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Ercole Marelli (azienda)

azienda italiana
Ercole Marelli
StatoItalia Italia
Fondazione1891 a Milano
Fondata daErcole Marelli
Chiusura1993 (confluita in Firema Trasporti)
Sede principaleMilano
SettoreMetalmeccanica
Sito web

La Ercole Marelli è stata un'impresa metalmeccanica italiana, fondata dall'omonimo imprenditore nel 1891 e chiusa nel 1993 dopo essere confluita nella Firema Trasporti.

StoriaModifica

 
Il fondatore Ercole Marelli, 1919
 
La sede della Marelli a Sesto San Giovanni in una foto di Paolo Monti del 1963, all'epoca del massimo sviluppo dell'azienda.

L'azienda nacque nel 1891 a Milano come ditta individuale per iniziativa di Ercole Marelli, in gioventù operaio al Tecnomasio italiano di Milano.[1]

Inizialmente la società produceva apparecchi elettromeccanici; a partire dal 1896 intraprese la fabbricazione di "agitatori d'aria" (ventilatori), fino ad allora importati dagli Stati Uniti, e in pochi anni divenne una delle aziende leader del settore a livello mondiale.[1]

Trasformatasi il 28 febbraio 1900 in società in accomandita semplice, nel dicembre 1905 inaugurò a Sesto San Giovanni un grande stabilimento, che era servito dalla Tranvia Milano-Monza e impiegava manodopera specializzata milanese e operai generici locali. Qui si producevano, oltre ai ventilatori, piccoli motori elettrici, elettropompe centrifughe e trasformatori.[1]

Tra il 1906 e il 1911 gli occupati passarono da 500 a 1500, per metà giovani donne addette alle "sale di avvolgimento" motori.[1] Nel 1915 la "Società Anonima Ercole Marelli" avviò le prime sperimentazioni italiane nel campo dei magneti d'accensione per motori a scoppio.[2]

Nel 1919 per la necessità crescente di magneti d'accensione rivolti al mercato dell'automobile e per l'aviazione venne costituita la Magneti Marelli, capitale sociale di 7 milioni di lire, sottoscritto in parti uguali da Fiat e "Società Anonima Ercole Marelli".[2] Il 10 ottobre 1920 cambiò ragione sociale divenendo Società anonima per azioni. Nel 1921 sorse a Sesto San Giovanni il II stabilimento, "Grandi costruzioni", dove operai e tecnici di notevole professionalità costruivano trasformatori, generatori, elettromotrici, turboalternatori e grandi pompe destinati alle centrali idro e termoelettriche di tutto il mondo.[2]

Nel 1922 morì il fondatore della società, che si era conquistato la fama di imprenditore illuminato grazie anche alle iniziative prese a favore dei lavoratori a partire dagli anni dieci, con la costruzione, ad esempio, di case per operai e impiegati. La presidenza della Marelli venne assunta dall'ingegner Stefano Benni che mantenne l'incarico fino al 1935, allorché fu sostituito dal figlio di Ercole, Fermo Marelli.

Negli anni trenta venne fortemente potenziata la produzione di grossi macchinari come alternatori e trasformatori, sistemi di comando per laminatoi per i maggiori produttori di acciaio mondiali, macchine di propulsione per navi ed equipaggiamenti per treni, elettropompe per acquedotti ed opere di bonifica. Prima della seconda guerra mondiale, i dipendenti superavano le 5000 persone.

La società ebbe il massimo sviluppo nel secondo dopoguerra. Negli anni sessanta esportava locomotive di grande potenza per le Ferrovie del Cile e diesel-elettriche per le ferrovie dell'Argentina e nel 1963 il gruppo Ercole Marelli toccò i 7100 addetti.[1]

I suoi prodotti, tecnologicamente avanzati per l'epoca, sono presenti in moltissime realizzazioni per il trasporto di massa, come ad esempio gli azionamenti di trazione per la Metropolitana di Milano; successivamente, è stata la prima azienda italiana a proporre azionamenti di potenza per locomotive a chopper.

A partire dal 1968, per far fronte all'abbassamento dei prezzi nel settore elettromeccanico, l'azienda iniziò una fase di radicale ristrutturazione e fu riorganizzata in quattro divisioni: Energia, Impianti e sistemi industriali di trazione e per marina, Prodotti di serie, Aerotecnica.[1]

Nel marzo 1981 la società fu sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria e successivamente fu posta in liquidazione.[1] Nel 1993 viene incorporata nel gruppo Firema.

ArchivioModifica

L'archivio storico è conservato presso la Fondazione ISEC[3] di Sesto San Giovanni, nel fondo Ercole Marelli (estremi cronologici:1896-1986)[4].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Ercole Marelli, su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 26 giugno 2018.
  2. ^ a b c Storia Magneti Marelli
  3. ^ Fondazione ISEC. Istituto per la storia dell'età contemporanea, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 26 giugno 2018.
  4. ^ Fondo Ercole Marelli, su SIUSA. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 26 giugno 2018.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Storia della Ercole Marelli, su fondazioneisec.it. URL consultato il 24 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2007).
  • Ercole Marelli, su SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.