Giacomo Prandina

ingegnere e partigiano italiano

Giacomo Prandina (San Pietro in Gu, 25 luglio 1917Gusen, 20 marzo 1945) è stato un ingegnere, militare e partigiano italiano, medaglia d'oro al valor militare.

Indice

BiografiaModifica

Fervente cattolico, aderente all'Azione Cattolica si laureò prima in ingegneria elettrotecnica all'Università di Padova e successivamente in costruzione meccaniche a Torino. Richiamato alle armi l'8 settembre, si trovò presso il comando della 2ª zona territoriale di Padova, si diede alla macchia e cominciò ad organizzare le bande partigiane del vicentino e padovano. Si impegnò nell'allestimento dei campi di aviolancio e partecipò a diverse azioni di guerriglia, aiutando inoltre soldati dispersi ed ebrei assieme all'amico Giacomo Rumor.

Nel maggio del 1944 assieme a Luigi Cerchio "Gino", comunista, e a Gaetano Bressan "Nino", anche lui di San Pietro in Gu e futuro comandante della Brigata Damiano Chiesa, fondò il "Battaglione Guastatori" della futura divisione "Vicenza"[1]. Divenne commissario di divisione ma il 31 ottobre 1944 venne catturato dalle SS. Torturato inutilmente, fu deportato a Mauthausen e poi a Gusen dove morì prima dell'arrivo degli Alleati.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Di casa in casa, di paese in paese, ancora ricordato con commosso pensiero da quanti ascoltarono la sua parola, fu apostolo di fede che insegnò ai giovani, che scosse i dubbiosi. Le prime squadre partigiane dell’alto Padovano e del Vicentino furono da lui amorosamente curate e potenziate, i primi campi di aviolancio da lui impiantati, i primi servizi di raccolta notizie da lui organizzati. Uomo d’azione partecipò a centinaia di atti di sabotaggio, emergendo per ardire e sprezzo del pericolo. Arrestato subì disumane torture che, se piegarono il suo corpo, ne rafforzarono l’anima e mantenne spirituali rapporti con i compagni di fede che non volle spendessero per salvarlo energie e forze da riservare solo alla lotta per la Patria oppressa. Deportato in Germania e rinchiuso in un campo di annientamento, soccombette alla fame, agli stenti e alla pena che fino alla morte consumò il suo cuore in un’ardente fiamma di amore per la Patria lontana.[2]
— San Pietro in Gù, settembre 1943; Mauthausen, marzo 1945

RiconoscimentiModifica

  • I Comuni di Vicenza, Carmignano di Brenta, Grantorto, Padova, gli hanno intitolato una via
  • Il Comune di San Pietro in Gù, suo paese natale, gli ha dedicato una piazza
  • A Padova gli è stata intitolata una caserma, rimasta attiva fino al 31 dicembre 2005 e poi dismessa per la sospensione della leva obbligatoria

NoteModifica

  1. ^ Anpi Vicenza - scheda - visto 20 dicembre 2008
  2. ^ Quirinale - scheda - visto 20 dicembre 2008

BibliografiaModifica

  • Benito Gramola, San Pietro in Gù, una piccola capitale della Resistenza, 2004. Testimonianze e memorie sulla storia resistenziale dal 1918 al 1948. Pubblicato per volere dell'Amministrazione Comunale di San Pietro in Gù con il contributo della Regione Veneto
  • Gavino Sabadin, Giacomo Prandina, in La resistenza vicentina, citazione, pag 273-310
  • Benito Gramola - Annita Maistrello, La divisione partigiana "Vicenza" e il suo battaglione guastatori, Vicenza 1995
  • Renato Costa, Tre spari nella notte, Cierre edizioni, 2012.
  • In memoria dell'ingegnere Giacomo Prandina, rappresentante della Democrazia cristiana presso il comando militare provinciale del C.L.N. di Vicenza commissario della divisione "Vicenza", Vicenza,Tip. pontificia vescovile San Giuseppe, 1945

Collegamenti esterniModifica