Enrico Ferri (politico)

politico italiano
Enrico Ferri
Enrico Ferri 2.jpg

Ministro dei lavori pubblici
Durata mandato 13 aprile 1988 –
22 luglio 1989
Presidente Ciriaco De Mita
Predecessore Emilio De Rose
Successore Giovanni Prandini

Segretario del Partito Socialista Democratico Italiano
Durata mandato Aprile 1993 –
Gennaio 1995
Predecessore Carlo Vizzini
Successore Gian Franco Schietroma

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 aprile 1992 –
14 aprile 1994
Legislature XI
Gruppo
parlamentare
PSDI
Coalizione Quadripartito
Circoscrizione Lombardia
Collegio Milano
Sito istituzionale

Sindaco di Pontremoli
Durata mandato 30 maggio 1990 –
14 giugno 2004
Predecessore Gianpiero Bertoni
Successore Marino Bertocchi

Europarlamentare
Durata mandato 25 luglio 1989 –
19 luglio 2004
Legislature III, IV, V
Gruppo
parlamentare
SOC/PSE (III, IV)
PPE (V)
Circoscrizione Nord-ovest (III)
Sud (IV)
Centro (V)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PSDI (1987-1995)
SOLE (1995-1996)
CCD (1996-1998)
UDR (1998-1999)
Forza Italia (1999-2006)
UDEUR (2006-2013)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università degli Studi di Firenze
Professione Magistrato

Enrico Ferri (La Spezia, 17 febbraio 1942Pontremoli, 17 dicembre 2020) è stato un politico e magistrato italiano. Fu ministro della Repubblica, segretario nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano, poi esponente di Forza Italia, in seguito dell'UDEUR. Fu inoltre europarlamentare dal 1989 al 2004[1] e sindaco di Pontremoli dal 1990 al 2004.

BiografiaModifica

Laureatosi in giurisprudenza presso l'Università di Firenze nel 1966, entrò in magistratura nel 1970 e dal 1971 fu pretore a Pontremoli. Fu membro del Consiglio superiore della magistratura dal 1976 al 1981, quando divenne Segretario nazionale di Magistratura Indipendente (1981-1987)[2].

Esponente del PSDI, fu Ministro dei lavori pubblici nel 1988-1989 (noto, e vivacemente criticato per aver posto il limite dei 110 km/h in autostrada, da cui il soprannome Ministro dei 110 all'ora). Nel 1989 fu eletto parlamentare europeo per il PSDI.

Nel 1992 fu eletto deputato alla Camera e fu capogruppo del PSDI[3]. Fu segretario del suo partito dal 1993 al 1994. Dopo la crisi di Tangentopoli, che colpì duramente il PSDI, nel 1994 presentò il partito in pochi collegi uninominali sotto il simbolo Socialdemocrazia per le Libertà con altri esponenti ex-socialisti craxiani.

Partecipò alle elezioni europee del 1994 col simbolo storico del sole nascente e raccolse lo 0,7%. Venne comunque rieletto all'Europarlamento, senza iscriversi al gruppo socialista e aderendo al gruppo dei non iscritti. Nel 1990 divenne sindaco di Pontremoli, carica che manterrà fino al 2004. Difatti fu rieletto nel 1995 col sostegno del centrodestra, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Questo comportò ulteriori fratture dentro il partito e l'espulsione ufficiale da parte dell'Internazionale Socialista e del Partito del Socialismo Europeo, al quale il PSDI e Ferri aderivano. Ferri fu così costretto a lasciare la segreteria del partito.[senza fonte] Anche per questo il 10 dicembre 1994, insieme con Luigi Preti, fondò il movimento Socialdemocrazia Liberale Europea (SOLE). Nel gennaio del 1995 un congresso del PSDI mise definitivamente in minoranza la corrente di Ferri e Preti, nominando segretario del partito Gian Franco Schietroma. Nel 1995 il movimento SOLE divenne partito autonomo e si avvicinò all'area di centro-destra, stringendo una collaborazione privilegiata col Centro Cristiano Democratico. Luigi Preti, non favorevole a tale scelta, si distaccò dal SOLE dando vita al Movimento per la Rinascita Socialdemocratica, soggetto politico federato con Forza Italia.

Alle elezioni politiche del 1996 Ferri fu candidato nelle liste del Biancofiore che univano CCD e CDU, senza tuttavia risultare eletto. Nel 1998 Ferri, ancora legato al CCD (del quale divenne vicepresidente nel 1997-98), seguì Clemente Mastella nell'esperienza dell'Unione Democratica per la Repubblica (UDR) di Francesco Cossiga. L'esperienza però durò poco. Nel 1999 si spostò in Forza Italia, riprendendo i rapporti con l'amico Luigi Preti. Alle elezioni europee del 1999, infatti, si candidò nelle liste del partito guidato da Silvio Berlusconi e fu eletto all'Europarlamento, dove rimase fino al 2004. Nello stesso anno fu eletto sindaco di Pontremoli per la terza volta.

Nel 2001 si presentò candidato alla Camera dei deputati nel collegio di Carrara: sostenuto dalla Casa delle Libertà, ottenne il 40,0% dei voti e fu sconfitto dalla rappresentante dell'Ulivo Gloria Buffo. Ricandidatosi in Forza Italia alle elezioni europee del 2004, non fu rieletto. Non potendosi ricandidare a sindaco di Pontremoli, ne fu vicesindaco dal 2004 al 2006. In occasione delle elezioni politiche del 2006 torna nell'area di centro-sinistra, approdando all'UDEUR di Clemente Mastella. Non risultò eletto. Rientrò quindi in magistratura come sostituto procuratore generale di Cassazione.

Con la nomina di Mastella a ministro della Giustizia fu nominato responsabile dell'Ufficio Coordinamento Attività Internazionali (UCAI) presso lo stesso ministero della Giustizia, incarico che ha ricoperto sino alla caduta del governo Prodi, nel gennaio 2008.

Vita privataModifica

Ha avuto 4 figli tra cui il deputato e Sottosegretario Cosimo Maria Ferri. Il primogenito Filippo, è stato capo della squadra mobile di Firenze, prima di essere condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per le violenze nella scuola Diaz durante il G8 di Genova 2001 (all'epoca guidava la mobile di La Spezia); è approdato quindi al Milan, nel 2012, come responsabile della sicurezza. Il secondogenito Jacopo è stato consigliere regionale della Toscana dal 2000, in quota prima PdL poi Forza Italia è stato eletto la terza volta nel 2010; è consigliere comunale di Pontremoli dal 2011. L'ultimogenita Camilla è farmacista all'ospedale San Raffaele di Milano.

MorteModifica

Enrico Ferri è morto il 17 dicembre 2020 a 78 anni nella sua casa di Pontremoli, dopo una lunga malattia. [4]

NoteModifica

  1. ^ Enrico FERRI
  2. ^ Enrico Ferri Archiviato il 2 dicembre 2013 in Internet Archive.
  3. ^ Enrico Ferri / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  4. ^ Morto l’ex ministro Enrico Ferri, su L'Arno.it, 18 dicembre 2020. URL consultato il 18 dicembre 2020.

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Collegamenti esterniModifica

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