Fucilazione

metodo di esecuzione capitale

La fucilazione è un metodo di esecuzione capitale compiuto con armi da fuoco, in cui uno o più individui — definiti nella fattispecie plotone d'esecuzione — sparano al condannato provocandone la morte.

Cenni storiciModifica

Assimilabile per certi versi alla trafittura con frecce, la fucilazione è storicamente ricondotta a crimini commessi in tempo di guerra quali diserzione e tradimento[1]: frequente era inoltre l'utilizzo di essa contro i prigionieri in campi di tortura e concentramento.[2] La rapida morte dovuta alla raffica di proiettili contro il corpo ne ha talvolta costituito un'alternativa a metodi potenzialmente più cruenti e sofferenti per i condannati quali iniezione letale, camera a gas, impiccagione e sedia elettrica.[3]

 
Soldati tedeschi della Seconda guerra mondiale fucilano civili polacchi.[4]

Per sollevare i membri del plotone dalla responsabilità di un omicidio, una delle armi è solitamente caricata a salve anziché con munizioni reali[5]; in caso di fucilazione compiuta da un singolo, lo sparo avviene invece contro la testa o un altro organo vitale del condannato al fine di assicurarne una morte veloce e potenzialmente indolore.[6][7]

 
Ancora oggi vi sono posti in cui restano visibili i segni delle fucilazioni (in questa foto il muro è stato imbiancato per non dar disturbo alle persone più impressionabili dalle macchie di sangue)

In ItaliaModifica

La fucilazione era la pena più grave comminata dai Codici militari italiani (art. 8-29 Codice Penale Esercito - art. 7-31 Codice Penale Marina) e rappresentava l'unico modo contemplato dalla vecchia legislazione militare italiana per infliggere la pena di morte. Si distingue in fucilazione al petto e fucilazione alla schiena.

La prima era comminata per reati gravissimi ma non disonoranti. Veniva compiuta da un drappello di dodici soldati e di un caporale, scelti per anzianità fra tutte le compagnie presenti nella Sede del Corpo al quale apparteneva il condannato. Per l'esecuzione, l'ufficiale più elevato in grado schierava le truppe e fatte presentare le armi, leggeva la sentenza. Faceva avanzare il condannato, che poteva essere assistito da un ministro del culto e, dopo averlo fatto sedere, gli faceva bendare gli occhi. Se il condannato lo chiedeva poteva essere lasciato in piedi e senza benda. Poi il plotone compiva la sua missione.

La fucilazione alla schiena era infamante e veniva comminata per i reati che denotavano l'estrema ignominia. Prima della fucilazione nella schiena, si compiva la degradazione, poi si passava all'esecuzione: il condannato veniva fatto sedere, bendato, con le spalle rivolte al plotone di esecuzione; il plotone stesso, se già presente sul posto prima del condannato, era schierato di spalle, in modo che condannato e plotone non si guardassero mai in faccia; dopo il dietro-front del plotone veniva eseguita la sentenza.

«Plotone, attenti!»

«Caricare!»

«Puntare!»

«Fuoco!»

(Gli ordini dati dal comandante del plotone per portare a termine la condanna)

Dopo la scarica dei soldati, in genere il comandante si avvicinava al corpo del condannato e gli sparava a bruciapelo nella nuca con una pistola: il colpo di grazia.

In caso di commutazione di pena, la differenza fra le due era notevole: la fucilazione al petto veniva commutata in reclusione militare, quella alla schiena in lavori forzati a vita.

In Italia, l'ultima fucilazione fu eseguita il 5 marzo 1947 a La Spezia nei confronti di tre ex responsabili della Repubblica Sociale, circa alle 5 del mattino presso Forte Bastia. I condannati furono Aurelio Gallo, di Udine, capo di un sedicente "servizio investigativo autonomo" presso il comando provinciale della Spezia della Guardia Nazionale Repubblicana; l'ex capitano della G.N.R. e questore ausiliario della Spezia, Emilio Battisti, di Trento, e l'ex maresciallo della G.N.R. Aldo Morelli, tutti già condannati a morte nel maggio 1946, dalla Corte di Assise locale, per collaborazionismo. L'esecuzione fu sofferta, poiché il plotone dovette far fuoco una seconda volta in quanto la prima scarica uccise solo il maresciallo Morelli, mentre l'ex questore restò ferito a terra e Gallo illeso. Dopo la prima scarica Gallo disse, rivolto al plotone:

«Non dovreste più sparare, ma fate come credete.»

Il condannato si riferiva alla tradizione di non ripetere la manovra una seconda volta se dopo la prima scarica qualcuno risultava illeso. Tra le vittime celebri del plotone d'esecuzione rientrarono anche i martiri del Campo di Marte — uccisi a Firenze il 22 marzo 1944 —[8] e gli autori della strage di Villarbasse[9][10], giustiziati a Torino il 4 marzo 1947.[11][12]

La Costituzione italiana, approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace. La misura venne attuata con il decreto legislativo n. 22 del 22 gennaio 1948 (Disposizioni di coordinamento in conseguenza dell'abolizione della pena di morte). La pena di morte rimase nel codice penale militare di guerra fino alla promulgazione della legge n. 589 del 13 ottobre 1994 (in Gazzetta Ufficiale 25 ottobre 1994 n. 250), che l'abolì sostituendola con la massima pena prevista dal codice penale.

In BrasileModifica

Nel 1825, il sacerdote Frei Joaquim do Amor Divino Rabelo "Caneca" fu condannato a morte per impiccagione, colpevole di insurrezione contro il Governo imperiale. Tuttavia i boia si rifiutarono di uccidere un sacerdote. Così, Frei Caneca fu legato alla forca e giustiziato da un plotone di esecuzione. L'ultima esecuzione in Brasile fu portata a termine a Macaé, nello stato di Rio de Janeiro tramite impiccagione. Dal 1891, la fucilazione tramite plotone di esecuzione è l'unico metodo di esecuzione capitale legale in Brasile. Durante il periodo dittatoriale (1937-1983) la pena di morte era indicata per i "crimini contro la sicurezza nazionale". L'unica condanna a morte emessa sotto la Legge della sicurezza nazionale fu nei confronti di Theodomiro Romeiro Santos che fu condannato nel 1970 per l'uccisione di un sergente della Força Aérea Brasileira (l'aviazione militare brasiliana) a Salvador, capitale dello stato di Bahia, ma il presidente Emílio Garrastazu Médici commutò la pena in ergastolo dando seguito a un appello della Chiesa cattolica. Al giorno d'oggi, la pena di morte in Brasile è legale solo per i crimini militari commessi in tempo di guerra, ma non è mai stata applicata.

In CanadaModifica

In Canada sono stati fucilati venticinque militari per crimini di guerra, codardia e diserzione durante la Prima guerra mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale fu giustiziato solo un militare, il soldato Harold Pringle del "The Hastings and Prince Edward Regiment". Pringle fu giustiziato in Italia nel 1945 per omicidio. Il romanzo Execution è una trattazione ispirata a questa vicenda, da cui è stato tratto anche il film per la televisione Firing Squad. In genere, i plotoni di esecuzione canadesi e l'imposizione della pena capitale sono stati modellati sul sistema giudiziario militare britannico.

In FinlandiaModifica

 
Un soldato finlandese giustizia una spia sovietica nel 1942

La pena di morte è stata largamente usata durante e dopo la guerra civile finlandese (27 gennaio - 16 maggio 1918); circa 9 700 finlandesi furono giustiziati durante la guerra e dopo[13]. La maggior parte delle esecuzioni furono portate a termine attraverso fucilazione con plotone di esecuzione dopo sommari processi semi-illegali. Solo circa 250 persone furono condannate a morte in modo legale[14].

Durante la Seconda guerra mondiale circa cinquecento persone furono giustiziate, per la metà spie. Le cause più frequenti della pena di morte per cittadini finlandesi erano tradimento e alto tradimento, disobbedienza e codardia (questi ultimi due per i militari). Quasi tutti i processi furono celebrati presso una corte marziale. La maggior parte delle esecuzioni fu portata a termine dalla polizia militare del reggimento o, in caso di spie, dalla polizia militare locale. La maggior parte delle esecuzioni ebbero luogo nel 1941 e durante l'offensiva estiva sovietica del 1944. L'ultima condanna a morte fu emessa nel 1945 per omicidio, ma fu successivamente commutata in carcere a vita.[14]

In Finlandia, la pena di morte fu abolita nel 1949 per i crimini commessi in tempo di pace, e nel 1972 per tutti i crimini[15]. La Finlandia ha aderito al secondo protocollo opzionale della convenzione internazionale sui diritti civili e politici, che prevede l'abolizione della pena di morte in tutte le circostanze.[16]

In AmericaModifica

Dopo le esecuzioni tra gli altri, di Eliseo Mares e James Rodgers (datate rispettivamente 10 settembre 1951 e 30 marzo 1960[17][18]) una generale moratoria occorsa in America — ascrivibile al caso Furman vs. Georgia del 1972 —[19] fermò le condanne sino al 1976[20]: previsto nello Utah e nell'Idaho, il 17 gennaio 1977 il plotone tornò all'opera a Salt Lake City per giustiziare Gary Mark Gilmore (alla cui vicenda è dedicato il libro Il canto del boia[21]). Quest'ultimo dichiarò di aver scelto tale metodo per «complicare i piani allo stato»[22]; identica decisione fu assunta da John Albert Taylor[23], il quale — rifiutando di chiedere un appello grazie a cui la sentenza avrebbe conosciuto un rinvio o addirittura la conversione in ergastolo —[24] venne giustiziato a Draper il 26 gennaio 1996.[25]

L'abolizione avvenne quindi nei succitati stati[26][27], rispettivamente nel 2004 e 2009[28]: la mancanza di carattere retroattivo della legge ne consentì la richiesta da parte di Ronnie Lee Gardner[29], ucciso a Salt Lake City il 18 giugno 2010.[30][31] La crescente difficoltà nel reperire farmaci utili all'iniezione letale determinò un progressivo ripristino, inaugurato proprio dallo Utah nel 2015[32]: fecero seguito in tal senso Mississipi, Oklahoma e Carolina del Sud (quest'ultima nel maggio 2021[33]).

Di norma compiuta in assenza di testimoni[31], l'esecuzione avviene con il condannato — solitamente vestito con tuta e un cappuccio rimosso poco prima degli spari —[31] assicurato da cinghie ad una sedia in ferro[31]: attorno ad essa sono posti sacchi in sabbia per frenare eventuali proiettili di rimbalzo e una bacinella per raccogliere il sangue, evitando contagi legati all'AIDS.[34] Il cuore è individuato da un bersaglio bianco, al quale i membri del plotone — scelti per estrazione oppure tra i funzionari dello stato, protetti dall'anonimato e compensati economicamente per la partecipazione —[31] mirano attraverso feritoie poste nel muro[31]: in caso di sopravvivenza alla prima scarica, la vittima (cui è concessa un'ultima dichiarazione[31]) viene lasciata morire per dissanguamento.[35]

NoteModifica

  1. ^ Guido Crainz, Una legge per riabilitare i fucilati del '15-'18, su repubblica.it, 18 maggio 2021.
  2. ^ Simonetta Fiori, Il severo generale e i disertori fucilati fuori tempo, in la Repubblica, 7 febbraio 2016, p. 42.
  3. ^ (EN) Amelia Thomson-DeVeaux, Is the firing squad more humane than lethal injection ?, su fivethirtyeight.com, 2 marzo 2017.
  4. ^ L'ordine di Stalin, in la Repubblica, 15 ottobre 1992, p. 7.
  5. ^ La crudeltà della pena di morte, su osservatoriosullalegalita.org, 18 gennaio 2006.
  6. ^ Fiammetta Cucurina, Urss, così muoiono i condannati, in la Repubblica, 11 agosto 1991, p. 15.
  7. ^ (EN) William Bradford, The Execution of Private Slovik, Huie, 1954, p. 208.
  8. ^ Marzio Fatucchi, Medaglia d'oro ai martiri dello stadio, in la Repubblica, 4 dicembre 2007, p. 11.
  9. ^ Giorgio Bocca, Pena di morte, in la Repubblica, 4 marzo 2007, pp. 34-35.
  10. ^ Ettore Boffano, Da Villarbasse a Frate Mitra, in la Repubblica, 4 marzo 2007, p. 60.
  11. ^ P. Mart., Fucilazione di tre barbari, in La Nuova Stampa, 5 marzo 1947, p. 1.
  12. ^ I criminali di Villarbasse fucilati ieri (PDF), in l'Unità, 5 marzo 1947, p. 2.
  13. ^ Vittime di guerra finlandesi (1914-1922) degli Archivi Nazionali Finlandesi
  14. ^ a b Yliopistolehti 1995 Archiviato il 20 marzo 2007 in Internet Archive.
  15. ^ Kuolemantuomio kuolemantuomiolle (in finlandese)
  16. ^ Finnish public treaty number SopS 49/1991
  17. ^ (EN) 1951: Eliseo Mares, "silently and horribly", su executedtoday.com, 10 settembre 2011.
  18. ^ (EN) Robert K. Elder, Last words of the Executed, University of Chicago Press, 2010, pp. 264, ISBN 9780226202693.
  19. ^ E.C., Abolita in America la condanna a morte, in La Stampa, 30 giugno 1972, p. 11.
  20. ^ Gli Usa e il boia: 3000 detenuti in attesa, su repubblica.it, 1997.
  21. ^ Alberto Flores D'Arcais, Mille esecuzioni, macabro record Usa, in la Repubblica, 26 novembre 2005, p. 25.
  22. ^ Vittorio Zucconi, Fucilato Gilmore: indispettito per un ultimo, breve rinvio, in La Stampa, 19 gennaio 1977, p. 19.
  23. ^ Arturo Zampaglione, Il condannato è pronto col bersaglio sul cuore, in la Repubblica, 25 gennaio 1996, p. 12.
  24. ^ Arturo Zampaglione, L'America indifferente al boia, in la Repubblica, 26 gennaio 1996, p. 14.
  25. ^ Arturo Zampaglione, Quattro colpi di winchester, in la Repubblica, 27 gennaio 1996, p. 13.
  26. ^ (EN) Jennifer Dobner, Plan to abolish firing squad advances, su deseret.com, 22 gennaio 2004.
  27. ^ (EN) Utah bans firing-squad executions, su news.bbc.co.uk, 17 marzo 2004.
  28. ^ (EN) Kathleen Kreller, In Idaho, death by firing squad may no longer be an option, su mcclatchydc.com, 4 marzo 2009.
  29. ^ Federico Rampini, "Voglio essere fucilato" torna il plotone d'esecuzione, su repubblica.it, 18 giugno 2010.
  30. ^ Giustiziato dal plotone d'esecuzione, è la prima volta dopo 14 anni, su repubblica.it, 18 giugno 2010.
  31. ^ a b c d e f g Giorgio Dell'Arti, Ma come mai negli Usa c'è ancora la fucilazione ?, in La Gazzetta dello Sport, 19 giugno 2010.
  32. ^ Usa, in Utah torna la pena di morte per fucilazione: firmata la legge, su repubblica.it, 24 marzo 2015.
  33. ^ Usa: il governatore della Carolina del Sud firma la legge per la fucilazione, su repubblica.it, 18 maggio 2021.
  34. ^ Arturo Zampaglione, Una bacinella per raccogliere il sangue, in la Repubblica, 26 gennaio 1996, p. 14.
  35. ^ (EN) Federica Cocco, Death by firing squad: How bad is it for the prisoner?, su mirror.co.uk, 24 marzo 2015.

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Carlo Voghera, Codice Penale per l'esercito del Regno d'Italia, Roma, Tipografo di S.M., 1882, art. 4-30;
  • Codice Penale per l'Esercito del Regno d'Italia. Roma, Stabilimento Poligrafico per l'Amministrazione della Guerra, 1919, art.10-17;
  • Ministero della Guerra. Codici Penali Militari di pace e di guerra. 1941, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria, Roma;
  • Sandra Giusti, Alberto Mazzà. La pena di morte aboliamola definitivamente. Roma, Edizioni ANRP, 2003, pp. 55–57;
  • Niccola Marselli. La vita del Reggimento. Osservazioni e ricordi. Roma, Stato Maggiore Esercito – Ufficio Storico, 1984, pp. 134–139.
  • Pluviano Marco, Querini Irene. Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale ISBN 88-7541-010-0

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