Apri il menu principale

Gaio Ponzio (in latino: Gaius (o Caius) Pontius; Abellinum, IV secolo a.C. – dopo il 292 a.C.) è stato un condottiero sannita, ricordato da Tito Livio nel libro IX dei suoi Ab Urbe condita libri, comandante in capo dei Sanniti durante la Seconda guerra sannitica. Figlio di Erennio Ponzio, era ritenuto "stratega di prim'ordine" da Livio.

Indice

BiografiaModifica

Alle Forche CaudineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia delle Forche Caudine.

Gaio Ponzio guidò i Sanniti nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), dove riportò un grande vittoria sui Romani che furono costretti a sottomettersi al suo "giogo".

Quando poi i Romani riportarono indietro a Caudio, i consoli Tiberio Veturio Calvino e Spurio Postumio Albino Caudino, coloro che avevano accettato le condizioni di resa alle Forche Caudine senza averle fatte ratificare dal Senato e dal Popolo Romano, per consegnarli ai Sanniti, sostenendo in questo modo di potersi ritenersi liberi da quella pace vergognosa per Roma, Gaio Ponzio rimandò indietro i due prigionieri romani con parole sprezzanti:

«Né io accetterò questa consegna, né i Sanniti la riterranno valida. Perché tu, Spurio Postumio, se credi che gli dèi esistano, non consideri nullo l'intero accordo, oppure non ti attieni ai patti? Al popolo sannita vanno consegnati quelli che sono stati in suo potere, o al posto loro va riconosciuta la pace. Ma perché dovrei rivolgermi a te, che ti consegni nelle mani del vincitore, mantenendo, per quel che è in tuo potere, la parola data? È al popolo romano che mi appello: se è pentito della promessa fatta alle Forche Caudine, allora deve riconsegnarci le legioni all'interno della gola dove sono state accerchiate»

(Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 11.)

Sconfitta e catturaModifica

Gaio Ponzio fu catturato da Quinto Fabio Massimo e ucciso in modo brutale con un'ascia che simboleggiava la città di Roma.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica