Gabriele Fergola

Gabriele Fergola (Napoli, 1795Napoli, 4 agosto 1845) è stato un matematico italiano, astronomo aggiunto presso la Specola della Real Marina del Regno delle Due Sicilie e professore di astronomia nella R. Università degli Studi di Napoli.[1][2]

BiografiaModifica

Ambiente familiareModifica

Gabriele Fergola era figlio di Giuseppe e Margherita Lombardi,[3][4] ed era nipote di Luigi Fergola e Nicola Fergola. Il primo, fratello di suo padre,[5] era ufficiale di prima classe dell'Uffizio Topografico del Ministero della Guerra, pittore hackertiano, incisore e disegnatore vedutista.[6][7] Il secondo (cugino di suo padre)[8] era il noto matematico fondatore della Scuola geometrica napoletana[9] che certo ebbe un ruolo nella formazione morale e intellettuale del nipote che fu un «grande ammiratore della scienza vasta e profonda dello zio».[10][11]

Profilo biograficoModifica

 
Resti del monastero di San Gaudioso a Caponapoli, antica sede dell'Osservatorio astronomico. Al centro della foto l’arco di accesso visto dall'interno del giardino delle nuove Cliniche universitarie, un tempo il Chiostro piccolo.[12]

Gabriele Fergola non seguì un percorso formativo convenzionale di studi universitari ma, come era usuale a Napoli a quei tempi,[13] si avviò all'apprendimento delle discipline matematiche sotto la guida di insegnanti privati. Fu allievo di Vincenzo Flauti, il più noto matematico della Scuola geometrica napoletana e nel 1812, quando Flauti dismise il suo studio privato,[14] venne ammesso come alunno all'Osservatorio astronomico di San Gaudioiso[15] diretto allora da Federico Zuccari,[16] e lì vi rimase fino agli inizi del 1916 completando i suoi studi di matematica, di astronomia e di meccanica celeste.[2][17]

Nel dicembre del 1816 ci fu la riorganizzazione della Real accademia di Marina di Napoli[18] e Fergola, su proposta del suo primo maestro Flauti, fu chiamato ad assumere l'incarico di professore aggiunto di astronomia per le scuole di applicazione dell'Accademia e, nel 1817, quello di astronomo aggiunto[19] presso l'Osservatorio di San Gaudioso divenuto Specola dell'Accademia[20] e diretta allora dall'abate Giuseppe Pilati.[2][21]

Sempre nel 1816, Fergola aveva anche iniziato ad insegnare nella R. Università di Napoli dove era stato nominato[22] professore aggiunto alla cattedra di astronomia di Zuccari[23] al posto dell'aggiunto Capaccini, nominato minutante della Segreteria di Stato dal cardinale Ercole Consalvi.[2][24]

Il 15 dicembre 1817 Zuccari, malato di tubercolosi, moriva[25] lasciando vacante sia la cattedra di astronomia all'Università sia l'incarico, a cui era già stato designato, di direttore del nuovo Osservatorio astronomico di Capodimonte, che era ancora in costruzione. Per l'incarico di direttore venne nominato, il 18 novembre del 1818, il milanese Carlo Brioschi,[26] mentre Fergola ottenne ad interim la cattedra di astronomia[27][28] in attesa dell'espletamento del concorso, che venne effettivamente bandito ma solo quattro anni dopo nel dicembre del 1821.[29]

 
R. Specola di Capodimonte. Veduta della facciata neoclassica, con al centro il pronao dorico esastilo e, alle estremità laterali, le due torrette con i circoli ripetitori di Reichenbach (immagine tratta da: Naccari, 1911, Tav. XXXVII).

La cattedra però non venne assegnata e rimase all'interino Fergola nonostante fosse stato il solo, tra i cinque candidati,[30] a svolgere il tema del concorso, anche se parzialmente.[29] Fergola fu anche ammesso come allievo alla nuova Specola di Capodimonte su parere favorevole di Giuseppe Piazzi che ne scrisse al Ministro degli interni, da cui dipendeva l'Osservatorio,[31] descrivendolo come «già istrutto nelle dottrine teoriche, né affatto ignaro della Pratica»[32]

Due anni dopo nel novembre del 1823, fu bandito un secondo concorso che, analogamente al precedente, venne annullato «con manifesta ingiustizia»[33] dalla Commissione, presieduta ancora dal vescovo di Pozzuoli, Carlo Maria Rosini.[29]

Fu così che il 15 luglio 1824, contro il proposito della Commissione, che voleva assegnare la cattedra per chiamata diretta al matematico Filippo Maria Guidi,[34] e contro il parere di Piazzi,[35] che riteneva opportuno che il titolare dell'insegnamento universitario di astronomia non dirigesse anche l'Osservatorio, il Re Ferdinando I delle Due Sicilie decise di assegnare la cattedra ancora vacante proprio al primo direttore della nuova Specola di Capodimonte, Carlo Brioschi[29] «prendendo il solito equivoco di confondere l'Astronomia empirica con quella razionale».[33] Fergola fu riconfermato nell'incarico di professore aggiunto alla cattedra di astronomia[29][36] e ne divenne di fatto il titolare quando Brioschi, dopo che ben presto le sue lezioni cominciarono ad andare deserte, «ricusò sotto varj pretesti di più andarvi».[33] Dopo la morte di Brioschi,[37] il 19 giugno del 1833 venne bandito un nuovo concorso per riassegnare la cattedra nuovamente vacante. Il concorso fu vinto da Fergola «a voti unanimi»[33] di quella stessa Commissione che lo aveva «ingiustamente riprovato nel secondo concorso e che, a tutto rigore, nol meritava essere né meno nel primo».[33] Fergola sostenne quest'incarico «con decoro dell'Università e profitto della gioventù»[33] fino alla sua morte prematura il 4 agosto 1845.[1]

OpereModifica

 
Frontespizio di Elementi di Trigonometria rettilinea preceduti da un breve trattato dei Logaritmi (1828) di G. Fergola. (Immagine tratta da Fergola, 1828).

Durante gli anni di insegnamento Fergola pubblicò diversi trattati di matematica e di fisica, ad uso principalmente degli allievi del suo studio privato,[38] i quali erano interessati, più che altro, ad acquisire una preparazione di base propedeutica agli studi di architettura o di ingegneria.[39] Questi manuali si distinguono, pertanto, per l'attenzione prestata agli aspetti metodologici e didattici della disciplina. Benché Fergola fosse nipote del fondatore della scuola geometrica e si fosse formato alla studio privato di uno dei suoi più noti fautori, contrariamente a questi, mostra nelle sue opere un interesse agli aspetti pratici dell'insegnamento che gli derivava dalla consapevolezza che i suoi manuali erano diretti a chi si avviava agli studi «non col pensiere di voler professare le matematiche, ma a solo oggetto di utilmente applicarle a qualche mestiere».[40]

Manuali didattici pubblicatiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Cfr. Capaccioli, 2009, p. 134.
  2. ^ a b c d Cfr. Gargano, 2020.
  3. ^ Cfr. Archivio di Napoli, 1845.
  4. ^ Cfr. Archivio di Napoli, 1845. Secondo Gaeta, 1862, p. 193, il nome della madre sarebbe Margherita Lombardo, mentre in Archivio di Napoli, 1933, la stessa persona è indicata come Margarita Lombardo.
  5. ^ Cfr. Archivio di Napoli, 1835.
  6. ^ Cfr. Valerio, 2004, p. 72.
  7. ^ Luigi Fergola fu il capostipite di una famiglia di artisti. I figli (cugini di primo grado di Gabriele) Salvatore, Francesco, Filippo, ed Alessandro furono tutti pittori paesisti. Il più famoso fu Salvatore che divenne un autorevole esponente della Scuola di Posillipo (cfr. Romualdo Gianoli, Il Poliorama Pittoresco: un caso di divulgazione scientifica ante litteram nella stampa periodica del Regno delle Due Sicilie, in Maria Rosaria Ghiara (a cura di), La meraviglia e la passione. Un secolo di scienze della natura nel Mezzogiorno, Filosofia e Saperi, vol. 7, Roma, Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Arti Grafiche Bruno, Torre del Greco, 2015, pp. 63-84) e un grande protagonista della pittura napoletana durante la Restaurazione. Nel 1819 fu nominato Pittore di paesaggio di S.A. il Duca di Calabria e nel 1829 Pittore paesista della Real Casa prima alla corte di Francesco I e, dal 1830, alla corte di Ferdinando II delle Due Sicilie (cfr. Mazzocca, 2016, pp. 223-224).
  8. ^ Cfr. Leonardi, 1916, p. 83.
  9. ^ Scuola geometrica, secondo ad esempio Capaccioli, 2009, p. 204, o sintetica secondo, ad esempio, Ferrari, 2012, p. 418.
  10. ^ E che «si perfezionò nelle conferenze col suo zio, il quale amava grandemente questo nipote, non solo pe' suoi talenti, e per l'applicazione, ma specialmente perché il ritrovava meglio corrispondere alla sua scrupolosa maniera di pensare» (cfr. Rendiconto, 1847, p. 215).
  11. ^ Per completare il contesto familiare di Gabriele Fergola, sono da ricordare il fratello maggiore, Gennaro (cfr. Leonardi, 1916, p. 83), il nipote Emanuele ed un cugino di secondo grado, Francesco Fergola. Gennaro Fergola fu generale dell'Esercito delle Due Sicilie e comandante della Cittadella di Messina durante l'assedio dell'esercito piemontese nel 1860-61 (cfr. Luigi Gaeta, Nove mesi in Messina e la sua cittadella: cronaca dei fatti avvenuti dal 24 giugno al 25 marzo 1861, Napoli, Tipografia Giovanni Luongo, 1862, pp. 210). Emanuele Fergola, primogenito di Gennaro, fu matematico e astronomo, e ricoprì le cariche di direttore del R. Osservatorio astronomico di Capodimonte, Rettore della R. Università di Napoli e Senatore del Regno d'Italia (cfr. Senatori d'Italia. Senatori del Regno (1848-1943). Scheda Senatore Emanuele Fergola, su notes9.senato.it. URL consultato il 10 febbraio 2020). Francesco Fergola fu capitano del R. Corpo del genio degli ingegneri geografi del Regno delle Due Sicilie e, come geodeta addetto al Reale officio topografico di Napoli, portò a termine la prima misurazione trigonometrica dell'Italia meridionale (cfr. Capaccioli, 2009, p. 203).
  12. ^ Il grande arco seicentesco, opera di Cosimo Fanzago è, assieme al muro perimetrale con il portale in piperno di Giovanni Francesco Mormando, tutto quello che rimane del monastero demolito nel 1920 per realizzare le nuove Cliniche universitarie (cfr. Giannetti, 2018, p. 107 e p. 112).
  13. ^ Accadeva frequentemente che i docenti in possesso dei gradi accademici e autorizzati dal Governo avessero un proprio studio privato con effetti legali (cfr. Amodeo, 1905, p. 249), dove «accorreva la gioventù che disertava le sale universitarie divenute ipocrite e bigotte» (cfr. Amodeo, 1905, p. 270).
  14. ^ Vincenzo Flauti, allievo di Nicola Fergola, aveva aperto il suo studio nel 1798, solo dopo che il suo maestro aveva avuto un conveniente insegnamento pubblico. Lo studio rimase in attività fino al 1812 (cfr. Amodeo, 1905, p. 269).
  15. ^ Questo osservatorio era stato istituito da Giuseppe Napoleone Re di Napoli, con il decreto n. 23 del 29 gennaio 1807, sull'altura di Sant'Aniello a Caponapoli (l'antica Acropoli della greca Neapolis). Era ubicato presso il belvedere dell'allora soppresso Monastero delle Monache di San Gaudioso, occupato all'epoca dai frati di San Girolamo (secondo Capaccioli, 2009, p. 113) o San Geronimo (secondo Bullettino delle leggi del regno di Napoli. Anno 1807. N. 3, 2ª ed., Napoli, Stamperia della Segreteria di Stato, 1813, p. 12). La direzione era stata affidata all'astronomo Giuseppe Cassella (o anche Casella, secondo Piazzi, 1821) che dal 1786 insegnava astronomia nautica presso la R. Accademia di Marina (cfr. Capaccioli, 2009, p. 104) e poi meccanica presso il R. Collegio di Artiglieria e, dal 1803, fisica alla R. Accademia militare ed alla R. Università degli Studi di Napoli (cfr. Mauro Gargano, Giuseppe Cassella, su Polvere di stelle). Poco prima della sua morte, l'8 febbraio 1808, Cassella venne destituito e gli subentrò il monaco olivetano Ferdinando Messia de Prado, nominato poi con decreto del 12 giugno 1809 (cfr. Olostro Cirella, 1995, p. 801 e p. 803).
  16. ^ Zuccari era stato allievo e assistente di Cassella nonché professore di geografia matematica al R. Collegio Militare di Napoli dal 1806 (cfr. Capaccioli, 2012, p. 13). Nel 1809, su disposizione di Gioacchino Murat, aveva lasciato i due incarichi per recarsi a Milano, presso l'Osservatorio astronomico di Brera diretto allora da Barnaba Oriani (cfr. Capaccioli, 2009, p. 115) affinché «si istruisse nella pratica e si perfezionasse nella teoria» (cfr. Contarino, 1916, p. 29). Dopo la morte improvvisa di Messia de Prado, Zuccari, su parere favorevole di Oriani, fu proposto dall'Accademia Reale delle Scienze il 5 settembre 1810, per ricoprire gli incarichi di professore di astronomia alla R. Università di Napoli e di direttore dell'Osservatorio di San Gaudioso (cfr. Amodeo, 1905, p. 292). Il 17 agosto 1811, Gioacchino Napoleone Re di Napoli, accogliendo la proposta dell'Accademia, gli conferì entrambe le cariche (cfr. Olostro Cirella, 1995, pp. 803-804).
  17. ^ «Sebbene avesse apprese tutte le branche delle Matematiche (...) prese di mira specialmente l'Astronomia Fisica, or detta Meccanica celeste» (cfr. Rendiconto, 1847, p. 28).
  18. ^ Con il Decreto portante l'organizzazione della reale accademia di marina, R. decreto n. 586 del 1 dicembre 1816 Cfr. Supplimento al II semestre della collezione delle leggi e de' decreti reali del Regno delle due Sicilie dell'anno 1816, vol. 80, Napoli, Stamperia Reale, 1816, pp. 1-18.
  19. ^ «Né mai pur pretese ad ottenerne la direzione, come avrebbe meritato, e come sarebbe riescito vantaggioso ad un tale stabilimento» (cfr. Rendiconto, 1847, p. 28).
  20. ^ Nel 1819, terminata la costruzione della Specola Reale di Miradois, l'Osservatorio astronomico di San Gaudioso fu destinato a «Specola astronomica a esercizio della Scuola Reale di Marina» (cfr. Giuseppe Sanchez, La Campania sotterranea e brevi notizie degli edifici scavati entro roccia nelle due Sicilie ed in altre regioni, II, Napoli, Tip. Trani, 1833, p. 411). Il decreto, firmato da Ferdinando I, è il n. 1656 del 13 luglio 1819 (cfr. Collezione delle leggi e de' decreti reali del regno delle Due Sicilie. Semestre II. Da Luglio a tutto Dicembre, Napoli, R. Tipografia del Ministero di Stato della Cancelleria generale, 1919, pp. 20-21). Cfr. Amodeo, 1905, p. 267. La Specola avrebbe avuto «per il suo speziale intendimento» quello di «ammaestrare i giovani della marineria al maneggio degli strumenti ed alle osservazioni, e di provvedere le navi da guerra delle macchine appunto, onde far sicura e sapiente la navigazione» (cfr. d'Ayala, 1847, p. 131).
  21. ^ L'abate Giuseppe Pilati, allievo di Giuseppe Piazzi, era professore d'astronomia per le scuole di applicazione della R. Accademia di marina, nominato con decreto del 13 giugno 1917 (cfr. Decreti reali, in Giornale del Regno delle Due Sicilie, 21 novembre 1817, p. 1462).
  22. ^ R. decreto del 6 aprile 1816 (cfr. Gargano, 2020).
  23. ^ Zuccari, dopo la riforma universitaria del 1811, e l'istituzione della Facoltà di Scienze, Fisica e Matematica, era titolare della cattedra di astronomia (cfr. Amodeo, 1905, p. 248 e p. 292). La cattedra ebbe inizialmente come aggiunto, il matematico della scuola geometrica Felice Giannattasio che era incaricato dell'insegnamento della meccanica celeste. Successivamente, a Giannattasio fu affidata la cattedra di matematica sintetica, precedentemente tenuta da Nicola Fergola che aveva chiesto e ottenuto il collocamento a riposo. Come aggiunto alla cattedra di astronomia di Zuccari, fu nominato l'abate Francesco Capaccini (cfr. Amodeo, 1905, p. 248).
  24. ^ Cfr. Lajos Pásztor, Capaccini Francesco, su treccani.it, Dizionario Biografico degli Italiani. URL consultato il 1º febbraio 2020.
  25. ^ Cfr. Amodeo, 1905, p. 292.
  26. ^ Cfr. Mauro Gargano, Carlo Brioschi, su beniculturali.inaf.it. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  27. ^ R. decreto del 24 dicembre 1817 (cfr. Francesco Torraca, Gennaro Maria Monti, Storia della Università di Napoli, Napoli, R. Ricciardi, 1924, p. 510).
  28. ^ Fergola fece anche parte del personale del Nuovo Osservatorio di Capodimonte, durante il mandato del primo direttore Carlo Brioschi che, in una lettera al Ministro dell'Interno del 1821, lo descrisse come: «già istruito nelle dottrine teoriche, né affatto ignaro della Pratica» (cfr. Mauro Gargano, Carlo Brioschi, il primo astronomo di Capodimonte, in Giornale di astronomia, XCII, n. 2, Pisa, Fabrizio Serra, 2016, p. 12).
  29. ^ a b c d e Cfr. Capaccioli, 2009, p. 129.
  30. ^ Cfr. Flauti, 1837, p. 71.
  31. ^ Con il R. Rescritto del 21 dicembre 1819 (cfr. Piazzi, 1821, pp. 23-27), l'Osservatorio, che dipendeva inizialmente dalla R. Università di Napoli, fu annesso al Ministero di Stato degli affari interni (cfr. Amodeo, 1905, pp. 312-313 e Piazzi, 1821, p. 27).
  32. ^ Cfr. Mauro Gargano, Carlo Brioschi, il primo astronomo di Capodimonte, in Giornale di astronomia, XCII, n. 2, Pisa, Fabrizio Serra, 2016, p. 12.
  33. ^ a b c d e f Cfr. Flauti, 1937, p. 74.
  34. ^ Cfr. Mauro Gargano, Filippo Maria Guidi, su beniculturali.inaf.it. URL consultato il 10 febbraio 2020.
  35. ^ Nel marzo del 1817, Piazzi, direttore dell'Osservatorio di Palermo, era stato nominato da Ferdinando I direttore generale degli Osservatori del Regno, ed era stato chiamato a Napoli per sovrintendere ai lavori per il completamento dell'Osservatorio di Capodimonte (cfr. Capaccioli, 2009, pp. 104-105) e «a vegliare su i quali e sollecitarli» (cfr. Piazzi, 1821, p. 18).
  36. ^ All'Università di Napoli Fergola ricoprì anche la carica di cancelliere della facoltà di Matematica e Fisica dal 1838 al 1841 (cfr. Consiglio Generale della Pubblica Istruzione. Serie Università degli studi di Napoli. Buste 541-587 (PDF), su media.regesta.com. URL consultato il 5 febbraio 2020).
  37. ^ Brioschi morì a Napoli il 29 gennaio 1833 (cfr. Mauro Gargano, Carlo Brioschi, su beniculturali.inaf.it. URL consultato il 6 febbraio 2020).
  38. ^ «L’insegnamento privato nella Napoli preunitaria era di grande importanza e suppliva in parte alle deficienze di quello pubblico, non sorprende pertanto che numerosi manuali furono scritti ad uso degli allievi delle scuole private» (cfr. Ferraro, 2012, p. 433).
  39. ^ Cfr. Ferraro, 2012, p. 433.
  40. ^ Cfr. Fergola, 1840, Prefazione.

BibliografiaModifica

Fonti archivisticheModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Mauro Gargano, Gabriele Fergola, su beniculturali.inaf.it. URL consultato il 20 gennaio 2020.