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BiografiaModifica

Vicino all'Interventismo di sinistra, allo scoppio della Prima guerra mondiale, Miani espatriò dall'Impero austro-ungarico per arruolarsi nel Regio Esercito italiano. Inquadrato prima come soldato nel 2º rgt. Fanteria e poi nel corpo degli Arditi, partecipò alla battaglia della Bainsizza e fu promosso sul campo capitano e decorato varie volte.

Nel dopoguerra, infiammato dal Biennio Rosso, Miani prese parte attivamente a diverse azioni dello squadrismo contro le sedi del Partito Socialista Italiano[1] e fu tra i fondatori[1] del Fascio di Combattimento di Trieste[2] di cui divenne uno dei dirigenti. Prese poi parte all'Impresa di Fiume.

Fu in seguito rimosso dalla dirigenza dei Fasci dopo l'insediamento di Francesco Giunta[3]. Il partito infatti intendeva aprirsi maggiormente alle nuove generazioni e alla borghesia triestina[3]. In seguito Miani divenne un oppositore del fascismo, schierandosi, a partire dal 1929 con Gabriele Foschiatti in Giustizia e Libertà, ma fu subito arrestato. Durante il Ventennio fu tenuto sotto vigilanza dalla polizia.

Dopo il 25 luglio del 1943 è tra gli organizzatori del Partito d'Azione a Trieste, impedisce che l'antifascismo si coaguli in un gruppo anti-slavo, pur avendo ben chiari i diritti degli italiani, che difende non scendendo a patti per l'annessione di Trieste alla Jugoslavia. Guida le formazioni di Giustizia e Libertà durante l'insurrezione.

Nel 1945 è arrestato dal vicecommissario di polizia Gaetano Collotti,[4] che lo fece torturare anche se poi fu rilasciato per intercessione di personalità del fascismo. In stretto contatto con il prefetto Bruno Coceani, a nome del CLN di Trieste mantenne rapporti con l'amministrazione comunale italiana del podestà Cesare Pagnini per fermare l'occupazione slava della città. La notte tra il 29 e il 30 aprile tutte le truppe tedesche ricevettero l'ordine da Odilo Globočnik di ritirarsi da Trieste per raggiungere Tolmezzo. Coceani informò Miani che era uno dei rappresentanti del CLN[5] il quale il mattino successivo proclamò l'insurrezione. Il CLN, prima dell'ingresso degli slavi, assunse i poteri e Coceani si dimise[5].

Nel dopoguerra, dopo l'assegnamento della Medaglia di bronzo al valor militare alla memoria di Collotti, Miani rifiutò ogni onorificenza.

Nel 1953 fondò l'Istituto per la storia del movimento di liberazione nel Friuli e nella Venezia Giulia, che diresse fino alla morte.

Il ricordoModifica

Ad Ercole Miani sono intitolati, a Trieste, una strada ed un Centro studi-Circolo culturale[6]

NoteModifica

  1. ^ a b Annamaria Vinci, Sentinelle della Patria, Editori Laterza, Bari, 2011, pag 46
  2. ^ Annamaria Vinci, Sentinelle della Patria, Editori Laterza, Bari, 2011, pag 54
  3. ^ a b Annamaria Vinci, Sentinelle della Patria, Editori Laterza, Bari, 2011, pag 111
  4. ^ Note sull'Ispettorato Speciale di PS (Banda Collotti)
  5. ^ a b Bogdan C. Novak, p. 143.
  6. ^ da ANPI

BibliografiaModifica

  • Bogdan C. Novak, Trieste, 1941-1954, la lotta politica, etnica e ideologica, Milano, Mursia, 1973 (traduz. italiana da: Bogdan C. Novak, Trieste, 1941-1954. The ethnic, political and ideological struggle, The University of Chicago Press, Chicago-London 1970)

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica