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Giovanni Berta

attivista italiano
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il deputato del Regno d'Italia, vedi Giovanni Berta (1866-1930).
Giovanni Berta

Giovanni Berta (Firenze, 24 agosto 1894Firenze, 28 febbraio 1921) è stato un politico italiano.

Fu un militante fascista delle squadre d'azione fiorentine, ucciso dai militanti comunisti durante gli scontri del Pignone.

BiografiaModifica

 
Il ponte sull'Arno da cui fu gettato Berta

Giovanni Francesco Berta, detto Gianni, era figlio di un piccolo industriale metallurgico fiorentino, Giuseppe, proprietario della Fonderia delle Cure (che dopo la morte del figlio rinominò, aggiungendovi il suo nome). Partecipò alla guerra italo-turca del 1911 e al primo conflitto mondiale, aderendo al termine delle ostilità ai Fasci Italiani di Combattimento.

Il 28 febbraio 1921, alle 17:30[1] – un giorno dopo l'attentato anarchico di piazza Antinori contro un corteo nazionalista, che aveva provocato la morte dello studente Carlo Menabuoni e del carabiniere Antonio Petrucci[2], e che era culminato poi con l'omicidio da parte delle squadre d'azione del dirigente comunista Spartaco Lavagnini –, il giovane Berta, mentre da solo si trovava a transitare in bicicletta su di un ponte[3] fu circondato dai social-comunisti e, dopo essere stato pugnalato[4], fu gettato al di là del parapetto del ponte.

Secondo la versione fornita da Roberto Farinacci, Berta, simpatizzante fascista ma non squadrista, sorpreso da solo nei pressi del ponte, fu individuato per una spilletta fascista che portava all'occhiello della giacca, pertanto fu inseguito e quindi gettato in Arno dopo un pestaggio e il furto del portafogli[5]. Mario Piazzesi riferisce le voci che si rincorsero in quei giorni convulsi di bocca in bocca e del ritrovamento il giorno dopo del corpo del giovane, con un vistoso segno di scarpone chiodato stampato in fronte[6].

Giovanni berta fu sepolto nel cimitero delle Porte Sante di San Miniato, nella cappella di famiglia, ed è anche ricordato tuttora tra i "martiri" nel Famedio di Santa Croce.

RiconoscimentiModifica

 
La spalletta del ponte sull'Arno dove Giovanni Berta fu ucciso fu poi asportata ed esposta nel corso della Mostra della Rivoluzione fascista

Giovanni Berta, dopo la sua morte, viene insignito dal Partito Nazionale Fascista del titolo di "Martire della Rivoluzione Fascista" ed il suo nome servirà ad infiammare gli animi degli squadristi e dei fascisti fiorentini. Verranno prodotte cartoline commemorative, canzoni e, dopo la Marcia su Roma, gli saranno intitolate strade, edifici pubblici, un dragamine (il Giovanni Berta, appartenente alla classe Pellegrino Matteucci della Regia Marina, prima unità italiana ad essere affondata durante la guerra[7]) e il Villaggio agricolo Berta in Libia). La sua figura venne indicata agli studenti nelle scuole come esempio di abnegazione fino al supremo sacrificio durante tutto il Ventennio.

A lui il comune di Firenze dedicherà il nuovo stadio cittadino che verrà costruito all'inizio degli anni trenta, progettato da Pier Luigi Nervi: dopo la guerra, l'impianto fu ribattezzato dapprima in Comunale e, nel 1993, in Artemio Franchi.

La canzoneModifica

 
L'assassinio di Giovanni Berta in un manifesto fascista del 1921

A Giovanni Berta fu dedicata una delle canzoni degli squadristi, Hanno ammazzato Gianni Berta, che fu fra le più cantate[8] nel periodo 1921-1924.

Questa canzone fu poi adattata a seconda del nome del caduto, per ricordare i molti Martiri della Rivoluzione Fascista delle varie squadre d'azione. Ne esiste una versione dedicata al caduto Tito Menichetti.

 
Tombino della Fonderia delle Cure dedicata a Giovanni Berta a Roma.

Di questa canzone seguì di lì a poco una versione di risposta da parte dei comunisti[9][10]. Per tale motivetto, sempre a Firenze nel 1923, nacque uno scontro in via de' Pilastri tra due giovani fascisti, Andrea Cimino e Annibale Foscari, e i due fratelli calzaioli Garuglieri che la intonavano nella loro bottega. Fu il Foscari ad avere la peggio finendo ucciso da un colpo di taglierino[11].

L'epurazione del personaggio nel dopoguerraModifica

Essendo stato idolatrato durante il periodo fascista, la figura di Giovanni Berta subi un notevole processo di epurazione dopo la fine del regime. Infatti delle molte strade e opere pubbliche dedicategli (tra cui lo stadio di Firenze, oggi Stadio "Artemio Franchi"), sono quasi tutte scomparse o hanno cambiato nome. Fanno eccezione alcune vie ancora a lui intitolate, una delle strade principali di Isernia dove ha sede la Provincia, una via a Bisacquino nel palermitano, una via nel quartiere di Porticella a Marsala, una in località Torrione a Salerno e una in località San Rocco a Sant'Angelo dei Lombardi, una scuola elementare nel comune di Pisticci, in Basilicata.

Nota sulle fontiModifica

La ricostruzione della biografia di Giovanni Berta è resa particolarmente difficoltosa dalla natura delle fonti. Nessuna delle fonti disponibili è infatti particolarmente attendibile, trattandosi di scritti, canzoni o manifesti di matrice fascista oppure antifascista, chiaramente interessati a fornire un'immagine rispettivamente agiografica o denigratoria di questo personaggio e probabilmente amplificando oltre misura la reale fede politica del giovane. Valga per tutti il volume di Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione, dove Giovanni Berta viene indicato addirittura come quattordicenne, con l'evidente scopo di nobilitarne la figura di giovane rivoluzionario e allo stesso tempo di rendere più orribile la sua uccisione.

NoteModifica

  1. ^ Dalla relazione di Aldo Serafini all’iniziativa del Comitato antimperialista-antifascista di Firenze, su nuovaunita.info, 28 febbraio 2004. URL consultato il 21 novembre 2010.
  2. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 306: "Un gruppo di anarchici assale in piazza Antinori un corte formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia, ferisce mortalmente il carabiniere Antonio Petrucci e lo studente Carlo Menabuoni
  3. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume III, Il Mulino, 2012, pag 165:"...il giovane fascista Giovanni Berta, che solo in bicicletta transitava su uno dei ponti dell'Arno"
  4. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume III, Il Mulino, 2012, pag 165: fu pugnalato e gettato nel fiume
  5. ^ Enzo Biagi (a cura di), Storia del Fascismo (3 voll.), Sadea-Della Volpe, Firenze, 1963.
  6. ^ Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, Milano, 2010.
  7. ^ Regia Marina - Prime operazioni, su regiamarinaitaliana.it. URL consultato il 21-02-2009 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2009).
  8. ^ Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione, II ed. Nuova Europa, 1929, pag. 127. Ivi Gravelli dà notizia dell'origine della nuova lezione di questo canto: sarebbe stato cantato per la prima volta nel tardo 1921 da una comitiva fiorentina di amici di fede fascista che si autodefiniva "la Cricca".
  9. ^ Per le informazioni su queste canzoni, cfr. Emanuele Mastrangelo, I canti del Littorio, Lo Scarabeo 2005.
  10. ^ Una performance della canzone durante una piéce teatrale francese
  11. ^ Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, vol. III, p. 111.

BibliografiaModifica

  • Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume III, Il Mulino, 2012
  • Enzo Biagi (a cura di), Storia del Fascismo (3 voll.), Sadea-Della Volpe, Firenze, 1963.
  • Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, Milano, 2010.
  • Emanuele Mastrangelo, I canti del Littorio, Lo Scarabeo, Bologna, 2005.
  • Andrea Claudio Galluzzo, Il Fiorentino. Vita e Opere del Marchese Luigi Ridolfi, Società Stampa Sportiva, Roma, 1999.
  • Andrea Claudio Galluzzo, Carlo Battiloro, Francesco Varrasi, La grande vicenda dello stadio di Firenze, Edifir, Firenze, 2000.

Collegamenti esterniModifica