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Rocca San Casciano

comune italiano
Rocca San Casciano
comune
Rocca San Casciano – Stemma
Rocca San Casciano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Forlì-Cesena-Stemma.png Forlì-Cesena
Amministrazione
SindacoLotti Pier Luigi (PdL) dal 26/05/2019
Territorio
Coordinate44°04′N 11°51′E / 44.066667°N 11.85°E44.066667; 11.85 (Rocca San Casciano)Coordinate: 44°04′N 11°51′E / 44.066667°N 11.85°E44.066667; 11.85 (Rocca San Casciano)
Altitudine210 m s.l.m.
Superficie50,56 km²
Abitanti1 857[1] (31-5-2018)
Densità36,73 ab./km²
Comuni confinantiDovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Predappio, Premilcuore, Tredozio
Altre informazioni
Cod. postale47017
Prefisso0543
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT040036
Cod. catastaleH437
TargaFC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantirocchigiani
Patronosan Cassiano di Imola
Giorno festivo13 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rocca San Casciano
Rocca San Casciano
Rocca San Casciano – Mappa
Posizione del comune di Rocca San Casciano nella provincia di Forlì-Cesena
Sito istituzionale

Rocca San Casciano (La Ròca[2] o Roca San Casiân in romagnolo) è un comune italiano di 1.857 abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Nel 1923 Mussolini ridefinì i confini fra Toscana e Romagna e Rocca San Casciano, fino ad allora appartenuto alla provincia di Firenze, in Toscana e capoluogo della Romagna toscana passò in Emilia-Romagna[3].

Geografia fisicaModifica

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Rocca San Casciano.

StoriaModifica

Il primo documento che cita Rocca risale al 1197 "Rocca Sancti Cassiani in Casatico" il che fa ritenere che all'epoca esistesse un castello. Nel 1230 il vescovo di Forlimpopoli raccomanda alcuni castelli di sua giurisdizione, tra i quali anche la rocca di San Casciano, al comune di Faenza. Nel 1315 il castello di Rocca San Casciano è soggetto ad Alighiero de' Calboli.

 
Mappa rappresentante la provincia di Firenze prima dello scorporo del Circondario di Rocca San Casciano

Nel 1382 Francesco de' Calboli lascia il castello di Rocca San Casciano in eredità a Firenze. Nel 1412 si dota di propri statuti, nel 1424 viene conquistata dai Visconti che la affidano nel 1435 agli Ordelaffi. Riconquistata dai fiorentini nel 1436, nei secoli successivi Rocca San Casciano continuò a far parte dei domini di Firenze. Fu aggregata assieme a tutto il suo Circondario alla provincia di Forlì nel 1923.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Piazza Garibaldi, al centro del paese, di forma triangolare e circondata da bassi e caratteristici portici, è dominata dalla Torre Civica o dell’Orologio, risalente alla fine del 1600. Nella nicchia ricavata sul fronte della Torre civica è custodita una statua settecentesca in terracotta della Vergine Addolorata.

Il castello di Rocca San Casciano, chiamato "Castellaccio", si erge in posizione dominante rispetto all'abitato. Gli attuali ruderi è quanto resta dell’antica rocca munita di mura, dopo i crolli avvenuti per il terremoto del 22 marzo 1661.

L'Abbazia di San Donnino in Soglio, a circa quattro chilometri dall’abitato di Rocca S.Casciano, eretta intorno al Mille su un colle a 480 metri s.l.m., fu una delle potenti abbazie Benedettine della Romagna Toscana, documentata sin dal 1214.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[4]

 

CulturaModifica

Eventi e ricorrenzeModifica

Festa del falòModifica

La Festa del Falò è una tipica festa del paese di Rocca San Casciano che data la sua originalità, suggestività e grandezza è ormai molto rinomata anche fuori della provincia. Le sue origini sono un po' oscure: c'è chi la fa risalire addirittura a riti pagani, celtici in modo particolare. Si dice che a Rocca San Casciano, fin dal XII secolo, venissero accesi falò lungo le rive del fiume Montone allo scopo di placare le acque dalle rovinose inondazioni. Da questa celebrazione pagana è stata innestata, a partire dal 1700, la ricorrenza religiosa di San Giuseppe (19 marzo) e per molti anni questa è stata la sola data in cui si è svolta la festa. Tradizione voleva che nei cortili di ogni contrada venisse acceso un falò ed attorno ad esso si mangiava, si beveva e si danzava. In epoca più recente i falò sono tornati sulla riva del fiume, nella loro posizione originale, e da qui, nell'ultimo secolo, è incominciata una sfida fra le quattro fazioni che rappresentavano i principali rioni cittadini: Borgo di Sopra, Borgo di Sant'Antonio, Buginello e Mercato. Di questi quattro rioni originari oggi ne restano solo due: il Borgo di Sopra ed il Mercato.

 
Stendardo Borgo di Sopra

Lo stendardo del Borgo di Sopra è caratterizzato da un montone che carica posto nella parte superiore dello stendardo mentre sotto vi è una scritta in dialetto romagnolo, "Fat en là" (= "Fatti in là")

Ai giorni nostri è possibile vedere ripetersi questa tradizione di accensione di falò in molte altre località; essa può assumere i significati più svariati come la commemorazione del santo patrono, la celebrazione dell'arrivo della primavera o l'invocazione di una buona annata per la raccolta nei campi o altre ancora. La festa che si può vedere a Rocca San Casciano è da considerarsi praticamente unica nel suo genere in quanto la rivalità che nasce fra i due rioni fa sì che si generino attività per dare un maggiore visibilità alla propria fazione rispetto all'altra che la rende un vero e proprio avvenimento nel corso dell'anno per l'intera cittadinanza.

"Terra", "Aria", "Acqua", "Fuoco": questi sono detti essere gli ingredienti della festa del paese. I due rioni si sfidano costruendo sulle due rive del fiume Montone che attraversa l'abitato quindi nel cuore del paese, due enormi pagliai fatti di ginestre e aghi di pino che assumono due forme differenti quasi a ricordare le due differenti radici culturali che la città ha. Infatti il pagliaio del "Borgo di Sopra" assume una forma bombata come i vecchi pagliai che si facevano nelle campagne romagnole mentre quello del "Mercato" è di forma conica come i pagliai delle campagne toscane. Anche i colori delle due fazioni ricordano queste differenti origini in quanto uno ha il rosso e blu, tipici della regione Emilia-Romagna, l'altra il bianco e rosso tipici della regione Toscana. La festa comincia al sabato pomeriggio, prosegue con l'impagliatura dei due pagliai e culmina alla sera quando tra le grida ed i cori di scherno dei sostenitori dei due rioni, i due pagliai vengono accesi contemporaneamente accompagnati dal suono delle campane. Anche se sono anni ormai che non vi è più una gara con trofeo, l'accensione più rapida e meglio realizzata decreterà il rione vincitore e sarà ragione di discussione e beffe per tutto l'anno a seguire. Mentre i pagliai bruciano, continua la disputa e sarà il momento dello spettacolo pirotecnico con fuochi d'artificio per il "Borgo di Sopra", e dei botti per il "Mercato" cioè scariche di grossi petardi che vengono accesi contemporaneamente e che producono un boato molto forte. Qui la sfida è quella di aspettare che sia il rione avversario ad accendere per primo e tentare di coprire il suo rombo con il proprio. La festa continua dopo circa un'ora, quando i falò hanno ormai ridotto la loro combustione, con un confronto che si sposta nella piazza del paese dove iniziano le sfilate di carri in maschera: ogni rione ha all'incirca un'ora per dare libero sfogo alla propria fantasia su un tema che si sono scelti. Infatti ogni sfilata è imperniata su un tema portante diverso di anno in anno e si ispira ora ad un paese o luogo geografico, ora a temi particolari o di fantasia. Seguendo questo filo conduttore, vengono realizzati due o tre grandi carri allegorici per rione, animati da decine di figuranti attorniati da altre decine di partecipanti facenti parte della sfilata che segue a piedi. Per allestire questi carri e confezionare i costumi (ognuno provvede in proprio) c'è un lavoro di mesi, bruciato nell'entusiasmo di una sfilata che dura meno di un'ora. Appena un rione lascia la piazza è pronto ad entrare l'altro, il tutto accompagnato da musica e luci. È passata da molto mezzanotte quando i sostenitori si ritirano nel rione a festeggiare i successi della serata, mentre la piazza comincia a svuotarsi poco a poco. Il pomeriggio del giorno dopo, la domenica, la sfilata con i carri viene ripetuta per i più piccini.

Nel 1991 l'Amministrazione comunale di Rocca San Casciano ha promosso la pubblicazione del volumetto "La festa dei falò di Rocca San Casciano- Storia e tradizioni di una comunità tosco- romagnola" (Forlì, pp. 127) a cura della studiosa Simonetta Tassinari, originaria della località. La ricerca, corredata da numerose fotografie, è suddivisa in quattro parti: Il paese; L'identità culturale di Rocca San Casciano nella tradizione romagnola; Le ragioni della festa; Le testimonianze dei protagonisti. Nella terza parte, al paragrafo intitolato "Lettura critica complessiva della festa dei falò come fatto folklorico", si sostiene che la festa dei falò è un rito di propiziazione e, insieme, di purificazione, che si colloca all'interno della tradizione europea dei fuochi equinoziali.

La ricorrenza di San Giuseppe venne probabilmente associata all'accensione dei falò, nel corso del Settecento, per la presenza dei Frati minori conventuali in paese.

Rocca San Casciano nella letteraturaModifica

Giuseppe Mengozzi (1841-1920), poeta originario di Rocca, scrisse un'intera opera in versi latini, Thuscae Romandiolae Ceres. Carmen Georgicum, ambientandola nella sua zona di origine. L'autore, emulo di Virgilio, illustrò con colori vivacissimi l'agricoltura della collina e della montagna romagnola, alle medie altitudini fondata sul vino, sul gelso e la bachicoltura, più in alto sulla pastorizia migrante. Coloritissimi i quadretti delle fiere periodiche, per i bozzoli, per i suini, per gli agnelli[5].
Il poema fu pubblicato a Rocca San Casciano nel 1888 da Federico Cappelli, padre di Licinio Cappelli con la traduzione italiana a fronte, in belle ottave, con il titolo La Cerere della Romagna toscana.

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 giugno 1985 20 maggio 1990 Tito Bandini Partito Socialista Italiano Sindaco [6]
20 maggio 1990 24 aprile 1995 Alessandro Guidi Partito Socialista Italiano Sindaco [6]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Pier Luigi Serri centro-sinistra Sindaco [6]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Anna Vallicelli centro-destra Sindaco [6]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Rita Monti centro-sinistra Sindaco [6]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Rosaria Tassinari centro-destra Sindaco [6]
26 maggio 2014 in carica Rosaria Tassinari centro-destra: prima di tutto rocca Sindaco [6]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2018.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 547.
  3. ^ Regio Decreto 4 marzo 1923, n. 544
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Antonio Saltini, Messi e armenti di Romagna nei versi dell'ultimo emulo di Virgilio, in «Romagna arte e storia» n. 59/2000
  6. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

BibliografiaModifica

  • Vittorio Bassetti, Rocca San Casciano nel medioevo, « I quaderni dell'Acquacheta», 1 (1986), pp. 41–63.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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