Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro

diocesi della Chiesa cattolica in Italia
Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Dioecesis Arretina-Cortonensis-Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulchri
Chiesa latina
Arezzo -Duomo, facciata neogotica-.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Firenze
Regione ecclesiastica Toscana
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo
(titolo personale)
Riccardo Fontana
Vicario generale Fabrizio Vantini
Sacerdoti 267 di cui 172 secolari e 95 regolari
1.299 battezzati per sacerdote
Religiosi 112 uomini, 305 donne
Diaconi 25 permanenti
Abitanti 365.000
Battezzati 347.000 (95,1% del totale)
Superficie 3.425 km² in Italia
Parrocchie 245
Erezione III secolo (Arezzo)
1325 (Cortona)
1515 (Sansepolcro)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Cattedrale Santi Pietro e Donato
Concattedrali Santa Maria Assunta
San Giovanni Evangelista
Santi patroni San Giovanni Apostolo ed Evangelista
San Donato
Santa Margherita da Cortona.
Indirizzo Piazza del Duomo 1, 52100 Arezzo, Italia
Sito web www.diocesiarezzo.it
Dati dall'Annuario pontificio 2016 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo vescovile di Arezzo, che ospita al suo interno il museo diocesano d'arte sacra.
L'ingresso del monastero di Camaldoli.

La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (in latino: Dioecesis Arretina-Cortonensis-Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulchri) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2015 contava 347.000 battezzati su 365.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo, titolo personale, Riccardo Fontana.

Sono patroni della diocesi: San Giovanni Apostolo ed Evangelista, San Donato, secondo vescovo di Arezzo, e Santa Margherita da Cortona.

Indice

TerritorioModifica

La diocesi si estende su due province della Toscana ed è costituita per la maggior parte da comuni della provincia di Arezzo e, in misura minore, da comuni in provincia di Siena.

Sede vescovile è la città di Arezzo, dove si trova la cattedrale dei Santi Pietro e Donato. Sono concattedrali della diocesi la chiesa di Santa Maria Assunta nella città di Cortona e la basilica di San Giovanni Evangelista nella città di Sansepolcro. Nel territorio, oltre alla concattedrale di Sansepolcro, sorgono altre cinque basiliche minori: San Domenico e San Francesco ad Arezzo, Santa Margherita a Cortona, Santa Maria Assunta alla Verna, e Santa Maria del Sasso a Bibbiena.

Fanno parte della diocesi numerosi santuari, tra cui:

Il territorio, che si estende per 3.425 km², è suddiviso in 245 parrocchie.

StoriaModifica

L'odierna diocesi nasce nel 1986 dalla piena unione di tre antiche sedi episcopali: Arezzo, attestata dal IV secolo, Cortona, eretta nel 1325, e Sansepolcro, istituita nel 1515.

Diocesi di ArezzoModifica

Antichissima è la diocesi di Arezzo. La tradizione indica in san Romolo, discepolo di San Paolo e successivamente leggendario vescovo di Fiesole, il primo evangelizzatore di Arezzo.

Nell'archivio capitolare esiste una pergamena dell'XI secolo sul retro della quale vi è un catalogo di vescovi aretini dal IV secolo fino a Teodaldo nel 1036: si tratta di una serie ininterrotta di vescovi copiati dai dittici antichi, ossia dalle tavolette di legno che, fino al X secolo, servivano a ricordare nella liturgia di Tutti i Santi il nome dei precedenti vescovi per cui pregare.

Questo lungo elenco, dopo il XVI secolo, è stato manipolato con la modifica dell'ordine originario dei nomi, con l'interpolazione di nomi di vescovi inventati o con l'omissione di nomi di altri vescovi. Il catalogo così modificato, con l'aggiunta di datazioni più o meno fantasiose, è stato accettato dall'Ughelli nella sua Italia sacra, da Cappelletti nell'opera Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, e da Pius Bonifacius Gams nelle Series episcoporum Ecclesiae Catholicae. Agli inizi del Novecento lo studioso Ubaldo Pasqui ha pubblicato il catalogo originario, con testo critico, nei Documenti per la storia della città di Arezzo nel medioevo, restituendo in questo modo l'ordine esatto dei vescovi aretini.

Il primo vescovo del catalogo è san Satiro, che secondo la Passio Donati sarebbe morto durante il pontificato di papa Giulio I (337-352). Il successore, san Donato, è il patrono della città e della diocesi; è ricordato nel martirologio geronimiano alla data del 7 agosto e di lui parla Gregorio Magno nei suoi Dialoghi. Le fonti agiografiche attestano l'esistenza di san Gaudenzio, Decenzio e Lorenzo; questi ultimi due sono menzionati nella vita di san Florido, vescovo di Città di Castello sul finire del VI secolo, e assieme a san Donato, sono gli unici vescovi aretini, dei primi 6 secoli, recensiti da Pietri nella sua Prosopographie de l'Italie chrétienne.

I primi vescovi aretini attestati da fonti storiche e documentarie risalgono solo al VII secolo. Si tratta di Servando, documentato da un diploma datato al 650 circa;[7] e Cipriano, che prese parte al sinodo romano del 680, indetto da papa Agatone contro l'eresia monotelita.

Il documento del 650 rappresenta la prima testimonianza della lunga vertenza, che si protrasse fino al XII secolo, tra i vescovi di Siena e di Arezzo, su una serie di chiese e di pievi, che i vescovi aretini avrebbero occupato all'inizio dell'invasione longobarda in concomitanza con una momentanea soppressione del vescovado senese. Un primo accordo fu raggiunto nel 714-715 all'epoca dei vescovi Adeodato di Siena e Luperziano di Arezzo, ma la questione fu ripresa, con alterne vicende, ancora nei secoli successivi.

Tra i vescovi del primo millennio si devono ricordare in particolare Pietro I, che istituì nell'840 il collegio canonicale presso la cattedrale; e Giovanni (872-900), scrittore ecclesiastico, fondatore del monastero vescovile delle sante Flora e Lucilla.

Tra X e XI secolo, la diocesi vide il fiorire di numerosi altri monasteri benedettini, tra cui Santa Maria a Badia Prataglia, Santa Trinità in Alpe, San Gennaro a Capolona, San Salvatore della Berardenga, San Salvatore in Silvamunda. Il più noto fu l'eremo di Camaldoli, fondato poco prima del 1027 da san Romualdo, su un terreno donato dal vescovo aretino Teodaldo; nei pressi dell'eremo sorse qualche anno dopo il monastero di Camaldoli, che fu a capo di una importante congregazione benedettina, diffusa in tutta l'Italia centrale.

Il potere comitale e politico dei vescovi aretini sulla città di Arezzo e il suo territorio, iniziato con i benefici e le immunità concesse a partire dall'epoca carolingia, ebbe termine nel corso del XII secolo per l'affermarsi del potere e dell'autonomia comunale; l'ultimo vescovo a sottoscriversi come episcopus et comes di Arezzo fu Girolamo nel 1164, benché il titolo di comes fosse già in disuso dal 1130.

A partire dall'epoca longobarda, la cattedrale diocesana si trovava fuori dalle mura cittadine, sul colle del Pionta, nei pressi della tomba del patrono san Donato. Questo luogo divenne il centro ecclesiastico e culturale di Arezzo, ulteriormente arricchito da altri edifici ecclesiastici e fortificato all'epoca dei vescovi Adalberto e Teodaldo nella prima metà dell'XI secolo. Nel 1203, il vescovo Amedeo trasferì la cattedrale entro le mura cittadine; dapprima la cattedra vescovile fu posta nella chiesa benedettina di San Pietro Maggiore, e poi, a partire dal 1278, fu iniziata la costruzione della nuova cattedrale con il vescovo Guglielmino degli Ubertini, portata a termine nel 1511.[8] Nella cattedrale di Arezzo, oltre a san Donato, è sepolto papa Gregorio X; nello stesso edificio sacro si tenne il conclave che elesse nel 1276 il suo successore, Innocenzo V. Fu il primo conclave in cui i cardinali si riunirono in clausura per eleggere il papa, come stabilito dalla Ubi Periculum del 1274. Il borgo ecclesiastico della Pionta fu raso al suolo nel XVI secolo.

La plurisecolare la lotta fra l'arcidiocesi di Siena e la sede aretina per la giurisdizione su diciannove pievi, in territorio senese ma sotto l'autorità ecclesiastica dei vescovi di Arezzo, si concluse nel XII secolo, quando papa Onorio II dette ragione ad Arezzo, a cui quelle pievi appartenevano a tempore Romanorum.

L'ampia diocesi aretina, che fin dall'inizio fu immediatamente soggetta alla Santa Sede, subì diversi smembramenti a partire dal XIV secolo per l'erezione di altre diocesi toscane: Cortona nel 1325, Pienza e Montalcino nel 1462, Sansepolcro nel 1515, Montepulciano nel 1561 e l'abbazia nullius di Monte Oliveto Maggiore nel 1765.

Nel periodo post tridentino si distinsero in particolare i vescovi Stefano Bonucci (1574-1589), già superiore generale dei Serviti, che tuttavia fu più un dotto che un uomo di governo; Pietro Usimbardi (1589-1612), che impose una disciplina ecclesiastica più rigorosa e l'obbligo dell'insegnamento della dottrina cristiana; e Tommaso Salviati (1638-1671), che, sulla scia del milanese Carlo Borromeo, introdusse le riforme conciliari in diocesi e fondò nel 1641[9] il seminario vescovile, che riuscì a mantenere imponendo la tassazione dei benefici parrocchiali.

Durante l'episcopato del cardinale Giovanni Antonio Guadagni (XVIII secolo), papa Clemente XII concesse in perpetuo ai vescovi di Arezzo le insegne arcivescovili, il pallio e la croce astile[10]. L'ultimo vescovo ad usufruire delle insegne arcivescovili del pallio e della croce astile fu Giovanni Telesforo Cioli; nel 1986 il privilegio fu revocato. I vescovi di Arezzo si fregiavano anche dei titoli di Principe del Sacro Romano Impero in Toscana e di Conte di Cesa.

Nel febbraio 1796, Arezzo fu sconvolta da uno sciame sismico di oltre trenta scosse di terremoto; il 15 febbraio i movimenti tellurici cessarono, e questo fatto fu attribuito, in ambiente ecclesiale, al miracolo della Madonna del Conforto, un'immagine sacra oggi custodita nella cattedrale di Arezzo. Nello stesso 1796, cominciò la campagna militare di invasione dell'Italia da parte delle truppe napoleoniche. Anche Arezzo fu conquistata, ma nel 1799 fu il centro del movimento del Viva Maria, ispirato proprio all'immagine della Madonna del Conforto, una delle insorgenze antinapoleoniche avvenute in quegli anni nella penisola. La devozione vero la Madonna del Conforto «divenne in breve una delle espressioni devozionali più intense della religiosità civica».[11]

A partire dall'Ottocento la storia della diocesi è segnata da una serie di episcopati abbastanza lunghi; si contano infatti solo 8 vescovi dal 1802 al 1983, tra cui il vescovo Emanuele Mignone, che occupò la cattedra aretina per 42 anni dal 1919 al 1961. Ma anche, nel corso del XIX secolo, da periodi di sede vacante, in particolare quello fra il 1860 e il 1867, nel periodo iniziale dell'unità d'Italia quando le autorità governative impedivano il libero insediamento della gerarchia ecclesiastica.

Diocesi di CortonaModifica

Cortona, anticamente parte della diocesi di Arezzo, fu elevata a diocesi il 19 giugno 1325 da papa Giovanni XXII con la bolla Vigilis speculatoris, come ricompensa alla fedeltà dei cortonesi, guelfi, mentre ad Arezzo, città ghibellina, si scomunicava e si deponeva il vescovo Guido di Pietramala. La diocesi fu posta sotto l'immediata soggezione della Santa Sede.

La diocesi era molto piccola e comprendeva la maggior parte del comitatus cortonese. Il territorio era costituito da 10 pievi, sei delle quali ricavate dalla diocesi di Arezzo (Cortona, Sant'Eusebio, Montanare, Bacialla [Terontola], Creti e Poggioni), due dalla diocesi di Chiusi (Poppello e Cignano) e due dalla diocesi di Città di Castello (Falzano e Rubbiano); il tutto per un totale di 81 tra parrocchie, monasteri e altri luoghi di culto.[12] Primitiva cattedrale della diocesi fu la chiesa extraurbana di San Vincenzo, già chiesa priorale dei benedettini di Arezzo; il 9 giugno 1507[12], con bolla di papa Giulio II, la sede fu trasferita nell'attuale duomo.

Il primo vescovo fu Raniero Ubertini, prevosto della cattedrale di Arezzo e fratello di Boso vescovo aretino, che nel 1331 scampò ad una congiura ordita contro di lui. A partire dalla metà del XV secolo i vescovi cortonesi provenivano quasi esclusivamente dal capitolo della cattedrale fiorentina ed appartenevano a nobili famiglie di Firenze. Tra questi si ricordano Cristoforo Bordini (1477-1502), Giovanni Sernini de Cucciati (1516- 1521) e il cardinale Silvio Passerini (1521-1529), che risedettero solo saltuariamente a Cortona, impegnati nella curia o nella diplomazia pontificia. Nel 1515, Cortona ricevette la visita di papa Leone X, ospite di Silvio Passerini, suo amico, e in seguito fatto vescovo cortonese.

Altri noti vescovi di Cortona furono Matteo Concini (1560-1562) e Gerolamo Gaddi (1562-1572), che presero parte al concilio di Trento; Francesco Perignani, a cui si deve l'istituzione del seminario diocesano nel 1573, uno dei primi in Italia, anche se entrò pienamente in funzione solo un secolo dopo, con la costruzione di un nuovo edificio, l'odierno palazzo Vagnotti, inaugurato nel 1696.

Nel 1728, durante l'episcopato di Luigi Gherardi, la città e la diocesi festeggiarono solennemente la canonizzazione di santa Margherita, la principale e più importante santa locale, vissuta nel XIII secolo. In occasione del VI centenario della morte della santa, nel 1897, venne ampliata e completata in stile neogotico la basilica di Santa Margherita.

L'ultimo vescovo residente è stato Giuseppe Franciolini, il cui episcopato fu il più lungo della storia della diocesi, quasi 46 anni, dal marzo 1932 a febbraio 1978.

Nel 1984 la diocesi acquisì la parrocchia di Sant'Andrea di Sorbello, nel comune di Cortona, dalla diocesi di Città di Castello.[13]

Al momento dell'unione con Arezzo e Sansepolcro, la diocesi di Cortona comprendeva 31 parrocchie, di cui 4 nella città episcopale, le restanti nelle frazioni di Bocena, Calcinaio, Camucia, Cantalena, Cegliolo, Centoia, Chianacce, Creti, Farneta, Fratta, Mercatale, Monsigliolo, Montanare, Montecchio, Ossaia, Pergo, Pietraia, Poggioni, Riccio, San Lorenzo Rinfrena, Sant'Angelo, San Marco in Villa, Santa Maria Nuova, Terontola, Teverina e Torreone.[14]

Diocesi di SansepolcroModifica

 
La basilica concattedrale di Sansepolcro.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Sansepolcro.

La città di Sansepolcro crebbe nel territorio della diocesi di Città di Castello attorno ad un oratorio, contenente una reliquia della Terrasanta, attribuito ai pellegrini del X secolo; successivamente i monaci camaldolesi costruirono un monastero, il cui abate, almeno fin dal 1013, con diplomi confermati dagli imperatori e dai papi, aveva giurisdizione temporale sui territori di proprietà abbaziale ed inoltre era esente dalla giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Città di Castello (abbazia nullius dioecesis).

Nel XIV secolo gli aretini si impadronirono della città ed il vescovo Guido di Pietramala la fortificò facendone una roccaforte ghibellina; nell'ambito civile-temporale i vescovi aretini entrarono in conflitto con gli abati camaldolesi, che rivendicavano gli antichi diritti temporali sulla città di Borgo San Sepolcro. Ancora nel 1402 papa Bonifacio IX ribadì l'esenzione del monastero camaldolese dalla giurisdizione episcopale ed insieme ribadì una serie di privilegi nell'ambito civile.

Per porre fine definitivamente ai contrasti, il toscano papa Leone X eresse Sansepolcro in sede vescovile con la bolla Praeexcellenti praeeminentia del 22 settembre 1515.[15] Alla nuova diocesi furono assegnati i pingui territori dell'abbazia nullius dei camaldolesi di Sansepolcro e quelli di un'altra abbazia camaldolese, contestualmente soppressa, di Santa Maria in Bagno: entrambi questi territori erano compresi all'interno del territorio della diocesi di Città di Castello. Inoltre le furono assegnate 34 parrocchie dalla diocesi di Arezzo.[16]

L'esecuzione della bolla pontificia fu ritardata di cinque anni ed il primo vescovo fu nominato il 17 settembre 1520. Si trattava di Galeotto Graziani, già abate camaldolese del monastero cittadino, che divenne la nuova sede vescovile, mentre la chiesa abbaziale, dedicata a San Giovanni evangelista, fu eretta in cattedrale diocesana. La diocesi era suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze.

Tra i vescovi più famosi si ricordano Niccolò Tornabuoni, Dionisio Bussotti, Giovanni Lorenzo Tilli (che istituì il seminario nel 1711), Roberto Costaguti, Pompeo Ghezzi, Domenico Bornigia e Abele Conigli.

Nel XVIII secolo la diocesi si ingrandì con l'incorporazione dell'arcipretura nullius di San Pancrazio di Sestino (1788) e dell'abbazia nullius di Sant'Ellero di Galeata (1784), per un totale di 46 nuove parrocchie, tre delle quali erano nel territorio della diocesi di Montefeltro.

Il 7 ottobre 1975 cedette le parrocchie della valle del Bidente alla diocesi di Forlì e quelle della valle del Savio alla diocesi di Cesena.

Diocesi di Arezzo-Cortona-SansepolcroModifica

Il 7 ottobre 1975 Telesforo Giovanni Cioli, già vescovo di Arezzo, fu nominato anche vescovo di Sansepolcro. Lo stesso Cioli, il 15 febbraio 1978, fu nominato anche vescovo di Cortona: in questo modo le tre sedi si trovarono unite in persona episcopi.

Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, fu stabilita la plena unione delle tre diocesi; la nuova circoscrizione ecclesiastica assunse il nome di diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Firenze.

Il vescovo Giovanni D'Ascenzi gestì questa delicata fase istituzionale, provvedendo anche alla ridefinizione del numero e del territorio delle parrocchie, dei vicariati e delle zone pastorali.

La diocesi è stata visitata dai papi Giovanni Paolo II nel 1993 (Arezzo, Cortona, Camaldoli e La Verna) e Benedetto XVI nel 2012 (Arezzo e Sansepolcro).

Attualmente il territorio diocesano, che per superficie si colloca al 10º posto nell'elenco delle diocesi italiane[17], è caratterizzato da un'ampia eterogeneità geografica e socio-culturale. Il primo trentennio di vita della nuova diocesi è stato connotato da una drastica riduzione del numero dei sacerdoti diocesani, conseguenza di una diminuzione di vocazioni che ha assunto toni più evidenti che altrove, e dalla chiusura di numerose case religiose, sia maschili che femminili. Ciò ha chiesto un profondo ripensamento dell'attività pastorale e delle strutture pastorali.

Istituzione culturali diocesaneModifica

 
L'ex chiesa del Gesù di Cortona, che ospita, assieme all'edificio di recente costruzione che lo affianca, il museo diocesano di Cortona, inaugurato nel 1945.

Tra le principali istituzioni culturali diocesane si devono ricordare in particolare i due musei diocesani, le tre biblioteche vescovili e i tre archivi storici diocesani.

La diocesi annovera due musei diocesani. Il museo d'arte sacra di Arezzo (Mudas Museum), collocato all'interno del palazzo vescovile aretino, venne istituito nel 1963, ma aperto regolarmente al pubblico solo nel 1985; il museo espone opere d'arte e suppellettile liturgica, databili dal XII al XIX secolo, proveniente dal duomo e dalle chiese del territorio diocesano, significative per la storia e la conoscenza della cultura religiosa ed artistica aretina. Il museo di Cortona nasce nel 1945 ed è ospitato nell'ex chiesa del Gesù e nell'adiacente edificio appositamente costruito; «raccoglie al suo interno le grandiose opere d'arte di Beato Angelico, Bartolomeo della Gatta, Lorenzetti, Luca Signorelli, Giuseppe Maria Crespi e Gino Severini, insieme ad arredi liturgici, reliquiari e paramenti sacri di notevole valore storico ed artistico; ricordiamo particolarmente l'Annunciazione del Beato Angelico, il Compianto sul Cristo morto del Signorelli, l'Estasi di Santa Margherita del Crespi, i cartoni della Via Crucis di Gino Severini[18]

Gli ex seminari diocesani ospitano inoltre le tre biblioteche di proprietà della diocesi. La biblioteca del seminario di Arezzo è costituita da circa 13.000 volumi compresi i manoscritti, i codici miniati, gli incunaboli e le cinque centine. La biblioteca di Cortona, la cui nuova sistemazione è stata inaugurata nel 2009, è costituita da circa 15.000 volumi, tra cui 10 incunaboli e 505 edizioni del XVI secolo, nonché un centinaio di manoscritti di interesse locale. La biblioteca di Sansepolcro è costituita da un patrimonio librario di circa 30.000 volumi.[19] Altre due importanti e storiche biblioteche si trovano nei monasteri di Camaldoli e della Verna.

Infine la diocesi è dotata degli archivi storici delle tre antiche diocesi, costituiti non solo dal materiale documentario delle rispettive curie, ma anche quelli dei rispettivi capitoli delle cattedrali e dei seminari.

Cronotassi dei vescoviModifica

Vescovi di ArezzoModifica

 
San Donato, patrono della città e della diocesi di Arezzo, in un dipinto di Filippino Lippi.

Il più antico catalogo dei vescovi di Arezzo si trova sul retro di una pergamena dell'XI secolo dell'archivio capitolare, e riporta una serie di 41 vescovi da Satiro fino a Teodaldo, nella prima metà dell'XI secolo. Diversi autori, tra cui Ughelli, Cappelletti e Gams, hanno successivamente manipolato il catalogo, o modificando l'ordine dei vescovi, o inserendone altri, ed aggiungendovi annotazioni cronologiche, anche per questi vescovi non documentati da alcuna fonte coeva. La presente cronotassi si attiene al catalogo originario, come indicato da Pasqui, Lanzoni e Hofmeister; si omettono i riferimenti cronologici per quei vescovi noti solo per la loro presenza nel catalogo stesso.

Vescovi di CortonaModifica

  • Raniero Ubertini † (19 giugno 1325 - 12 settembre 1348 deceduto)
  • Gregorio de Fasciani † (5 novembre 1348 - 9 febbraio 1364 deceduto)
  • Benedetto Vallati, O.P. † (23 luglio 1364 - ?)
  • Giuliano de Chinibaldi, O.P. † (menzionato nel 1382)
  • Lorenzo Coppi † (11 febbraio 1388 - ?)
    • Ubaldino Bonamici † (23 gennaio 1391 - 8 marzo 1393 nominato arcivescovo di Torres) (vescovo eletto)
  • Bartolomeo da Troia, O.F.M. † (13 gennaio 1393 - 1404 deceduto)
  • Enoc de Cioncolari, O.E.S.A. † (17 novembre 1404 - ? deceduto)
  • Matteo Testi, O.S.M. † (7 ottobre 1426 - 9 settembre 1439 deposto)
  • Bartolomeo Lopacci Rimbertini, O.P. † (23 settembre 1439 - 27 giugno 1449 nominato vescovo di Corone)
  • Matteo Testi, O.S.M. † (27 giugno 1449 - 1455 dimesso) (per la seconda volta)
  • Mariano Salvini, O.S.M. † (31 gennaio 1455 - 1477 deceduto)
  • Cristoforo Bordini † (12 febbraio 1477 - 13 novembre 1502 deceduto)
  • Raniero Guicciardini † (28 novembre 1502 - 2 febbraio 1504 deceduto)
  • Francesco Soderini † (6 marzo 1504 - 23 maggio 1505 dimesso)
  • Guglielmo Capponi † (25 maggio 1505 - 1515 deceduto)
  • Giovanni Sernino de Cucciati † (1516 - 1º ottobre 1521 deceduto)
  • Silvio Passerini † (15 novembre 1521 - 20 aprile 1529 deceduto)
  • Leonardo Buonafede, O.S.B. † (24 maggio 1529 - 1538 dimesso)
  • Giovambattista Ricasoli † (25 ottobre 1538 - 14 febbraio 1560 nominato vescovo di Pistoia)
  • Matteo Concini † (14 febbraio 1560 - 1562 dimesso)
  • Gerolamo Gaddi † (16 dicembre 1562 - 1572 deceduto)
  • Francesco Perignani † (3 marzo 1572 - 1577 deceduto)
  • Costantino Piccioni, O.E.S.A. † (25 febbraio 1577 - 1585 deceduto)
  • Giovanni Alberti † (15 luglio 1585 - 2 ottobre 1596 deceduto)
  • Cosimo de Angelis † (24 gennaio 1597 - 1603 deceduto)
  • Filippo Bardi † (19 dicembre 1603 - 1622 deceduto)
  • Cosimo Minerbetti † (19 dicembre 1622 - giugno 1628 deceduto)
  • Lorenzo della Robbia † (11 dicembre 1628 - 6 agosto 1634 nominato vescovo di Fiesole)
  • Ludovico Serristori † (25 settembre 1634 - agosto 1656 deceduto)
  • Filippo Galilei † (28 maggio 1657 - 1677 deceduto)
  • Niccolò Oliva, O.E.S.A. † (22 novembre 1677 - 1684 deceduto)
  • Pietro Ludovico Malaspina, C.R. † (2 ottobre 1684 - 11 maggio 1695 nominato vescovo di Massa Marittima)
  • Giuseppe Ciei, C.O. † (28 novembre 1695 - marzo 1704 deceduto)
  • Sebastiano Zucchetti † (27 aprile 1705 - settembre 1714 deceduto)
  • Pietro Giovanni Battista Puccini † (13 gennaio 1716 - circa 1726 deceduto)
  • Luigi Gherardi † (9 dicembre 1726 - ottobre 1752 deceduto)
    • Sede vacante (1752-1755)
  • Giuseppe Ippoliti † (12 maggio 1755 - 15 aprile 1776 nominato vescovo di Pistoia e Prato)
  • Gregorio Alessandri † (20 maggio 1776 - 15 aprile 1802 deceduto)
  • Filippo Ganucci † (20 settembre 1802 - 6 ottobre 1806 nominato vescovo di Livorno)
  • Nicolò Laparelli † (23 marzo 1807 - 23 settembre 1821 deceduto)
    • Sede vacante (1821-1824)
  • Girolamo Conversini † (12 luglio 1824 - 21 giugno 1826 deceduto)
    • Sede vacante (1826-1829)
  • Ugolino Carlini † (27 luglio 1829 - 13 settembre 1847 deceduto)
  • Giuseppe Antonio Borghi, O.F.M.Cap. † (5 novembre 1849 - 31 luglio 1851 deceduto)
    • Sede vacante (1851-1854)
  • Feliciano Barbacci, O.F.M. † (30 novembre 1854 - 24 novembre 1869 deceduto)
    • Sede vacante (1869-1872)
  • Giovanni Battista Laparelli Pitti † (23 febbraio 1872 - 22 gennaio 1896 deceduto)
  • Guido Corbelli, O.F.M. † (22 giugno 1896 - 8 agosto 1901 dimesso)[56]
  • Michele Angelo Baldetti † (16 dicembre 1901 - 30 aprile 1923 deceduto)
  • Riccardo Carlesi † (23 maggio 1923 - 9 gennaio 1932 deceduto)
  • Giuseppe Franciolini † (2 marzo 1932 - 15 febbraio 1978 ritirato)
  • Telesforo Giovanni Cioli, O.Carm. † (15 febbraio 1978 - 11 aprile 1983 ritirato)
  • Giovanni D'Ascenzi † (11 aprile 1983 - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro)

Vescovi di SansepolcroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Sansepolcro § Cronotassi dei vescovi.

Vescovi di Arezzo-Cortona-SansepolcroModifica

Istituti religiosi presenti in diocesiModifica

Nel 2018 contavano case in diocesi i seguenti istituti religiosi:

StatisticheModifica

La diocesi al termine dell'anno 2015 su una popolazione di 365.000 persone contava 347.000 battezzati, corrispondenti al 95,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Arezzo
1905 ? 250.000 ? 712 563 149 ? ? ? ? 330
1950 225.000 250.000 90,0 465 355 110 483 150 410 336
1959 265.000 270.000 98,1 433 329 104 612 157 400 324
1970 194.000 205.000 94,6 386 283 103 502 118 527 327
1980 199.800 201.400 99,2 395 257 138 505 154 345 333
diocesi di Cortona
1905 30.200 ? ? 121 85 36 ? ? ? ? 50
1950 32.665 32.684 99,9 95 60 35 343 86 103 52
1970 23.075 23.100 99,9 68 54 14 339 21 88 53
1980 24.000 24.200 99,2 61 47 14 393 17 83 53
diocesi di Sansepolcro
1905 ? 60.500 ? 216 190 26 ? ? ? ? 135
1950 79.500 80.000 99,4 108 90 18 736 21 36 136
1970 45.000 45.000 100,0 136 117 19 330 23 114 136
1980 29.000 29.400 98,6 63 53 10 460 11 53 95
diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
1990 265.329 268.350 98,9 403 307 96 658 3 141 507 245
1999 259.980 260.000 100,0 374 257 117 695 9 161 312 247
2000 259.980 260.000 100,0 362 245 117 718 9 161 312 247
2001 259.985 261.626 99,4 390 273 117 666 8 135 266 246
2002 259.999 267.099 97,3 372 268 104 698 12 112 255 244
2003 257.000 267.000 96,3 374 270 104 687 12 112 252 244
2004 285.000 300.000 95,0 337 233 104 845 16 108 257 244
2006 290.000 305.000 95,1 325 250 75 892 18 79 253 244
2012 335.000 353.700 94,7 223 177 46 1.502 24 66 410 247
2015 347.000 365.000 95,1 267 172 95 1.299 25 112 305 245

NoteModifica

  1. ^ Appartengono ad Arezzo-Cortona-Sansepolcro le parrocchie di Santa Croce, in località La Ginestra, e dei Santi Andrea e Lucia, nella frazione di Levanella; tutte le altre appartengono alla diocesi di Fiesole.
  2. ^ La maggior parte del territorio comunale appartiene alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro; fanno eccezione le parrocchie di Santa Maria a Porrena, Santa Margherita a Quorle e San Lorenzo a Sala, che appartengono alla diocesi di Fiesole.
  3. ^ Tutte le parrocchie del territorio comunale appartengono alla diocesi di Fiesole tranne la parrocchia di Santa Teresa d'Avila in San Giovanni Valdarno.
  4. ^ Appartiene ad Arezzo la sola parrocchia dei Santi Pietro e Paolo nella frazione di Castagnoli; il resto del territorio fa parte della diocesi di Fiesole.
  5. ^ Solo le parrocchie delle frazioni di Farnetella e Rigomagno; il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza.
  6. ^ Fanno parte della diocesi le parrocchie dei Santi Iacopo e Cristoforo in località Badia Monastero, e dei Santi Clemente e Giusto a Castelnuovo Berardenga; il resto delle parrocchie del territorio comunale appartengono all'arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino.
  7. ^ a b Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, I, p. 2, nº 1.
  8. ^ Chiesa dei Santi Donato e Pietro, dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  9. ^ Dal sito web della diocesi.
  10. ^ Da Catholic Encyclopedia.
  11. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  12. ^ a b Storia della diocesi dal sito web della diocesi.
  13. ^ AAS 76 (1984), p. 912. Questa parrocchia non appare nell'elenco del 1986 perché nel frattempo era stata soppressa ed unita a quella di Santa Maria di Mercatale. Vedi nota seguente: Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 287, p. 11, nº 31.
  14. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 287, 11 dicembre 1986, pp. 9-13. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 31 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 20 novembre 1986 su richiesta del vescovo di Cortona del 19 settembre precedente.
  15. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, op. cit., pp. 252-257.
  16. ^ Elenco delle parrocchie in: Cappelletti, op. cit., p. 260 e seguenti.
  17. ^ Italy, Statistics by Diocese, by Name, in Catholic-Hierarchy.
  18. ^ Da Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  19. ^ Informazioni tratte dalle rispettive pagine dedicate alle biblioteche nel sito web della diocesi.
  20. ^ Secondo la Passio di san Donato, il vescovo Satiro sarebbe morto durante il pontificato di papa Giulio I (337-352).
  21. ^ Secondo la sua Passio, Donato sarebbe stato consacrato vescovo dopo la morte di Satiro e avrebbe subito il martirio all'epoca dell'imperatore Giuliano (361-363). Il 7 agosto è la data ricordata nel martirologio geronimiano. Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma 1999, p. 596.
  22. ^ Di questo vescovo esiste una Passio tardiva e di poco valore storico (Lanzoni); Gaudenzio sarebbe morto martire all'epoca di uno degli imperatori romani di nome Valentiniano, dunque in uno di questi periodi: 364-375, 375-392 o 425-455.
  23. ^ Questo vescovo è dato come successore di Gaudenzio dalla Passio di quest'ultimo. Secondo la Vita Floridi sarebbe stato maestro del successore Lorenzo. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, I, p. 537.
  24. ^ Secondo la Vita Floridi, alla morte del santo vescovo di Città di Castello, alla fine del VI secolo, era presente anche Lorenzo di Arezzo. Lanzoni dubita dell'esattezza di questa informazione, per la presenza di un alto numero di vescovi, una decina, in un periodo di meno di un secolo, tra Lorenzo e il 22º del catalogo medievale, Cipriano, documentato nel 680; ipotizza perciò che Lorenzo sia vissuto tra V e VI secolo. Per lo stesso motivo, altri autori hanno invece inserito nell'antico catalogo un secondo vescovo di nome Lorenzo, tra Innocenzo e Maiuriano. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, II, Roma 2000, p. 1260.
  25. ^ Prima di Gallio, l'antico catalogo aretino è stato modificato da autori locali con l'inserimento di Eusebio II.
  26. ^ Dopo Innocenzo, l'antico catalogo aretino è stato modificato da autori locali con l'inserimento di Lorenzo II.
  27. ^ Presente al sinodo romano del 680.
  28. ^ Dopo Vitaliano, l'antico catalogo aretino è stato modificato da autori locali con l'inserimento di Cipriano II.
  29. ^ Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, I, p. 4-22, nnº 3-7. Ughelli e altri autori invertono l'ordine del catalogo, spostando il vescovo Luperziano dopo Aliseo.
  30. ^ Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, I, p. 26, nº 11.
  31. ^ Tra Cunimondo e Ariberto, Ughelli e gli autori che ne dipendono, inseriscono nel catalogo originario il vescovo Elveto, assegnandogli l'anno 775 circa.
  32. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 10.
  33. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 11.
  34. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 12.
  35. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 13.
  36. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 14. Irene Scaravelli, Giovanni, Dizionario biografico degli italiani, volume 55 (2001).
  37. ^ Hofmeister, p. 1439, nota 15.
  38. ^ Dopo Theodicius, l'antico catalogo medievale riporta, in ordine, Everardus, Helmpertus, Albertus e Teodaldus, con cui termina la serie. A questi 4 vescovi, diverse cronotassi, modificando l'antico catalogo, hanno inserito i nomi di altri 5 vescovi. Di questi, solo Guglielmo è storicamente documentato, ed è l'unico vescovo assente nel catalogo, ma certamente esistito. L'attribuzione di Ugo (952) alla serie aretina è controversa. Gli altri, Biagio (930), Guglielmo I (955) e Alperto (972), assenti nel catalogo, sono da espungere dalla cronotassi.
  39. ^ Vescovo assente nell'antico catalogo aretino. Prese parte alla dieta di Augusta del 7 agosto 952. Schwartz e Pasqui lo indicano come vescovo Aritiensis, ossia di Arezzo. Secondo altri autori, si tratterrebbe di una forma corrotta per Brixiensis, ossia Brescia. Hofmeister, p. 1440, nota 1.
  40. ^ a b c d e f g h Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern , pp. 199–203.
  41. ^ Guglielmo è l'unico vescovo di Arezzo assente nell'antico catalogo. Schwartz, Die besetzung der bistümer…, p. 200.
  42. ^ Teodaldo è l'ultimo vescovo menzionato nell'antico catalogo episcopale aretino. Schwartz, Die besetzung der bistümer…, pp. 200-201.
  43. ^ L'elezione di Arnaldo deve essere avvenuta tra il 6 novembre 1051 e il 17 giugno 1052.
  44. ^ Rudolf Hüls, Costantino, Dizionario biografico degli italiani, Volume 30 (1984).
  45. ^ Deposto da papa Pasquale II per incesto. Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, I, p. 422, nº 308.
  46. ^ Kehr, Italia Pontificia, III, p. 155, nº 41.
  47. ^ a b Giovanni Cherubini, Buiano, Dizionario biografico degli italiani, volume 15 (1972).
  48. ^ Hofmeister, p. 1440, nota 14.
  49. ^ Hofmeister, p. 1440, nota 15.
  50. ^ Hofmeister, pp. 1440-1441, nota 16.
  51. ^ Kehr, Italia Pontificia, III, p. 156, nº 49.
  52. ^ Mario Marrocchi, Marcellino, Dizionario biografico degli italiani, volume 69 (2007).
  53. ^ Rafael Lazcano, Episcopologio agustiniano, Agustiniana, Guadarrama (Madrid) 2014, vol. I, p. 518.
  54. ^ Nominato arcivescovo titolare di Nisibi.
  55. ^ Nominato arcivescovo titolare di Antiochia di Pisidia.
  56. ^ Nominato arcivescovo titolare di Eliopoli di Fenicia.
  57. ^ Istituti religiosi maschili, su diocesiarezzo.it. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  58. ^ Istituti religiosi femminili, su diocesiarezzo.it. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  59. ^ Monasteri femminili, su diocesiarezzo.it. URL consultato il 22 ottobre 2013.

FontiModifica

Per la sede di ArezzoModifica

Per la sede di CortonaModifica

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