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Francesco Zingales
10 gennaio 1884 – 1 dicembre 1959
Nato aLongi
Morto aMilano
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
CampagneInvasione della Jugoslavia
BattaglieBattaglia di Gorizia
Battaglia di Vittorio Veneto
Comandante di10ª Divisione fanteria "Piave"
Corpo d'Armata Autotrasportato (C.A.T.)
Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR)
XX Corpo d'armata
XXI Corpo d'armata
XXXV Corpo d'armata
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Militare di Modena
Pubblicazionivedi qui
Dati tratti da Il chi è della Seconda Guerra Mondiale[1]
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Francesco Zingales (Longi, 10 gennaio 1884Milano, 1º dicembre 1959) è stato un generale italiano, primo comandante del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR) durante la seconda guerra mondiale. In seguito comandò il XX e il XXI Corpo d'armata in Africa settentrionale italiana e il XXXV Corpo d'armata sul fronte orientale, inquadrato nell'8ª Armata del generale Italo Gariboldi. Rientrato in Italia, nell'estate del 1943 assunse il comando del XII Corpo d'armata schierato nella Sicilia orientale all'epoca dell'Sbarco in Sicilia.

BiografiaModifica

Nacque a Longi, in provincia di Messina, il 10 gennaio 1884,[1] figlio di Francesco, di professione notaio, e Angela Zingales e dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente, partecipò alla guerra italo-turca dove fu decorato con una Medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare.[1]

Durante il corso della prima guerra mondiale nel 1915 si distinse nel settore di Oslavia, rimanendo ferito in azione il 27 settembre 1915.[1] Partecipò poi alla presa di Gorizia (agosto 1916),[1] e alla battaglia di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918) come ufficiale addetto allo Stato maggiore della 48ª Divisione, e al termine del conflitto risultava decorato con altre due Medaglie d'argento e una di bronzo al valor militare e promosso maggiore per merito di guerra.[2]

Nel 1925 fu promosso colonnello e divenne comandante del 23º Reggimento fanteria.[1] Nel 1936 venne promosso generale di brigata e divenne comandante dell'Accademia di Fanteria e Cavalleria e della Scuola di Applicazione di Parma. Nel corso del 1939 è promosso generale di divisione e comandò la 10ª Divisione fanteria "Piave".[1] Nel 1941, divenuto generale di corpo d'armata, assunse il comando del Corpo d'Armata Autotrasportato (C.A.T.).[1]

A partire dal 13 aprile 1941 partecipò all'invasione della Jugoslavia,[1] venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, e nel giugno dello stesso anno assunse il comando del neocostituito Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR).[3] Durante il viaggio di trasferimento cadde ammalato a Vienna e il 17 luglio fu sostituito dal generale Giovanni Messe.[3] Trasferito in Africa settentrionale italiana, a partire dal mese di dicembre assunse il comando del XX Corpo d'armata, e dall'aprile 1942 del XXI

Nell'ottobre 1942 partì per il fronte orientale assumendo il comando del XXXV Corpo d'Armata[3] (ex C.S.I.R.), al posto del generale Messe. iI 17 dicembre 1942 a seguito della rottura del fronte sul Don iniziò la lunga ritirata dal fronte russo, e una volta ritornato in Patria, il 12 luglio 1943[4] fu nominato comandante del XII Corpo d'armata, dislocato nella Sicilia orientale al posto del generale Mario Arisio, dopo lo sbarco alleato in Sicilia.[4] Il 16 agosto il Corpo d'armata lascia definitivamente la Sicilia per essere riorganizzato, fino al 13 settembre 1943 quando viene sciolto.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
— 12 gennaio 1942
  Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia
— 9 giugno 1943
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di sezione mitragliatrici, benché avesse cinque serventi feriti e quattro colpiti da insolazione, seppe con coraggio e intelligenza far funzionare egreggiamente la sezione eseguendo personalmente il tiro nell'ultima fase del combattimento. Quando dovette ritirarsi, mancando il personale, trasportò egli stesso per un certo tratto una mitragliatrice, dando esempio della fermezza e dell'energia. Regdaline, 15 agosto 1912
  Medaglia d'argento al valor militare
«Per la bella condotta nei combattimenti che condussero alla presa di Gorizia, ove prestò opera efficace, non solo nei servizi di stato maggiore a lui affidati, ma prendendo parte volontariamente alle azioni delle truppe, che con slancio ed ardire seppe spingere all'assalto. Gorizia, 6 al 16 agosto 1916
  Medaglia d'argento al valor militare
«In tutti i combattimenti ai quali prese parte, e specialmente a quelli che fruttò la conquista di una importante posizione, rifulse nei momenti più difficili pel valore e per lo sprezzo del pericolo, che egli sempre serenamente affrontò, fornendo così mirabile esempio alle truppe da lui guidate nell'azione. Oslavia, 27 settembre 1915
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Diede bella prova di coraggio ed iniziativa nella condotta della sezione mitragliatrici sotto il vivo fuoco avversario. Bir Mofsel (Tobruk), 12 marzo 1912
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Quale ufficiale superiore di Stato maggiore, incaricato con particolare missione di fiducia di dirigere il gittamento di un ponte, riuscì nell'impresa invano precedentemente tentata, vincendo con energia ed esemplare valore le difficoltà opposte dal nemico e dal fiume. Benché colpito da leggero intossicamento di gas venefici, seguì le successive operazioni, che si conclusero con la completa vittoria delle nostre armi. Nervesa-Fadalto-Belluno, 29 ottobre-3 novembre 1918
— [5]

PubblicazioniModifica

  • La conquista di Gorizia, Provveditorato generale dello Stato-Libreria, Roma, 1925.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i Boschesi 1975, p. 257.
  2. ^ Decreto del Comando Supremo 14 aprile 1917, Bollettino Ufficiale 5 maggio 1917, disp. 33ª.
  3. ^ a b c Mitcham 2007, p. 161.
  4. ^ a b Ragionieri 2009, p. 223.
  5. ^ In commutazione della Croce al merito di guerra concessagli con Regio Decreto 25 agosto 1919.

BibliografiaModifica

  • Domenico Anfora, La cresta a coltello. 10-15 luglio 1943: Vizzini nella bufera, Tricase, Youcantprint Self-Publishing, 2016, ISBN 8-89332-899-2.
  • B. Palmiro Boschesi, Il chi è della Seconda Guerra Mondiale, vol. 2, Milano, Mondadori Editore, 1975, SBN IT\ICCU\TO0\0604602.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Angelo Del Boca, Gli Italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore. 1860-1922, Bari, Laterza, 1986.
  • Samuel W. Mitcham, Rommel's Desert Commanders: The Men who Served the Desert Fox, North Africa, 1941-1942, London, Praeger Security International, 2007, ISBN 0-27599-436-8.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II Volume VI Italy and France Including the Neutral Countries of San Marino, Vatican City (Holy See), Andorra, and Monaco, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.
  • Mario Ragionieri, E. Nistri, M. Rossi, 25 luglio 1943: il suicidio inconsapevole di un regime, Ibiscos Editrice Risolo, 2007, ISBN 8-85460-152-7.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN78538687 · LCCN (ENno2006089829 · BNF (FRcb16680009s (data) · WorldCat Identities (ENno2006-089829