Donazioni di Alessandria

Le donazioni di Alessandria (autunno del 34 a.C.) furono una dichiarazione politico-religiosa (teopolitica) effettuata da Cleopatra VII e Marco Antonio, con cui distribuirono alcune terre appartenenti a Roma ed alla Partia tra i figli di Cleopatra, assieme a numerosi titoli. In particolare ne beneficiò Cesarione, figlio di Giulio Cesare. Le donazioni causarono una rottura definitiva delle relazioni tra Marco Antonio e Roma, e furono tra le cause della guerra civile romana.

Territori del regno d'Egitto a seguito delle donazioni di Alessandria e territori controllati da Marco Antonio. La legenda della mappa è la seguente:

     territori egizi pre-37 a.C.

     territori egizi dal 37 a.C.

     territori egizi dal 34 a.C.

     territori egizi acquisiti solo formalmente

     territori di Marco Antonio

 regni clienti di Marco Antonio

Contesto storicoModifica

Le Donazioni di Alessandria seguirono la conclusione delle campagne militari di Antonio nell'Impero partico e nel Regno d'Armenia. Egli, pur avendo fallito alquanto miseramente nella soggiogazione dei Parti, era riuscito nondimeno nella conquista dell'intera Armenia e, volendo fare leva proprio su questo suo successo per ergersi a grande conquistatore a fronte della sua campagna fallimentare, indisse per sé un grande festeggiamento, simile ad un trionfo romano - benché una cosa del genere, per legge, un condottiero romano avrebbe potuto effettuarla soltanto all'interno delle mura dell'Urbe e dietro autorizzazione del Senato -, con sé stesso che, vestito ad immagine e somiglianza del dio Dioniso, tenne un sontuoso banchetto pubblico, facendo sfilare inoltre il sovrano armeno Artavaside II - sconfitto in battaglia - in catene per le strade della capitale tolemaica con il seguito della famiglia reale armena al completo, condotti poi al cospetto di Cleopatra affinché si prostrassero ai suoi piedi in segno di sottomissione, e che pare che al loro rifiuto sdegnato la regina tolemaica s'infuriò profondamente.[1]

Le donazioniModifica

Per la fine dei festeggiamenti, l'intera città fu convocata presso il gymnasium di Alessandria, dove Antonio e Cleopatra, vestiti da Dioniso-Osiride e da Iside-Afrodite, sedevano su troni d'oro. Cesarione fu vestito da Horus, figlio di Iside. Anche gli altri figli erano vestiti secondo i nuovi regni che andavano a governare. Antonio affermò che Cleopatra era la regina d'Egitto, Cipro, Libia e Siria centrale.[2]

Le donazioni comprendevano:

  • Alessandro Elio fu nominato re d'Armenia, Media e Partia;
  • la sua gemella Cleopatra Selene II ricevette la Cirenaica e la Libia;
  • il giovane Tolomeo Filadelfo fu messo a capo di Siria e Cilicia;
  • Cleopatra fu proclamata regina dei re e delle regine d'Egitto, ed avrebbe regnato con Cesarione (Tolomeo XV, figlio di Giulio Cesare);
  • Cesarione fu nominato, essendo figlio del deificato Giulio Cesare (figlio del dio), Re dei Re e re dell'Egitto;
  • Cesarione fu dichiarato erede legittimo di Giulio Cesare, anche se Cesare stesso nel suo testamento letto pubblicamente in Senato aveva adottato in segreto il giovane pronipote diciottenne Ottaviano nominandolo suo erede e lasciandogli in eredità i tre quarti delle proprie fortune.

ConseguenzeModifica

Antonio mandò un avviso delle donazioni a Roma, sperando che il senato le avrebbe confermate, e che invece si rifiutò di fare.[1] La posizione politica di Ottaviano fu minacciata dal riconoscimento di Cesarione quale erede legittimo del titolo di Cesare. La fonte del potere di Ottaviano era il suo legame con Cesare tramite adozione, il che gli garantiva la popolarità necessaria e la lealtà delle legioni. Ottaviano aumentò gli attacchi contro Marco Antonio e Cleopatra, e decise che il triumvirato, scaduto l'ultimo giorno del 33 a.C., non sarebbe stato rinnovato. Questo portò all'ultima guerra civile della repubblica romana, con la vittoria di Ottaviano che portò all'era imperiale.

NoteModifica

  1. ^ a b Prudence J. Jones, Cleopatra: The Last Pharaoh, Haus Publishing, 2006, p.89-91
  2. ^ Cassio Dione 49.41, 50.3; Plutarco, Vita di Antonio, 54, 58

BibliografiaModifica

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