Apri il menu principale

Lucera

comune italiano
Lucera
comune
Lucera – Stemma
Lucera – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
ProvinciaProvincia di Foggia-Stemma.svg Foggia
Amministrazione
SindacoAntonio Tutolo (lista civica) dall'8-6-2014
Territorio
Coordinate41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)Coordinate: 41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)
Altitudine219 m s.l.m.
Superficie339,79 km²
Abitanti32 679[2] (30-6-2019)
Densità96,17 ab./km²
Frazionivedi elenco frazioni
Comuni confinantiAlberona, Biccari, Castelnuovo della Daunia, Foggia, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore, Troia, Volturino
Altre informazioni
Cod. postale71036
Prefisso0881
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT071028
Cod. catastaleE716
TargaFG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 473 GG[3]
Nome abitantilucerini
PatronoSanta Maria e altri 2 compatroni
Giorno festivo16 agosto, 29 novembre
MottoS.P.Q.L.[1]
(Senatus PopulusQue Lucerinus)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lucera
Lucera
Lucera – Mappa
Posizione del comune di Lucera nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Lucera (Lucére in dialetto locale) è un comune italiano di 32 679 abitanti della provincia di Foggia in Puglia.

Nota per la sua fortezza svevo-angioina e il suo anfiteatro romano, fra i più antichi dell'Italia meridionale[4], oltre ad essere una delle città più popolose della provincia di Foggia[5] è sede vescovile della diocesi di Lucera-Troia[6], mentre i suoi 339,79 km² ne fanno il trentesimo comune d'Italia e il settimo della Puglia per estensione territoriale[7].

Indice

Geografia fisicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

TerritorioModifica

 
Il nord del Tavoliere delle Puglie visto da viale Castello a Lucera

Lucera sorge a 219 m s.l.m.[8] su un'altura formata da tre colli, il primo si estende dal castello sino alle vecchie mura della città ed è chiamato Monte Albano per l'argilla bianca lì rinvenuta. Il secondo, ove sorge il convento del Salvatore dei PP. Minori Riformati, è denominato Belvedere; mentre il terzo deve il nome di Monte Sacro alla presenza nel passato dei templi dedicati a Minerva, Cerere e ad altre divinità. Ai piedi dei colli scorrono i torrenti Salsola e Vulgano, entrambi confluenti nel Candelaro.

Il territorio del comune confina a nord con San Severo e Torremaggiore, a est con Foggia, a sud con Troia e Biccari e a ovest con Alberona, Volturino, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia. L'agro, ricco di masserie, è prevalentemente caratterizzato da vigneti, oliveti, vaste distese di grano e campi di ortaggi (prevalentemente pomodori nella stagione calda); rari sono i frutteti.

ClimaModifica

La città è caratterizzata da un clima mediterraneo, con lunghe estati calde caratterizzate da forti escursioni termiche diurne ed inverni miti, anche se per la sua vicinanza ai Subappennino la temperatura scende anche a valori inferiori a 0 °C, temperatura esterna minima di progetto della città. I venti sono abbastanza frequenti e, seppure talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.

La temperatura media annua si aggira attorno ai 15 °C e le precipitazioni si attestano ad un valore medio di 497 mm/anno. Sono rare, ma non mancano, le precipitazioni nevose.

Dal punto di vista legislativo il comune di Lucera ricade nella fascia climatica D[9] in quanto i gradi giorno della città sono 1473, dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

Lucera
dati della stazione meteorologica di Amendola[10]
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 12131519242832312822171312,719,330,322,321,2
T. min. mediaC) 3357111518181511743,37,717119,8
Precipitazioni (mm) 42414336373626274653535714011689152497
Umidità relativa media (%) 80777471696561646874798179,371,363,373,771,9
Eliofania assoluta (ore al giorno) 455789111086544,36,7106,36,8


Origini del nomeModifica

Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome Lucera. Le colline su cui poggia la città erano coperte di un bosco, sacro agli dei; nel primitivo linguaggio etrusco “bosco sacro” era detto luk-eri (luk in latino è lucus, eri significa "sacer, sacro"). Dall'etrusco Lukeri si arriva così a Luceria. Tuttavia, non è da escludere che il nome Lucera derivi dal greco leuka eria che significa “lana bianca”, perché anche i poeti latini Orazio e Marziale lodarono Lucera per la rinomata lana delle sue greggi e per i suoi pascoli, così come non si può escludere che Lucera derivi dal praenomen Lucius di Dauno, re eponimo dei Dauni, o più genericamente dalla parola latina lucem (da lux che significa luce), alla quale anche le precedenti ipotesi sono comunque etimologicamente connesse.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera e Storia della Puglia.

Le origini e i primi secoliModifica

Lucera, fin dalla sua origine, fu denominata "chiave delle Puglie", per la sua posizione strategica, quale porta del Tavoliere[11].

Le prime testimonianze di vita nell'area della città sono state individuate sul Monte Albano, dove sono state rinvenute tracce di alcuni villaggi neolitici del III millennio a.C.

È considerata un'antica città dei Dauni, come la definì il geografo greco Strabone (58 a.C.-24 d.C.) narrando la leggenda secondo la quale Diomede, re d'Etolia, dopo la distruzione di Troia, fuggì verso l'Apulia e si stabilì presso Lucera, dove depose le armi e il Palladio nel tempio di Athena Iliàs e costituì una colonia greca.

Nell'Ottocento fu rinvenuto, alle falde del Colle Albano, il carrello di Lucera, un gruppo di bronzetti con figure umane ed animali che compongono probabilmente una scena rituale, datato all'VIII secolo a.C. ed appartenente forse in origine ad un corredo funerario. Inizialmente inseriti nella collezione privata del lucerino Onofrio Bonghi, i bronzetti sono in seguito passati quasi tutti presso l'Ashmolean Museum di Oxford[12].

Periodo romanoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.
 
Anfora rinvenuta a Lucera (datata al 340 a.C.), esposta all'Altes Museum di Berlino

Fra Dauni e Sanniti non correva buon sangue e questo fu di fondamentale importanza durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), quando l'esercito romano, nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, assediata dai Sanniti, subì una grave sconfitta nella Battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.): i Romani dovettero passare sotto il giogo dei Sanniti[13]. Proprio a Luceria, i Sanniti rinchiusero seicento cavalieri romani, lasciati come ostaggio[14].

In seguito a quel disastro, il console Lucio Papirio Cursore nel 320 a.C. mise sotto assedio la città, dove si trovava un forte contingente di Sanniti: 7 000 guerrieri sotto il comandante Gaio Ponzio. Questi dovettero arrendersi e liberare gli ostaggi, consegnare tutte le armi e salmerie, e passare sotto il giogo dei soldati romani, che così si vendicarono dell'umiliazione subita[15]. Luceria passò sotto il dominio dei Romani e Lucio Papirio Cursore, per questa vittoria, tornato a Roma, ottenne il trionfo[16].

Dopo pochi anni, nel 315 a.C., l'antica città dauna si ribellò a Roma, tornando dalla parte dei Sanniti, ma durò poco: nel 314 a.C. i consoli Petilio e Sulpicio riuscirono ad impadronirsene colla forza; Luceria si trasformò in colonia di diritto latino e si sviluppò grazie alla favorevole posizione difensiva.

Nel 295 a.C. i Sanniti tentarono un ultimo attacco verso Luceria, ma il console Marco Atilio Regolo riuscì a sconfiggere le truppe nemiche, sancendo in modo definitivo la vittoria romana (294 a.C.).[17]

Nel 265 a.C. Luceria fu messa a capo di una delle quattro province questorie della repubblica[17]. Fedelissima a Roma, la Colonia "iuris latini", per la sua grande lealtà, fu sempre tenuta in grande considerazione dai Consoli e dal Senato (Lucerinis bonis et fidelibus sociis – Livio: IX, X), ricevendone ampia autonomia e indipendenza d'azione: diritto di conio con proprie monete, proprie leggi, proprio fisco, propri magistrati.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.

La città fu fortificata e l'assetto urbano fu completamente trasformato. Cinta di mura ben oltre il nucleo urbano per cinque miglia, fu aperta da quattro porte[18]:

  • a nord la Porta Sacra, verso Tiati (San Paolo di Civitate);
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere;
  • a sud la Porta Ecana, verso Aecae (presso l'attuale Troia);
  • a sud est la Porta Arga, verso Arpi.
 
Teruncius Aes Grave (circa 220 a.C.)

Con l'avvento dei Romani, a Luceria furono rinnovati anche gli edifici sacri come quello di Minerva, l'Athena Iliàs della Grecia. Sempre più importanza ebbe questo tempio sul Colle Belvedere, già rinomato santuario, venerato da ogni parte dell'Apulia. Numerose sono le testimonianze archeologiche di questo tempio, in primis la "stipe votiva" del Belvedere: testa di Athena con elmo, busto di Afrodite o Proserpina e teste di altre divinità maschili, conservate presso il museo di archeologia urbana di Lucera.

Importanza ebbe anche la transumanza; le lane e le gregge di Luceria infatti erano rinomate in tutto l'impero.

A fianco di Roma nella guerra contro Pirro, re dell'Epiro (280-275 a.C.), Luceria fronteggiò anche Annibale nella seconda guerra punica (218-201 a.C.). Nel 217 a.C., dopo la vittoria nella battaglia del lago Trasimeno, «presso Geronio, a cinque leghe a nord di Lucera... Annibale si teneva pronto a difendere il campo e i distaccamenti sparsi nelle campagne»[19]. Nonostante la schiacciante vittoria di Annibale sui romani nella battaglia di Canne (216 a.C.), Luceria rimase fedele a Roma, impegnandosi con altre 18 colonie a sostenerne lo sforzo bellico.

Tra il 91 e l'88 a.C., Luceria difese gli interessi di Roma nella guerra marsica e nel 90 a.C., in virtù della lex iulia de civitate, ebbe dall'Urbe la piena cittadinanza con lo status di municipium, e fu ascritta alla tribù Claudia.[20]

Durante la guerra civile del 49 a.C., prima che Giulio Cesare presidiasse la città con una propria guarnigione, Luceria fu quartier generale delle truppe di Gneo Pompeo Magno, che vi risiedette per due settimane.[21]

L'Alto MedioevoModifica

A seguito della vittoria bizantina sui Goti (553), Giustiniano rimette Luceria a capoluogo di provincia della regio II Apulia et Calabria, dopo che per un dato periodo fu spostato a Canosa.

Agli inizi del VII secolo, sotto il duca Arechi I, i Longobardi avanzarono verso la provincia di Luceria e si insediarono nelle zone più periferiche della città, su Colle Albano, dove sorgeva l'acropoli romana, e nei pressi dell'Anfiteatro nella parte est.

Il ducato fu presto costituito, ma nel 663, Luceria fu distrutta dal bizantino Costante II. L'assetto romano scomparve quasi completamente e i lucerini furono costretti alla fuga, formando vari centri del Subappennino (Biccari) e della costa adriatica (Lesina). La vecchia chiesa fu saccheggiata e i corpi dei santi vescovi furono trafugati o portati nelle nuove frazioni costituite. San Basso giunse poi a Termoli mentre San Pardo trovò sacra dimora in Larino.

Nel 743, sulle rovine della città, nuovamente longobarda, arrivo il vescovo Marco II. Il patriarca partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, portò con sé i monaci benedettini e una statua della Vergine Maria. La chiesa dei santi Giacomo e Barnaba, semi distrutta, fu restaurata e in un altare fu collocata la statua della Vergine, che da quel giorno venne invocata come protettrice della città e dell'intera diocesi che, come l'antica chiesa, fu intitolata a Santa Maria.[22]

Con il ritorno dei Longobardi, la città venne nuovamente fortificata e le mura furono ristrette, tenendo fuori sia l'acropoli di Colle Albano e sia i resti dell'Anfiteatro Romano. Da cinque miglia, il perimetro si riduce a un miglio e mezzo, con l'apertura di cinque porte[23]:

  • a nord est la Porta San Severo, che sostituì l'antica Porta Sacra;
  • ad est la Porta San Jacobi, nuova entrata nel casale di San Giacomo;
  • a sud est la Porta Foggia, che sostituì l'antica Porta Arga;
  • a sud la Porta Troja, ricostruita sui resti dell'antica Porta Ecana;
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere.

Nell'802, il figlio di Carlo Magno, Pipino il Gobbo, occupò Luceria, ma la città fu ben presto nuovamente assediata dai Longobardi e dal duca di Benevento Grimoaldo, che mantennero la giurisdizione della città fino al ritorno del dominio bizantino nel 982.

Con l'avanzamento dei Saraceni, numerose furono le guerre che Luceria intraprese, fino a quando nel 1060 circa, la città fu conquistata dai Normanni, al fianco dei quali alcuni lucerini parteciparono anche alle Crociate in Terra Santa.

Il dominio normanno cessò intorno al 1200, quando a esso subentrarono gli Svevi.

Periodo svevoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento musulmano di Lucera.
 
Disegno delle rovine del Palatium di Federico II

Sotto gli Svevi, Luceria riprese ben presto il suo ruolo centrale, con l'arrivo dell'imperatore Federico II e dei musulmani. Nel 1223, Federico II, a seguito della lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve, dalla Sicilia e più precisamente dalla roccaforte di Jato, deportò a Luceria numerosi musulmani, una vera e propria colonia saracena; riuscì però a renderli inoffensivi, lasciandoli liberi di sviluppare le loro attività (fabbricanti di tappeti, tende, ceramiche, ma anche agricoltura e artigianato), fornendo ovviamente all'Imperatore temibili guerrieri, fondamentali per le varie lotte contro la Santa Sede. I saraceni furono liberi anche di professare la propria religione islamica: la tradizione vuole che non si contassero più di dodici abitanti di religione cristiana nel 1239[24]. Vennero costruite moschee e scuole coraniche e la città fu detta "Luceria Saracenorum". A tal proposito, alcuni storici locali sostengono che i pochi cristiani che rimasero in città, e il vescovo Bartolomeo, furono costretti ad adeguarsi alla presenza musulmana e, per paura di eventuali saccheggi, nascosero in un posto sicuro chiamato Tribuna la venerata statua di Santa Maria[25]. I vari ordini monastici che si erano stanziasi sul territorio, furono estromessi dal regno.

Nel 1233 Riccardo di San Germano riporta che l'Imperatore decise di fortificare con mura la città. Ed è probabilmente in quegli anni che, su Colle Albano, precisamente nell'angolo nord-est, Federico II fede erigere il suo regale Palatium anche se oggi, tra la ricchezza dei reperti di origine angioina, si nota ben poco del federiciano castrum seu palatium. È tuttavia ancora osservabile lo zoccolo perimetrale e, per quel poco che ne resta, anche le mura a scarpa e la presenza di feritoie ad uso degli arcieri. La parte inferiore dell'edificio (quella più propriamente difensiva) doveva avere funzioni di rifugio estremo in caso di pericolo. Anche la residua pavimentazione del cortile interno, con la particolare cura delle rifiniture, è attribuita all'epoca di Federico di Hohenstaufen. In conseguenza degli arrivi, il borgo si era sviluppato verso il castello e, per questo, furono ricostruite le mura andate in rovina, estendendone fino a Colle Albano, inglobando al suo interno il Palatium imperiale[26], con l'eliminazione di Porta Albana.

Lūǧārah[27] (o nella variante in arabo Lūshīra[28]), conobbe in quel periodo una notevole fioritura, tanto che ben presto venne paragonata, dai viaggiatori e dagli storici musulmani di allora, alla Cordova dei califfi.[senza fonte] Fu aperto un Istituto Scientifico, sotto la guida dello stesso Federico II, nacquero anche fabbriche di armi, ma anche botteghe dell'ottone. Diversi furono gli animali esotici, dai leoni agli elefanti, dai cammelli alle aquile e ai falchi, rapaci adorati dallo stesso imperatore.

Le visite dell'Imperatore accertate nella sua Luceria Saracenorum risalgono all'Aprile 1231, Dicembre 1232 (forse fino a Gennaio 1233), Aprile del 1240, Ottobre del 1241, Gennaio 1242 e al Novembre del 1246. Ma non si può escludere che l'Imperatore, nei suoi numerosissimi periodi in Capitanata, avesse visitato Lucera anche in altri momenti.

La Lucera musulmana restò fedele alla casa sveva e, dopo la morte di Federico II nel 1250, avvenuta nella vicina Fiorentino, servì Corrado IV di Svevia. In quegli anni, all'interno del palazzo imperiale, assunse potere il servo Giovanni Moro che, grazie alle simpatie di Federico II, era riuscito ad entrare nell'élite imperiale col titolo di barone, detenendo diversi possedimenti. Corrado IV lo fece comandante del castello di Lucera ma, alla morte dell'Imperatore nel 1254, Giovanni cercò di impadronirsi del potere: finse di dare ospitalità a Manfredi di Sicilia (che non si riteneva sicuro di fronte al papa), ma poi, affidando provvisoriamente il governo della città a Marchisio, si recò a Roma per mettere se stesso e Lucera nelle mani di Innocenzo IV. All'arrivo di Manfredi, il popolo lo accolse trionfalmente e Marchisio non poté fare altro che sottomettersi giurandogli fedeltà. Al ritorno da Roma, Giovanni non venne fatto entrare in città; cercò di fuggire ad Acerenza, dove però venne ucciso dai saraceni, che portarono la sua testa a Lucera e l'appesero all'ingresso di Porta Foggia[29].

Papa Alessandro IV, scontento dai fallimentari tentativi di conversione degli infedeli portati avanti dai frati mendicanti inviati a Lūǧārah, mirando anche a conquiste sul Regno Svevo, nel 1255 emise la bolla Pia Matris contro Manfredi e i Musulmani di Lucera, inneggiando ad una crociata contro di essi.[30] Una volta assicuratasi la fedeltà della colonia saracena, Manfredi, chiamato anche Sultano di Lucera (1258-1266)[31], poté arruolare un ingente esercito e muovere guerra all'esercito pontificio, che sconfisse presso Foggia. I saraceni di Lucera combatterono al fianco di Manfredi fino alla Battaglia di Benevento del 1266, che segnò la morte del sovrano svevo e l'entrata in scena degli Angiò.

Periodo angioinoModifica

Tra il 1268 e 1269 la Santa Sede scese in campo contro "Luceria Saracenorum". Nel febbraio 1268 papa Clemente IV indisse una Crociata per debellare tutti i musulmani presenti nella città, unica roccaforte dell'Islam dell'intero meridione[32]. Molte le pressioni che ricevette Carlo I d'Angiò affinché eliminasse ogni saraceno presente nella città. L'assedio avvenne dal 20 maggio al 12 giugno. Lūǧārah rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò e resistette energicamente agli assalti dei soldati angioini, restando fedele all'ultimo erede degli Svevi, Corradino. Questo si diresse verso Lucera e Carlo, lasciato l'assedio, gli andò incontro: i due eserciti si scontrarono il 23 agosto 1268 nella Battaglia di Tagliacozzo, dove, pur essendo in netta inferiorità numerica, l'esercito guelfo angioino ebbe la meglio sui ghibellini svevi. Corradino riuscì a fuggire ma, tradito, fu catturato nella campagna romana e giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1268. A seguito di ciò, Lucera continuò a resistere per altri dieci mesi. Carlo I riprese l'assedio di Lūǧārah nella primavera nel 1269, con ordigni d'ogni genere e con macchine d'assalto[33]. In mancanza di viveri, i saraceni uscivano dalla città per raccogliere erbe di cui cibarsi, ma cadevano nelle imboscate dei Francesi e venivano trucidati, o venduti come schiavi[33]. Lūǧārah viene espugnata per fame il 27 agosto 1269[33]. I cristiani ribelli e i capi dei saraceni verranno torturati ed uccisi, mentre il resto della popolazione si sottomise spontaneamente. Dopo dieci giorni, nonostante le pressioni della Santa Sede, Carlo I d'Angiò, seguendo l'esempio di Federico II, adottò una politica più tollerante. Anziché uccidere o esiliare i saraceni, cercò di stringere con loro un rapporto di fiducia: perdonò le loro colpe, privandoli però della libertà di governarsi seguendo le leggi islamiche, e gravando su di essi un pesante tributo di guerra annuo di quattromila once. I saraceni che, per evitare di sottomettersi agli Angiò, cercarono di fuggire dalla città, andarono incontro alla morte.

 
Fortezza Svevo-Angioina, Torre della Leonessa

Carlo I d'Angiò, nella riorganizzazione della città, ridusse il suo perimetro e, nei pressi del Palatium federiciano, fece realizzare una fortezza, con una maestosa cinta muraria a ridosso del margine collinare di Colle Albano. I lavori furono seguiti da Pierre d'Angicourt, progettista di fortificazioni, e dai magistri carpentari Riccardo da Foggia e Giovanni di Toul; i lavori durarono quasi quindici anni (1269-1283)[34][35]. La muraglia fu dotata di 13 bastioni quadrangolari, 9 torri pentagonali, e 2 torri cilindriche, una detta del Leone (o del Re, dalla tradizione popolare), e l'altra più maestosa detta della Leonessa (o della Regina, dalla tradizione popolare). L'accesso alla fortezza era regolato da 4 porte: Porta Troja a sud, Porta Fiorentino a nord, Porta Guardiola a ovest, e Porta Luceria a Est, verso la città. Per separare la fortezza dal centro abitato fu scavato un profondo fossato difensivo e creato un ponte levatoio per collegare le due parti. All'interno della fortezza, fu edificato il nuovo palazzo residenziale, una cappella e decine di abitazioni, che servirono alle numeroso famiglie di origine provenzale che il re fece stanziare all'interno della fortezza. La convivenza con i saraceni durò ben poco, in quanto le famiglie di Provenza preferirono allontanarsi dalla città, trasferendosi nella vicina Valmaggiore (ossia nell'alta valle del Celone) ove fondarono i borghi di Faeto e Celle di San Vito, i cui dialetti locali appartengono tuttora all'unica minoranza francoprovenzale in Puglia.

 
Basilica cattedrale

Alla morte di Carlo I d'Angiò, gli succedette il figlio Carlo II di Napoli, detto lo zoppo. Questi, nell'anno del primo Giubileo (1300) indetto da papa Bonifacio VIII, organizzò la "Crociata Angioina". L'impresa, pianificata in gran segreto, è affidata ad un suo fedelissimo, il miles Giovanni Pipino da Barletta, Maestro Razionale della Magna Curia[36]. Secondo gli storiografi locali d'età barocca, nel giorno 15 agosto, solennità dell'Assunta, Pipino avrebbe dato ordine ai suoi soldati di comunicarsi per prepararsi degnamente allo scontro, facendo atto di giuramento alla Beata Vergine che, se gli avesse concesso la vittoria, avrebbe dedicato al suo nome la città (in realtà fu il re a darle il nuovo nome). Dopo un primo scontro vittorioso con i saraceni in armi, i soldati datisi al saccheggio, e frugando per ogni dove, trovarono in una lammia sotterranea l'antica statua della Vergine, portandola in processione come segno di buon auspicio[37][38][39]. Dopo qualche giorno, Lūǧārah venne definitivamente conquistata con la forza e le ultime resistenze vinte il 24 agosto (festa di San Bartolomeo). La tradizione locale vuole che la Vergine Maria sia scesa in campo a favore degli angioini, osteggiando le truppe saracene con immensi sciami di moscerini[40][41]. Le mura e le moschee furono abbattute e i saraceni lucerini in parte massacrati e in gran parte espulsi, per essere poi catturati e venduti come schiavi, o costretti a convertirsi al Cristianesimo[42][43].

Lucera, di lì a poco, fu ripopolata di abitanti cristiani provenienti dalle varie province peninsulare del Regno di Sicilia, specie dalla Calabria, e anche da fuori, e rinominata "Civitas Sanctae Mariae" (Città di Santa Maria). Venne fondata la Cattedrale dell'Assunta, la cui costruzione è attribuita a Pierre d'Angicourt[44]. Anche lo stemma della città viene fatto risalire a questo periodo: un leone passante, che rappresenterebbe re Carlo II, tenente con le branche anteriori un vessillo con l'effigie della Vergine Patrona[45].

Nel 1304, Carlo II d'Angiò giunse a Lucera e, come vuole la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine, alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una collana d'oro[46]. La statua, in base alle recenti indagini storico-artistiche, è di fattura angioina, ascrivibile ai primi del '300, e quindi non può essere la stessa statua che la tradizione storiografica locale ritiene sia stata nascosta nel periodo svevo. In onore dell'Assunta, invocata col titolo di Santa Maria Patrona di Lucera, e detta anche Santa Maria della Vittoria, Carlo II istituì la festa da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popolo[47].

Nell'antico borgo furono riammessi ordini monastici cacciati dal regno da Federico II. Oltre la Cattedrale dell'Assunta, infatti, furono edificate altre quattro chiese e affidate proprio alla cura degli ordini mendicanti, chiamati dal re angioino per dare un nuovo volto cristiano alla città:[48]

  • San Francesco, affidata ai francescani minori conventuali;
  • San Domenico, affidata ai domenicani;
  • San Leonardo, affidata agli agostiniani;
  • San Bartolomeo, affidata ai celestini.

Nella città di Santa Maria fu istituita una nuova Zecca[senza fonte] e ai suoi abitanti fu dato il privilegio di appartenere direttamente al re, senza poter essere infeudata (regia demanialità), e inoltre fu assegnato ad ogni famiglia una quota del terraggio, i cui frutti dovevano essere sia agricoli e sia di pascolo.

A Carlo II di Napoli succedette il suo terzogenito Roberto, in quanto il primogenito Carlo Martello divenne re d'Ungheria e il secondogenito Ludovico d'Angiò, per alcune fonti nato nella fortezza di Luceria[senza fonte], intraprese la vita ecclesiastica, prima come frate francescano e poi come vescovo di Tolosa; oggi è invocato quale Santo.

Nel 1314 si parla di ben undici chiese povere: Santa Maria Maddalena, San Martino, Sant’Angelo, San Giacomo, San Paolo, San Marco, San Matteo, San Lorenzo, San Pietro, Santa Lucia e Santa Caterina.

Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (il papato in quegli anni non era a Roma) a Santa Maria il vescovo domenicano Agostino Casotti di origini dalmatiche, che morì il 3 agosto 1323. Il corpo del vescovo fu tumulato nella chiesa di San Domenico.

 
Basilica cattedrale - particolare del portale

Nel 1341 nella città di Santa Maria si contavano 13 chiese. Oltre ai conventi di San Francesco, San Domenico, San Leonardo, San Bartolomeo, si aggiunse la chiesa di Sant'Antonio Abate.

Altre tre statue della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, furono collocate nelle più importanti parrocchie della città:

  • Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo;
  • Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Lorenzo Martire;
  • Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo.

In questi anni vide la luce l'ospedale delle Cammarelle e le mura furono completamente riedificate e allontanate dalla fortezza di Monte Albano[49][50] con l'accesso alla città regolato da cinque porte:

  • Porta Troja, a sud;
  • Porta Sant'Antonio Abate, a nord ovest (si apre nei pressi dell'omonima chiesa, verso Colle Belvedere);
  • Porta San Severo, a nord est (probabilmente cambia denominazione, dato che in alcune fonti si ritrova Porta Casalis Novi in direzione Casale Novo, un centro nei pressi di San Severo);
  • Porta San Giacomo, ad est;
  • Porta Foggia, a sud est.

Dal Quattrocento al SettecentoModifica

Nel quattrocento, Santa Maria ebbe importanza soprattutto per la transumanza, con l'istituzione della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia. Nel 1418, il beato Giovanni Vici da Stroncone fece realizzare su Colle Belvedere il convento francescano del SS. Salvatore. Il frate, sui resti di Castel Fiorentino, trovò due lastre di pietra, che formavano la mensa di Federico II e le portò in città, utilizzandole come altari maggiori nella Cattedrale e nella chiesa del SS. Salvatore.

 
Beato Giovanni Vici da Stroncone

Con l'arrivo degli Aragonesi e di Alfonso il Magnanimo nel 1442, la città di Santa Maria, oltre a mantenere il dominio della Capitanata, ottenne l'istituzione della Regia Audientia Provincialis, supremo tribunale civile e penale della Capitanata e del Contado del Molise, e della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia, istituita nel 1447. Tale istituzione fece diventare la città sede della Dogana, annessa al convento delle celestine di Santa Caterina[non chiaro]. La transumanza obbligatoria dall'Abruzzo sul Tavoliere di Puglia, con la nascita del Tratturo Lucera-Castel di Sangro, aumentò gli incassi comunali e anche il benessere dei cittadini. La sede restò a Lucera fino al 1468 quando fu spostata alla vicina Foggia, che in quegli anni iniziava ad estendersi.[51]

Il terrificante sisma del 4 dicembre 1456 sconvolse il regno di Napoli. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria.[52]

Dall'inizio del Cinquecento, la città fu sotto il dominio spagnolo e il titolo di Civitas Sanctae Mariae fu sempre meno usato, sostituito dall'attuale nome di Lucera.

Nel 1568 viene istituita la prima scuola pubblica di istruzione primaria e nel 1579 Lucera torna ad essere la sede del capoluogo della Regia Udienza di Capitanata e del Contado del Molise, che era passato per alcuni anni sotto la giurisdizione della vicina città di San Severo. La diocesi in questi anni è molto estesa, raggiungendo perfino la distante Apricena.

Il Cinquecento fu anche il secolo di un notevole incremento demografico della città, che continuò ad essere la città più popolosa di tutta la Capitanata. Notevoli furono i lavori della diocesi che, sotto la guida del vescovo Pietro de Petris, eseguì il rifacimento del campanile della Cattedrale, crollato a seguito di un terremoto. Altre chiese furono aperte al culto:

  • Santa Maria di Costantinopoli, convento cappuccini, fuori le mura nord della città;
  • Santa Maria della Pietà, convento dei frati minori osservanti, fuori le mura sud della città, eretto dopo che un cieco riacquistò la vista nel 1573, pregando dinanzi ad un'antica edicola votiva della Madonna.

A queste si aggiunge la chiesa di San Giovanni Battista, costruita al posto della chiesa di San Lorenzo. Anche la chiesa di Santa Lucia venne ricostruita e dedicata ai Santi Lorenzo e Lucia.

Tra il cinquecento e il seicento, Lucera continuò ad essere anche residenza di famiglie nobili del regno. La città, ben presto si riempì di palazzi e piazze. Le dimore imponenti furono delle famiglie più facoltose della città: Scassa, d'Auria, Secondo, Pagano, Quaranta, Candida e Falcone.

In questi anni, scossi da rivendicazioni politiche e sociali che sfociarono in rivolte popolari contro il malgoverno, il regno fu percorso da bande di briganti che si resero protagoniste di azioni eclatanti: nel 1592, 450 banditi capitanati da Pacchiarotto, uno dei luogotenenti di Marco Sciarra, entrarono di notte in città saccheggiando e incendiando le case dei patrizi più in vista, uccidendo tra gli altri il vescovo Scipione Bozzuto di Napoli che, rifugiatosi nella Cattedrale, venne freddato con un colpo di archibugio mentre si affacciava ad una monofora del campanile.[53][54].

Vennero inoltre fondate le cappelle adiacenti alla Cattedrale: Santissimo Sacramento (1594), Santa Maria della Misericordia (della "buona morte", 1603), Santa Maria di Costantinopoli(1617) e Santissima Annunziata (1617), quest'ultima collegata ad un conservatorio per orfane tramite un ponte, detto Arco delle Orfanelle.

Diverse furono le opere d'arte che furono realizzare per abbellire le chiese durante il seicento. Furono inoltre edificate altre due chiese; la prima dedicata a San Nicola di Bari e la seconda a Santa Maria delle Grazie, affidata ai Fatebenefratelli. Le parrocchie vengono ridotte a 4:

  • Cattedrale dell'Assunta
  • San Giacomo Maggiore Apostolo
  • San Giovanni Battista
  • San Matteo Apostolo

Il grave terremoto del luglio 1627 colpì Lucera con alcuni danni alle abitazioni; la città vicina di San Severo fu rasa al suolo e anche Foggia ebbe numerosi danni. I lucerini videro l'evento come un accadimento miracoloso, attribuito alla protezione di Santa Maria Patrona.

Nel 1642 il viceré spagnolo Ramiro Guzman assegnò la città Lucera in feudo al conte Mattia Galasso, su ordine del re Filippo IV. La città subì quindi l'abolizione di tutti i privilegi conferitigli da Carlo II di Napoli. I lucerini si rivolsero nuovamente a Santa Maria per chiedere la liberazione della città, che finalmente il 20 dicembre 1691 fu dichiarata “città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria.”[55]

Il declinò della città portò inevitabilmente alla miseria e alla carestia e molte attività vennero chiuse, dando sempre più spazio all'agricoltura e ad antichi mestieri. Non mancarono le rivolte, ma bel presto una nuova minaccia si abbatté sulla città: la peste del 1656; anche in questo caso la poca mortalità venne vista come un fatto miracoloso, attribuito a San Rocco, al quale l'Università fece edificare una chiesa, nei pressi del lazzaretto. Seguì un'epidemia di tifo, alla quale conseguì un inevitabile crollo demografico.

Col passare degli anni, Lucera perse importanti funzioni politiche, ciononostante continuò a godere dello status di capitale culturale della regione, per gli studi e la dottrina, titolo che mantenne anche con l'avvento dei Borbone. Il 4 aprile 1702 papa Clemente XI proclamò beato il vescovo trecentesco Agostino Casotti.

A cavallo fra il seicento e il settecento, Lucera fu anche al centro della vita di frate Francesco Antonio Fasani. Nato il 6 agosto 1681, fu gran predicatore e innamorato della Vergine Immacolata. Amante dei poveri e dei sofferenti, familiarmente dai lucerini veniva chiamato e ancora tuttora lo chiamano Padre Maestro. Istituì una mensa per i poveri, chiedendo frequentemente offerte alle famiglie nobile del tempo: Zunica, de Nicastri, Ramamondi e Lombardi. Fece realizzare da Giacomo Colombo una statua della Vergine Immacolata e una di San Francesco; il Colombo lavorò molto in Capitanata e a Lucera, che ancora oggi conserva alcune sculture da lui firmate nelle chiese di San Domenico, Santa Caterina e San Giovanni Battista.

Sotto il vescovo Domenico Maria Liguori (1718-1730), venne edificata la chiesetta di San Gaetano Thiene, nei pressi del convento di Santa Caterina.

Il forte terremoto del 20 marzo 1731 che devastò Foggia, fece notevoli danni anche a Lucera. Alcune case andarono distrutte e la chiesa trecentesca di San Francesco subì la perdita degli altari. A Padre Maestro si deve il restauro dell'intera chiesa e la sua riconsacrazione avvenuta il 19 aprile 1739. Tre anni dopo, il frate morì in odore di santità. Era il 29 novembre 1742.

Nel 1743 il cappuccino Antonio de Oliva progettò la realizzazione di una cappella dedicata alla Santa Croce appena fuori le mura ovest della città, nella Piana dei Puledri. Tale progetto non andò in porto, ma probabilmente vi fu aperto un ingresso che prese il nome di Porta Croce.[senza fonte]

Nel 1745 l'antico palazzo della famiglia Falcone fu trasformato in scuola, con l'apertura di corsi in filosofia, teologia, belle lettere e grammatica e affidato ai padri Redendoristi, che intitolarono il monastero al SS. Sacramento. L'anno seguente venne istituito a Lucera il Tribunale del Consolato di terra e di mare.

In quegli anni anche tutti i palazzi e le chiese di Lucera subirono il tocco barocco. Fu edificato ex novo il convento di Santa Caterina (1754), sempre affidato alle dame benedettine celestine di clausura, e il nuovo convento del Carmine (1758), in pieno centro cittadino, utilizzando i materiali dell'ormai abbandonata Fortezza; sempre sul finir de Settecento fu realizzato anche il cappellone confraternale adiacente alla chiesa di San Domenico, che venne completamente revisionata e trasformata in barocco, con annessa cappella dedicata alla Vergine del Rosario e ristruttura la cappella dell'Addolorata adiacente alla chiesa di San Francesco.

Lucera contava 25 chiese[56], con l'edificazione della nuova chiesa di Santa Maria degli Angeli (o delle anime del Purgatorio) appena fuori le mura di Porta Troia. L'antico convento del SS. Salvatore viene affidato ai Frati Minori Riformati, mentre Santa Maria della Pietà ai Frati Minori Osservanti.

Nel 1794, con l'inizio delle soppressioni dei monasteri, si registra l'espulsione dei Carmelitani dal nuovo convento, che nel 1804 sarà trasformato in Real Orfanotrofio San Carlo.

 
Palazzo di Giustizia (1795)

Numerosi furono i palazzi edificati in questo periodo storico, in primis il Palazzo Vescovile, sotto la guida di mons. Foschi prima, e di mons. Freda dopo. Di notevole importanza anche il Palazzo della Regia Udienza (1795), edificato in Piazza San Francesco, utilizzando i resti dell'antico castello.

Inoltre il convento di San Francesco si dota di una piccola apertura verso l'esterno della città, che alcuni denominano “Porta Ballitoria”.[senza fonte]

Nel 1799 Lucera attraversò il turbine degli eventi scaturiti dalla proclamazione della Repubblica Partenopea. La città fu raggiunta dal generale francese Guillaume Philibert Duhesme, che cercò di trattare pacificamente con il popolo lucerino, affinché accettasse l'ingresso delle sue truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, fuoriuscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, e consegnò le chiavi della città al generale, che concesse tre giorni di tregua, a patto che fossero uccisi gli attentatori. Allo scadere dei tre giorni, le porta della città vennero aperte e la duchessa accolse i francesi, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo".[57] Per questo, nonostante l'esercito fosse pronto ad intervenire militarmente, Duhesme decide di rinunciare ai bellicosi propositi, entrando in città acclamato dalla folla. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia una lapide.[58]

L'OttocentoModifica

Gli eventi che diedero inizio all'Ottocento non furono a favore di Lucera. Con l'avvento del governo di Napoleone, la città perse di colpo l'importanza storica che l'aveva aiutata anche nei periodi più bui. Infatti con legge n. 132 dell'8 agosto 1806,[59] le province di Capitanata e Molise furono divise e la sede del capoluogo del Tavoliere passò a Foggia, che negli ultimi anni aveva conseguito un avanzamento demografico tale da superare di molto Lucera (17 000 abitanti contro 8 000), assumendo quindi quella grandezza che per secoli è stata di dominio assoluto dei lucerini.[senza fonte]

Il colpo fu duro da digerire anche se Napoleone, dopo aver visitato la città il 25 marzo 1807, istituì il Real Collegio di Capitanata (1807), al posto del soppresso monastero dei celestini, e lasciò a Lucera la sede del Tribunale di prima istanza (1808); negli anni successivi furono istituiti l'Archivio Provinciale (1809), la Conservatoria delle Ipoteche (1809), l'Archivio Notarile (1812), la Sezione di Archivio di Stato (1813), l'Ufficio del Registro (1817), l'Ufficio delle Imposte (1817) e la Gran Corte Criminale (1817).[60]

Con il decreto di Gioacchino Murat n. 765 dell'8 ottobre 1810 anche il Terraggio fu abolito; in quell'anno le spoglie mortali del beato Agostino Casotti furono traslate dalla chiesa di San Domenico alla Cattedrale, ai piedi dell'altare del Sacro Cuore, dove tuttora sono conservate.

Nel 1818, a seguito del decreto di Napoleone di seppellire i morti fuori le cinta delle città, venne realizzato nell'estrema periferia nord della città, fuori da Porta San Severo, il cimitero di Lucera. L'anno seguente, nel Real Collegio, venne istituita la Prima Scuola Secondaria di agricoltura e le cattedre di diritto e procedure penali.

Nel 1826, Maria Giuseppa Mozzagrugno cedette il suo palazzo nobiliare alla città affinché divenisse la sede del Comune; numerosi furono i lavori effettuati dall'architetto Filippo Gifuni, che nel 1832 presentò alla cittadinanza il nuovo palazzo. In quello stesso anno, presso il convento di Santa Maria della Pietà, i Padri Osservanti aprirono le cattedre universitarie di filosofia e teologia. In quegli anni furono iniziati anche i lavori per le strade di collegamento tra Lucera e i centri più vicini, iniziando ovviamente dalla tratta con Foggia.

Nel 1831, nei locali del soppresso convento di San Francesco, vide la luce anche la Biblioteca comunale, fortemente voluta dalla famiglia de Nicastri, seguita dalla famiglia Scassa, che donò circa 6 000 volumi. In breve anche le altre nobili famiglie fecero le loro donazioni, che accrebbero subito la ricchezza della collezione.

In quegli anni notevole attenzione ebbe il giovane sacerdote lucerino don Alessandro di Troja, che assisteva le famiglie più bisognose della città, ricoprendo l'incarico di economo spirituale della parrocchia di San Matteo Apostolo. Numerose furono le persone che chiedendogli preghiere, furono gratificate con guarigioni inspiegabili, che lui attribuiva a padre Maestro Fasani; la cittadinanza lo chiamava familiarmente don Sante. Morì a soli 33 anni, nel gennaio 1834 e, in concetto di santità, venne sepolto in Cattedrale, che proprio in quell'anno venne dichiarata Basilica Minore.

Dall'ottobre del 1836 la Capitanata fu colpita da una nuova calamità, il colera indiano. Più di 5 000 i morti e anche Lucera ebbe le sue vittime. Il culmine dell'epidemia si ebbe nell'estate del 1837; il popolo chiedeva a Santa Maria Patrona di aiutare anche questa volta la sua città e l'aiuto della Vergine non mancò. Difatti il 12 e il 13 luglio di quello stesso anno, l'Icona trecentesca della Vergine, collocata in una delle cappelle laterali alla Cattedrale, avrebbe mosso gli occhi e cambiato il colore della pelle. L'evento miracoloso si sarebbe protratto per molto tempo e fu aperto un processo canonico nel 1838, di cui si occupò anche papa Gregorio XV e la Sacra Congregazione dei Riti, che non poté che constatare l'avvenuto evento inspiegabile e l'improvvisa guarigione dal colera e da altre infermità di molti fedeli, e proclamare il 13 luglio quale festa della Madonna del Colera.[61]

L'Ottocento fu un secolo di notevoli trasformazioni anche nell'ambiente politico. Nel 1848 infatti fu fondata l'associazione "Propaganda", il cui obiettivo era l'Unità d'Italia; molti furono i lucerini che sacrificarono la loro vita in nome dell'indipendenza italiana. In quegli anni anche la città di Lucera subì rilevanti cambiamenti. Nel 1855, il Consiglio Comunale, deliberò l'abbattimento delle mura angioine e delle porte fatiscenti, restando in piedi solo la Porta Troia e la Porta Foggia, che attualmente sono gli unici due ingressi rimasti in piedi.

Nel 1853 venne inaugurato il Regio Orfanotrofio femminine "Ferdinando II di Borbone" nel soppresso convento di San Leonardo; l'istituzione fu possibile grazie a Tito Pellegrino che destinò tutto il suo patrimonio per tale iniziativa. Pochi anni dopo, nel 1857, il Real Collegio viene elevato a Liceo con l'aggiunta di cattedre in chirurgia e medicina. La direzione del nuovo Liceo fu affidato ai Gesuiti che dal 1854 gestivano il Collegio. Le rivolte di quegli anni, però, fecero fuggire anche la “Compagnia di Gesù” dalla città, assieme al vescovo Iannuzzi nel 1860. L'anno seguente il Real Liceo divenne Liceo Ginnasio e Convitto Nazionale; nel 1864 il Conservatorio delle Orfanelle divenne Asilo d'Infanzia “Sant'Anna” e, nel 1866, con la definitiva soppressione dei monasteri, anche i Redentoristi Mannarini, i Fatebenefratelli e le dame di clausura del convento di Santa Caterina lasciarono Lucera.[62]

Nel 1860 il Teatro Comunale fu intitolato a Giuseppe Garibaldi e fu fondato il primo circolo cittadino, l'Unione, che dal 1876 venne trasferito in Piazza Duomo, dove ancora oggi ha sede.

Dopo una lunga vita trascorsa nell'assistenza ai più bisognosi, nel 1865 il frate cappuccino Francesco Maria da Gambatesa, morì nel convento di Santa Maria di Costantinopoli di Lucera, in fama di santità. Venne infatti sepolto nella stessa chiesa e in poco tempo beatificato.

Nel 1871, grazie all'interessamento di Ruggiero Bonghi, la Fortezza svevo-angioina venne dichiarata Monumento Nazionale, seguita dalla Cattedrale dell'Assunta nel 1878. Lo stesso Bonghi fu al centro di famosi scontri elettorali e fu lui ad ordinare l'abbattimento delle cappelle laterali alla Cattedrale e del ponte delle Orfanelle che fungeva da collegamento con l'Asilo di Sant'Anna, riportando così la Basilica all'iniziale stile gotico, eliminando vari altari barocchi che erano stati eretti al suo interno.

Nel 1883, grazie all'interessamento e alle donazioni della marchesa Rosa de Nicastri d'Amelj, venne fondata una casa di cura per anziani nelle vicinanze della chiesa di Santa Lucia.

Il 31 luglio 1887 venne inaugurata la stazione ferroviaria e la relativa tratta Lucera-Foggia, che fu di fondamentale importanza per il commercio e la viabilità della città.

Negli ultimi anni dell'Ottocento sorsero numerose banche. Si iniziarono anche gli scavi archeologici nella città e vennero alla luce le Terme Romane con una Venere Marina nei pressi nella chiesa di San Matteo (1872) e un mosaico romano al centro di Piazza Nocelli (1899). Videro la luce anche numerosi palazzi signorili fra cui quelli delle famiglie Cavalli, Curato e Nocelli.

Con la nascita del Regno d'Italia, la politica gioca un ruolo centrale nella storia di Lucera. Numerosi furono le manifestazioni promosse da Ruggiero Bonghi e da Antonio Salandra, entrambi esponenti del partito liberale. A Bonghi, dopo un anno dalla sua morte, nel 1896 venne intitolato il Liceo Ginnasio e il Convitto Nazionale. A seguire tutti i movimenti politici e culturali di quegli anni ci penso il periodico “Il foglietto”, che vide la luce nel 1897 sotto la direzione di Gaetano Pitta.[63]

Il NovecentoModifica

La povertà invase la città all'inizio del Novecento; numerosi erano i senzatetto e gli elemosinanti. Per porre rimedio a questa situazione, grazie alla nobile Maria de Peppo Serena, l'ormai abbandonato convento dei Cappuccini, nel 1900 venne trasformato in Ricovero San Giuseppe, dove trovarono dimora i tanti mendicanti della zona. La struttura fu ristrutturata e, non trovando più al suo interno l'antica statua di Santa Maria di Costantinopoli, la piccola chiesa del convento fu intitolata a Sant'Anna, a cui ancora oggi è dedicata. Seguirono altre iniziative a favore dei più bisognosi: l'apertura del Consorzio Agrario nel 1903 e la trasformazione in ospedale muliebre della casa di cura per anziani nel 1907.

Nel 1902 nacque la Banda Musicale, diretta dal maestro Silvio Mancini; nel 1904 la Biblioteca Comunale venne spostata nell'attuale sede nel Palazzo Municipale e nel 1905 a Palazzo Mozzagrugno furono raccolti i primi reparti archeologici di Lucera, dando vita al primo museo in Puglia a nord di Bari.

Furono aperti anche il Teatro Politeama Margherita nel (1906) e il Teatro Garibaldi nel (1907), dopo un periodo di restauro; ricostruite invece la chiesa di San Giacomo (1903) e la chiesa di Santa Maria della Spiga (1921), nuova parrocchia intorno alla quale pian piano si formò il quartiere Cappuccini.

In quegli anni, Lucera fiorì per le industrie molitorie e di laterizi. Vi fu un sostanziale aumento delle colture ortofrutticole, nonché un aumento di allevamenti di bestiame. Tutto ciò comportò la nascita di alcune banche locali. Inoltre Lucera fu rinomata per il suo Carnevale, che era fra i più importanti della regione. Tutto ciò favorì un incremento demografico e il vecchio Piano dei Puledri si riempì di abitazioni, eliminando il vuoto esistente fra il centro della città e la fortezza. Nel nuovo quartiere sorse anche una cappella dedicata a San Michele Arcangelo.

 
Monumento ai Caduti (1920), Piazza Duomo, Lucera

La Grande Guerra giunse anche a Lucera e la città perse 157 uomini[64] e numerosi furono i mutilati; la città continuò ad impoverirsi e anche l'economia ebbe il suo tracollo. Fu in quegli anni che le donne di Lucera iniziarono la ribellione che portò nel 1917 all'assalto del Municipio e alle conseguenti dimissioni del sindaco. Ma, l'anno seguente, un'altra sciagura si abbatté sulla città: la febbre spagnola che, fra le numerose vittime, si portò via anche il vescovo Lorenzo Chieppa. Il periodo nero però non sembrava finire e l'11 luglio 1919 la popolazione scese in piazza per protestare contro le tasse e i vari problemi legati alla mancanza di denaro; accadde l'impossibile e il bilancio fu tragico con 10 morti e più di 80 feriti. Nel 1920, ai caduti in guerra venne dedicato un monumento in Piazza Duomo eseguito dallo sculture Guido Passaglia. Alla fine della prima guerra mondiale, i contrasti politici continuarono ad aumentare notevolmente, fino all'avvento del fascismo e del trasferimento del Tribunale a Foggia nel 1923; ciò ferì profondamente la città, che sentiva venir meno anche l'ultima istituzione che aveva gelosamente custodito per secoli. Fu così che il Governo, nel 1924 istituì a Lucera una colonia agraria, presso l'antico convento della Pietà, e un Regio Istituto Tecnico che fu intitolato a Vittorio Emanuele III.

In tutto questo turbine di eventi, nel 1922 arrivarono in città i Padri Giuseppini del Murialdo, che s'insediarono nel convento di santa Caterina, trasformandolo in un oratorio per i giovani.[65] In quegli anni Lucera cercò di adattarsi nel suo piccolo alle innovazioni del ventesimo secolo: rete idrica e fognaria (dal 1927), pavimentazione di strade, realizzazione del campo sportivo inaugurato nel 1930, l'inaugurazione dell'edificio scolastico “Edoardo Tommasone” e del Palazzo della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), lavori di restauro della Cattedrale e della Fortezza, con rimboschimento delle colline e con ritrovamento della Stipe votiva nei pressi del convento del SS. Salvatore.[66]

 
Statua di Cesare Augusto (1940)

Nel 1932 i Frati Minori Conventuali riescono a tornare ad abitare nel convento trecentesco, collegato alla chiesa di San Francesco, anche se gli spazi sono stati ridimensionati a favore della Casa Circondariale, che detiene perfino la cella del Padre Maestro. Nel 1934 fu trasferito il Museo Civico nel Palazzo de Nicastri-Cavalli e nel 1938 finalmente anche il Tribunale tornò a Lucera.

Sempre nel 1932 alcuni scavi portarono alla luce i primi significativi resti dell'Anfiteatro romano. I lavori di scavo e di restauro delle strutture furono diretti prima da Quintino Quagliati e poi da Renato Bartoccini e terminarono nel 1945. Nel 1940 il Governo italiano donò a tutte le colonie imperiali romane una statua di Augusto, che a Lucera venne collocata in Piazza Duomo, per poi essere spostata all'imbocco di viale Castello, angolo piazza Matteotti, dove si trova tuttora.

 
Dipinto di Edward Ardizzone dal titolo "Visitiamo le ragazze di Ensa nel loro camerino nel Teatro dell'Opera di Lucera, il 13 novembre 1943

Durante la seconda guerra mondiale, Lucera non fu mai bombardata e mai attaccata. Si racconta che gli aerei che dovevano bombardare la città non riuscirono ad individuarla a causa delle nubi. I cittadini considerarono l'evento come un fatto miracoloso attribuito all'intercessione di Santa Maria Patrona e riempirono la città di edicole votive con piccole riproduzioni della Vergine, che ancora oggi sono visibili in tutto il borgo antico. Sono datate 1942-1943. Le migliaia di sfollati di Foggia e dei centri limitrofi trovarono riparo a Lucera nella chiesa di San Matteo e nei locali degli antichi conventi.

Nel 1950 i Giuseppini del Murialdo iniziarono un grande progetto guidato da padre Angelo Cuomo, la lavorazione dell'Opera Nuova nel quartiere di Porta Croce, alle pendici del castello. Nacque così l'Opera San Giuseppe che, grazie alla dedizione di padre Angelo, si riempì presto di giovani, che ancora oggi affollano i vari spazi del complesso, il teatro e la nascente parrocchia dedicata a Cristo Re. L'anno seguente, il 15 aprile papa Pio XII innalza padre Francesco Antonio Fasani agli onori degli altari, proclamandolo beato. Il venerato corpo del frate venne riesumato dal vecchio sepolcro, ricoperto di cera e deposto sotto l'altare maggiore della chiesa di san Francesco. La casetta di via Torretta che diede i natali a Padre Maestro, fu data in dono dagli eredi Tandoja alla Curia Vescovile di Lucera. Trasformata in piccolo oratorio, è subito diventata meta di devoti pellegrini. Nei suoi pressi è stata inaugurata la via in onore del Beato.

Nel 1956 la città di Lucera perse uno dei suoi più grandi artisti, il pittore Giuseppe Ar. La sua cultura pittorica si nutre delle esperienze dei pittori pugliesi dell'Ottocento, Giuseppe Toma e Giuseppe De Nittis.[63] Ha lasciato in eredità ai lucerini un gran numero di opere di notevole valore artistico, ma anche religioso, molte delle quali oggi sono esposte nel Museo di Archeologia Urbana e un paio nel Museo Diocesano. A lui si deve anche il perfezionamento della statua processionale del Padre Maestro, commissionata nel 1951 ai Santifaller di Ortisei, che la presentarono con le sembianze di un giovane frate che non rispecchiava l'immagine del beato Fasani.

In quegli anni una nuova luce illuminò Santa Caterina; Rosa Lamparelli riaccese il fervore intorno al vecchio convento, sostenendo di avere visioni della Vergine Maria tra il 1959 e il 1963. La chiesa però pericolante venne ben presto chiusa, in attesa di fondi.[65]

 
Panoramica del Quartiere 167

A seguito del forte terremoto del 1980, il Politeama e diverse chiese furono chiuse; la chiesa della Vergine delle Grazie perse il soffitto e non si fece nulla per salvarla. Nello stesso anno in piazza del Carmine veniva inaugurato un monumento a padre Pio da Pietrelcina. In quegli anni andava formandosi anche un nuovo quartiere secondo il requisiti della legge 167.[67] In tale rione fu istituita una nuova parrocchia, che fu dedicata proprio alla Vergine delle Grazie, sotto la guida di don Pasquale Gelormino.

Dopo l'istituzione del Corteo storico del 1983 e (e successivo Torneo delle Chiavi, il 13 aprile 1985 Lucera vide finalmente Francesco Antonio Fasani proclamato Santo da papa Giovanni Paolo II che, l'anno seguente, fece visita a Lucera per venerare il corpo del santo e per rendere omaggio all'icona angioina di Santa Maria Patrona. La città di Lucera inaugurò nel 1982 un monumento al suo santo nel centro di Piazza San Francesco, ad opera di Domenico Norcia.

Nel dicembre del 1993 la chiesa di santa Caterina venne finalmente riaperta al culto, grazie all'interessamento di Rosa Lamparelli.

In quegli anni vi fu anche la scoperta del sito archeologico in località San Giusto (1995-1999), una struttura paleocristiana, con annessa chiesa e battistero. I grandi reperti ritrovati, fra cui un meraviglioso mosaico, sono tuttora in attesa di una collocazione museale espositiva.

Età contemporaneaModifica

Con l'avvento del nuovo millennio, Lucera ha mantenuto il suo posto di centro del Subappenino, con la presenza di studenti, frequentanti i diversi istituti superiori di cui la città è fornita. Nell'area polifunzionale, realizzata nel pressi della stazione ferroviaria, è stata collocata la Colonna del Terzo Millennio, realizzata da Salvatore Lovaglio.

Nel 2001 Lucera vide finalmente il ritorno dell'Università con un corso di Beni Culturali, che però dal 2008 è stato trasferito a Foggia, dando l'ennesima batosta alla città, e una Scuola di Specializzazione in Scienze Giuridiche Specialistiche. Nel 2002 viene istituito il festival della letteratura mediterranea e nel 2005 il teatro Garibaldi, chiuso dalla seconda guerra mondiale, è stato finalmente riaperto.

 
Chiesa di San Francesco d'Assisi, oggi santuario di San Francesco Antonio Fasani

Sempre nel 2001 la trecentesca chiesa di San Francesco d'Assisi è divenuta il santuario di San Francesco Antonio Fasani e nel 2008 "Monumento di una cultura di pace". Negli ultimi anni al Padre Maestro sono stati dedicati anche il nuovo quartiere “Lucera due” con l'edificazione di una parrocchia, un Istituto Comprensivo (scuola primaria nel quartiere della Ferrovia - scuola secondaria di primo grado, nei pressi del Convitto Nazionale) e un Centro di Solidarietà, nella struttura che ospita la Caritas Diocesana, dove sorgeva l'ospedale oftalmico.

Il terremoto del 31 ottobre 2002 ha lesionato diversi edifici, causando la chiusura di alcune chiese del centro storico (Santa Maria del Carmine, San Leonardo, San Gaetano, Sant'Anna), che sono state riaperte dopo lavori di messa in sicurezza e restauro. L'ultima in ordine di tempo è stata la chiesa di San Leonardo, riaperta al culto il 14 marzo 2015.[68]

Il 14 luglio 2009, dopo più di quarant'anni, la tratta ferroviaria Lucera-Foggia ha ripreso a funzionare, riducendo notevolmente le corse degli autobus. Tuttavia il progetto iniziale contemplava la realizzazione di un proseguimento della stessa linea verso Campobasso così da consentire i collegamenti con Roma[69].

Il 16 novembre 2010, la cella, dove ha vissuto per 35 anni e ha esalato l'ultimo respiro San Francesco Antonio Fasani, è tornata a far parte del convento di Lucera. La comunità dei frati ha infatti ottenuto l'area da parte dell'Amministrazione Penitenziaria, che la deteneva da ben 144 anni.[70]

L'11 maggio 2012 al Santuario di San Francesco Antonio Fasani è stato concesso il titolo di Basilica minore, che viene proclamato il 29 novembre 2012 alla presenza del cardinale Giuseppe Bertello.[71]

Il 18 dicembre 2015 il vescovo Domenico Cornacchia ha annunciato che San Francesco Antonio Fasani è stato dichiarato ufficialmente Compatrono di Lucera[72][73] Il 23 aprile 2016, nella Basilica Santuario viene data lettura del Decreto di Proclamazione, alla presenza del cardinale Robert Sarah.[74].

La città ad oggi mantiene il suo Carcere, l'Ospedale Francesco Lastaria, la sede del Commissariato di Polizia, nonché della Polizia Locale, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco; è sede di diversi uffici finanziari, dall'Ufficio delle Entrate alla Conservatoria dei Registri immobiliari.

La città ora si fregia del titolo di "città d'arte". La biblioteca “Ruggero Bonghi” conta più di centomila volumi di diverso genere e di vari secoli. Il restaurato museo “Archeologia Urbana "Fiorelli" e il museo Diocesano conservano numerosi reperti storici-artistici.

SimboliModifica

Lo stemma della città di Lucera, concesso con D.C.G. del 6 settembre 1935,[75] ha la seguente blasonatura:[76]

«d'azzurro al leone passante al naturale su una campagna di verde tenente nella branca anteriore destra una banderuola con l'effige della Vergine Assunta avente nelle braccia Gesù Bambino, sormontato da una fascia di argento con la sigla S.P.Q.L.»

mentre il gonfalone civico, anche questo concesso con il decreto del 1935, ha la seguente descrizione:[76]

«drappo di colore azzurro, riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in oro Città di Lucera»

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Lucera si presenta come il risultato del continuo sovrapporsi di testimonianze architettoniche ed urbanistiche di secoli diversi, in una compenetrazione unica e suggestiva che mostra il complesso rapporto che la città ha sempre instaurato con il proprio passato, in un alternarsi di sviluppi caotici, periodi di decadenza, rinascite e tentativi, in età contemporanea, di ammodernamento del tessuto urbano[77].

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta (Lucera) e Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani.

Lucera è ricca di antiche chiese di grande importanza, tra le quali la più celebre è certamente il Duomo, cattedrale gotica divenuta simbolo della città. Il comune federiciano inoltre ospita molti altri edifici religiosi di grande valore storico e artistico. Tra questi, in particolare, sono da ricordare la Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani, considerata da sempre uno dei principali luoghi di culto cattolico della città, nonché Monumento Testimone di una Cultura di Pace, l'ex convento e chiesa del Santissimo Salvatore, sede della Biblioteca comunale, la chiesa di San Domenico, originariamente medievale, ora visibile in forma barocca, la chiesa di sant’Antonio Abate, la chiesa di San Giacomo Maggiore, la chiesa di San Giovanni Battista, la chiesa di Santa Caterina, la chiesa di San Bartolomeo e la chiesa di Santa Maria della Libera[78][79].

Architetture civiliModifica

 
Palazzo Cavalli

Il centro di Lucera è ricco di palazzi, costruiti soprattutto nei secoli XVII e XVIII come dimore private delle maggiori famiglie della città; gli stili architettonici rappresentati nel centro cittadino sono molti, dal neogotico, al barocco all'eclettico sino al liberty e al razionalismo del dopoguerra. La storia degli edifici civili lucerini si estende fino ai giorni nostri, comprendendo le numerose architetture moderne caratterizzanti le zone di più innovativa concezione del territorio cittadino[80].

Fra i palazzi pubblici, infatti, vanno ricordati solo l'antico Palazzo Mozzagrugno, esempio di stile neoclassico, restaurato nel 1831, sede del municipio e del Teatro Garibaldi, affiancato da una piccola piazzetta, dove sorge la casa della serva di Dio Rosa Lamparelli.

Maggiore importanza avevano le dimore private, fra le quali vanno ricordati Palazzo Gifuni, Palazzo Lombardo, Palazzo Cavalli e Palazzo De Nicastri. Interi quartieri, come quello intorno a piazza San Giacomo, sono composti di palazzi nobiliari, ad esempio palazzo Curato e il più antico palazzo Ramamondi e la sua torretta saracena. Piazza della Repubblica, con i suoi palazzi e il suo tessuto urbanistico, ricorda invece la Lucera dell'ottocento[80].

Architetture militariModifica

Come tutte le antiche città guerriere, Lucera, fin dai tempi romani era cinta di solide mura, con porte di accesso munite di saracinesche, più volte abbattute durante i vari assedi. Per difendere la città, Roberto d'Angiò, denominato il saggio, cinse la città con nuove solide mura. L'ampliamento del perimetro della città e la ricostruzione della cinta muraria, dotata anche di fossati e torrioni, venne segnalata a re Roberto e da questi ottenuta dietro richiesta del Vescovo Agostino Casotti. L'opera deperì col passare del tempo, fino a quando gli avanzi furono completamente rimossi dall'Amministrazione municipale nel 1855[81].

Oltre ad alcuni tratti delle antiche mura, restano a ricordare le uniche porte cittadine della cinta medievale giunte sino a noi, ovvero la monumentale Porta Troia, prospiciente l'antica città dauna Ecana (Troia), simile a quella contemporanea eretta a Sulmona, con l'arco a sesto acuto e la facciata a grosse bugne rettangolari, e Porta Foggia. Nel settecento le porte della città erano ben cinque: oltre alle attuali Porta Troia e Porta Foggia a sud e a sud-ovest, vi era Porta Albana (o di Sant'Antonio Abate), a nord-ovest, che conduceva ai colli Albano e Belvedere, la porta San Giacomo e ad est la Porta San Severo, che guardava verso la città di San Severo, a nord di Lucera[81][82].

L'architettura militare più imponente è la Fortezza svevo-angioina, un castello risalente al XIII secolo, di età federiciana e angioina. Posto sulla sommità piana del colle Albano sul quale sorgeva l'acropoli della Lucera romana, difeso per tre lati da ripide pareti a strapiombo, la Fortezza domina il Tavoliere delle Puglie. Federico II fece edificare il suo Palatium nel 1233, mentre la muraglia della Fortezza è stata edificata da Carlo I d'Angiò (1269). La cinta muraria irregolare che cinge l'intera collina è lunga 900 m e si compone anche di 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari. L'ingresso principale è collegato a viale Castello tramite un caratteristico ponte che attraversa un grande fossato. Ad oggi l'intera area costituisce zona archeologica. Sono infatti visibili tracce di epoche diverse: capanne neolitiche, ruderi del periodo romano, paleocristiano, svevo e angioino.

Anfiteatro Romano AugusteoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro romano di Lucera.

Numerosi sono i luoghi di cultura presenti a Lucera[83] tra cui spicca l'anfiteatro romano, un monumento di epoca romana situato nella periferia est della città. Risale all'età augustea ed è fra i più antichi dell'Italia meridionale.[84] Per le sue notevoli dimensioni, risulta essere la più importante testimonianza romana di tutta la Puglia, nonché più antico del Colosseo di Roma (Anfiteatro Flavio)[85].

È straordinariamente conservato, realizzato per un pubblico numeroso, con una capienza tra i 16.000 e i 18.000 spettatori.[86]

Vie e piazzeModifica

Sono diverse le vie e piazze di Lucera che hanno rilevanza storica, architettonica, sociale o commerciale. Tra le più celebri piazze cittadine, vi sono piazza del Duomo, piazza Giacomo Matteotti, Piazza del Popolo, piazza della Repubblica, piazza Nocelli, piazza Guglielmo Oberdan, piazza Di Vagno, piazza Gramsci, piazza Salandra (collegata a piazza del Duomo) e piazza San Francesco.

Altre piazze degne di menzione sono piazza Umberto I, piazza Bruno, piazza del Carmine, piazza Tribunali e piazza San Matteo.

Per quanto riguarda le vie, sono degne di nota via Bovio (considerata una delle zone più lussuose della città, nonché uno dei maggiori centri dello shopping), via Federico II, corso Manfredi e corso Giuseppe Garibaldi (importanti strade commerciali con numerosi punti vendita di vari tipi di merce) e via IV Novembre.

Siti archeologiciModifica

La presenza di siti archeologici che raccontano la Lucera romana è di grande rilievo, soprattutto considerando la varietà dei resti che sono venuti alla luce nel corso dei secoli. I bronzetti antropomorfi e zoomorfi, rinvenuti nel 1800 sulla collina della fortezza, sono pertinenti a un carrello cultuale, attribuibile a un contesto funerario che ha restituito altri elementi del corredo, databile VII secolo a.C. I corredi delle tombe a grotticella scoperte vicino alla fortezza, provano la forte ellenizzazione del centro. L’area urbana della colonia latina venne definita con la costruzione della cinta muraria in blocchi di arenaria. La stipe votiva rinvenuta sul colle del Belvedere, ricca di ex voto e frammenti fittili di decorazione architettonica e frontonale, si riferisce a un santuario urbano, identificabile con quello di Atena Iliàs noto dalle fonti, impiantato dopo la fondazione coloniale su un luogo di culto daunio degli inizi del IV sec. a.C.

Aree naturaliModifica

Partendo da Lucera e costeggiando i vari boschi, si può restare incantati dal paesaggio ancora incontaminato, dalla ricchezza della flora e della fauna; molti sono gli itinerari naturalistici da intraprendere, come pure quelli storico-culturali[87]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti (migliaia)

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2016 gli stranieri residenti a Lucera sono 1 209, pari al 3,45% della popolazione comunale[88]. Le comunità nazionali più numerose sono:

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto lucerino.
 
Dove è parlato il lucerino

«Món ‘a pròt o calcagn e èsc u sangh p’u nas
(Scaglia la pietra per colpire il tallone, ma gli esce il sangue dal naso)»

([89])

Il dialetto lucerino, parlato nella città di Lucera e in alcune frazioni limitrofe, è classificato tra i dialetti pugliesi settentrionali che appartengono al gruppo dei dialetti italiani meridionali. Di probabile derivazione greco-latina, ha affinità con l'arabo, il francese, lo spagnolo e il tedesco[90].

È una variante di lingua napoletana; si differenzia dal dialetto foggiano e dagli altri parlati del Tavoliere, dal dialetto garganico e dai dialetto apulo-barese, con i quali presenta delle affinità[91][92].

ReligioneModifica

La confessione più diffusa a Lucera è il cattolicesimo. La città è sede della diocesi di Lucera-Troia, che comprende 19 comuni. La diocesi, suffraganea dell'arcidiocesi di Foggia-Bovino, nacque nel 1986 dall'unificazione delle diocesi di Troia e Lucera, entrambe di antica origine. Accanto a Santa Maria Patrona e ai due compatroni, San Rocco di Montpellier e San Francesco Antonio Fasani, Lucera vanta una serie di santi protettori: San Basso di Lucera, San Pardo, Beato Giovanni, San Marco di Eca, Beato Agostino Casotti, Sant'Antonio di Padova, San Ludovico d'Angiò, San Vincenzo Ferreri, San Pasquale Baylon, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Gerardo Maiella, San Giuseppe, San Pietro e San Paolo, raffigurati sulle formelle della balaustra della Basilica Cattedrale, datata al 1906, assieme a quella raffigurante la Patrona[93].

Papa Giovanni Paolo II la visitò il 25 maggio 1987, per venerare il corpo di San Francesco Antonio Fasani, da lui canonizzato l'anno precedente, e per rendere omaggio all'icona angioina di Santa Maria, definendola "città della luce e della voce"[94].

Le minoranze religiose praticano il culto in forma privata, essendo prive di strutture di culto o di organizzazioni territoriali, con le eccezioni dei Testimoni di Geova e dell'Assemblea cristiana evangelica, quest'ultima appartenente all'Assemblee di Dio in Italia.

La città di Lucera, fin dai tempi dei saraceni di Federico II, è inoltre legata alla cultura religiosa orientale, anche se oggi mancano edifici di culto musulmano, nonostante nel 1200 la città fosse piena di moschee, distrutte con l'arrivo degli angioini e mai più ricostruite.

CulturaModifica

IstruzioneModifica

BibliotecheModifica

  • Biblioteca Comunale “Ruggero Bonghi” con sede presso l'ex Convento del SS. Salvatore in Piazza Beato Giovanni Vici.
  • Biblioteca Diocesana con sede presso il Seminario Vescovile in via Blanch.
  • Archivio di Stato di Lucera con sede in Via dei Saraceni.
  • Archivio Notarile Distrettuale con sede in Via San Domenico.
  • Biblioteca del Centro regionale servizi educativi e culturali (CRSEC) con sede in Viale Raffaello.

ScuoleModifica

Hanno sede a Lucera numerose scuole di ogni ordine e grado, di cui 16 dell'infanzia, 8 primarie e 3 secondarie di primo grado; le scuole secondarie di secondo grado si dividono in 5 licei (1 artistico, 1 classico, 1 scientifico, 1 linguistico, 1 delle scienze umane), 2 istituti tecnici (1 a indirizzo economico e 1 a indirizzo tecnologico), 2 istituti professionali (dell'industria e dell'artigianato)[95].

UniversitàModifica

Già sede universitaria di chirurgia, diritto e procedure penali, Lucera col passare del secoli perse tutte le cattedre. Dal 2001 al 2008 è stata sede distaccata dell'Università degli Studi di Foggia, grazie l'attivazione della Facoltà di Beni Culturali, presso il Convitto Nazionale. Perdendo anche questa cattedra, ora a Lucera resta solo la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, presso gli Orfanotrofi Riuniti.

MuseiModifica

Museo di Archeologia Urbana "Giuseppe Fiorelli"Modifica

 
Busto di Proserpina, o Venere (metà II sec. a.C.)

Il museo di archeologia urbana "Giuseppe Fiorelli" (MAU) si trova all'interno di Palazzo de Nicastri-Cavalli, nel centro della città. Fondato e inaugurato nel 1905 come museo civico, custodisce reperti che vanno dalla Preistoria al Medioevo. Inoltre è possibile ammirare le sale del palazzo nobiliare, vincolato dal Ministero per i beni culturali e ambientali con decreto del 23 agosto 1984, come "esempio notevole di dimora signorile settecentesca in Lucera"[96].

Al suo interno è esposta la "Stipe votiva del Salvatore", rinvenuta sul colle Belvedere, dove si presume fosse il tempio dedicato ad Atena[97].


Museo Diocesano di LuceraModifica

 
Palazzo Vescovile (XVIII secolo), sede del Museo Diocesano
 
La Madonna delle Stelle

Il museo diocesano, la cui sede è il Palazzo Vescovile, in piazza Duomo, è stato inaugurato nel 1999. La collezione museale è composta da cimeli di diverso tipo.

 
Statua dell'Angelo Custode

Fra le sculture, oltre a due statue settecentesche raffiguranti San Michele Arcangelo e l'Angelo Custode, vi sono una statua in pietra policroma raffigurante la Madonna della Melagrana (secolo XIV), un trittico proveniente da un cenotafio smembrato, con al centro una lastra raffigurante la Madonna delle Stelle (secolo XIV), la statua del compatrono San Francesco Antonio Fasani e del suo Bambinello, opere attribuite all'artista Giacomo Colombo.

Tra i paramenti sacri si conservano il camice di lino con ricami, la stola e il cappello del Beato Agostino Kasotic (XIV secolo), il mantello di lana del francescano San Francesco Antonio Fasani (secolo XVII-XVIII) e ulteriori manufatti tessili dei secoli XVIII-XX.

La raccolta di opere pittoriche proviene in gran parte da chiese e conventi soppressi di Lucera, tra cui spiccano due oli su tavola del XVI secolo: la Deposizione di Francesco da Torremaggiore del 1515 e la Madonna della Grazie di Carlo Tolentino (detto il Tartaglia) del 1565. Interessanti anche un San Martino che dona il mantello al povero, attribuito al pittore fiammingo Gaspar Hovic, e una Giuditta e Oloferne. In esposizione anche tre opere del pittore lucerino Giuseppe Ar.

Una parte della collezione è composta dal Tesoro del Capitolo Cattedrale che, fra vari pissidi e ostensori di varie epoche, conserva un reliquiario a forma di pisside in diaspro sanguigno rosso del XIII secolo, cimelio che si vuole appartenesse alla distrutta cattedrale di Fiorentino, un dittico (o coperta di evangelario) in lamine d'argento dorato del XIV secolo, annoverato tra le opere più rare dell'antica oreficeria della città di Sulmona, e le chiavi e le corone dell'icona di Santa Maria Patrona di Lucera.

È visibile anche la cappella del palazzo dove è conservato un artistico armadio-cappella (fine XVIII secolo), contenente l'altare in legno dorato appartenuto alla famiglia Freda.

Alla collezione di reliquiari vanno aggiunti i vari suppellettili sacri: crocifissi, candelabri, libri liturgici, seggi e sigilli episcopali.

L'arredamento dei saloni: tavoli e porte, poltrone, tendaggi, lampadari in legno, bronzo e ferro battuto, scrivanie, librerie, armadi e salotti (secoli XVIII-XX).

Mosaici di San GiustoModifica

Inaugurato il 9 dicembre 2018, il polo museale, realizzato nell'orto dell'ex convento del Santissimo Salvatore, espone i mosaici paleocristiani rivenuti a Borgo San Giusto, pavimento della chiesa A del complesso di V secolo, ritrovati durante i lavori per la realizzazione dell'omonima diga e successivamente portati alla luce durante quattro campagne di scavo svoltesi tra il 1995 e il 1999, dirette da Giuliano Volpe, ex rettore dell'Università degli Studi di Foggia.

Pinacoteca ComunaleModifica

La Pinacoteca Comunale è allestita all'interno dell'ex convento del SS. Salvatore. Conserva le opere di importanti artisti contemporanei locali: Giuseppe Ar, Emanuele Cavalli e Umberto Onorato. Due sale sono inoltre allestite con opere di artisti della Scuola di Posillipo: Anton Sminck van Pitloo, Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, ecc.

Gallerie d'arteModifica

  • Galleria Gagliardi
  • Galleria Valeno

MediaModifica

Hanno sede a Lucera SundayRadio e RadioEuropa, oltre all'emittente televisiva Telecattolica. Vi si stampano i periodici Il Centro, Il Meridiano e Il Sentiero.

TeatriModifica

Teatro GaribaldiModifica

In pieno centro sorge il Teatro Giuseppe Garibaldi, principale teatro della città di Lucera, nonché il quarto teatro all'italiana della Puglia dopo il Petruzzelli di Bari il Politeama Greco di Lecce e il Teatro Verdi di Brindisi.

In principio intitolato alla regina delle Due Sicilie Maria Teresa Isabella di Borbone[98] è sorto nel 1837 su progetto dell'architetto ed ingegnere Luigi Oberty (1790-1874) ed è stato inaugurato la sera del 7 giugno 1838 con le rappresentazioni Lucia di Lammermoor, Donizetti e La sonnambula di Bellini[98]. Situato all'interno di palazzo Mozzagrugno, sede centrale del comune, in corso Garibaldi 76, nel 1903, a seguito di lavori di ampliamento, venne ribattezzato quale gemello in miniatura del Teatro Petruzzelli di Bari[99]. Nel 1977 venne approvato il progetto di recupero della struttura, i lavori furono completati nel 2005. Il teatro è stato nuovamente inaugurato nel marzo 2005 e nel 2006 è stata organizzata la prima stagione di prosa. Il teatro, che può ospitare 697 spettatori[100], ha una sala a forma semicircolare con due ordini di palchi e una galleria.

Cinema teatro dell'OperaModifica

Il Teatro dell'Opera di Lucera nasce all'interno dell'Opera San Giuseppe, nel quartiere di Porta Croce, nelle vicinanze della fortezza svevo-angioina. Affidata ai padri giuseppini del Murialdo nel 1922 e in particolare al servo di Dio Angelo Ferracina, l'opera venne inaugurata il 19 marzo 1959 e al nascente teatro, con una capienza di oltre 600 posti, fu dato il nome di Sala ricreativa cinematografica san Giuseppe[101]. A causa dell'identificazione di sala della parrocchia di Cristo Re e data la presenza delle altre sale cinematografiche della città (il Politeama, il cinema Lepore e il cinema Roma), numerose furono le difficoltà alla sua gestione. Alla fine degli anni ottanta, però, con la chiusura di tutte le sale cittadine, la Sala ricreativa cinematografica san Giuseppe si ritrova ad essere l'unico teatro/sala cinematografica di Lucera. Nel 1991 la sala viene ristrutturata completamente e viene ribattezzata come Cinema teatro dell'opera, con capienza di 428 posti, divisi fra platea e galleria. Nel 2007 la gestione della struttura viene affidata ad un'associazione culturale mentre nel 2008 vi è un'innovativa ristrutturazione alle strutture del palcoscenico, che riesce a rendere il teatro dell'Opera una realtà accessibile anche a compagnie professioniste a livello nazionale. Da allora periodicamente vengono organizzare delle stagioni teatrali.

CinemaModifica

CucinaModifica

 
Caciocavallo

La cucina cittadina in generale si basa sui tre prodotti agricoli principali della regione cioè il grano, l'olio e il vino. È arricchita anche da ortaggi e frutta, abbondanti nell'agricoltura locale, e dalla produzione del pane e delle paste alimentari casalinghe: orecchiette, cavatelli, lasagne, troccoli e fusilli (ossia maccheroni arrotolati)[110].

Con la pasta fatta in casa si preparano anche panzerotti ripieni di ricotta, pomodoro, mozzarella o salsiccia piccante, pettole, pizze rustiche, focacce, taralli e gli scagliozzi, ossia fette di polenta fritta, preparate e vendute per le strade della città[111].

Condimenti sovrani sono l'olio d'oliva e l'aglio. Ottime sono le minestre di verdure e quelle a base di pane (pancotto), ceci, fave con cicorie, cavoli, sedani e finocchi che compaiono in tavola anche da soli con olio e aceto.

I piatti di carne sono per lo più a base di agnello, maiale (capocolli e salsicce varie, soprattutto condite con peperoncino), coniglio e cacciagione[112].

Come in molte parti del Mediterraneo, il vino accompagna i pasti lucerini. La tipica bevanda alcolica è il Cacc'e Mmitte, un vino DOC (denominazione attribuita nel 1975) la cui produzione è consentita nella zona compresa tra le pendici del Subappennino dauno e l'alto Tavoliere, nei territori dei comuni di Lucera, Biccari e Troia[113].

Primi piattiModifica

Il primo piatto tipico sono le orecchiette accompagnate da verdure spontanee, in particolare con la rucola che cresce all'interno delle mura della fortezza svevo-angioina[114].

Altri primi piatti:

  • Orecchiette al ragù di carne; condite da un sugo di involtini: un piatto tipico dei pranzi domenicali lucerini[115].
  • Troccoli al ragù[116];

Secondi piattiModifica

I secondi piatti della tradizione lucerina sono:

  • Fagiolini con patate e pomodoro, tipico piatto della cucina estiva lucerina, proposto come contorno o come piatto unico, può essere abbinato anche alla pasta[117]
  • Anguilla arrosto, è destinata tipicamente al consumo natalizio, generalmente preparata arrosto per gli esemplari più grandi, in umido, o anche fritta per gli esemplari più piccoli. Gli avanzi vengono di solito riciclati il giorno successivo dopo averli marinati in aceto aromatizzato con origano, alloro, aglio e pepe. Al di fuori della tradizione natalizia si preferisce la preparazione alla brace che, permettendo la colatura del grasso in eccesso, garantisce una digeribilità più elevata[118]
  • Brasciole, involtini di carne di dimensioni medio-grandi (10–15 cm), preparati con fettine di cavallo (o di vitello, contravvenendo alla ricetta tradizionale) ripiene di lardo e pecorino. È un piatto tipico del pranzo domenicale, tradizionalmente associate ai pezzetti di cavallo al sugo e alla classica pasta fatta in casa (orecchiette e maccheroni)[114]
  • Torcinello, formato da budella d'agnello ripiene di animelle d'agnello. Solitamente, si consuma cotto sui carboni, ma a volte viene mangiato anche al ragù[119]
  • Baccalà, cucinato in bianco o col pomodoro, variante pastellato e fritto uno dei pezzi del tradizionale fritto misto[120].

DolciModifica

I dolci tipici sono:

  • Farrata (pizza farrata), periodo feste pasquali[121];
  • Ciambellone ricoperto di glassa al limone, periodo feste pasquali[122];
  • i cicce cutte (grano tenero e chicchi di melagrana con mosto cotto, cioccolato fondente e noci), periodo inizio novembre, in concomitanza della commemorazione dei defunti[123];
  • Cartellate, dolce tipico di origine romana proveniente dalla "crustula", biscotto che il maestro donava ai fanciulli meritevoli (pastafrolla fritta con miele bianco o mosto cotto a forma di corona), periodo feste natalizie[121];
  • Mandorle tostate e poi passate nel cioccolato fondente, periodo feste natalizie[122];
  • Dolci speziati al cioccolato e vincotto, periodo feste natalizie[114];
  • Chiacchiere, dolce fritto con zucchero a velo), periodo carnevale[114];
  • Taralli al vino bianco[124]

EventiModifica

Corteo storico e Torneo delle ChiaviModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Corteo storico e Torneo delle chiavi (Lucera).

Il corteo storico di Lucera è una manifestazione storico-folkloristica che si tiene a Lucera dal 1983 nell'agosto di ogni anno, e che si ispira liberamente alle vicende storiche del periodo di Carlo II d'Angiò e della fondazione della Civitas Sanctae Mariae sulle rovine della Luceria Saracenorum[125].

SvolgimentoModifica

Con l'istituzione del corteo storico, inizia a Lucera la tradizione di commemorare ogni 14 agosto la consegna delle chiavi della città da parte di Carlo II d'Angiò al simulacro di Santa Maria Patrona, seguito dalla processione in piazza Duomo.

 
Palio di Lucera

Il torneo delle chiavi è una manifestazione ludica abbinata al corteo; prevede una gara fra i cinque rioni in cui è stata di recente divisa la città, che prendono il nome dalle cinque porte cittadine, per l'assegnazione di un palio.[126].

Altre manifestazioniModifica

  • Festival della letteratura mediterranea, organizzato dall'Associazione Culturale “Mediterraneo è Cultura” sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, si svolge nel mese di settembre. La manifestazione è ambientata nelle piazze del centro storico e nei cortili dei palazzi nobiliari della città. L'evento consiste in incontri con scrittori molto noti del panorama letterario del bacino mediterraneo[127].

Festa patronaleModifica

 
Piazza del Duomo al rientro della processione del 16 agosto

La festa di Santa Maria Patrona, in dialetto lucerino "i fist d'agust", è la festa patronale in onore della patrona principale della città e della diocesi di Lucera-Troia, che si svolge annualmente il 14-15-16 agosto[128].

Alla Vergine sono associati in alcuni dei festeggiamenti san Francesco Antonio Fasani e san Rocco, compatroni della città.

 
Processione in onore di Santa Maria Patrona di Lucera il 16 agosto

I festeggiamenti si ricollegano alla ripresa del culto della Vergine dopo la conquista della città e la distruzione della colonia saracena ad opera degli angioino. Ad aprire la processione sono sempre le parrocchie, seguite dalle associazioni religiose e le confraternite, il clero e la miracolosa icona della Patrona; chiudono l'amministrazione comunale e la banda musicale. Suggestivo è l'arrivo dell'icona a Porta Foggia, dove anticamente si svolgeva la preghiera per i campi[128].

Festa di san Francesco Antonio FasaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: San Francesco Antonio Fasani.
 
Processione del Padre Maestro del 29 novembre 2003

La memoria liturgica del Santo è il 29 novembre, anniversario della dipartita, nonché festa compatronale di Lucera. Inoltre, la città ricorda il suo Santo in altre due ricorrenze: il 6 agosto (nascita) e 21 settembre (ordinazione sacerdotale).

Riti pasqualiModifica

Con l'inizio della Quaresima, la città di Lucera viene riempita di numerose bambole di pezza, le Quarantane. Le cosiddette “Vedove del Carnevale” sono vestite di stracci neri con la faccia bianca funerea e l'arancia con le sette penne, di cui sei nere che simboleggiano le domeniche di penitenza e una sola bianca che simboleggia la Santa Pasqua.

Nella settimana santa, numerose sono le funzioni religiose, come la Via Crucis cittadina e la Messa Crismale del Mercoledì Santo.

  • Giovedì Santo

La sera del Giovedì Santo si svolgono i “Sepolcri”, ovvero la visita agli altari della deposizione, nelle varie chiese della città. L'adorazione del Santissimo Sacramento segue la Messa in Coena Domini e viene praticata da tanti fedeli che affollano le vie di collegamento delle tre chiese centrali del borgo antico: la Chiesa del Carmine, il Santuario di san Francesco Antonio Fasani e la Basilica Cattedrale dell'Assunta.

  • Venerdì Santo

La sera del Venerdì Santo, dal Santuario di san Francesco Antonio Fasani ha inizio il rito penitenziale dal titolo emblematico “Il Calvario, la Pietà e la Desolata”. Le parrocchie, le confraternite e il clero prendono parte alla processione che si snoda nel centro storico della città. Chiudono il corteo le tre venerate statue del Crocifisso, del Cristo morto e dell'Addolorata. Al rientro della stessa, nella piazza antistante il Santuario, la lettura della Passione di Cristo fa da cornice al tradizionale movimento delle statue. Conclude la serata i canti della Desolata, all'interno della chiesa.

  • Domenica di Pasqua

La tradizionale Messa della notte apre le funzioni religiose delle varie chiese della città. In tarda mattinata, dalla chiesa di Sant'Antonio Abate ha luogo la silenziosa processione di Gesù Risorto, nel centro storico della città.

Il lunedì di Pasquetta vengono accese le Quarantane, rimaste per tutta la quaresima a vegliare sulla città[129].

Geografia antropicaModifica

 
Cartello posto all'ingresso di Lucera, provenendo da Foggia

La città di Lucera si caratterizza per la vastità del suo territorio, che la rende il trentesimo comune d'Italia per estensione e il settimo della Puglia.

Suddivisioni amministrativeModifica

QuartieriModifica

La città è suddivisa in cinque macro aree chiamate "zone": Zona nord, Zona sud, Zona ovest, Zona est e Zona centro.

Quartieri Zona
Cappuccini - Ospedale - Porta San Severo - San Matteo - Santa Lucia - Terme Romane - Torretta Zona nord
167 CEP - Ferrovia - Mura - Pezza del Lago - Porta Troja Zona sud
Porta Croce - San Francesco Zona ovest
Anfiteatro - Lucera Due - Lucera Tre - Porta Foggia - San Giacomo - San Giovanni - Santa Caterina Zona est
Carmine - Carpentieri - Cassella - Convitto - Duomo - Piazza Mercato - San Domenico - San Leonardo Zona centro

Frazioni e località similiModifica

Il comune è suddiviso in 25 frazioni, qui di seguito elencate;

  • Borgo San Giusto
  • Centragallo
  • Fattoria Cavalli
  • La Marchesa
  • La Motticella
  • Masseria Casanova
  • Masseria De Palma
  • Masseria Di Giovine
  • Masseria Ferula
  • Mezzana Grande
  • Mezzanelle
  • Masseria Monaco
  • Montaratro
  • Masseria Parisa
  • Masseria Petraiolo
  • Masseria Schiavone
  • Scorciabove
  • Masseria Villano
  • Melandro
  • Palmori
  • Ponte di Troja
  • Posta Santa Lucia
  • Reggente
  • Vigna Nocelli
  • Villa Napolitano

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

 
Mappa che raffigura la posizione geografica di Lucera

La città è servita dalla Strada statale 692, già nuova strada ANAS 2 Tangenziale Ovest di Lucera (NSA 2), il cui percorso si snoda nel territorio comunale. Rappresenta una variante al passaggio per il centro abitato di Lucera per tutto il traffico proveniente dal Molise (ovest) e diretto nella zona di San Severo e del Gargano (nord), e viceversa.

Per Lucera passano inoltre diverse strade statali e provinciali:

FerrovieModifica

Le due principali stazioni ferroviarie sono:

Oltre alle stazioni più importanti, sono presenti nella città le stazioni di Lucera Don Bosco, Lucera Vaccarella e Lucera Piazza del Popolo, quest'ultima in disuso, in attesa dei lavori di riapertura.

AeroportiModifica

Lucera AirfieldModifica

 
Il Lucera Airfield ripreso dall'alto durante la guerra

Il Lucera Airfield è un aeroporto militare costruito alla fine del 1943 dagli americani[131], situato a circa 13 km a nord-ovest di Foggia, con una pista di volo, una torre di controllo in acciaio, strutture per il personale e per il ricovero degli apparecchi[131].

L’aeroporto diventò operativo dal febbraio del 1944 e da esso prendevano il volo i Boeing B-17 Flying Fortress[131], conosciuti anche come Fortezze volanti, aerei quadrimotore della classe dei bombardieri pesanti. Dall'aeroporto durante il conflitto mondiale partirono missioni d’appoggio alle forze impegnate ad Anzio e Cassino, azioni di appoggio all’esercito Russo impegnato nei Balcani e successivamente le unità stanziate a Lucera supportarono l’avanzata degli alleati nella pianura padana con bombardamenti strategici su vie di comunicazione e centri di comando tedeschi. Negli ultimi mesi di attività la base aerea lucerina ospitò i North American P-51 Mustang[131], del 332º Gruppo Caccia denominato "Tuskegee Airmen", una squadriglia di volo composta integralmente da piloti afroamericani[131].

Mobilità urbanaModifica

Il trasporto pubblico urbano è organizzato su 6 linee di autobus ed è operato da mezzi della ditta Lucera Service s.c.a.r.l., la quale serve oltre la città, le frazioni vicine[132].

Tutti gli altri collegamenti (con i comuni della provincia, regionali, interregionali e internazionali) sono gestiti da tre imprese di trasporto (SITA, Ferrovie del Gargano e Marino Autolinee).

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 marzo 1989 9 giugno 1992 Giuseppe Melillo Democrazia Cristiana Sindaco [133]
11 settembre 1992 28 marzo 1993 Salvatore Tropea Comm. pref. [133]
28 marzo 1993 31 marzo 1994 Antonio Di Matto Partito Socialista Italiano Sindaco [133]
20 giugno 1994 5 dicembre 1994 Agostino Ricucci Comm. pref. [133]
31 dicembre 1994 30 novembre 1998 Giovanni Anniballi Sindaco [133]
30 novembre 1998 29 ottobre 2001 Domenico Bonghi Partito di Sinistra Sindaco [133]
29 novembre 2001 11 giugno 2002 Vincenzo Madonna Comm. pref. [133]
11 giugno 2002 11 giugno 2007 Giuseppe Labbate centro destra Sindaco [133]
11 giugno 2007 17 ottobre 2008 Vincenzo Morlacco lista civica Sindaco [133]
7 novembre 2008 8 giugno 2009 Michele Di Bari Comm. pref. [133]
8 giugno 2009 27 giugno 2014 Pasquale Dotoli lista civica Sindaco [133]
27 giugno 2014 in carica Antonio Tutolo lista civica: Lucera 2.0 Sindaco [133]

GemellaggiModifica

SportModifica

Nel comune hanno sede la società di calcio Unione Sportiva Lucera Calcio, fondata nel 1928, e la squadra di pallavolo A.s.d. Volleyball Lucera, militante nel campionato regionale di serie D 2015-2016.

Lucera ha ospitato diverse gare ciclistiche tra cui il Giro di Puglia e per cinque volte il Giro d'Italia.

Il 19 maggio 2010 la 11a tappa del Giro d'Italia è partita da Lucera ed è stata intitolata "Tappa del Cuore" per il suo arrivo a L'Aquila, città colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.[139][140]

Tappe del Giro d'Italia che hanno interessato Lucera:

Impianti sportiviModifica

  • Stadio Comunale, ristrutturato nel 2017. Vi disputa le partite interne la squadra di calcio locale, il Lucera.
  • Palasport Comunale;
  • Tensostruttura “Mauro Abate”;
  • Tiro a segno nazionale Lucera.

NoteModifica

  1. ^ laprovinciadifoggia.it, https://www.laprovinciadifoggia.it/lucera/storia-lucera.html. URL consultato l'8 agosto 2018.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ museionline.info, http://www.museionline.info/tipologie-museo/anfiteatro-romano-di-lucera. URL consultato il 25 febbraio 2019.
  5. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/puglia/provincia-di-foggia/87-comuni/popolazione/. URL consultato il 15 maggio 2018.
  6. ^ diocesiluceratroia.it, http://diocesiluceratroia.it. URL consultato il 15 maggio 2018.
  7. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/comuni/superficie/. URL consultato il 15 maggio 2018.
  8. ^ Lucera, su Tuttitalia. URL consultato il 26 agosto 2018.
  9. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani, su confedilizia.it. URL consultato il 25 marzo 2007 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2010).
  10. ^ [1]
  11. ^ Sito ufficiale del Comune di Lucera Archiviato il 14 giugno 2016 in Internet Archive.
  12. ^ Il "carrello di Lucera" Archiviato il 12 maggio 2006 in Internet Archive. sul sito del Circolo filatelico e numismatico dauno; Luisa Pietropaolo (a cura di), Sformate immagini di bronzo. Il Carrello di Lucera tra VIII e VII secolo a.C. (catalogo della mostra, Lucera 2002), Foggia 2002.
  13. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 1-7.
  14. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 14.
  15. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 15.
  16. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 16.
  17. ^ a b Lucera capitale della Provincia Questoria
  18. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 33
  19. ^ Mommsen E.T.: Storia di Roma Antica,I,741-742; Sansoni Editore, 1967, Firenze.
  20. ^ Lucera, fiera delle sue origini e del suo legame indissolubile con la storia di Roma, da alcuni secoli ha adottato nel suo stemma cittadino la sigla S.P.Q.L. (Senatus Populusque Lucerinus) simile a quella usata dall'Urbe, come si evince in un antico stemma in pietra nel chiostro dell'ex convento degli Agostiniani.
  21. ^ Cicerone, lettera ad Atticum
  22. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 201.
  23. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella storia e nell'arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 69.
  24. ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera 1932; Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008 p. 55;
  25. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, p.122; Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 202
  26. ^ Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987, p. 180
  27. ^ "La prima ā di Luģārā va naturalmente pronunciata ä, per il noto fenomeno dell'imāla diffuso in tanta parte del territorio linguistico arabo e segnatamente in Occidente, il quale si riscontra costante nella grafia dei nomi proprio lucerini (Agegius= al-Ḥaģģāģ, Solimen=Sulaymān, Abderramen e Adrahmen=ʿAbd ar-raḥmān [ma anche Aderraman], Hosman e Occhimen=ʿUṯmān ecc.)." G. Levi Della Vida, La sottoscrizione araba di Riccardo di Lucera, in <<Rivista degli Studi orientali>>, X, 1923-1925, p. 292
  28. ^ Si veda U. Rizzitano (a cura di), s.v. «Īṭaliya», in The Encyclopaedia of Islam, nuova edizione.
  29. ^ L'entrata di Manfredi di Sicilia a Lucera nel novembre 1254, su lucera.altervista.org.
  30. ^ L'Islam e Lucera nel XIII secolo
  31. ^ Raffaele Licinio, «Lucera», Enciclopedia fridericiana
  32. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 46
  33. ^ a b c Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 50
  34. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pagg. 51-52
  35. ^ I documenti relativi al cantiere della fortezza angioina, su lucera.altervista.org.
  36. ^ I documenti coevi ci dicono molto poco di ciò che accadde in quei drammatici giorni, lasciando libero il campo agli storiografi locali d'età barocca.
  37. ^ BCL, Tommaso Angiullo O.P., ms. 1665
  38. ^ Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 99-106
  39. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113
  40. ^ Antonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856, pag. 54
  41. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008
  42. ^ Tonino Del Duca, Vita e distruzione della Colonia Saracena di Lucera
  43. ^ Vito Bianchi, Sud ed Islam, una storia reciproca, Capone Editore, Lecce, 2003
  44. ^ Sulla base di un documento della cancelleria angioina che menziona il miles Pierre d'Angicourt (Petrus de Angicuria), il Protomagister operum Curie, chiamato a Lucera per una perizia sull'abbattimento di alcune case, si ipotizza che sia lui l'ideatore della Cattedrale dell'Assunta. Treccani: Pierre d'Angicourt
  45. ^ Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 106
  46. ^ Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pag.58-59
  47. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 116
  48. ^ Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizioni MGF srl, Lucera 2004, p. 14
  49. ^ Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987, p. 182
  50. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 107
  51. ^ Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizioni MGF srl, Lucera 2004, p. 15
  52. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 207
  53. ^ Giambattista d'Amelj Storia della Città di Lucera, Lucera 1861, II ed. Bologna 1983, p. 303
  54. ^ Fabio Mutinelli Storia arcana ed aneddotica d'Italia, raccontata dai Veneti ambasciatori, Venezia 1856, vol. II, pp. 167-169
  55. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pp. 208-209
  56. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 131
  57. ^ *Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 152, 153; * Vincenzo Di Sabato, Storia ed arte nelle chiese e conventi di Lucera, Foggia 1971, pag. 581, 651.
  58. ^ Il racconto completo della storica vicenda è al sito Repubblica Napoletana 1799
  59. ^ Legge n.132 dell'8 agosto 1806[collegamento interrotto]
  60. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 138
  61. ^ Archivio Storico Diocesano di Lucera. Processo canonico al Miracolo del 1837
  62. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, pp. 143, 144,150
  63. ^ a b Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizione MGF srl, Lucera 2004, p. 18
  64. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 158
  65. ^ a b Felicetta Di Iorio, La cittadella dello Spirito, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2007.
  66. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, Lucera, CRSEC FG/30, 2009, p. 162.
  67. ^ Legge 167 del 18 aprile 1962 Archiviato il 3 maggio 2010 in Internet Archive.
  68. ^ Riapre la chiesa di San Leonardo
  69. ^ Il futuro della linea
  70. ^ Padre Maestro: la cella è tornata a casa
  71. ^ Il Santuario è Basilica Minore
  72. ^ San Francesco Antonio Fasani Compatrono di Lucera
  73. ^ Il Padre Maestro è co-patrono di Lucera
  74. ^ Proclamazione Compatrono Lucera
  75. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su 151.12.58.148:8080. URL consultato il 17-09-2013 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2013).
  76. ^ a b Statuto comunale su comune.lucera.fg.it (PDF), su comune.lucera.fg.it. URL consultato il 17-09-2013 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  77. ^ Lucera, una città ricca di storia
  78. ^ Chiese di Lucera
  79. ^ [2]
  80. ^ a b ITINERARIO GENTILIZIO: NEL CENTRO STORICO TRA PALAZZI E CASE NOBILIARI
  81. ^ a b [3]
  82. ^ [4]
  83. ^ La più importante testimonianza romana della Puglia
  84. ^ Anfiteatro fra i più antichi dell'Italia meridionale Archiviato il 18 gennaio 2013 in Internet Archive.
  85. ^ La più importante testimonianza romana della Puglia
  86. ^ [5]
  87. ^ [6]
  88. ^ demo.istat.it, http://demo.istat.it/strasa2017/index.html. URL consultato il 16 maggio 2018.
  89. ^ [7]
  90. ^ Dizionario
  91. ^ Dionisio Morlacco, Dizionario del dialetto di Lucera, Lucera, 2015, p. 401.
    «Lucére, np. Lucera; Lucére pe Llucére, Lucera per Lucera (si diceva alla posta, spedendo la corrispondenza nella stessa città)…».
  92. ^ Francesco Piccolo, Il dialetto di Lucera (Foggia), in L'Italia dialettale. Rivista di dialettologia italiana, vol. XIV-XV, Anno 1938-39, Tip. G. Cursi e F., Pisa, 1939.
  93. ^ I protettori di Lucera raffigurati sulla balaustra della Cattedrale, su beweb.chiesacattolica.it. URL consultato il 21 dicembre 2018.
  94. ^ w2.vatican.va, https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1987/may/documents/hf_jp-ii_spe_19870525_visita-lucera.html. URL consultato il 14 ottobre 2018.
  95. ^ [8]
  96. ^ Dionisio Morlacco, Dimore Gentilizie a Lucera, Grenzi Ed. 2005, p.70.
  97. ^ Strabone, Geografia, Lib. VI, 1.14, 3.9
  98. ^ a b italiavirtualtour.it, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1109. URL consultato il 1º marzo 2019.
  99. ^ Il Teatro Garibaldi, su comune.lucera.fg.it. URL consultato il 22 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2016).
  100. ^ lucerabynight.it, https://lucerabynight.it/zoom_monumenti?id=4. URL consultato il 1º marzo 2019.
  101. ^ Storia del Cinema Teatro dell'opera Archiviato il 7 aprile 2013 in Internet Archive.
  102. ^ "Maria...vieni a Marcello" girato a Lucera
  103. ^ Trent'anni fa a Lucera si girava "Il soldato di Ventura" con Bud Spencer
  104. ^ Troisi a Lucera per "Le vie del Signore sono finite"
  105. ^ a b "Il diario di un prete" girato a Lucera
  106. ^ Girato a Lucera "Il procuratore"
  107. ^ A Lucera si gira "Come il vento"
  108. ^ A Lucera si gira "La Cornice" con Flaherty e Cuccinotta
  109. ^ Si gira a Lucera "In viaggio con Adele" con Isabella Ferrari
  110. ^ borghiautenticiditalia.it, https://www.borghiautenticiditalia.it/borgo/lucera-centro-storico. URL consultato il 27 agosto 2019.
  111. ^ gamberorosso.it, https://www.gamberorosso.it/notizie/articoli-food/cucina-pugliese-l-abc-dei-prodotti-e-dei-piatti-della-regione/. URL consultato il 27 agosto 2019.
  112. ^ puglia.com, https://www.puglia.com/ricette-pugliesi/. URL consultato il 27 agosto 2019.
  113. ^ Cacc'e Mmitte di Lucera, su albertolongo.it. URL consultato il 30 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  114. ^ a b c d Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 35.
  115. ^ lucera.it, http://www.lucera.it/in-cucina-con-lucia/orecchiette-al-sugo-con-ricotta-dura/. URL consultato il 14 ottobre 2018.
  116. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p.40
  117. ^ lucera.it, http://www.lucera.it/in-cucina-con-lucia/fagiolini-e-patate-al-pomodoro/. URL consultato il 26 ottobre 2018.
  118. ^ laprovinciadifoggia.it, https://www.laprovinciadifoggia.it/ricette-foggiane/2830-anguille-al-pomodoro.html. URL consultato il 26 ottobre 2018.
  119. ^ braciamiancora.com, https://www.braciamiancora.com/alle-origini-del-torcinello/. URL consultato il 26 ottobre 2018.
  120. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, pp. 43-44.
  121. ^ a b Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 50.
  122. ^ a b Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 52.
  123. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 51.
  124. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 54.
  125. ^ prolocolucera.wordpress.com, https://prolocolucera.wordpress.com/corteo-storico/. URL consultato il 23 ottobre 2018.
  126. ^ Torna il Torneo delle Chiavi
  127. ^ Festival della Letteratura Mediterranea
  128. ^ a b prolocolucera.wordpress.com, https://prolocolucera.wordpress.com/festa-patronale/. URL consultato il 24 ottobre 2018.
  129. ^ Il falò delle Quarantane
  130. ^ a b [www.lestradeferrate.it/31lucera/31lucera.htm www.lestradeferrate.it/31lucera/31lucera.htm]. URL consultato il 27 ottobre 2018.
  131. ^ a b c d e gagliardicasa.it, http://www.gagliardicasa.it/news.asp?ID=220. URL consultato il 26 ottobre 2018.
  132. ^ mail.comune.lucera.fg.it, http://mail.comune.lucera.fg.it/serv_tras_urb.asp. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  133. ^ a b c d e f g h i j k l http://amministratori.interno.it/
  134. ^ a b Copia archiviata, su stupormundi.it. URL consultato il 22 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  135. ^ Ufficio del Sindaco, su comune.lucera.fg.it. URL consultato il 17 maggio 2018.
  136. ^ Gemellaggio Lucera-Trogir: firmato accordo, su statoquotidiano.it. URL consultato l'11 agosto 2012.
  137. ^ La firma del patto gemellare
  138. ^ La delegazione croata in visita nella Cattedrale
  139. ^ Tappa Lucera-L'Aquila[collegamento interrotto]
  140. ^ La tappa del cuore

BibliografiaModifica

  • Giambattista d'Amelj, Storia della Città di Lucera, Lucera 1861, II ed. Bologna 1983;
  • Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Pesci, Lucera 1932, II edizione 1933;
  • Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934;
  • Giambattista Gifuni, Lucera, Lucera 1934, II ed. Urbino 1937, III ed. Lucera 2008;
  • Raffaele Licinio, Lucera, in Enciclopedia Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
  • Giuseppe Trincucci, Lucera. Storia e volti nel tempo, Lucera 1981;
  • Enrico Venditti, Vecchio Ferragosto Lucerino, Editrice Costantino Catapano, Lucera 1985;
  • Julie Anne Taylor, Muslims in Medieval Italy. The Colony at Lucera, Lanham-Boulder-New York-Toronto-Oxford, Lexington Books, 2003, ISBN 0-7391-1484-0;
  • Dionisio Morlacco, Dimore gentilizie a Lucera, Foggia 2005;
  • Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, Lucera 2009;

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN146662125 · LCCN (ENn83193749 · GND (DE4111403-6 · BNF (FRcb12222468d (data) · WorldCat Identities (ENn83-193749
  Portale Puglia: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Puglia