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Farnetella

frazione del comune italiano di Sinalunga

Geografia fisicaModifica

Farnetella è situata su uno dei colli del lato occidentale della Valdichiana, posta a 413 m s.l.m., a pochi chilometri dal capoluogo comunale, tra Scrofiano e Rigomagno, ed è ricca di uliveti e di vigneti (i più alti a 550 m s.l.m.).

Bartolomeo Gherardini, Auditore Generale di Siena, in una visita del 1676, su mandato del Granduca di Toscana scrisse su Farnetella:

«Farnetella è situata in un poggio di buon'aria, ha le mura nella maggior parte rovinate, ha due porte e vi sono tre stradette in piaggia.»

Origini del nomeModifica

Il toponimo Farnetella trae origine, probabilmente da farnia, albero della famiglia della querce, ma a foglie più larghe, e di minore sviluppo. La farnia cresce in grande quantità presso Farnetella, specialmente a Castelvecchio.

Lo stemma di Farnetella è infatti rappresentato da una farnia in sfondo rosso.

StoriaModifica

L'origine di Farnetella risale al Medioevo e precisamente in un periodo compreso tra il V secolo ed il VI secolo. Nel primo medioevo fu residenza di un ramo della famiglia dei Cacciaconti, ovvero i conti della Scialenga, poco dopo aver preso dimora nel castello di Rigomagno.

 
Il castello di Farnetella

Farnetella fino dalla sua origine era ubicata su un altissimo poggio, sopra l'attuale abitato, chiamato tuttora, non a caso Castelvecchio. Era circondata da forti ed alte mura e la sua posizione era inespugnabile. All'interno si trovava il castello, descritto come potente e inaccessibile intorno all'anno 1000, che faceva parte del piccolo dominio dei nobili Barotti, che comprendeva anche San Gimignanello, Montalceto (oggi Torre Sant'Alberto) e Castiglioni (detto anche Castiglion Barotti) nei pressi di Rapolano Terme. Inoltre si trovavano un'ampia signoria, una corte, delle case, una chiesetta e una cappella. Nei primi anni del XII secolo, dopo una guerra, Montalceto, San Gimignanello e Farnetella furono occupati dai conti della Scialenga (i Cacciaconti). Il primo documento che si riferisce a Farnetella risale al 1175, un documento con il quale Siena ordinava ai conti Scialenghi la restituzione del castello di Farnetella agli antichi proprietari, i conti Barotti. I conti Barotti ripresero possesso, ma nel 1234 dovettero fare i conti con l'imperatore Federico II che concesse formalmente Montalceto a Ildibrandino di Guido Cacciaconti degli Scialeghi, la cui famiglia, poco dopo, assunse il controllo anche di Farnetella.

 
Veduta di Farnetella
 
Il castello di Farnetella

Nel 1271 Farnetella fu accusata di alto tradimento verso la Repubblica di Siena, per aver dato ricetto a Ghibellini fuoriusciti dalla città. Sia per Farnetella che per Rigomagno è difficile dire se furono gli abitanti ad offrire ricetto, o se, piuttosto, non furono i Ghibellini ad invitarsi da soli. Su Farnetella, fu applicata la legge che prevedeva secondo il "costituto" del 1262, che i castelli del contado o distretto di Siena, che si fossero resi colpevoli di tradimento verso la Repubblica, dovevano essere distrutti e mai più ricostruiti. Il castello di Farnetella fu così raso al suolo dalle truppe Senesi del Terzo di Camollia, per ordinanza del Vicario Monforte. Nel gennaio 1295 gli abitanti di Farnetella inviarono una supplica a Siena, nella quale esponevano la propria innocenza. Appena un mese dopo, nel febbraio 1295, il Consiglio Generale della Campana deliberò in favore dei supplicanti, consentendo a tutti coloro che non avevano colpa, di poter tornare ad abitare nella corte di Farnetella.

 
Il castello di Farnetella
 
Il castello di Farnetella

Gli abitanti ricostruirono rapidamente il borgo, in un luogo diverso rispetto a prima, con la caratteristica struttura a tre vie in leggera pendenza, che conserva tuttora, ispirandosi probabilmente alla vecchia struttura di Rigomagno. Nel 1324, dopo che Farnetella era già stata ricostruita, Messer Deo Guccio Tolomei, ribelle del Comune di Siena, con le sue truppe, la saccheggiò, la devastò e la incendiò. Con pazienza, gli abitanti tornarono a ricostruire il loro paese con una cerchia di mura più ampia. Nel 1554, Farnetella subì un nuovo assalto, che sostenne coraggiosamente, da un distaccamento dell'esercito di Carlo V. Si deve ad Adolfo Ferrari, grande appassionato di cose antiche (famosa una sua collezione di monete romane) proprietario della tenuta, l'attuale fisionomia di Farnetella. Nel dicembre 1889, infatti, fece iniziare i lavori per una grande costruzione residenziale, in stile di castello (ad immagine e somiglianza di quelli di alcuni nobili famiglie di Siena), fornita di tutte le comodità moderne in un ambiente dal sapore nobilmente antico, per il soggiorno di ricchi villeggianti. Ma il progetto, ultimato nel 1903, mise a dura prova le risorse finanziarie del Ferrari e restò incompleto. Tuttavia la grande mole del castello e la villetta attigua, caratterizzano l'aspetto dell'intero paese.[2]

Statuti di FarnetellaModifica

 
Panorama dal Monte Corcello

In appendice alla Monografia Storico-Statutaria di Adolfo Ferrari sono stati pubblicati gli Statuti del 1559.

Con gli Statuti è possibile capire le esigenze, le paure ed i valori della gente di Farnetella. Gli Statuti stabiliscono le norme del vivere in comune con regole chiare riguardanti argomenti sentiti da tutti. Sono regole di vita quotidiana per gli abitanti del borgo.

Elenco di alcuni argomenti degli Statuti della Corte di Farnetella del 1559:

  • Il primo articolo riguarda tutte le direttive costituzionali del Sommo Pontefice, dei Cardinali e dell'Episcopo.
  • Articolo che riguarda la famiglia: Ogni figlio maschio o femmina è tenuto ad obbedire al padre ed alla madre in ogni loro comandamento lecito.
  • Ciaschuno figliuolo o figliuola sia tenuto et devi alimentare suo padre et madre.
  • Articolo che riguarda le cariche dello Stato: È vietato ai Priori, Consiglieri, Camerlengo e Pubblici Ufficiali di ospitare personalmente forestieri.
  • Pene per chi dicesse ad altrui becco o becca alla madre o moglie o figlia o sorella per insino al terzo grado.
  • Multa di 20 Soldi per ogni parola ingiuriosa o per ogni bestemmia nel nome di Dio pronunciata. Se il fatto avviene di notte la pena sarà raddoppiata.
  • Il Vicario eletto deve portare a conoscenza tutto il popolo degli articoli dello Statuto (acciò che nissuno per negligenza escusar si possa).
  • Pene per chi dirotta il corso delle acque dei torrenti, per chi provoca intasamenti delle chioche, per chi mette a bagno saggionali nello stagno comunale o nella Foenna (fiume).
  • Articoli riguardanti i danni al patrimonio: provocati da persone o animali, nelle vigne, negli orti, nei campi di cipolle, pene per chi dirama i salci.
  • Articoli per il vivere cristiano della popolazione: multe per chi non rispetta le feste comandate, precisando che non si può sellare le bestie, a meno che non servono per andare al mercato o fuori dalla corte di Farnetella.
  • Legge che obbliga un homo per casa ad accompagnare in chiesa i defunti, di qualsiasi persona si tratti.
  • È vietato portare legname per la steccata del molino di Lucignano (considerato il danno che fa la steccata del molino di Lucignano al piano di Farnetella, qualunque persona sarà trovata passata la strada con legname di qualunque sorta andare verso detta steccata, caschi in pena di lire otto per volta e ciascuno ne possi essere accusatore, guadagnando il quarto della multa et il nome sia tenuto segreto).

Signori-Proprietari di FarnetellaModifica

  • Conti Baroti (in possesso di Farnetella fino al 1200).
  • Conti della Scialenga o Cacciaconti (dal 1190 al 1200).
  • Repubblica di Siena (1271).
  • Tomo di Binduccio (1400).
  • Ceudio di Bindo (1400).
  • Famiglia Petrocci (1500) (possedeva i poderi di Camporsi, Giardino, Cerretello, Vignale).
  • Famiglia Bindi (1500) (possedeva i poderi di Lippiano 1º e 2º, Poggioli 1º e 2º, Casanova, Guazzino, Casella, Castelvecchio).
  • Famiglia Amidei (1500).
  • Famiglia Angelotti (1500).
  • Nobile Giulio Gori Pannilini (1600).
  • Nobile Fabio Gori Pannilini (1800).
  • Signoria puramente gentilizia e nominale (Comune).
  • Famiglia Ferrari (1800).
  • Augusto di Fabio (1842).

Il solitario del RomitorioModifica

 
Capanna dell'eremita

In un poggio presso Farnetella (l'Eremo della Bandita, chiamato da tutti il Romitorio) viveva un misterioso abitatore. Il poggio anticamente apparteneva al Comune di Farnetella e successivamente di proprietà degli antichi signori del castello. Il Poggio dista circa un chilometro da Farnetella e per arrivare occorre attraversare una piccola viuzza con distese di oliveti, vigne, piante, arbusti. La via continua con una ripida salita e presso il colle del Romitorio si biforca in due straducce boschive, una che conduce alla vetta del Romitorio e l'altra che continua per i boschi, conosciuti tutti per Boschi della Bandita. Il poggio è immerso nel bosco fittissimo con alte querci, ed era abitato da selvaggi e feroci animali, come cinghiali e lupi, molto numerosi nel Medioevo nelle campagne toscane. Nel 1500 circa, qui abitava un uomo che alternava tutti i suoi giorni fra silenzio e preghiere in solitudine. Era vestito di sacco ed il suo nome era Alessio. Alessio si rifugiò nel bosco e fabbricò a sue spese una cappella ed una capanna dove abitò per un lungo periodo finché non morì. Da come si apprende nella Monografia Storico-Statutaria di Adolfo Ferrari si dice che Alessio fosse di illustre e ricchissima famiglia; cosa che spiegherebbe le spese fatte da lui per la costruzione della cappella.

 
Iscrizione Romitorio

Alessio (si pensa che appartenesse alla Comunità dei Frati Serviti di Scrofiano) aveva scelto di vivere ritirato dagli uomini e di vivere solo in mistica relazione con Dio, perché diceva di averlo offeso. Faceva penitenze, diceva che doveva scontare gravi peccati e voleva da Dio la misericordia e il perdono. Nella cappelletta ogni mattina celebrava la Messa per pochi pastori e spesso veniva invitato dal Pievano di Farnetella per celebrare la messa. Lasciava il suo tugurio ed andava ad assistere le persone infelici e bisognose, come nello Spedale di Farnetella. Svolgeva innumerevoli opere di pietà e di misericordia. Da alcuni pastori furono ritrovati resti di Alessio: una ciotola di legno, con la quale egli attingeva l'acqua ad una fonte li vicina ed un oggetto appuntito di ferro che serviva per punire il suo corpo e farsi disciplina.

Nel luogo dove sorgeva la chiesa fu eretta una piccola costruzione dalla Famiglia Ferrari e vi fu posta un'iscrizione:

«Qui abitò un buon romito il quale in sì bella solitudine menò vita sconosciuta tranquilla oh lui fortunato! AD. FERRARI Ricostrusse 1º OTTOBRE 1883»

Si trovano tuttora i resti della costruzione, anche se in pessimo stato. Il poggio del Romitorio è ogni anno una delle tappe della Visita delle sette chiese della Processione del Venerdì Santo.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa di San Giovanni BattistaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giovanni Battista (Farnetella).
 
Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista è una chiesa consacrata a San Giovanni Battista, situata in piazza San Giovanni a Farnetella, nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. L'edificio, risalente al 1392, ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti, come nel 1869 dal Conte De Gori e nel 1895 dalla famiglia Ferrari. È delimitato esternamente dal campanile angolare a vela e dal portale cinquecentesco in travertino. L'interno, inizialmente con volta a travi visibili, ha adesso la volta a navata con una pianta contraddistinta da un assetto asimmetrico.

Chiesa della Compagnia Santa CroceModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Compagnia Santa Croce.
 
Compagnia Santa Croce

La chiesa della Compagnia Santa Croce è situata a Farnetella nel Borgo Antonio Ferrari. È una confraternita di fratelli e sorelle che fa parte della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. La chiesa, risalente al XVI secolo e restaurata notevolmente nel 1861 dai confratelli, è nata come confraternita per scopi umanitari, come il trasporto dei defunti e i loro benefici spirituali per mezzo di suffragi.

Chiesino di Santa MariaModifica

Il chiesino di Santa Maria è di proprietà di una famiglia originaria dello stesso paese e non si hanno notizie della sua storia.

Si trova lungo la strada inferiore che conduce al paese.

Architetture civiliModifica

Il castello di Farnetella ha numerosi affreschi, grandi mobili, soffitti e lo splendido apparato decorativo in legno della sala da pranzo, opera di Giovanni Sammicheli, artista senese, scultore ligneo. L'artista lavorò per Adolfo Ferrari alcuni anni, a partire dal 1906. Molte decorazioni del castello sono sue. Inoltre realizzò il Gesù Morto, una bellissima scultura lignea conservata nella chiesa della Compagnia Santa Croce. Farnetella fu a lungo comune indipendente, ma fu annesso al comune di Sinalunga alla fine del XVIII secolo.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Demografia 1675
Demografia Farnetella - Anno 1675
Il numero degli abitanti viene diviso per fuochi (famiglie)
e distinto tra gli abitanti del borgo e della campagna
Località Fuochi Anime Per famiglia
Paese
40
130
3,2
Campagna
27
148
5,7
Demografia 1700-2000

Abitanti censiti

 
Bestiame seconda metà del Seicento
Seconda metà del Seicento
Numero e tipo di bestiame nella corte di Farnetella
Bestiame Numero
Bestiame vaccino
14
Bestiame minuto
370
Bestiame porcino
46
Bestiame da soma
45
Cognomi

Cognomi delle famiglie di Farnetella presenti nel 1709 nel Libro dello stato d'anime, nell'Archivio Parrocchiale:

  • Amedei
  • Balduccio
  • Bastiani
  • Cacioli
  • D'Andrea
  • Dei Bindi
  • Del Rosso
  • Formichi
  • Forteguerri
  • Giovagnoli
  • Gratiani
  • Landi
  • Mastioni
  • Mocenni
  • Naddi
  • Reali
  • Rencini
  • Savelli
  • Vannelli

Tradizioni e folcloreModifica

Infiorata del Corpus Domini

L'infiorata è una manifestazione a carattere religioso che avviene a Farnetella per il Corpus Domini. Una tradizione comune a molti paesi, l'infiorata consiste nel raccogliere in zona con pazienza, petali, fiori, foglie e realizzare per i borghi un lungo e colorato tappeto, che servirà da soffice guida per la processione del Corpus Domini.

 
L'infiorata

«Per conoscere a fondo un territorio, non basta guardarlo. Bisogna invece assaggiarlo, gustarlo, assimilarlo. Ammirare un palazzo, una pieve o un filare di cipressi dovrà essere come bere un bicchiere dei migliori vini senesi, da sorseggiare lentamente per far esplodere i sensi. La natura intorno a questo piccolo borgo è ancora intatta e si esprime in boschi di querce e lecci interrotti da colline ricoperte di ulivi. Accanto agli ulivi annosi, i vigneti se ne stanno per conto loro, esposti a sud, ordinati e pettinati, in una geometria degna del più famoso pittore astrattista. Pini domestici e cipressi, viti e olivi, corbezzoli, ginepri, viburni e ginestre, rosmarini e lavande, cesellano un paesaggio tutt'altro che immobile. Qua e là compaiono rettangoli fiammanti di girasoli. Nel paesaggio entrano in perfetta armonia le case coloniche, forse le più belle della Toscana, costruite con la pietra locale dai toni fulvi. Dalla semplice escursione al vero e proprio viaggio questo angolo della provincia senese autentica offre la possibilità di stare bene lontani dalle logiche del turismo intenso come bene di consumo. Qui non c'è nulla da consumare ma semplicemente tutto da vivere. A Farnetella, a testimonianza dell'amore per il proprio paese e dell'orgoglio di renderlo bello, la tradizione dell'Infiorata è ancora viva a conferma come in un piccolo centro la gente riesca ancora a sentirsi "comunità", a "vivere" il proprio paese, le sue strade, i suoi vicoli, lavorando insieme, generazioni anche lontane tra loro, per il solo piacere del "fare".»

Processione del Venerdì Santo

Ogni anno il Venerdì Santo, giorno in cui si ricorda la passione e la morte di Gesù Cristo, oltre alla tradizionale processione in notturna con il Gesù Morto e la Madonna Addolorata, la comunità di Farnetella allestisce un'ulteriore processione percorsa su circa 7 chilometri di sentieri del bosco impiegando circa 3 ore di tempo. Nella prima mattinata viene effettuato un percorso durante il quale avvengono delle soste di preghiera, in luoghi precisi che rappresentano la Visita delle sette chiese. Nel corso di tutta la camminata vengono cantate strofe in latino attinenti proprio alla Passione di Cristo. Guidano la processione 2 antiche lanterne e una pesante croce di legno portata a turno che contiene tutti i simboli legati alla tortura e alla Crocifissione.

 
Croce della Passione di Cristo
Commemorazione dei caduti in Guerra

Di fronte al cimitero si trova il monumento dedicato ai caduti delle 2 Guerre Mondiali sul quale sono incisi i nomi dei soldati di Farnetella caduti nei conflitti. Per ogni caduto, un verde cipresso sul cui tronco è affissa una targhetta con il nome e la guerra a cui si riferisce, sta a significare che il loro ricordo è ancora vivo nell'animo dei parenti e conoscenti. Così, ogni anno, in occasione del 4 novembre, giorno dedicato proprio alla commemorazione dei caduti in guerra, viene deposta dalla popolazione, una corona d'alloro alla memoria ed il parroco impartisce una benedizione appropriata. Inoltre la banda di Farnetella suona alcune marce adatte all'occasione come l'Inno di Mameli e La canzone del Piave.

 
Monumento ai caduti in Guerra

CulturaModifica

MusicaModifica

Farnetella vanta di una delle più antiche Società Filarmoniche della Valdichiana. La banda denominata Società Filarmonica Pietro Mascagni è stata istituita nel 1874 per iniziativa di Luciano Meattini e Don Bernardino Amidei. Nel 1901 fu sostenuta economicamente da Adolfo Ferrari. Il primo maestro fu Biagio Sorbellini, poi Gaetano Trapani ed Elia Nannucci. Nei primi anni contava più di 40 musicanti, il paese era densamente popolato e in ogni famiglia c'era qualcuno che suonava in banda. Per il prestigio raggiunto spesso veniva chiamata per servizi religiosi e concerti nei paesi limitrofi. L'attuale banda è presente in tutte le manifestazioni e ricorrenze religiose del paese ed è formata da venti musicanti provenienti sia da Farnetella che da Scrofiano.

Adolfo Ferrari nella Monografia Storica-Statutaria del Castello di Farnetella del 1901 scrive:

«A Farnetella vi è una Società o Scuola Filarmonica, per lo studio della Musica; e vi esiste una buona fanfara, che presto sarà una banda completa, che rallegra con le sue sinfonie, nei giorni di domenica la popolazione.»

 
Società Filarmonica Pietro Mascagni

Geografia antropicaModifica

Farnetella ha la struttura di un borgo medievale con il castello, con 4 borghi paralleli (Via Antonio Ferrari chiamato anche Borgo di Compagnia, Via Regina Margherita chiamato anche Borgo di Mezzo, Via degli Orti e Via del Sole), collegati con 3 vicoli trasversi (Vicolo Antonio Ferrari, Vicolo degli Orti 1 e Vicolo degli Orti 2) e con la cinta muraria di cui restano tracce non facilmente leggibili; tuttavia verso la parte sud-est del paese, è visibile parte di una torre di difesa semicircolare. Il centro del paese è rappresentato dalle 2 piazze (Piazza San Giovanni e Piazza Farnia).

All'interno del vicolo (o andito) Antonio Ferrari si trova un'iscrizione:

(LA)

«A.D. CID.DCCCLXXXVI.»

(IT)

«Anno Domini 1886»

NoteModifica

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron Editore, 1981, p. 208.
  2. ^ È stato possibile rintracciare tutte le varie notizie su Farnetella grazie alla realizzazione della Monografia Storica-Statutaria del Castello di Farnetella, scritta dal proprietario del Castello, Adolfo Ferrari nel 1901

BibliografiaModifica

  • Adolfo Ferrari, Monografia Storica-Statutaria del Castello di Farnetella, 1901
  • Biblioteca Comunale di Sinalunga: Sinalunga, Edizioni Luì, dicembre 1990.
  • Biblioteca Comunale di Sinalunga: Quaderni Sinalunghesi - Farnetella, Edizioni Luì, dicembre 1996.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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