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Giovanni Pietro Bellori

scrittore italiano
Giovan Pietro Bellori, ritratto da Carlo Maratta. Roma, collezione privata

Giovan Pietro Bellori (Roma, 15 gennaio 1613Roma, 19 febbraio 1696) è stato uno scrittore, antiquario e storico dell'arte italiano.

Conosciuto anche come Gian Pietro Bellori o Giovan Pietro Bellori, fu uno dei biografi più importanti degli artisti del Barocco Italiano nel XVII secolo. Storico dell'arte, viene da molti considerato, assieme a Filippo Baldinucci, l'equivalente di epoca barocca di Giorgio Vasari.

BiografiaModifica

Nacque a Roma nel 1613. Era nipote prediletto dell'antiquario, collezionista e scrittore Francesco Angeloni, proprietario di una vera e propria casa-museo in cui il Bellori crebbe e conobbe l'arte grazie alla frequentazione di moltissime personalità illustri dell'epoca che vi venivano ospitate, come artisti del calibro del Domenichino, Nicolas Poussin, Andrea Sacchi, ed importanti eruditi e scrittori tra cui Vincenzo Giustiniani e Giovanni Battista Agucchi. Si iscrisse in tenera età all'Accademia Nazionale di San Luca, dove poi svolse anche incarichi di rilievo, ma ben presto comprese che la sua inclinazione era quella di scrivere di arte più che di praticarla in prima persona. Nominato erede dall'Angeloni al momento della sua morte, ebbe così una tranquillità economica che gli permise di dedicarsi esclusivamente agli studi. Non si sposò né intraprese, come pure avrebbe potuto, la carriera ecclesiastica.

Nel 1664 si rese protagonista di una celeberrima orazione proprio all'interno dell'Accademia romana, in cui enunciò la sua teoria sull'Idea del Bello secondo la quale si doveva ricercare la bellezza all'interno della natura e della riscoperta dei canoni di bellezza classici per allontanarsi dalle teorie tardo cinquecentesche del Manierismo. Quella stessa conferenza divenne nel 1672 la prefazione della sua più importante pubblicazione che raccoglieva al suo interno le biografie di dodici dei più famosi artisti del Seicento: Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, pubblicate sotto gli auspici della neonata Accademia di Francia a Roma (Bellori fu anche in stretti rapporti epistolari con molti intellettuali francesi).

Il punto di partenza della sua riscoperta della bellezza ideale è sicuramente riconducibile all'arte di Raffaello e alla filosofia di Platone. Le teorie del filosofo greco vengono metabolizzate dal Bellori e rielaborate sotto una nuova veste: se per i platonici l'arte non era altro che un'imitazione di quello che era il sublime mondo delle idee già insito all'interno della mente dell'artista esecutore dell'opera d'arte, per Bellori questo concetto si evolve ulteriormente mettendo in primo piano il ruolo fondamentale della Natura. Secondo il critico le idee non sono presenti a priori nella mente umana ma vengono ispirate grazie alla contemplazione della Natura.

Tra gli artisti suoi contemporanei, Bellori apprezzò particolarmente l'opera di Guido Reni, di Nicolas Poussin -di cui fu amico personale- di Andrea Sacchi, del suo pupillo Maratta e soprattutto di Annibale Carracci, artista preso come esempio del suo concetto di bellezza ideale, in contrapposizione all'arte di Caravaggio, accusato da lui di copiare meccanicamente la realtà senza il fondamentale utilizzo dell'intelletto. La bellezza secondo il critico si raggiungeva infatti contemplando sì la Natura, ma successivamente rielaborandola tramite le idee sviluppatesi dopo la contemplazione di quest'ultima.

Vasari e Leon Battista Alberti, furono tra gli scrittori più apprezzati dal Bellori; in effetti le "Vite" furono iniziate con l'intento di riallacciarsi al Vasari, la cui seconda edizione era del 1568, ripercorrendone la profondità storica e la visione d'insieme, in continuazione e sostituzione delle "Vite" di Giovanni Baglione (1640), che Bellori considerò una sorta di compilazione che non distingueva tra veri artisti e mediocri artigiani. Come Vasari egli riteneva il disegno l'elemento fondamentale di tutta l'arte che stava alla base sia della scultura che della pittura. Insieme al disegno era importante per il Bellori la prudenza dell'artista con la quale fare una serie di scelte e di prove prima di ottenere un risultato finale. Il traguardo della bellezza veniva quindi raggiunto attraverso una serie di tappe ponderate in cui l'artista ispirato dalla natura trovava il suo percorso che lo portava ad eseguire l'opera finale.

Bellori nella sua vita ebbe anche degli importanti incarichi, fu curatore ed antiquario delle collezioni di papa Clemente X. Nel 1671, divenne segretario dell'Accademia di San Luca ed infine bibliotecario ed antiquario della regina Cristina di Svezia. Nel campo archeologico è degna di nota la pubblicazione, che egli fece insieme con l'incisore romano Pietro Santi Bartoli, Admiranda romanarum antiquitatum ac veteris sculpturae vestigia (Roma 1693). Con la collaborazione di Bartoli, Bellori realizzò anche numerosi volumi di riproduzioni commentate di pitture e monumenti romani. Obiettivo finale dell'impresa, era quello di compilare e pubblicare un corpus completo di copie di tutti i dipinti romani conosciuti all'epoca: un progetto in sintonia con lo spirito del Museo Cartaceo di Cassiano dal Pozzo. Entrambi morirono prima che tutte le incisioni potessero essere pubblicate, ma il lavoro di Pietro fu continuato da suo figlio Francesco, mentre a Bellori successe come dotto commentatore il francese Michel-Ange de la Chausse. Il primo dei volumi pubblicati fu una descrizione della Tomba dei Nasoni, recentemente scoperta sulla Via Flaminia: Le pitture antiche del sepolcro de' Nasonii (1680 e più volte riedito). Seguì, dopo la morte di Bellori, la pubblicazione de Gli antichi sepolcri. . . (1697), realizzata pochi anni prima della morte di Bartoli (ristampe nel 1727 e nel 1768). Le illustrazioni della Tomba dei Nasoni furono ripubblicate, insieme a quelle di altre pitture antiche, da Francesco Bartoli e Michel-Ange de la Chausse, con il titolo Le pitture antiche delle grotte di Roma e del sepolcro de' Nasonij, 1706 (ne fu realizzata anche una traduzione latina, Picturae antiquae cryptarum Romanarum, più volte riedita).[1] Bellori morì nel 1696 a Roma, rimpianto dagli intellettuali di tutta Europa, e fu sepolto nella chiesa di Sant'Isidoro.

OpereModifica

BibliografiaModifica

  • [M. Misson], Nouveau voyage d'Italie fait en l'année 1688, La Haye 1691, II, pp. 44, 118 s.;
  • Prospero Mandosio, Bibliotheca romana, II, Roma 1692, pp. 335 s.;
  • Giuseppe Ghezzi, Il centesimo dell'anno MDCXCV celebrato... dall'Accademia del disegno..., Roma 1696, p. 48;
  • Lione Pascoli, Vite de'pittori, scultori... I, Roma 1730, pp. 137, 211, 252; II, Roma 1736, pp. 116, 119, 260;
  • Philip Skippon, An account of a journey made thro'... Italy..., in A. e J. Churchill, A collection of voyages and travels, IV, London 1746, pp. 694 ss.;
  • Giammaria Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, II, 2, Brescia 1760, pp. 703-707;
  • Angelo Comolli, Bibliografia storico-critica dell'architettura civile..., Roma 1788, II, 1, pp. 51-58;
  • P. J. Mariette, Abecedario, in Archives de l'art francais, II, Paris 1851-53, pp. 113 s.;
  • Exupère Caillemer, L'Abbé Nicaise et sa corresponaance, in Academie des Sciences... de Lyon, classe des lettres, Memoires, XXI (1885), pp. 82-84;
  • Christian Hülsen, Pietro de' Sebastiani, in La bibliofilia, XXXV(1933), pp. 219-221;
  • (EN) Rensselaer W. Lee, Ut Pictura Poesis: The Humanistic Theory of Painting, in Art Bulletin, vol. 22, nº 4, 1940, pp. 207 s., DOI:10.2307/3046716.
  • (EN) Kenneth Donahue, The ingenious Bellori, in Marsyas, III, 1945, pp. 107-138.
  • Denis Mahon, Studies in Seicento art and theory, Lon don 1947, passim;
  • Lionello Venturi, Storia della critica d'arte, Firenze 1948, pp. 181-185 e passim;
  • Erwin Panofsky, Idea. Contributo alla storia dell'estetica, Firenze, La Nuova Italia, 1952, pp. 77 ss.
  • Ferruccio Ulivi, Galleria di scrittori d'arte, Firenze 1953, v. Indice;
  • Georges Wildenstein, Note sur l'abbé Nicaise..., in Gazette des beaux-arts, LX (1962), pp. 565-568;
  • Julius von Schlosser, La letteratura artistica, Firenze-Wien 1964, ediz. aggiornata da Otto Kurz, v. Indice;
  • Karl Bernhard Stark, Handbuch der Archaeologie der Kunst, I, Leipzig 1880, p. 155.
  • Francis Haskell, Capitolo 6, in Mecenati e pittori. L'arte e la società italiane nell'età barocca (I ed. orig. 1963), Torino, Allemandi, 2000; Torino, Einaudi, 2019.
  • Giovan Pietro Bellori, Vite dei Pittori, Scultori ed Architetti Moderni Descritte da Gio. Pietro Bellori, Tomo III, pp. 136-256, Pisa: Presso Niccolò Capurro, 1821.
    Le immagini del testo elettronico dell'opera sono disponibili per mezzo di Google Book Search:
  • Pasquale Sabbatino, "Una montagna aspra e erta" e "un bellissimo piano e dilettevole". Il modello narrativo del Decameron e La Galeria del Marino nelle Vite di Bellori, in "Cahiers d'études italiennes. Filigrana", n. 8, 2008 (Boccace à la Renaissance. Lectures, traductions, influences en Italie et en France. Actes du Colloque Héritage et fortune de Boccace, 12-14 octobre 2006 à l'université Stendhal-Grenoble 3), pp. 149–175, ISBN 978-2-84310-122-9.
  • Evelina Borea - Carlo Gasparri (a cura di), L'Idea del Bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori (catalogo della mostra di Roma, Palazzo delle esposizioni), Roma (De Luca editori), 2000.
  • Giovan Pietro Bellori, Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni, a cura di Evelina Borea e Giovanni Previtali, postfazione di Tomaso Montanari ("Bellori trent'anni dopo"), Torino, Einaudi, 2009.
  • Valeska von Rosen: Zwischen Normativität und Deskriptivität, oder: wie sich 'Geschichte' nach Vasari schreiben lässt. Bellori in den 1640er Jahren. In: Fabian Jonietz, Alessandro Nova (Hrsg.): Vasari als Paradigma. Rezeption, Kritik, Perspektiven – The Paradigm of Vasari. Reception, Criticism, Perspectives (= Collana del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Vol. 20). Tagungsakten, 14.–16. Februar 2014, Florenz, Kunsthistorisches Institut, Max-Planck-Institut. Marsilio, Venedig 2016, ISBN 978-88-317-2661-0, S. 163–182.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Claire Pace, Pietro Santi Bartoli: Drawings in Glasgow University Library after Roman Paintings and Mosaics, in Papers of the British School at Rome, vol. 47, R. Clay and Sons, 1979, p. 119, JSTOR 40310762.
    «The ultimate aim of Bellori and Bartoli, in this venture, was to compile and publish in engraved form a complete corpus of copies of all Roman paintings known at the time: a project in sympathy with the spirit behind Pozzo’s Museo Cartaceo. In fact, before all the engravings could be published, both had died, but Pietro’s work was continued by his son Francesco, while Bellori was succeeded as learned commentator by Michel-Ange de la Chausse. Of the volumes that were published, the earliest was a description of the recently excavated Tomb of the Nasonii on the Via Flaminia: Le Pitture antiche del sepolcro de’ Nasonii (1680); this went into several editions. This was followed, after Bellori’s death, by Bartoli’s publication of Gli antichi sepolcri . . . (1697), produced shortly before Bartoli’s own death (reprinted 1727 and 1768). The illustrations of the tomb of the Nasonii were republished, together with other paintings, under the auspices of Francesco Bartoli and La Chausse, as Le Pitture antiche delle grotte di Roma e del sepolcro de’ Nasonij, 1706. (There was a Latin translation, Picturae antiquae cryptarum Romanarum, which went into several editions.)».

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