti storiografiche rifiutano questo tipo di approccio, sostenendo che le condizioni di arretratezza delle Due Sicilie fossero preesistenti alla perdita dell'indipendenza[3] ed imputando la mancata integrazione del Meridione nella struttura economica del nuovo stato anche a fattori di carattere sociale[4].

  1. ^ Francesco Saverio Nitti, L'Italia all'alba del secolo XX, Torino-Roma, Casa Editrice Nazionale Roux e Viarengo, 1901, p. 118. ISBN non esistente
  2. ^ Nicola Zitara, L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, Milano, Jaca Book, 1971, p. 122, ISBN 88-16-37011-1ISBN non valido (aiuto).
  3. ^ Musella, pag. 38
  4. ^ Musella, pag. 77


Vediamo di trovare una soluzione consensuale.--Bramfab Discorriamo 15:44, 5 mag 2011 (CEST)

  • Bramfab apprezzo il tuo intervento, ma mi sento di dirti che per rendere decenti le condizioni di questa voce, a suo tempo, ho faticato non poco e, pur essendomi limitato a realizzare uno stub, tutto quello che è stato scritto è, comunque, ben referenziato ed esposto in maniera semplice e coerente con quello che è il reale significato del concetto di meridionalismo. Troppo spesso per meridionalista si intende, commettendo un errore, colui che sostiene le ragioni del sud (quasi in contapposizione a leghista). Il mio primario obiettivo era fare chiarezza su questo punto. Le modifiche di Justinianus da Perugia altro non facevano che generare ulteriore confusione andando implicitamente ad assimilare il meridionalismo al revisionismo: veniva infatti indicato come corrente storiografica maggioritaria quel filone di studi meridionalisti che vede le problematiche del Sud preesistenti all'Unità, mentre veniva indicato come corrente storiografica minoritaria quel filone di studi meridionalisti che sostiene l'opposto. Mi dispiace, ma in questo caso non è questione di compromessi o di mediazione di punti di vista contrapposti: è semplicemente questione di esporre le cose secondo le fonti citate. Allora o si trova una analisi del pensiero meridionalista che definisca i due filoni come uno maggioritario e l'altro minoritario (e non è detto che il primo aggettivo sia associato alla corrente che vede un Sud arretrato già prima dell'Unità) o le cose restano così come sono. Non mi fraintendere, non è una presa di posizione personale, è una questione di esattezza e correttezza delle nozioni che si espongono. Ripeto, se si vuole migliorare la voce, anziché cercare di snaturarla (associando meridionalismo a revisionismo), la si integri con il pensiero dei singoli autori, in modo da consentire al lettore di avere a disposizione una buona base per le proprie ricerche. --theWhite Lion 16:15, 5 mag 2011 (CEST)


Si ma io vorrei trovare la cosa in modo piu' lineare, o piu' chiaro, con l'appoggio di fonti robuste (dei 5 studiosi presenti nell'incipit comune viene usato solo il Nitti).
Leggendo il tuo testo trovo: ....Taluni autori ....Alcuni meridionalisti .... in una parte rilevante .... Per contro, altre correnti ....
Insomma apparentemente la posizione maggioritaria o non viene riportata oppure non esiste. Se non e' riportata allora va riportata, se non esiste, questo va dichiarato per bene all'inizio. L'incipit che scrive di una letteratura eterogenea può voler dire semplicemente che ogni autore produsse studi diversi per tipologia, non per conclusioni o linee di pensiero.--Bramfab Discorriamo 16:34, 5 mag 2011 (CEST)
In realtà, non vedo la necessità di dichiarare una posizione maggioritaria (che, da quanto ho avuto modo di capire dalle letture che feci, ritengo non esista). Tutto quello che si fa in questo stub è riportare a grandi linee il concetto di meridionalismo: ecco perché (con taluni, alcuni, una parte) ho preferito rimanere sul generico. Vedi anche gli interventi in discussione di Andrea Fox e la posizione molto critica di Almadannata, che appunto sottolineava la necessità di parlare dei singoli autori, più che di ipotetiche correnti. In particolare, quest'ultimo utente ipotizzava un secondo fine teso ad avvalorare le posizioni sostenute in Revisionismo e criticava proprio questa contrapposizione "pro" vs "contro" Sud preunitario. Imho, gli interventi che ho annullato andavano proprio nella direzione di avvalorare tale contrapposizione (scegliendo finanche un vincitore e generando solo confusione). È vero che c'è una letteratura eterogenea, ma è altrettanto vero che le conclusioni a cui giungono gli autori meridionalisti sono assai diverse tra loro: ecco perché il passo successivo per arricchire la voce sarebbe che qualcuno si assumesse il grosso impegno di approfondire i singoli autori. --theWhite Lion 17:35, 5 mag 2011 (CEST)
Anche in questa voce, come i altre relative al Meridione, si vuol spacciare una posizione minoritaria per maggioritaria, o per lo meno conferirle la stessa forza. Questo non è un modo onesto di raccontare la storia. La maggior parte dei meridionalisti era (ed è) infatti, ben cosciente delle condizioni di arretratezza del Mezzogiorno preunitario. Anche fra gli autori di riferimento citati nella voce la posizione risulta ben chiara: Fortunato, Gramsci, Villari, Galasso, Franchetti, unitamente alla gran maggioranza degli altri segnalati hanno nelle loro opere messo chiaramente in evidenza tale stato di arretratezza. Solo Nitti e pochi altri, fra cui l'onnipresente neo-borbonico Zitara (quasi ignorato dai grandi storici contemporanei) sono stati di parere contrario. Nel contempo tutti costoro, praticamente senza eccezioni, hanno emesso severi giudizi sulla politica economica e finanziaria dello Stato italiano e delle classi dirigenti settentrionali nel Mezzogiorno. Proprio come avevo scritto nel mio precedente intervento. Siccome sono queste e non altre le conoscenze consolidate, spetta a chi le contesta fare i nomi di coloro che vedevano nel Regno delle Due Sicilie il paese della cuccagna dell'Europa del tempo. Io, senza offesa per nessuno, torno alla precedente stesura (ma lo farò più tardi). --Justinianus da Perugia (msg) 17:54, 5 mag 2011 (CEST)
P.S. Sono sicuro che l'ottimo Almadannata concorderà con quanto ho scritto qui di sopra.--Justinianus da Perugia (msg) 17:54, 5 mag 2011 (CEST)
Caro da Perugia, innanzitutto tu commetti un errore di fondo facendo confusione tra meridionalismo e storiografia: non tutti gli storici sono meridionalisti e non tutti i meridionalisti sono storici. Quindi, quanto sostieni nella tua versione (che parla di correnti storiografiche) è tecnicamente scorretto. In secondo luogo, non puoi accusare gli altri di voler sostenere un determinato pov, quando, tutti i tuoi interventi sono orientati a demonizzare determinate visioni e ad esaltarne altre (guarda caso, quelle che tu condividi). Ancora, nella mia versione di questa voce, non si effettuano confronti tra gli stati (Due Sicilie vs stato italiano), cosa che appunto ci si era riroposti di non fare; e non si dice che le ipotesi di taluni meridionalisti sono maggioritarie mentre quelle di altri sono minoritarie: ergo non ho bisogno di alcuna fonte per dimostrare il contrario di quello che tu vuoi dimostrare. In ultima analisi, se bolli Zitara come un neoborbonico, allora vuol dire che dell'argomento non hai approfondito un bel niente. Per concludere, se vuoi parlare di correnti maggioritarie e minoritarie del pensiero meridionalista (e non della storiografia in senso ampio) fallo pure, ma basandoti su una fonte attendibile che sostenga quanto dici: sarò ben lieto di non contestare le tue modifiche. Fino ad allora, però, nell'interesse di chi legge questa voce e nell'interesse dell'affidabilità della tua utenza, ti consiglio di non scrivere nulla di improprio o di errato. --theWhite Lion 18:55, 5 mag 2011 (CEST)
Stai pur tranquillo, mi sto riferendo agli storici meridionalisti, non ad altri. Se nel testo dovessero esserci dei dubbi, li chiarirò. L'imposizione di un ben determinato POV (che non è certo il mio) su molte voci relative al Meridione danneggia WP e non trova riscontro nelle enciclopedie cartacee e nei saggi storici più affidabili. Già ho espresso una volta le mie opinioni: WP non è il luogo più adatto per fare della pubblicità gratuita ai movimenti filoborbonici né tantomeno per disinformare i lettori presentando gli storici meridionalisti come esaltatori di un prospero Regno borbonico saccheggiato dai cattivi "italiani" (Zitara, novello messia ausonico sempre circondato nei siti internet a lui dedicati da stemmi e bandiere borboniche e/o duosiciliane, e pochi altri, fanno naturalmente eccezione). Le fonti dovrai pertanto esibirle tu, naturalmente dopo aver approfondito lo studio di Gramsci, Fortunato, Villari, Galasso, e della grande maggioranza degli autori di riferimento segnalati nella voce e aver dimostrato ciò che tu asserisci. Conferire a un'opinione chiaramente minoritaria lo stesso peso (o un peso quasi superiore, come nel nostro caso) di quello che possiede un orientamento maggioritario a me sembra è un'operazione scorretta e anche irriguardosa nei confronti del lettore. --Justinianus da Perugia (msg) 23:45, 5 mag 2011 (CEST)
Noto che continui a soffermarti sull'errata equazione: meridionalismo=storiografia. I meridionalisti non sono solamente storici, cerca di porre attenzione anche su questo aspetto. Purtroppo o per fortuna ognuno di noi possiede un determinato punto di vista sul "mondo" e tu non fai certo eccezione: basta guardare il tuo contributo che ho contestato dove addirittura parli di mancato sviluppo del meridione postunitario anche sotto il profilo culturale (assunto, a dir poco, pov, che danneggia Wikipedia e rasenta il razzismo). Limitarsi ad etichettare tutto ciò che non rientra nel tuo pov con il marchio di borbonico, non è d'aiuto a te e alle voci alle quali vuoi contribuire. Nel caso in questione ti ribadisco, che nella mia versione della voce non si afferma che ci sia una corrente del pensiero meridionalista maggioritaria, né che tale corrente maggioritaria sia quella che vuole un Sud povero solo dopo l'Unità. Nella mia versione si espongono, per grandi linee, delle posizioni di massima. Ripeto ancora: se vuoi affermare che ci sia un filone del meridionalismo (e non della storiografia risorgimentale) maggioritario rispetto ad altri, per me va bene, ma devi referenziarlo con un autore che affermi esattamente questo. Hai citato Fortunato per sostenere le tue tesi, ti dirò, però, che egli pur essendo un fiero sostenitore dell'unità politica della penisola, fu costretto ad ammettere che l'Unità fu la rovina economica del Meridione, anzi ammise che il meridione, al 1860, era in floridissime condizioni per un risveglio economico. Tali considerazioni mi consentono pacificamente di affermare che il pensiero dei singoli autori sia complesso ed articolato e l'ostinazione a voler definire due categorie, "maggioritaria" e "minoritaria", 1. finisca solo per banalizzare tale argomento, che invece deve essere approfondito con un approccio ben diverso; 2. concorra a fornire informazioni inesatte al lettore; 3. abbia un fine esclusivamente strumentale all'imporre uno specifico pov. --theWhite Lion 00:41, 6 mag 2011 (CEST)
Ma quante volte devo ripetere che tutti (o quasi tutti) i meridionalisti sono dell'opinione di Fortunato per quanto riguarda l'errata e deleteria politica dello Stato italiano nel Meridione? Ciò non toglie che Fortunato, Gramsci, Villari, Galasso, ecc. si sono mostrati tutti d'accordo nel segnalare le misere condizioni del Sud in epoca preunitaria e con essi la maggior parte degli autori segnalati come meridionalisti nella voce. Questo dal testo non si evinceva, e adesso è stato espresso con chiarezza. Lascia per favore stare il razzismo che non ha nulla a che vedere con l'alfabetizzazione o meno di un'area del nostro Paese. Comunque per evitare malintesi ho tolto il termine contestato ("culturale"). Le informazioni inesatte al lettore già sono state fornite abbondantemente da chi mi ha preceduto: 1) spacciando per storico ed intellettuale "meridionalista" persino un normale, anche se rispettabile (ci mancherebbe altro), insegnante di scuola media o di liceo; 2) facendo apparire opinioni minoritarie, maggioritarie, e viceversa. Questi giochetti dovrebbero terminare, se vogliamo creare delle voci sul Mezzogiorno che riflettano conoscenze consolidate, non le opinioni di qualche nostalgico duosiciliano e della sua dinastia regnante. --Justinianus da Perugia (msg) 01:52, 6 mag 2011 (CEST)


Pericolo edit warModifica

Si continua a far confusione tra "storico" e "meridionalista" e a modificare la voce adoperando a proprio uso e consumo i riferimenti inseriti in precedenza. Tale ostinato atteggiamento è controproducente e sconfina nella edit war. Prima di continuare oltre, prego l'utente:Justinianus da Perugia, di prendere atto di quanto gli è stato fatto notare qui e nelle precedenti sezioni di questa discussione e di inserire gli assunti che vuole sostenere solo se inerenti il meridionalismo ed opportunamente referenziati. --theWhite Lion 01:20, 6 mag 2011 (CEST)

Nessuna confusione (ho scritto: storici e pensatori meridionalisti) e i riferimenti che ho trovato nel testo non sono lì a sostegno della mia versione, che si sostiene con Gramsci, Fortunato, Villari, ecc. non con Musella. Prego tutti gli utenti interessati di rileggere il testo con le note preesistenti. --Justinianus da Perugia (msg) 01:49, 6 mag 2011 (CEST)

In realtà non hai inserito nessun riferimento e non hai apportato nessuna miglioria. Hai semplicemente ed artificiosamente distorto un riferimento precedentemente inserito per sostenere l'esistenza di correnti storiografiche maggioritarie o minoritarie. Quì si parla in senso ampio di meridionalismo e non della stotiografia risorgimentale come vuoi dar a credere tu. Fortunato afferma che il meridione fosse, prima dell'Unità, in floridissime condizioni per un risveglio economico: ciò non è in linea con la netta categorizzazione che tu (lambendo la ricerca originale) vuoi proporre. Ti prego inoltre di loggarti prima dei tuoi contributi in voce. --theWhite Lion 08:32, 6 mag 2011 (CEST)

Invece di parlare (a sproposito) di ricerche originali, dovresti andare a rileggerti Fortunato che per gran parte della sua vita non ha fatto altro che puntare il dito sulla povertà del Sud e, nel contempo, sulle fiacche e/o fallimentari politiche dello Stato italiano applicate in quell'area d'Italia. Anzi, Fortunato si aspettava che il Nord sviluppato desse una mano al mezzogiorno, per risollevarne le sorti, come acutamente mise in rilievo Gaetano Salvemini, altro grande meridionalista «Fortunato era assai pessimista sulla capacità dei meridionali a sollevarsi con le loro forze dal baratro cui erano stati messi dalla natura nemica e dalle sventure della loro storia...e si aspettava dal Nord la salvezza...». Sono parole tratte dagli Scritti di Gaetano Salvemini e citate in: Antonio Gramsci, Quaderno 19, Risorgimento Italiano, Torino, Einaudi, 1977 (con introduzione e note di Corrado Vivanti), p. 175. Certamente col tempo Fortunato si mostrò disilluso per l'incapacità delle classi dirigenti settentrionali (e più in generale della nuova Italia) di risolvere la questione meridionale e ne lasciò ampia testimonianza nella sua opera. Non offenderti quindi se ti dico che le tue (o le mie) considerazioni su Fortunato lasciano il tempo che trovano, quelle di Salvemini, sempre sul personaggio in questione (e di Gramsci e Vivanti che le riportano), certamente no.--Justinianus da Perugia 09:58, 6 mag 2011 (CEST)
P. S. Le fonti preesistenti non supportano affatto le mie integrazioni, e qualsiasi persona che legga attentamente la voce se ne può rendere conto. Fammi inoltre la cortesia di andarti a rileggere anche la voce su Giustino Fortunato. Nonostante alcune imprecisioni è ben più correttamente impostata di tante altre pagine sul Mezzogiorno, divenute illegibili ed infarcite di riferimenti di basso profilo, privi molto spesso di qualsiasi rigore storico. --Justinianus da Perugia 09:58, 6 mag 2011 (CEST)

Inserita template PModifica

Vista la situazione inserita template P da non rimuovere senza una definizioen della questione. Speriamo in interventi di vari utenti.--Bramfab Discorriamo 10:21, 6 mag 2011 (CEST)

PropostaModifica

Più che un template:P, comunque basato su una supposizione, avrei preferito una protezione della pagina. Ad ogni modo, invece di continuare a dibattere su questa impropria suddivisione in "correnti storiografiche" delle posizioni dei meridionalisti, propongo al da Perugia, dato che nei suoi interventi è onnipresente il pensiero del Salvemini sul Fortunato, di cimentarsi nel lavoro di esposizione del pensiero e delle teorie dei singli autori cominciando proprio con il meridionalista lucano. --theWhite Lion 10:38, 6 mag 2011 (CEST)

Siamo qui per scrivere la voce di un'enciclopedia, non un trattato sul pensiero politico di personaggi del calibro di un Fortunato (sul quale le tue conoscenze sembrano essere piuttosto traballanti e su cui mi sono già chiaramente espresso) o di un Galasso, un Gramsci, un Salvemini, ecc., cioè delle grandi menti del meridionalismo. Costoro non si sono mai sognati di vedere il nostro Mezzogiorno come il paese del bengodi, ma erano ben coscienti dei suoi enormi problemi economici e sociali e dei suoi ritardi, nonostante la grande e gloriosa storia che tale area aveva alle spalle. Questo mi sento di affermarlo in tutta sicurezza e certamente le conoscenze consolidate sulla materia mi danno ragione. Fra i 22 personaggi segnalati nella voce come riferimenti solo un esiguo numero è andato controcorrente: Nitti (l'unica vera eccezione di un certo rilievo), Zitara (qualsiasi paragone con Gramsci, Fortunato, lo stesso Nitti, ecc. è puramente casuale) e un paio d'altri. Questa è la realtà, non altra. --Justinianus da Perugia 12:12, 6 mag 2011 (CEST)

Ti ringrazio per ever espresso il tuo parere sul mio bagaglio culturale. Ad ogni modo, in una voce che parla di meridionalismo, imho, sarebbe opportuno esporre il pensiero dei meridionalisti e non tentare di costruire ad arte delle categorie e dei gruppi a scopo strumentale. In conclusione o si lascia la presentazione generale che ho scritto io o si approfondisce al livello del pensiero dei vari esponenti. Tutto il resto genera solo confusione e propone commistioni e sovrapposizioni improprie tra dibattito storiografico ed analisi meridionaliste. --theWhite Lion 12:33, 6 mag 2011 (CEST)

la presentazione generale sarebbe l'incipit?--Bramfab Discorriamo 12:36, 6 mag 2011 (CEST)

Tutta la voce è una presentazione sommaria e generale del Meridionalismo: ecco perché proponevo un approfondimento dell'eterogeneo pensiero meridionalista, piuttosto che una ulteriore "banalizzazione" fondata su categorie astratte ed infondate. --theWhite Lion 13:00, 6 mag 2011 (CEST)

Infondato, astratto e mistificatore è il tentativo di spacciare una corrente minoritaria per maggioritaria. --Justinianus da Perugia (msg) 13:11, 6 mag 2011 (CEST)
In ogni caso non si puo' voler lasciare la propria versione tal quale in chiusura ad ogni discussione --Bramfab Discorriamo 13:11, 6 mag 2011 (CEST)

Non vi posso lasciare tre secondi che...Modifica

Insomma, avevo appena fatto i miei complimenti a Bramfab e TWL per la lieta e produttiva collaborazione sulla voce Rivolta di Montefalcione (stavo per dare una Barnstar "Wikilove" ad entrambi), avevo annunciato il mio dedicarmi a voci collaterali per scaricare un po'....e si ricomincia da capo? Possiamo per favore, visto che siamo ormai un gruppo consolidato che lavora su queste voci, dare per assunte alcune cose?

Per esempio, Justinianus, fattene una ragione: gli aggettivi "minoritario" e "maggioritario" sono POV in altre, come in questa voce. Magari ti è difficile uscire da questo linguaggio dopo una vita passata a definire le cose così, ma questa è Wikipedia, non si esprimono giudizi. Se accetti il mio consiglio, ti suggerisco di usare sempre "più diffuso", in maniera tale da evitare la connotazione POV insita in "maggioritario". In questo modo evitiamo che tu, TWL, Bramfab ed altri contributori di talento debbano sprecare le giornate a discutere su questo che è un punto che ci trasciniamo da tre-quattro voci, sempre con il medesimo risultato. QUESTO è un danno per Wikipedia, perché i suddetti contributori di talento sprecano tempo ed energie a discutere su cose assodate e non a lavorare alla voce.

In secondo luogo, suggerirei di evitare di metterla sul personale dubitando della altrui buona fede, e mi riferisco a tutti. Justinianus, magari ti stanno sui cabasisi i borbonici, neoborbonici o presunti tali; TWL, magari ti stanno sui cabasisi gli unitaristi, sabaudi o presunti tali. Non è questo il punto. Uno può avere un suo legittimo punto di vista, ma non per questo è un delinquente o un truffaldino che cerca di sovvertire la realtà.

Ciò detto, Justinianus, TWL ha ragione quando dice che il meridionalismo ha nelle sue fila anche studiosi che non sono storici o storiografi, quindi i criteri eventualmente utilizzabili per la storiografia qui non si applicano. E per favore, rassegnati al fatto che possono esistere anche interpretazioni diverse della realtà, tali da sconvolgere le tesi di persone precedentemente reputate dei guru della materia. Solo per fare un esempio, personalmente ritengo che il noto studio di Daniele/Malanima spazzi via con la forza dei numeri un bel po' di filosofie e storiografie, con corredo di Gramsci, Salvemini, Croce ed altri...si chiama, come detto, metodo scientifico, in cui una cosa è vera fino a prova contraria e non esistono dogmi o possessori della verità assoluta. Ciò detto, per favore calmiamoci tutti e cerchiamo di fare del nostro meglio per rendere degna di essere letta anche questa voce.--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 18:31, 9 mag 2011 (CEST)

Caro Ferdinando Scala, non siamo qui per scrivere saggi e ricerche originali, ma per esporre nelle varie voci fatti ed opinioni che riflettano conoscenze consolidate. Nello specifico, Croce, Gramsci, Salvemini, ecc. sono universalmente noti mentre Daniele e Malanima, no. Il problema è che in questa ed in altre voci sul Mezzogiorno tutti gli autori sembrano godere della stessa credibilità, così troviamo uno Zitara che potrebbe essere citato sporadicamente in qualche nota, campeggiare spavaldamente accanto a un Fortunato, a un Nitti, a un Villari e a un Galasso; un Alianello essere considerato un vero e proprio oracolo; un De Sivo la quintessenza della storiografia italiana dell'Ottocento, ecc. ecc. Io posso anche accettare interpretazioni diverse dalle mie quando chi le fa ha le conoscenze e l'autorevolezza per formularle, ma quando ex-sceneggiatori televisivi, parroci ignari, modesti anche se degnissimi insegnanti di scuola media, vogliono riscrivere la storia del Sud, non ci sto. Mi sembra scorretto, mistificatorio e, in alcuni casi, persino ridicolo, voler far credere al lettore che le opinioni di questa variegata schiera di signori sono quelle che fanno testo in materia. Sulle linee guida di WP è scritto, o per lo meno era scritto a chiare lettere, che un'opinione minoritaria non può avere lo stesso spazio e la stessa visibilità di una maggioritaria, checché tu ne dica (quindi, per favore, non pontificare tanto su ciò che è POV e su ciò che non lo è). Questa regola viene infranta quotidianamente in questa ed in altre voci sul Meridione. I risultati (anche qui mi ripeto) sono ben evidenti: alcune pagine sul Mezzogiorno d'Italia sono, o sono diventate, illegibili. Tutto ciò mi sembra incredibile, dato l'alto livello culturale di alcuni contributori, fra cui sicuramente ci sei anche tu. Il nostro sud e dico "nostro" perché sono in parte di origine abruzzese, merita ben altro! --Justinianus da Perugia (msg) 21:40, 9 mag 2011 (CEST)
Commento a latere: non si puo' usare la scelta delle ciliegine per mettere alcune citazioni in piena pagina ed altre nelle note.--Bramfab Discorriamo 10:31, 10 mag 2011 (CEST)
Caro Justinianus da Perugia, mi pare di parlare su un registro di comunicazione diverso dal tuo, e me ne dispiaccio. Provo ad esprimermi in maniera diversa. Vado per punti, secondo il mio solito.
a) "non siamo qui per scrivere saggi e ricerche originali, ma per esporre nelle varie voci fatti ed opinioni che riflettano conoscenze consolidate.". D'accordo sul primo punto, se ritieni che si stia scrivendo un saggio/ricerca originale con questa o altre voci, segnalalo nelle sedi opportune dopo averlo discusso qui dentro, abbiamo delle regole apposta.
Sulla seconda parte dovremmo metterci d'accordo su cosa siano le "conoscenze consolidate" sulla base delle quali a quanto capisco vorresti selezionare le voci da citare e quelle da non citare (o citare con diverso rilievo). Qui apriamo un discorso interessante e filosofico su cosa si intenda per consolidato. Ti faccio un esempio fresco fresco.
Ho appena finito di intervenire sulla figura discutibile di Francesco Maria Pratilli, un archeologo del Settecento. Per più di un secolo è stato ritenuto completamente affidabile, tanto da essere nominato socio della prestigiosa Accademia ercolanese ed essere citato ancora nel 1844 come "celebre archeologo" in un'opera sulle più grandi menti dell'epoca. Le cose che ha scritto erano ritenute "conoscenze consolidate" e addirittura cardini per la scienza epigrafica. Solo tre anni dopo la pubblicazione dell'opera di cui sopra, un accurato studio esegetico ha dimostrato che alcune delle fonti medievali che aveva citato, e grazie alle quali aveva raggiunto la fama, erano falsificate, quando non addirittura inventate di sana pianta. Nel frattempo, le sue opere avevano avuto il tempo di influenzare e danneggiare la storiografia medievale successiva, e tale influenza nefasta si è ripercossa su buona parte del Novecento. Da questo, come da altri esempi, ne deduco personalmente che il termine "conoscenza" e l'aggettivo "consolidata" possano andare insieme solo se siano accompagnate dal caveat "fino a prova contraria".
b)"Nello specifico, Croce, Gramsci, Salvemini, ecc. sono universalmente noti mentre Daniele e Malanima, no.". Questa affermazione, per quanto esatta, non mi dice nulla rispetto alla "verità" delle cose che tutti questi autori riportano. Aprendo un altro discorso filosofico sul significato di "universalmente noto", ed analizzandone le cause, spero non ti sfugga che la notorietà è condizionata da una serie di fattori che non sono necessariamente legati alla veridicità. Sotto i regimi totalitari del Novecento, ad esempio, era "universalmente noto" che gli Ebrei erano una razza da sterminare, che le "faccette nere" dovevano diventare "romane", che i preti erano i "nemici del popolo" e come tali andavano perseguitati ed altre piacevolezze del genere. Cose che imho fanno inorridire ogni spirito moderno e, passami il termine, "illuminista", ma che erano prese come verità note, riconosciute, incontestabili e persino autoevidenti. Da questo ne consegue, imho, che il valore delle idee non dipende dalla loro diffusione, ma dalla loro veridicità intrinseca...Questo mi porta a pensare che Croce, Gramsci, Salvemini, Daniele e Malanima (e Zitara, così mi riallaccio a quanto dici successivamente) abbiano un valore e siano degni di menzione sulla base di quanto dicono, non di quante copie abbiano venduto o di quanta gente ne abbia sentito parlare o sia d'accordo. Il trucco per uscire da questo loop cognitivo è il geniale meccanismo di base di Wikipedia: presentare le diverse posizioni, senza formulare giudizi, riportando unicamente quanto affermato da altri. Ognuno poi può farsi una propria opinione.
Ultima cosa, e qui veramente esprimo un sentimento personale, per il quale absit iniuria verbis: le espressioni del tipo "il nostro sud merita ben altro" mi lasciano piuttosto freddo e persino infastidito. Le ho sentite da una lunga schiera di figuri, ognuno dei quali diceva di avere una soluzione...non ricordo però che alcuna di queste soluzioni sia stata implementata. Per favore, se puoi, evitale, imho non aggiungono né alla discussione, né al clima della stessa. Del pari ti chiederei cortesemente di evitare anche il termine "nostro" invocando ascendenze di terzo grado, anche questo non aiuta...se ognuno si mettesse ad invocare i quattro quarti di meridionalità basandosi sul trisavolo collaterale, sarebbe secondo me lo stesso che se il sottoscritto invocasse la signoria di Verona per improbabili ascendenze familiari ancestrali...
Insomma, stiamo ai fatti, qui si scrive un'enciclopedia, non è un circolo peripatetico....--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 16:58, 10 mag 2011 (CEST)
Perfettamente in linea con Nando, anzi mi complimento per il paragone con il caso Pratilli, che rende perfettamente l'idea. Nessuno vuole disfarsi delle interpretazioni dell'onnipresente (negli interventi di Justinianus) Croce, o di altri, ma assumerle a verità assolute (solo perché combaciano con il proprio pov) ed autoevidenti che sconfessano qualsiasi altra ipotesi o studio più o meno moderno, mi sembra un atteggiamento da evitare e persino dannoso. Altrettanto eviterei quel tipo di riferimenti al "nostro sud", che, già adoperati altrove, sono seriamente degni di biasimo e fastidiosi per chi li legge, a prescindere dal significato che da Perugia vuole attribuirgli. Circa le "ciliegine di Bramfab", vi è da dire che la citazione di Nitti così come era stata inserita in origine (completamente decontestualizzata e orientata a sostenere uno specifico pov: un inferiore livello culturale dei meridionali) portava ad una lettura ed interpretazione della stessa completamente distorte. Avevo preferito spostarla in nota, in primis, perché le parole del Nitti erano state parafrasate nel testo e, in secondo luogo, per evitare di riportare le righe successive al frammento decontestualizzato, frammento che il lettore meno scaltro avrebbe potuto interpretare come un generale attacco del Nitti agli intellettuali meridionali e non come una specifica critica ad un certo gruppo dirigente. --theWhite Lion 19:51, 10 mag 2011 (CEST)
Meno male che riesco a farmi capire da qualcuno, cominciavo a dubitare della mia capacità di espressione...--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 09:45, 11 mag 2011 (CEST)

Risposta a Ferdinando ScalaModifica

Rispondo punto per punto, com'è mia abitudine (le mie risposte sono tutte in corsivo).--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)

Caro Justinianus da Perugia, mi pare di parlare su un registro di comunicazione diverso dal tuo, e me ne dispiaccio.
Il mondo è bello perché è vario. Che noia sarebbe, se la pensassimo tutti allo stesso modo...--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
Provo ad esprimermi in maniera diversa. Vado per punti, secondo il mio solito.
"non siamo qui per scrivere saggi e ricerche originali, ma per esporre nelle varie voci fatti ed opinioni che riflettano conoscenze consolidate.". D'accordo sul primo punto, se ritieni che si stia scrivendo un saggio/ricerca originale con questa o altre voci, segnalalo nelle sedi opportune dopo averlo discusso qui dentro, abbiamo delle regole apposta.
Non è detto che non segnali l'anomalia a chi di dovere, un giorno o l'altro. Ma prima di far questo mi sembra giusto discutere.--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
Sulla seconda parte dovremmo metterci d'accordo su cosa siano le "conoscenze consolidate" sulla base delle quali a quanto capisco vorresti selezionare le voci da citare e quelle da non citare (o citare con diverso rilievo). Qui apriamo un discorso interessante e filosofico su cosa si intenda per consolidato. Ti faccio un esempio fresco fresco.
Il discorso è molto semplice: per me le conoscenze consolidate sulla storia e la cultura del Mezzogiorno sono quelle imputabili a Gramsci, Croce, Salvemini, ed altri del loro livello..--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
"Nello specifico, Croce, Gramsci, Salvemini, ecc. sono universalmente noti mentre Daniele e Malanima, no.". Questa affermazione, per quanto esatta, non mi dice nulla rispetto alla "verità" delle cose che tutti questi autori riportano. Aprendo un altro discorso filosofico sul significato di "universalmente noto", ed analizzandone le cause, spero non ti sfugga che la notorietà è condizionata da una serie di fattori che non sono necessariamente legati alla veridicità. Sotto i regimi totalitari del Novecento, ad esempio, era "universalmente noto" che gli Ebrei erano una razza da sterminare, che le "faccette nere" dovevano diventare "romane", che i preti erano i "nemici del popolo" e come tali andavano perseguitati ed altre piacevolezze del genere. Cose che imho fanno inorridire ogni spirito moderno e, passami il termine, "illuminista", ma che erano prese come verità note, riconosciute, incontestabili e persino autoevidenti. Da questo ne consegue, imho, che il valore delle idee non dipende dalla loro diffusione, ma dalla loro veridicità intrinseca...Questo mi porta a pensare che Croce, Gramsci, Salvemini, Daniele e Malanima (e Zitara, così mi riallaccio a quanto dici successivamente) abbiano un valore e siano degni di menzione sulla base di quanto dicono, non di quante copie abbiano venduto o di quanta gente ne abbia sentito parlare o sia d'accordo.
In primo luogo non siamo in epoca fascista né stalinista, per cui per conoscenze consolidate si intendono quelle esistenti in un determinato momento storico: il nostro. Quando queste conoscenze risulteranno inattuali si adeguerà anche WP, non prima. Zitara, Buttà, De Sivo, Alianello, ecc. non sono paragonabili a un Croce, Salvemini, Gramsci, ecc. e non è solo una questione di notorietà, ma anche e soprattutto di autorevolezza. La notorietà ha tuttavia il suo peso: nella più importante biblioteca di Perugia (non un paesetto sperduto chissà dove, ma una città nota anche per la sue celebri università) non sono riuscito a trovare neppure un saggio di Zitara, tanto per rendere l'idea. Chi lo conosce? E' forse questo un autore che ha contribuito a formare delle conoscenze consolidate o un autore internazionalmente noto? Certamente no.--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
Il trucco per uscire da questo loop cognitivo è il geniale meccanismo di base di Wikipedia: presentare le diverse posizioni, senza formulare giudizi, riportando unicamente quanto affermato da altri. Ognuno poi può farsi una propria opinione.
Si, bravo, così il giudizio formulato da un Croce vale quanto quello di un Alianello. E magari inseriamo anche i giudizi di Ferdinando Scala e del sottoscritto, che forse presentano un interesse superiore a quelli di un Alianello.--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
Ultima cosa, e qui veramente esprimo un sentimento personale, per il quale absit iniuria verbis: le espressioni del tipo "il nostro sud merita ben altro" mi lasciano piuttosto freddo e persino infastidito. Le ho sentite da una lunga schiera di figuri, ognuno dei quali diceva di avere una soluzione...non ricordo però che alcuna di queste soluzioni sia stata implementata. Per favore, se puoi, evitale, imho non aggiungono né alla discussione, né al clima della stessa.
A me lasciano freddo e infastidito altre cose, fra cui alcune voci particolarmente diseducative che circolano sul Mezzogiorno nella ns. enciclopedia ed anche la presunzione di qualche contributore. Tu non sei il portavoce ufficiale del Sud italiano e non hai alcuna autorità per giudicare i sentimenti che il sottoscritto (o qualsiasi altro contributore) nutre nei confronti del nostro Mezzogiorno. Per cui mi dispiace, ma non ho intenzione di evitare certe espressioni e se nulla aggiungono alla discussione, spetta a me, non a te valutarlo--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)
Del pari ti chiederei cortesemente di evitare anche il termine "nostro" invocando ascendenze di terzo grado, anche questo non aiuta...se ognuno si mettesse ad invocare i quattro quarti di meridionalità basandosi sul trisavolo collaterale, sarebbe secondo me lo stesso che se il sottoscritto invocasse la signoria di Verona per improbabili ascendenze familiari ancestrali...
Ma stai scherzando o parli sul serio? Anzitutto uso "nostro" perché sono italiano e in questa sede è in questione il Sud d'Italia, non quello della Romania o del Brasile, in secondo luogo non ho invocato nessuna ascendenza di terzo grado, anche perché non ne ho bisogno: mi sento vicino a una terra che mi è cara, e questo basta ed avanza. Comunque un quarto di sangue va bene? Qui stiamo entrando nella paranoia!!!
Insomma, stiamo ai fatti, qui si scrive un'enciclopedia, non è un circolo peripatetico....--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 16:58, 10 mag 2011 (CEST)
Bravo, stiamo ai fatti, ma fammi una cortesia: non scrivere più quelle amenità sui legami di sangue (miei o di altri) con il Sud che oltretutto non ti fanno onore...--Justinianus da Perugia (msg) 22:56, 10 mag 2011 (CEST)

Risposta a JustinianusModifica

Voglio lasciare da parte gli aspetti di ordine personale, che non devono riguardare le discussioni in Wiki. Rispetto a questo ci tengo comunque a riaffermare che ho chiaramente detto che esprimevo sentimenti personali senza alcuna intenzione offensiva. Se ti sei sentito offeso, mi spiace. Del pari dovresti imho considerare che anche alcune tue espressioni possano suonare offensive o fastidiose per altri. Come le regole della comunicazione insegnano, la sostanza della stessa è nell'orecchio di chi riceve, non nella bocca di chi parla...è solo un consiglio, poi fai come vuoi.

Quello che invece mi pare importante è avere finalmente capito come giudichi le fonti. Riporto le tue parole, così siamo tutti tranquilli su questo aspetto: "Il discorso è molto semplice: per me le conoscenze consolidate sulla storia e la cultura del Mezzogiorno sono quelle imputabili a Gramsci, Croce, Salvemini, ed altri del loro livello.". Mi pare finalmente di capire che abbiamo un approccio culturale diverso, dove per culturale naturalmente non intendo il livello individuale di conoscenza di una determinata cosa, ma il metro contro il quale si misurano i diversi aspetti della realtà. A quanto capisco, e come scrivo sbaglio, il tuo è fondato rispettabilissimamente sulle icone. Per icone intendo i grandi nomi, comunque assurti a tale fama, irrispettivamente dal fatto che ciò sia accaduto perché erano effettivamente bravi, o avevano accesso ad un editore a grande diffusione, o fossero magari stati messi in quella posizione dalla coalescenza di diverse condizioni storiche, politiche e sociali delle quali erano espressione.

Il mio approccio, invece, è assolutamente iconoclasta....per me Gramsci, Croce, Salvemini, non sono figure ieratiche ed intoccabili ma, passami il termine, "etichette nominali" sotto le quali si sono raccolte determinate informazioni/modi di pensare/interpretazioni. Per me, se sulla copertina di un libro c'è scritto "Benedetto Croce" o "Gigino Cacace" è assolutamente irrilevante. Rileva molto, invece, la sostanza di quello che viene affermato, e le basi sulle quali tali affermazioni vengono costruite. E' la sostanza delle cose che mi interessa, non il brand.

Ecco, secondo me dovremmo cercare di trovare una via di composizione di questo differente approccio, altrimenti tutte le discussioni future saranno lunghe e improduttive.

Una nota a margine: sono felice che, come suggerivo anch'io, tu voglia discutere qui dentro quelle che tu giudichi "anomalie". Dato però che personalmente tengo a che ogni contributore continui ad esercitare la propria opera, mi sento di suggerirti cautela nel formulare delle accuse nelle sedi ufficiali...le regole di Wiki sono tali che chi eventualmente dovesse formulare un'accusa ingiusta, è parimenti sanzionabile rispetto a chi effettivamente abbia un comportamento scorretto. Personalmente invece ci tengo a che tu continui a svolgere l'azione di critica che fai, dato che questo mi spinge a fare sempre un'estrema attenzione a tutto quello che scrivo, a tutto vantaggio di Wiki.--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 10:17, 11 mag 2011 (CEST)

Alt un secondo: l'affermazione "E' la sostanza delle cose che mi interessa, non il brand." deve essere vista come le regole di wikipedia vedono le fonti, ossia vale quello che dicono le fonti maggioritarie, altrimenti si cade nella ricerca personale, nel punto di vista minoritario e si esce da questa enciclopedia. Noi non possiamo scrivere nostre interpretazioni, o basarci su studiosi secondari o minori per sconfessare studiosi principali questo deve essere ben chiaro.--Bramfab Discorriamo 10:41, 11 mag 2011 (CEST)
Sono d'accordo con Bramfab. Il problema è che è estremamente difficile trovare delle linee di azione condivise con Ferdinando Scala. Egli infatti continua a parlare di metodologie che presuppongono la scrittura di un vero e proprio saggio (o di una ricerca originale, i termini non cambiano) che ben poco ha a che vedere con la stesura di una voce enciclopedica. Per fare un esempio sulla linea di quanto egli stesso ha scritto: sulla Treccani o su altre enciclopedie di alto profilo non si trova certo il nome di un Cacace accanto a quello di un Croce, dal momento che le fonti devono essere affidabili e Cacace (o altro ipotetico autore minore) non lo è, o, anche se lo fosse, non sarebbe ritenuto tale perché non conosciuto dal lettore. D'altronde Ferdinando non può imporre il suo approccio "iconoclasta" né a noi altri contributori né tantomeno al lettore, che ha bisogno di certezze (cioè di un Croce, non di un Cacace). In sintesi: se il suo "approccio culturale" può avere una ragione di essere al momento di scrivere un saggio basato su una ricerca di fonti anche minori (leggasi: ricerca originale) non la ha al momento di redigere una pagina di WP. Questo è stabilito dalle linee guida della nostra enciclopedia. Va da sé, che, anche per una questione di logica e di buonsenso, se alcuni autori giudicati "minori" possono trovare un posto (a titolo di semplice curiosità per il lettore, e in determinati casi), in nota, non lo possano trovare nel testo accanto a dei personaggi che hanno fatto la storia della filosofia, dell'economia, del diritto, ecc. Si cadrebbe nel ridicolo, e questo nessun contributore che ha a cuore la nostra enciclopedia dovrebbe volerlo. --Justinianus da Perugia (msg) 11:55, 11 mag 2011 (CEST)

Qualcuno dovrebbe cortesemente spiegarmi dove ho detto che voglio confutare qualcuno o imporre qualcosa. In tutto quello che ho detto fino a questo momento (e vivaddio, scripta manent) c'è il tentativo di spiegare la mia posizione e cercare di trovare un punto d'incontro con le altre (cito testualmente: Ecco, secondo me dovremmo cercare di trovare una via di composizione di questo differente approccio, altrimenti tutte le discussioni future saranno lunghe e improduttive.). Ho invece detto a più riprese che ritengo non solo ragionevole, ma anche conforme alle regole di wiki, citare gli autori come tali in rappresentanza di punti di vista diversi su un medesimo argomento. Esempio su questa voce, così cerco di spiegarmi ancora meglio. a) C'è una serie di studiosi che ha contribuito in diversa misura alla costruzione di quella corrente di pensiero che si chiama meridionalismo. b) Come in tutte le correnti, le interpretazioni e le opinioni sono diverse, alcune rispetto a sfumature, altre in maniera profonda. c) Qualcuna di queste interpretazioni/opinioni ha un valore maggiore o minore rispetto alle altre? Forse, ma questo non rileva rispetto alla redazione di un'enciclopedia, dato che l'atto di selezionare l'una o l'altra, o etichettare l'una o l'altra come maggioritaria o minoritaria è un POV. Nessuno però impedisce che si scriva che l'opinione più diffusa è l'opinione X, ed è quello che sostengo già da un po' facendo il confronto tra i termini maggioritario/minoritario (POV) e più diffuso/meno diffuso (neutro). d) Per quanto capisco, invece, secondo l'approccio di Justinianus, in questa come in altre voci ci dovrebbero essere solo Croce, Gramsci, etc., in quanto esponenti dell'opinione più diffusa. Io invece ritengo che anche gli autori meno diffusi, e portatori di un punto di vista diverso, per non parlare di studi moderni, che affrontino modernamente la questione, debbano essere citati, a tutto vantaggio della completezza delle voci.PS E potresti per favore spiegarmi da quali dati tiri fuori che "il lettore ha bisogno di certezze"? Hai una ricerca da citarmi in merito, o è un tuo POV? Secondo me ci sono diversi tipi di lettori, quelli che sono alla ricerca di certezze, e quelli che invece chiedono di conoscere tutti i punti di vista, in modo da poter giudicare da soli. Dato che una delle regole di Wiki è quella di presentare il NPOV, credo personalmente che questo si raggiunga a più voci, non citandone solo di un certo orientamento--Ferdinando Scala (Rubra Mater) 13:27, 11 mag 2011 (CEST)

Dopo l'intervento di Bramfab, c'è ben poco da aggiungere. C'è solo da augurarsi che Ferdinando Scala legga attentamente quanto segnalato.--Justinianus da Perugia (msg) 13:32, 13 mag 2011 (CEST)

ProtezioneModifica

La voce è stata protetta per una guerra di modifiche. Naturalmente è stata scelta la versione sbagliata :-) Gac 14:19, 16 mag 2011 (CEST)

Ovviamente ;) Non ho alcun problema in merito. Spero che l'altro utente approfitti di questa settimana per evadere (e non limitarsi a rimuovere) le richieste di chiarimento da me avanzate. --theWhite Lion 14:25, 16 mag 2011 (CEST)
Viceversa vorrei suggerire di passare la settimana dibattendo qui la versione da mettere a fine blocco!--Bramfab Discorriamo 16:27, 16 mag 2011 (CEST)
Il blocco operato da Gac mi sembra senz'altro più che giustificato. Prendendo spunto dall'invito di Bramfab io sono disponibile a qualsiasi tipo di dialogo, ma nel caso specifico lo vedo difficile, dal momento che si mettono in discussione fonti di alto profilo e vengono richieste spiegazioni su asserzioni sorrette da fonti che sono di per sé chiarissime. Si arriva addirittura a richiedere fonti su altre fonti. Quando questo non si può fare si allega che le fonti esibite non sono pertinenti. Si vogliono mettere in "quote" solo alcune citazioni di un autore e non altre, offrendo un'immagine distorta della sua opera (è il caso di Giustino Fortunato). Basta leggere le motivazioni date in cronologia a giustificazione dei vari interventi per rendersene conto. Una situazione simile si registra anche in altre voci relative al nostro Mezzogiorno (Brigantaggio postunitario, Questione meridionale, Revisionismo del Risorgimento, ecc.) che sono costellate di avvisi di ogni tipo pienamente giustificati. Lavorare in queste condizioni diventa davvero difficile e non mi stupisce che su tali voci sono restati in pochi a collaborare in forma non saltuaria. --Justinianus da Perugia (msg) 08:06, 17 mag 2011 (CEST)
Il problema è che questa voce è diventata un collage di citazioni unite tra di loro per giustificare il pov che si vuole sostenere. In particolare per Fortunato si uniscono citazioni frutto di considerazioni diverse dell'autore, senza, però, esporre in maniera organica il suo pensiero e facendo in modo che esse diventino antitetiche (chi lo dice che lo siano? da qui la mia richiesta di chiarimento): ciò è scorretto, perché non viene contestualizzato il momento in cui tali considerazioni vengono fatte, non si dice quale di queste preceda o segua le altre nel tempo, non si espone (e lo ripeto) in maniera organica il pensiero dell'autore. Inoltre, Justinianus ha più volte mostrato una certa tendenza a confondere gli studi meridionalistici con la più ampia analisi storiografica: mi riallaccio al discorso Galasso-Gentile. Circa i riferimenti a questi autori, cono stati inseriti in maniera strumentale per fungere da detrattori agli accenni del pensiero di Nitti e di Zitara. Galasso e Gentile, però, non stanno commentando il pensiero meridionalista, o, più nello specifico, l'analisi di questo o quel meridionalista. Le loro sono critiche all'analisi storiografica nel suo complesso e, comunque, sono solo brandelli di informazione estratti da un discorso più ampio dei due storici. Di conseguenza, se è scorretto, in via generale, inserire passaggi estratti dal testo di quegli autori senza poi esporre il commplesso della loro esposizione, è ancora più sbagliato inserire in voce autori che non parlando di meridionalismo: i due passaggi di Galasso e Gentile, non riferendosi al meridionalismo, non possono trovare spazio in questa voce (da qui la mia richiesta di chiarimento). Infine, un altro grave limite della voce così come impostata da JDP è che essa non espone le analisi e le teorie dei meridionalisiti, ma si limita a contrapporre le ipotesi sull'origine pre o post unitaria della Questione Meridionale, e gli interventi del citato utente sono tutti orientati a sostenere la prima ipotesi e a confutare la seconda e non ad esporre in maniera npov gli studi dei vari autori, cosa che invece andrebbe fatta, per spiegare cosa è il Meridionalismo e quali sono le teorie degli autori ad esso ascrivibili, siano esse di nostro gradimento o a noi sgradite perché in contrasto con il nostro modo di vedere il mondo. --theWhite Lion 09:28, 17 mag 2011 (CEST)
Su Fortunato ho più volte consigliato di tornare a vedere la voce relativa (Giustino Fortunato, non redatta da me), se proprio non si vogliono riprendere in mano i testi del grande meridionalista, ma è stato fiato sprecato. E' unanimamente riconosciuto come uno dei primi che denunciarono la povertà atavica del meridione, ma qui si vuole presentare come un campione dell'epoca d'oro pre-unitaria per una lettera che scrisse a Pasquale Villari: quella dovrebbe essere posta in "quote", mentre tutte le altre manifestazioni del suo pensiero che non vanno in tale direzione e che fecero asserire al Salvemini che Fortunato si aspettava la salvezza dal Nord, vanno in nota. Bel modo di scrivere la storia! Il caso di Giuseppe Galasso, notissimo meridionalista (e riconosciuto come tale nella lista degli autori di riferimento non compilata dal sottoscritto) è ancora più incredibile: mi si vuole impedire di esprimere il suo pensiero (di meridionalista) perché critica un certo tipo di letteratura neoborbonica. Ricordo che questo tipo di critica è importante per conoscere il pensiero di un autore meridionalista come Galasso. Perché allora sarebbe da considerarsi non pertinente? O in alternativa: perché data la chiarezza espositiva del grande storico, avrebbe bisogno di ulteriori riferimenti, spiegazioni, e quant'altro per essere correttamente interpretata?. Invito tutti a leggere l'attuale stesura, giustamente liberata da alcuni template che non avevano ragione di essere, dove le parole di Galasso sono chiare, inequivocabili e pertinenti al tema trattato. Anche un bambino le capirebbe.
Io non ho certo la pretesa di scrivere, con le mie sole forze, una voce di questa complessità, e neppure un trattato organico sul meridionalismo. Apporto solo dei contributi tratti da autori e fonti che conosco. Ricordo a tutti che questa è un'enciclopedia che si basa sul volontariato e sulla mutua collaborazione: chi si lamenta con me per le inadeguatezze della voce, si rimbocchi le maniche e lavori su di essa, ma in modo serio, senza utilizzare in forma impropria le fonti inserite dal sottoscritto e, soprattutto, senza fare dell'ostruzionismo con argomenti capziosi volti a scoraggiare qualsiasi tentativo di ricostruzione storica o storiografica condiviso dalle altre enciclopedie serie e dalle conoscenze consolidate in materia presso il grande pubblico. Qui, e in altre voci sul Mezzogiorno, si vogliono invece imporre gli orientamenti di un ristrettissimo numero di utenti, senza avere neppure una lontana idea di quali siano le regole WP in materia (a tale proposito è indicativa la parte finale del paragrafo: Risposta a Justinianus, in questa stessa pagina di discussione). Mi voglio esprimere con la consueta franchezza: alla base di tali orientamenti ci sono, a mio avviso, una serie di punti fermi intoccabili, fra i quali spiccano, per importanza: 1)la prosperità del mondo dorato e florido di età tardo-borbonica; 2) la lungimiranza della dinastia che lo aveva creato; 3) l'affidabilità, a prova di bomba, di alcuni autori, spesso poco noti o attivi in altri campi, che ne supportano l'esistenza. Se quanto indicato viene messo in dubbio o criticato da qualcuno, con fonti alla mano, iniziano i problemi. Le fonti sono male interpretate, oppure non pertinenti (è il caso di Galasso). Date queste non entusiasmanti premesse io preferirei fare un discorso realistico e propongo quanto segue: si lasci l'ultima stesura e su quella si lavori. Ogni integrazione e/o rettifica del testo già in essere (non su quello ancora da sviluppare) dovrà essere di volta in volta sviscerata, dibattuta e approvata in sede di discussione. --Justinianus da Perugia (msg) 15:04, 17 mag 2011 (CEST)
È significativo notare come da un lato non ci si voglia assumere la responsabilita di contribuire in maniera organica alla voce per via della sua complessità, ma come non ci si sottragga dall'inserire citazioni di questo o quell'autore se esse in maniera diretta o indiretta possono svilire il pensiero di altri autori o, comunque, sostenere il pov del contributore (le velate accuse di voler imporre un particolare punto di vista non devono essere mosse al prossimo, se poi l'accusatore è il primo a volersi imporre sugli altri). È vero questa è una enciclopedia seria e pertanto bisogna intervenire in maniera seria: proporre di lasciare inalterata la versione di Justinianus (con i passaggi di Gentile e Galasso) vorrebbe dire accettare che qualsiasi tipo di critica storiografica possa essere inserita in questa voce, magari potremmo riportare analisi anti-unitarie, magari potremmo includere anche le argomentazioni di autori non meridionalisti o di autori che, nel caso particolare, non stanno riferendosi al meridionalismo. Purtroppo questo non è il corretto modo di agire; operare in tal modo non fa bene a Wikipedia. Prima che Justinianus mettesse mano alla voce, questa era uno stub dove si accennava al concetto di meridionalismo e si forniva una lista di autori di riferimento. Ora è divenuta un campo di battaglia dove si impropriamente contrappongono autori che sostengono un Sud preunitario economicamente arretrato e autori che vedono un Sud che si svantaggia rispetto al Nord solo in periodo postunitario. Sebbene, l'enciclopedia dovrebbe limitarsi ad esporre le teorie dei vari autori, Justinianus ha fatto in modo, pescando citazioni ad hoc, che il primo dei gruppi di autori impropriamente costruiti risulta vincente, mentre il secondo è destinato a figurare come espressione di concetti marchiani ed infondati. Come se non bastasse, tutto ciò fa perdere di vista i concetti dei meridionalisti; nel senso che di meridionalismo non viene detto nulla; nel senso che il pensiero dei vari autori non viene sviscerato; nel senso che del periodo postunitario (quello su cui si concentrano le analisi dei meridionalisti) viene detto praticamente nulla; nel senso che tutto si riduce a quello scontro pre-postunitario di cui si diceva sopra. È necessario, quindi, rimuovere dalla voce tutto quello che non è inerente al meridionalismo. È necessario presentare in maniera organica il pensiero dei diversi autori, altrimenti si rischia di dare una visione parziale (sia nel senso di visione limitata, sia nel senso di visione di parte, poiché usata strumentalmente dai contributori a tal fine). È necessario concentrarsi sugli studi dei meridionalisti e non orientare la trattazione a dicotomie pro o anti Unità d'Italia. In linea con quanto detto procederò ad apportare alcuni correttivi alla voce; invito Justinianus a non riavviare una nuova edit war e a discutere con me, punto per punto, le variazioni che non condivide. --theWhite Lion 22:59, 25 mag 2011 (CEST)

Risoluzione delle criticitàModifica

QuoteModifica

Al fine di andare in contro alle eccezioni avanzate da JdP in merito a quali citazioni debbano andare o meno in quote e tenendo presente che gran parte dei contributi dello stesso utente sono citazioni più o meno complete e più o meno lunghe di parti di testi di vari autori, citazioni che per forza di cose non possono essere tutte riportate nel template, proprongo di rimuovere dalla voce tutti i template:quote in modo da non dare maggiore o minore rilevanza a questo o a quell'autore. Attendo l'opinione di GdP. --theWhite Lion 08:36, 26 mag 2011 (CEST)

IMO Il template citazione può benissimo essere eliminato dalla voce, se e' di per se' e' causa di problemi.--Bramfab Discorriamo 10:59, 26 mag 2011 (CEST)

ProtezioneModifica

La voce è stata protetta dalle modifiche effettuate dagli utenti registrati per una guerra di modifiche. Naturalmente è stata scelta la versione sbagliata :-) Gac 08:59, 26 mag 2011 (CEST)

Paragrafo su Galasso e Emilio Gentile contestatoModifica

IMO il paragrafo riporta posizioni ben definite di acclarati studiosi, ma forse andrebbe scorporato, in quanto la critica di Galasso (che riporto sotto) verte decisamente su un aspetto del meridionalismo, che, semplificando, pone alla base della sua analisi una presunta epoca d'oro nel periodo borbonico, distrutta dall'unita' d'Italia.

  • Parte della produzione meridionalista, anche contemporanea, è protesa a connotare positivamente il Mezzogiorno preunitario. Fortemente critico sull'esaltazione del Mezzogiorno borbonico è stato Giuseppe Galasso[1], sia che essa venga originata da nostalgie retrograde tese all'esaltazione del passato, sia che essa muova dalla ripresa, su nuove basi, della polemica contro lo Stato unitario. In riferimento al primo caso il Galasso afferma che: «Il livello assolutamente infimo di quasi tutta questa produzione e la sua complessiva estraneità al piano scientifico possono esimere, a questo riguardo, da ogni obbligo di citazione o di esemplificazione»[2]. Ancora, secondo lo storico napoletano questi atteggiamenti non giovano alla comprensione della storia del Mezzogiorno e «queste direzioni vanno considerate come rami secchi della cultura meridionale e, come tali, recisi con fermezza».

Viceversa Gentile si concentra sull'analisi di autori (come De' Sivo e Spada) utilizzati come fonti (non possono essere definiti meridionalisti) dai revisionisti neoborbonici (inserisco questo aggettivo in quanto il revisionismo sul risorgimento viene fatto anche da altri personaggi con diversi indirizzi) e IMO questa parte sarebbe più funzionale all'enciclopedia se inserita qui, leggermente modificata come:

  • Anche Emilio Gentile non risparmia critiche a questa revisione storiografica e rispondendo alla domanda che un intervistatore gli fa su Giacinto de' Sivo e Giuseppe Spada rileva: «Qui ci muoviamo nell'ambito della libellistica reazionaria...si tratta di una letteratura poco rilevante dal punto di vista storiografico...» e chiudendo il suo intervento ne mette in luce i risvolti propagandistici e l'assenza di serietà scientifica: «Però ripeto, siamo in ambito propagandistico, che non ha alcuna serietà scientifica.» [3].

  1. ^ Giuseppe Galasso, Il Mezzogiorno nella Storia d'Italia, Firenze, Felice Le Monnier, 1977, pp. 6-7. ISBN non esistente
  2. ^ Giuseppe Galasso, pag. 7
  3. ^ Entrambe le citazioni sono tratte da: Emilio Gentile, Italiani senza Padre, Intervista sul Risorgimento, Roma-Bari, Laterza, 2011, p. 117 e 118, ISBN 978-88-420-9499-9.
--Bramfab Discorriamo 11:26, 26 mag 2011 (CEST)
Se ho ben capito tu collocheresti Galasso in altra parte del testo. Per quanto mi riguarda potrei anche essere d'accordo, ma purtroppo fino a quando lo stub non assume le connotazioni e la struttura di una voce, con lo sviluppo dei vari paragrafi, non si riesce a fare un pò d'ordine. Il primo paragrafo si configura attualmente come un grande contenitore (o come un enorme incipit) e va sfoltito drasticamente. Il pensiero dei vari autori va riportato in uno o più paragrafi a sé stanti. Quello che terrei a precisare è che non si può attribuire la stessa importanza e la stessa visibilità a uno Zitara di quelle che si danno a un Villari, un Galasso, un Fortunato, un Salvemini, un Gramsci, ecc., perché altrimenti incorriamo negli stessi errori di prospettiva che stiamo cercando di sanare in altre voci relative al Mezzogiorno.
Gentile si può senz'altro inserire in: Revisionismo del Risorgimento nella forma da te indicata. Qui potrebbe essere temporaneamente soppresso per essere nuovamente ripescato allorquando affrontiamo la figura di de' Sivo, perché su de' Sivo si dovrà pur scrivere qualcosa visto che è servito da supporto a tanta letteratura meridionalista. La critica ai "padri storici" di un certo meridionalismo filoborbonico, andrebbe anche ospitata in questa pagina, a meno che non si intenda creare una voce apposita (ma non ne vedo la necessità).
In sintesi: su Gentile siamo d'accordo, su Galasso lasciami riformulare l'incipit e sistemare il resto e vediamo cosa ne vien fuori (il napoletano Galasso è comunque una delle figure di più alta caratura del meridionalismo e va preso in esame). Oggi non mi è possibile, ma domani potrei prospettare una bozza di come, a mio avviso, dovrebbe essere strutturata la voce in questa stessa pagina di discussione. Fammi sapere. --Justinianus da Perugia (msg) 14:25, 26 mag 2011 (CEST)
P.S. Dimenticavo: sono pienamente d'accordo nel non utilizzare in questa voce il template citazione.--Justinianus da Perugia (msg) 16:24, 26 mag 2011 (CEST)
Mi son spiegato male
Galasso parla di meridionalismo e quindi va bene in questa voce, IMO anche dove si trova ora, viceversa Gentile andrebbe sull'altra voce.--Bramfab Discorriamo 18:21, 26 mag 2011 (CEST)
Ti sei spiegato molto bene, probabilmente è stato il sottoscritto a non essere stato chiaro. Galasso rimane infatti nella voce (anche se in futuro, a seguito di una sistemazione della pagina, potrebbe essere collocato in altro paragrafo) mentre Gentile si può senz'altro inserire in: Revisionismo del Risorgimento nella forma da te indicata. Qui potrebbe essere temporaneamente soppresso (mio precedente intervento). Quindi concordo con te. Il temporaneamente sta ad indicare che adesso lo togliamo da qui e lo inseriamo in Revisionismo del Risorgimento, ma se si dovesse dedicare un sottoparagrafo a de' Sivo, Buttà e compagnia, come autori di riferimento di una certa letteratura meridionalista, potrebbe anche essere riesumato. --Justinianus da Perugia (msg) 08:06, 27 mag 2011 (CEST)

Bozza per una diversa strutturazione della voceModifica

IncipitModifica

Il Meridionalismo è il complesso degli studi, sviluppatisi nel corso del XX secolo, riguardanti le problematiche connesse all'evoluzione economica e sociale del Mezzogiorno d'Italia originatesi a partire dal periodo postunitario[Nota Treccani]

Impostazione metodologicaModifica

Grazie all'apporto di studiosi e politici, quali Giustino Fortunato, Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti, Antonio Gramsci e Francesco Saverio Nitti si è sviluppata un'ampia ed eterogenea letteratura.

L'analisi si è spesso orientata allo studio delle condizioni del Mezzogiorno prima dell'annessione al nascente Regno d'Italia. Tali condizioni erano percepite generalmente come retrograde e, secondo Richard Drake «i meridionalisti erano scrittori accomunati dall'interesse a riformare le condizioni retrograde del meridione d'Italia. [Nota Drake]. Pertanto, lo stato di arretratezza delle Due Sicilie sarebbe stato preesistente alla perdita dell'indipendenza[Nota Musella] e la mancata integrazione del Meridione nella struttura economica del nuovo stato sarebbe dovuta anche a fattori di carattere sociale [Nota Musella]. A grandi linee, sono ascrivibili a questo tipo di approccio la massima parte dei rappresentanti più illustri del primo meridionalismo di ispirazione liberale e positivista (fra i tanti: Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino), di quello di matrice liberal-socialista (come Gaetano Salvemini) e marxista (fra cui Antonio Gramsci ed Emilio Sereni) e di quello cattolico (come Luigi Sturzo).

Ognuno di essi, però, propose peculiari interpretazioni e sviluppò diverse rappresentazioni di origini e cause delle problematiche del Mezzogiorno e ciò, in particolare, nel descrivere il mancato sviluppo economico del Sud a dispetto di quello avutosi nell'Italia centro-settentrionale.

Una posizione a sé stante è quella assunta da F. S. Nitti che invece, ecc. ecc. (accenni brevi, perché poi l'autore verrà trattato nel paragrafo successivo. Se viene inserito qui è perché la sua posizione è, sotto alcuni importanti aspetti, discordante rispetto a quella degli autori summenzionati ed è l'unico o quasi, fra i personaggi di alto profilo del meridionalismo a farlo. Fra le voci discordanti ci sono anche Ferdinando Russo ed alcuni giornalisti e scrittori, non di primo piano, che non possono, a mio avviso, essere equiparati neppure lontanamente a Nitti).

MeridionalistiModifica

I precursoriModifica

  • Genovesi
  • Carlo Pisacane (voleva risolvere il problema sociale del Sud attraverso la lotta rivoluzionaria)
  • ecc., ecc.

Dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondialeModifica

  • Fortunato
  • Villari
  • Nitti (Pasquale)
  • Gramsci
  • ecc. ecc.

I contemporaneiModifica

  • Galasso
  • Villari (Rosario)
  • ecc. ecc.
  • Capecelatro, Zitara ed altri minori (vanno messi insieme. Dedicare lo stesso spazio e dare la stessa visibilità a Zitara di quelle accordate a un Fortunato, a un Nitti, a un Galasso, ecc. non credo abbia molto senso. Comunque sta alla comunità decidere...)

Il meridionalismo nella letteratura e nel cinemaModifica

Romanzi di Silone, Jovine, Alianello, ecc. Film del neorealismo: Il Cammino della Speranza e Il brigante di Tacca del Lupo (Germi), La terra trema (Visconti); alcuni film tratti da romanzi ascrivibili al meridionalismo (Fontamara di Lizzani), alcuni film di Eduardo De Filippo, ecc.

Istituti di ricercaModifica

  • Svimez
  • A.N.I.M.I.
  • ecc.

Il paragrafo:Soluzioni proposte, va, a mio avviso, soppresso, dato che le soluzioni proposte sono tante quanti gli autori che le propongono. Vanno pertanto indicate nei paragrafi centrali ("Il Meridionalismo dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondiale" e "Il Meridionalismo contemporaneo"). Anche il paragrafo: Autori di riferimento, andrebbe soppresso, visto che gli autori più importanti vengono descritti nei due paragrafi summenzionati.

Attenzione: 1) Le parti connotate come sottoparagrafi sono da intendersi come paragrafi; 2) Le parti in corsivo sono considerazioni personali del sottoscritto

Ovviamente questa è una semplice bozza, suscettibile di modifiche e integrazioni anche radicali. Grazie per l'attenzione. --Justinianus da Perugia (msg) 10:25, 27 mag 2011 (CEST)


Mi sembra una scaletta più che accettabile.--Bramfab Discorriamo 13:44, 31 mag 2011 (CEST)
Grazie per l'apprezzamento. Forse bisognerebbe cambiare il titolo (ma non i contenuti) del paragrafo Impostazione metodologica... --Justinianus da Perugia (msg) 17:44, 31 mag 2011 (CEST)

AvvisoModifica

Penso che l'avviso ora si possa rimuovere poichè sono elencati i pensieri di alcuni dei massimi autori meridionalisti. L'analisi sarà incompleta ma compatibile con il nesso della voce. --Generale Lee (posta) 13:35, 28 mag 2012 (CEST)

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