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Francesco Filippini

pittore impressionista italiano
Autoritratto (1893); olio su tela, Milano

Francesco Filippini (Brescia, 18 settembre 1853Milano, 6 marzo 1895) è stato un pittore italiano, la cui opera rientra nella stagione del tardo impressionismo italiano.[1] I suoi lavori si distinguono per la paesaggistica e per la rappresentazione della sua immediata percezione dei soggetti, in particolar modo per quanto riguarda la paesaggistica e la pittura en plein air.

Indice

BiografiaModifica

Filippini nacque il 16 marzo 1852 a Brescia nella classe operaia, da Lorenzo. Suo padre era Lorenzo, falegname di umili origini, e sua madre Silvia Signoria, operaia cucitrice. Iniziò subito a dipingere piccolissimo da solo, che lo costrinsero a lavorare fin da bambino, prima come garzone di una pasticceria della famiglia Chiappa[1] poi, grazie alla sua bella scrittura, come scrivano presso lo studio di un notaio.[2] Ma lo catturò sin da subito il suo interesse per il disegno, realizzò durante le pause del lavoro alcuni ritratti della famiglia Chiappa, utilizzando il carboncino della legna dei forni e carta da pacco alimentare, le cui forme segnalavano già il suo forte talento fin dai tredici anni di età.[3]

Si forma nell'ambiente artistico bresciano, iscritto dai primi anni settanta alla Scuola di Pittura e d'Arti e Mestieri, annessa alla Pinacoteca Tosio Martinengo,[1][4] dove ha per lui importanza di formazione il maestro Giuseppe Ariassi e Luigi Campini.

Nel 1870 partecipò, dopo averlo già vinto due volte, al concorso Premio Brozzoni, ma la sua opera venne rifiutata perché per la commissione aveva rappresentato gli elementi drammatici del tema, ma non aveva ricostruito l'ambiente storico: l'opera era Fulvia che svela a Cicerone la congiura di Catilina. A causa di questa delusione abbandonó per un lungo periodo la pittura. Nel 1875 si trasferisce a Milano.[1] Nel 1876 grazie alle sue particolari doti, riceve diverse borse di studio, tra cui quella del comune di Brescia, frequenta così con successo i corsi dell'Accademia di Belle Arti di Brera, studiando con Giuseppe Bertini[5] e ottenendo numerosi prestigiosi premi.[6]

Nell'estate del 1879 si recò a Parigi con alcuni colleghi milanesi per visitare l'annuale "Salon de Paris" presso il Louvre, dove i maggiori artisti di tutta Francia si erano dati appuntamento, e dove "privilegiò l'osservazione dei paesaggi di tradizione tardoromantica rispetto alle prove del gruppo degli impressionisti".[7] Altri critici invece ritengono che nell'opera Laguna Veneta di Filippini, s’avverte una risposta a ciò, proprio a seguito del suo viaggio di ricerca parigino.[8]

 
Francesco Filippini, Laguna Veneta (1877); olio su tela
 
Claude Monet, La Stazione Saint-Lazare: arrivo di un treno (1877); olio su tela, 64 × 81 cm, Parigi
 
Claude Monet, La stazione di Saint-Lazare (1877); olio su tela, 75×104 cm, museo d'Orsay, Parigi
 
Prime nevi o Paesaggio, 1889 ca. (Gallerie di piazza Scala, Milano)

Nel 1880, Filippini torna a Milano, dove partecipò al movimento artistico della Scapigliatura. Filippini, seguendo una forma di "pittura sociale" dell'epoca, crea le opere di maggiore importanza con ritratti di figure dedite al lavoro agricolo, tra cui La sosta della contadina (1889), Il riposo della pastorella (1889), Il maglio (1889) o La strigliatura della canapa (1890).

A Milano aprì un proprio studio di pittura in via Milazzo al numero 12, ma molto spesso si recava a cercare l'ispirazione dipingendo all'aria aperta, nei paesaggi delle campagne della Val Seriana, di Genova, della Val Camonica, dell'Appennino, di Porto Valtravaglia, di Pegli, Napoli, Venezia e Chioggia.

Nel 1888, a seguito del suo successo artistico, venne nominato socio onorario dell'Accademia di belle arti di Brera. Raggiunta la fama strinse forte amicizia con i maestri del divisionismo lombardo tra cui Giovanni Segantini a cui volle dedicare l'opera Impressione sulla laguna.

Filippini morì a Milano il 6 marzo 1895, a soli quarantadue anni. In sua memoria venne eretto un monumento al Cimitero Monumentale di Milano, realizzato nel basamento dallo scultore Primo Giudici, con sovrapposto un busto bronzeo scolpito da Paolo Troubetzkoy,[9] per la sua importanza storico artistica l'originale è stato recentemente conservato presso i Musei Civici di Arte e Storia di Brescia e nei giardini lasciata una copia.

MuseiModifica

PremiModifica

Filippini vince numerosi premi tra cui:

StileModifica

Francesco Filippini superando la stereotipata e ripetitiva art pompier francese di esasperato classicismo, ridá nuova vitalità all'arte italiana, smettendo di descrivere le figure in maniera industriosamente meticolosa, al punto da riuscire a mettere a fuoco ogni minimo dettaglio con il risultato di un'immagine talmente levigata da sembrare quasi «laccata»,[10] finta, artificiosa, nel segno di una resa all'ambiente naturale, più autentico e vigoroso.

Filippini è tra i pochi che hanno la capacità di interloquire con le tendenze più avanzate del suo momento storico e, in particolare, con Monet, che proprio negli anni Settanta aveva avviato un’indagine attorno alle atmosfere corrusche, invernali, della stazione ferroviaria di Saint-Lazare. Dopo il suo soggiorno a Parigi nel 1897 Filippini nella ricerca di "In Laguna veneta", risponde a Claude Monet, con i neri ferrigni, i fumi sporchi, l'aura lutulenta che troviamo nel dipinto "In ponte d’Europa, stazione Saint Lazare" di Monet. Non è solo il dato manifesto del paesaggio a colpire, ma un senso di cataclisma che si ripete sulla linea della quotidianità e che nasce dalla proiezione psichica del pittore sull'elemento naturale. Filippini con un senso del dramma che non esiste in Monet, riprende come Monet soprattutto, le opere scure, invernali, cupe, che si adattano alla sensibilità tormentata di Filippini e a una pennellata che resta di matrice scapigliata.[11]

Filippini si dedica del resto inizialmente a soggetti storici e ritratti, influenzato anche da tardi echi della pittura scapigliata, riscontrabili nell'adozione di una stesura pittorica abbreviata. Dagli anni ottanta la sua produzione si rivolge in modo preponderante alla pittura di paesaggio, con la sua prima mostra alla Società Permanente di Milano nel 1886, mentre la sua partecipazione alla prima mostra "Triennale dell'Accademia di Brera" del 1891, dichiarerà la sua adesione al Realismo socialista, portandolo ad essere un movimento di eccellenza artistica di Milano e per tutta la pittura Lombarda.[12] La pratica en plein air, obbligava Filippini a una rapidità d'esecuzione particolarmente spiccata: ciò, tuttavia, era perfettamente compatibile con il suo credo pittorico, finalizzato a cogliere le impressioni fuggevolissime e irripetibili. Nelle sue opere emerge l'assoluta sincerità nei confronti del vero naturale, accompagnato da un consapevole rigore compositivo, in un robusto linguaggio affidato ad una pennellata larga, aspra ed essenziale.[13]

La caratteristica della luce inseguita da Filippini è che è naturale. Filippini infatti, dipingendo en plein air, all'aria aperta, si immerge nella natura. Oscillando tra il realismo sociale e il nuovo naturalismo realizzò opere en plein air che, nella trascrizione pittorica dei paesaggi italiani, cercavano di rispettare gli stessi meccanismi che regolano la visione umana. Sperimentando la nuova tecnica pittorica che in quegli anni andavano coltivando anche i suoi amici parigini Monet e Renoir, tutta basata sulle variazioni degli effetti di luce.[senza fonte][14]

FirmaModifica

Il Pittore firma le opere in basso a destra F. Filippini, in corsivo, usualmente in colore rosso e in rilievo.

MostreModifica

OpereModifica

Filippini nel 1878 dedicó all'amico Giovanni Segantini il dipinto Impressione sulla laguna (Brescia, collezione privata, 1878). Questo quadro si avvicina alle modalità stilistiche dell'esperienza impressionista francese, filtrata attraverso un mai negato interesse per il dato naturalistico. Risale al 1891 uno dei suoi capolavori, Sosta o Vespero (Brescia, Civici musei d'arte e storia), emblematico per liste sottili di colori smorzati, il cielo reso con marezzature grigie, il profondo senso della malinconia riscattato, forse, solamente dai sentimenti arcaici semplici, modesti, della quotidiana vita agreste. [1]. Le opere più preziose sono considerate proprio quelle dedicate ai paesaggi agresti, al lavoro delle contadine e alle loro stanchezze dal duro lavoro, ai greggi di pecore.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Terraroli, Valerio, FILIPPINI, Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. URL consultato il 25 settembre 2017.
  2. ^ Filippini, Francesco. Benezit Dictionary of Artists. Oxford Art Online. Oxford: Oxford University Press. (richiesta iscrizione).
  3. ^ Nicodemi, 1933, p. 4
  4. ^ Vespasiano Bignami (ed.) (1900). Lombardia Beni Culturali, Vae Tyrannis. Brescia (BS), Musei Civici di Arte e Storia. Pinacoteca Tosio Martinengo
  5. ^ Vespasiano Bignami (ed.) (1900). Lombardia Beni Culturali, Italian Government, Autunno: foresta e figura femminile. Brescia (BS), Musei Civici d'Arte e Storia. S. Giulia - Museo della Città
  6. ^ Vespasiano Bignami (ed.) (1900). La pittura lombarda nel secolo XIX Milano: Tipografia Capriolo e Massimino for the Società per le Belle Arti.
  7. ^ V. Terraroli, cit.
  8. ^ [1] Francesco Filippini e Monet, dalla Francia il pittore bresciano importò nuova pittura, Stilarte, 26 settembre 2015.
  9. ^ Vespasiano Bignami (ed.) (1900). Francesco Filippini, il dossier. Uno splendido pittore Stilearte.it Quotidiano di cultura, 4 novembre 2015
  10. ^ Claudio Zambianchi, Pittura accademica, pittura ufficiale, pittura d’avanguardia (PDF), Roma, Università La Sapienza, 5 marzo 2017.
  11. ^ Francesco Filippini e Monet, dalla Francia il pittore bresciano importò nuova pittura, Mef Bernardelli Curuz, stilearte.it quotidiano di cultura dal 1995, 15 maggio 2018.
  12. ^ Francesco Filippini, Giovanna Ginex, Domenico Sedini, A Collection of Cultural Excellence, the Artistic Heritage of the Fondazione Cariplo, 2014, Skira editore, Milano, pgg.105].
  13. ^ cfr. Anonimo, in "Natura ed Arte", anno IV, n. 11, 1-5 1895, p. 829, Sotheby's.
  14. ^ [2]| Roberto Ferrari, "Francesco Filippini e la pittura bresciana dell'Ottocento".
  15. ^ Catalogo ufficiale della Esposizione Nazionale del 1881 in Milano: belle arti, Milano, Edoardo Sonzogno, 1881. URL consultato il 3 luglio 2016.
  16. ^ Giovanna Ginex, Domenico Sedini, Francesco Filippini A Collection of Cultural Excellence, the Artistic Heritage of the Fondazione Cariplo, Milano, Skira editore, 1881, p. 104. URL consultato il 2014.
  17. ^ Mostra Brescia, 2000.
  18. ^ [3] 19th Century Paintings and Sculptures, Francesco Filippini, Ai piedi del ghiaccio, Asta Sotheby's Milano, 102,250 Euro, 2007.

BibliografiaModifica

  • Giovanna Ginex, Domenico Sedini, Francesco Filippini, A Collection of Cultural Excellence, the Artistic Heritage of the Fondazione Cariplo, 2014, Skira editore, Milano, pgg.104
  • Paolo Biscottini, Rossana Bossaglia, Pittura lombarda del secondo Ottocento: lo sguardo sulla realtà, Ente autonomo Fiera di Milano, Electa, 1994
  • Luciano Caramel, C. Pirovano, Musei e gallerie di Milano, Galleria d'arte moderna. Opere dell'Ottocento, pp. 318 s., Milano, 1975
  • Roberto Ferrari, Francesco Filippini. Un protagonista del naturalismo lombardo, Skira, 1999. ISBN 88-8118-671-3
  • Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, "Francesco Filippini", XI, pp. 561 s.
  • Maurizio Agnellini, Ottocento italiano: pittori e scultori : opere e mercato 1998-1999, Istituto geografico de Agostini, 1998
  • Luciano Anelli, Francesco Filippini disegnatore, Geroldi, 1989
  • Valerio Terraroli, Dai neoclassici ai futuristi ed oltre. Proposte per una civica galleria d'arte moderna (catal.), a cura di R. Stradiotti, pp. 108, 112, 192, Brescia, 1989
  • Luciano Anelli, Disegni lombardi ed olandesi di Francesco Filippini, Galleria Lo Spazio, 1998
  • Luciano Anelli, Brescia postromantica e liberty, pp. 245 s., 252 ss., Brescia, 1985,
  • Luciano Anelli, Il paesaggio nella pittura bresciana dell'Ottocento, Ed. Scuola, 1984
  • Catalogo dell'arte italiana dell'Ottocento, Volume 13, G. Mondadori, 1984
  • Catalogo della pittura italiana dell'Ottocento. Numero 11, p. 86, Milano, 1982
  • R. Lonati, Dizionario dei pittori bresciani, II, pp. 29 ss., Brescia, 1980
  • Lavori in Valpadana..., catal., Galleria d'arte Narciso, Torino, 1979
  • B. Passamani, R. Stradiotti, Paesaggi e figure nelle opere di Francesco Filippini (catal.), Brescia. 1979
  • B. Spataro, La pittura nei secoli XIX e XX, in Storia di Brescia, IV, pp. 955–958, Brescia-Roma, 1964
  • Agostino Mario Comanducci, op. cit. 1962, p. 707
  • Marino Marioli, Pittori dell'800 bresciano: Francesco Filippini, Luigi Lombardi, Arnaldo Zuccari, Francisco Rovetta, Cesare Bertolotti, [Mostra] 9 settembre - 15 ottobre, 1956. Palazzo della Loggia, Brescia, 1956
  • Sergio Onger, Verso la modernità. I bresciani e le esposizioni industriali, 1800-1915
  • Giorgio Nicodemi, Pittori dell'800 bresciano, pp. 15–38, 55-64, Brescia 1956
  • E. Lavagnino, L'arte moderna, II, p. 942, Torino, 1950
  • Enrico Somaré, La pittura italiana dell'Ottocento, p. XXI, Novara, 1944
  • Giorgio Nicodemi, Saggio su Francesco Filippini, Milano, 1933
  • Cronaca della Triennale di Brera, nn. 4-6, Milano, 1891
  • Al Circolo artistico, «La Sentinella bresciana», 31 ag. 1893
  • Catalogo della Esposizione Annuale della Permanente, Milano, 1889, p. 41
  • Per le feste del Moretto, ibid., 27 luglio 1898
  • Enrico Somaré, op. cit. 1928, pp. 145, 244
  • Giorgio Nicodemi, in «Emporium», luglio 1934, p. 39
  • Giorgio Nicodemi, F. Filippini, Milano, 1946
  • U. Galetti, E. Camesasca, op. cit. 1951, pp. 937–938
  • S. Pagani, op. cit. 1955, pp. 255–263
  • G. L. Marini, in «Dizionario enciclopedico bolaffi dei pittori e degli incisori italiani: Dall'XI al XX secolo», Torino 1973, IV, p. 454
  • L. Anelli, op. cit. 1984, pp. 84–103, 197-211, 299-301 (con bibl.).

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