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Duomo di Santa Maria Annunziata e San Leonardo
Conegliano, 12-11-2007 (4).JPG
Affreschi e campanile del Duomo; in alto a sinistra spunta la sommità della facciata
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàConegliano
ReligioneCattolica
TitolareAnnunciazione
Diocesi Vittorio Veneto
Consacrazione1491
Stile architettonicoRomanico-gotico
Inizio costruzioneXIV secolo
CompletamentoXVI secolo

Coordinate: 45°53′11.52″N 12°17′45.27″E / 45.886533°N 12.295908°E45.886533; 12.295908

Il Duomo di Conegliano è la chiesa più importante della città veneta.

Col suo alto campanile che svetta dietro le facciate della Contrada Granda, il Duomo costituisce un riferimento architettonico e religioso centrale; posto sul lato nord di via XX Settembre, tra Porta Dante e Piazza Cima, l'edificio è inscindibile dalla Scuola dei Battuti, che è a tutti gli effetti parte integrante del complesso rinascimentale del Duomo, costituendo così un centro artistico che conserva opere pittoriche tra le più rilevanti dell'intero coneglianese.

Indice

Cenni storiciModifica

 
Scala d'accesso alla Sala dei Battuti, sotoportego del campanile e lato destro della chiesa

La chiesa, che nasce come Santa Maria dei Battuti nel XIV secolo e che fu consacrata il 5 giugno 1491, è dedicata oggi a Santa Maria Annunziata e al patrono San Leonardo: intitolato a quest'ultimo, infatti, era stato l'antico Duomo ora non più esistente, che aveva sede sulla sommità del colle, nel complesso del castello (di cui era pieve già nell'XI-XII secolo), poi qui trasferito.

EsternoModifica

La chiesaModifica

La facciata a salienti del Duomo, di cui spunta solo la sommità con la croce, è celata da uno dei palazzi più affascinanti della Contrada Granda, la Scuola dei Battuti, che con un ampio porticato ogivale e coperto da una travatura lignea consente l'accesso all'interno della chiesa.
Questo è possibile per mezzo del portale, posto centralmente, e raggiungibile attraverso sei gradini disposti in forma pentagonale: si tratta di un portone rettangolare ligneo di dimensioni medie, inserito in una cornice in pietra scolpita con motivi floreali. Sopra una spessa architrave, la cornice forma una lunetta, all'interno della quale è presente un affresco del Cinquecento, Madonna con Bambino, di Francesco Beccaruzzi, dipinto con tinte lievi: tale immagine, ben conservata, mostra, su sfondo neutro, la Vergine sorridente nell'atto di sorreggere, con entrambe le mani, il Bambin Gesù e attorniata da santi, intenti a assistere alla scena.
Sulla stessa parete sono presenti altri affreschi decorativi, dovuti alla mano di una coppia di artisti che operarono anche all'interno, Jacopo Collet da Arten e Desiderio da Feltre.

Ai lati della facciata, sono presenti due aperture a tutto sesto, attraverso le quali, passando per un sotoportego, si scorrono i lati esterni delle navate laterali: entrambi i passaggi sono dotati di cancelli, ma quello di destra è accessibile e conduce, passando attraverso la base del campanile, alla scala che porta alla Sala dei Battuti, nonché all'ingresso laterale destro della chiesa. Proseguendo il lieve dislivello che accompagna l'ascesa verso la parte absidale del Duomo, si arriva ad un secondo cancello, che consente di entrare in via Cima, quasi di fronte alla casa dell'artista.

L'abside, terminante in forma semicircolare, è inserita nei vecchi edifici della sacrestia, addossati soprattutto al lato destro del Duomo.

Il campanileModifica

 
La navata centrale

Struttura risalente nelle sue parti essenziali al 1497, il campanile è una torre a pianta quadrata, con facce a mattoni e costruito a parete doppia. Esso culmina in una terrazza delimitata da balaustra, sopra la quale si erge una guglia a cipolla sviluppata in larghezza e terminante con una piccola lanterna sovrastata dalla croce (elementi di costruzione successiva all'originale quattrocentesco).
Le quattro facce del campanile, a livello della cella campanaria presentano tutte cinque fori, che conferiscono particolare eleganza: una trifora sostenuta da colonnine di ordine dorico con sopra due oculi. Sulla faccia sud, che dà sulla Contrada e sul centro, un grande quadrante contiene le lancette nere e, dipinto su sfondo giallo, l'orologio; sotto di esso, scritto in latino a grandi lettere, attira il passante un messaggio riferito alle ore: VULNERANT OMNES, ULTIMA NECAT, Tutte feriscono l'ultima uccide.

Le campaneModifica

Il campanile del duomo di Conegliano possiede un concerto di 4 campane più una piccola campana antica che viene suonata poco prima dell'inizio delle funzioni religiose. Le 3 campane minori del concerto danno il Segno per la S.Messa prefestiva e festiva, la campana maggiore scandisce il tradizionale Angelus delle ore 8.58 e l'Angelus delle 12.00 tutti i giorni tranne la domenica. Nei giorni solenni e per le ricorrenze importanti, il concerto delle 3 campane minori si unisce alla campana maggiore, suonando così il "Plenum".

  • Il Campanone (o prima campana) si chiama "Maria", pesa quasi 2.000 Kg e ha un diametro di circa 150 centimetri (nota Do3); è stato fuso la prima volta nel 1918 dalla Fonderia De Poli di Vittorio Veneto (attualmente funzionante a Revine Lago) e rifuso nell'anno 1940; reca le seguenti iscrizioni: "DEUM COLO, VIVOS VOCO, MORTUOS PLANGO, FULMINA FRANGO" (Invoco Dio, chiamo i vivi, piango i morti, rompo i fulmini).
  • La Seconda Campana si chiama "Leonarda" ed è stata fusa dalla Fonderia De Poli nel 1921, durante l'Episcopato del Vescovo Eugenio Beccegato e l'Arcipresbiterato in Duomo dell'Arciprete Emilio Antoniazzi. Porta le seguenti iscrizioni:

"VETERES CAMPANAS DIE XV MAII MCMXVIII HOSTES AUSTRO-HUNGARI IMPIE DIRIPUERUMT AERE EX VICTORIA ITALIA MATER MUNIFICENTISSIME DIE XX JULII MCMXXI RESTITUIT BENEDICTO XV P.M. : VICTORIO EMANUELE III REGE, EUGENIO BECCEGATO EPISCOPO A EMILIO ANTONIAZZI ARCHIPRESBITERO"

  • La Terza Campana si chiama "Ursula" ed è stata fusa anch'essa dalla Fonderia De Poli nel 1921. In questa campana ci sono le seguenti iscrizioni: "TUA EST DOMINE MAGNIFICENTIA / ET POTENTIA ET GLORIA / ATQUE VICTORIA!".

In tutte le tre campane maggiori vi è anche la seguente iscrizione: "ME FREGIT FUROR HOSTIS AT HOSTIS AB AERE REVIXI ITALIAM CLARA VOCE DEUMQUE CANENS" (Il furore nemico mi ruppe, ma dal bronzo nemico risorsi per cantare a chiara voce l'Italia e Dio). Sulla Seconda campana fu scritto CANES, probabilmente per errore.

InternoModifica

 
Affresco con San Lorenzo

Le navate e l'absideModifica

Internamente il Duomo, che riporta i segni di diverse epoche, è suddiviso in tre navate, divise da due file di quattro archi a sesto acuto sostenuti da colonne ioniche (poste tra i primi tre archi entrando dal portale) e pilastri; sopra gli archi corre una cornice dipinta e, sopra di essa, corrispondente a ciascun arco, c'è una monofora a tutto sesto. Infine, fanno da soffitto volte a crociera per navata.
Sia le volte sia gli archi conservano parzialmente i decori che nel XV secolo la coppia di artisti Jacopo Collet da Arten e Desiderio da Feltre (già autori di decori esterni) vi posero; di particolare rilievo, sul pilastro mezzano, sia di sinistra che di destra, ben restaurati restano due affreschi con raffigurazione di santo (riscoperte durante lavori novecenteschi): inserite entrambe nel contesto prospettico di un arco a tutto sesto e viste nella loro interezza, sono le figure di Santo Stefano (pilastro di sinistra) e San Lorenzo.

Dalla navata centrale un arcone a tutto sesto (sovrastato da un crocifisso ligneo) e tre gradini fanno da accesso al presbiterio sopraelevato. Esso, di epoca successiva alla parte sopra descritta, è coperto da volta a botte con aperture su entrambi i lati, che assieme all'intonaco bianco danno grande luminosità; la volta, retta all'estremità da pilastri, ha tra di essi due colonne, mettendo in comunicazione l'altare con la parte terminale delle navate minori. Tra le finestre e le colonne, trovano spazio una di fronte all'altra due piccole tele: sono opere veneziane dell'ambito di Palma il Giovane, che vanno sotto il nome di Profeta David e Profeta Isaia.
Dietro l'altare (costituito da un semplice tavolo rettangolare) poggiano su una struttura in marmo il tabernacolo e una fila di candelabri.

Alle spalle del presbiterio ha spazio l'abside, priva di aperture, la quale ha appesa su un drappo verde della parete di fondo la Pala d'altare del Cima, un olio su tavola di grandi dimensioni che costituisce l'opera centrale tra i tesori del Duomo.

Il patrimonio artisticoModifica

 
Il fonte battesimale

Gli altri lavori a olio del Duomo sono disposti soprattutto lungo le pareti delle navate esterne, opere di artisti di indiscussa fama:

Nella chiesa vi sono anche delle opere scultoree di un certo valore:

  • Altare di San Leonardo: l'opera del 1858 dello scultore di scuola canoviana Marco Casagrande è posta nella navata destra. Si tratta di un altare che occupa l'intera parete di una cappella laterale, in stile neoclassico: un'architettura architravata e percorsa da un fregio in bassorilievo è sostenuta da sei colonne corinzie, con al centro una porta chiusa, davanti alla quale si erge il santo patrono di Conegliano.
  • Fonte battesimale: opera di un anonimo del XV secolo, fu portato in Duomo dalla chiesa di Arfanta, piccola località del comune di Tarzo; a confermare l'antichità del manufatto, sulla superficie marmorea c'è lo stemma di Niccolò Trevisan, vescovo della Diocesi di Vittorio Veneto tra 1474 e 1498.
    È posizionato, secondo tradizione, all'ingresso, nella prima cappella a sinistra del portale.

La Pala del CimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Madonna in trono col Bambino fra angeli e santi.

La tavola che attira centralmente lo spettatore verso l'altare è l'unica opera del Cima da Conegliano ad essere conservata nella sua città natale; essa, rappresentante Madonna in trono col Bambino fra angeli e santi è frutto di una commissione realizzata nel 1492: a partire da questa data è sempre stata conservata in Duomo, essendo il dipinto più prezioso di cui la comunità può fare vanto.

Sala dei Battuti e Sala del CapitoloModifica

 
Le nove arcate ogivali della Scuola dei Battuti

Sede di una Scuola dei Battuti a partire dal Duecento, Conegliano si fregia di questo glorioso edificio e della relativa sala negli ultimi anni del XIV secolo, quando i Battuti, grazie a ingenti donazioni ricevute negli anni, possono permettersi, una volta ultimata la chiesa, anche la costruzione di un luogo di incontro a essi riservato.
Questa sarà la funzione dell'edificio nei secoli, sino al 1806, quando per decreto di Napoleone la scuola sarà soppressa, con sorte analoga a quella che avranno tutte le scuole di Venezia nei tre anni successivi.

EsterniModifica

La facciata dall'elegante stile romanico-gotico, incastonata tra i palazzi di via XX Settembre, è di due piani e si caratterizza per il suo estendersi in lunghezza: infatti si allunga con un grande porticato aperto sulla via da nove arconi a sesto acuto, a cui corrispondono asimmetricamente nove aperture del primo piano, composte di sette trifore a tutto sesto, alle quali si interpongono in quarta e in ottava posizione due monofore con la sporgenza di un terrazzino.

Tutta la facciata nel 1593 si coprì di affreschi, ad opera del Pozzoserrato, e ancora oggi lo stato di conservazione è abbastanza buono, anche grazie ai numerosi recenti restauri e alla limitazione del traffico automobilistico in Contrada.
Le raffigurazioni del primo piano rappresentano figure e episodi biblici: nell'ordine, inquadrati e intervallati dalle monofore e dalle trifore, si possono distinguere Ester supplica Assuero, Davide e l'Arca di Dio, Raab nasconde gli esploratori ebrei, La Madonna salva il vascello che trasporta i Battuti, Salomone e la Regina di Saba; Diluvio Universale; Gedeone e il vello di lana; Visione di Giacobbe e Carità Cristiana.
Sotto a questi riquadri è dipinta una cornice geometrica che funge da marcapiano; nelle velette che si vengono a formare tra un arco e l'altro sono affrescate otto figure di sibille e profeti, circondate da altre decorazioni geometriche con rimandi all'architettura classica.

InterniModifica

 
La Sala dei Battuti

Tutto il primo piano, corrispondente all'intera estensione del portico del piano terra, è occupato dalla Sala dei Battuti, luogo nel quale la confraternita riunita intorno alla Scuola dei Battuti, trovava il proprio punto di aggregazione. Questo spazio enorme, della vastità di circa 41 metri per 7, ha tutte le pareti suddivise in riquadri con affrescate scene a carattere religioso, dovute al genio di due artisti cinquecenteschi, il Pozzoserrato, già autore dell'affrescatura esterna, e Francesco da Milano, autorevole artista che vanta, tra i suoi lavori, i magistrali affreschi della volta della pieve della vicina Castello Roganzuolo.

I cicli pittorici, conseguentemente, sono due: il più antico è del Da Milano (1511) e le scene, tratte dal Vangelo sono nell'ordine seguente: Annunciazione, Visitazione, Adorazione dei pastori, Pastori, Presentazione, Adorazione dei Magi, Strage degli Innocenti, Fuga in Egitto, Nozze di Cana, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, Resurrezione di Lazzaro, Ingresso a Gerusalemme, Ultima cena, Cattura, Salita al Calvario, Crocifissione, Discesa di Gesù nel Limbo, Resurrezione, Donne al Sepolcro, Santa Veronica tra i Santi Pietro e Paolo, Gesù appare alla Vergine, Noli me tangere, Cena di Emmaus; Ascensione di Gesù; Giudizio Universale.
Pozzoserrato invece dipinge a fine secolo, ma episodi che fanno da prologo a questi: Creazione del Mondo, I progenitori, Peccato originale. Si costituisce così un continuum completo che va dalla Creazione al Giudizio Universale.

A fianco alla Sala dei Battuti vi è la Sala del Capitolo (nota anche come sala del caminetto), dove si riuniva l'assemblea della Confraternita. All'interno sono esposti cinque arazzi di manifattura fiamminga, risalenti al Cinquecento recentemente restaurati, e il tavolo in noce dei Presidenti della Scuola dei Battuti, del secolo XVI.

BibliografiaModifica

  • Conegliano. La città di Giambattista Cima - Capitale dell'enologia italiana, Anno 1, N°2 de L'illustrazione veneta (rivista monografica), Editori Associati, 2000.
  • Luciano Caniato, Giovanna Baldissin Molli, Conegliano: storia e itinerari, Canova, 1987.

Voci correlateModifica

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