Grosio

comune italiano
Grosio
comune
Grosio – Stemma Grosio – Bandiera
Grosio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaFlag of Sondrio.svg Sondrio
Amministrazione
SindacoGian Antonio Pini (lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate46°18′N 10°17′E / 46.3°N 10.283333°E46.3; 10.283333 (Grosio)
Altitudine656 m s.l.m.
Superficie126,92[2] km²
Abitanti4 427[3] (31-8-2020)
Densità34,88 ab./km²
FrazioniTiolo, Vernuga e Ravoledo[1]
Comuni confinantiGrosotto, Monno (BS), Poschiavo (CH-GR), Sondalo, Valdidentro, Valdisotto, Vezza d'Oglio (BS)
Altre informazioni
Cod. postale23033
Prefisso0342
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT014033
Cod. catastaleE200
TargaSO
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[4]
Cl. climaticazona F, 3 001 GG[5]
Nome abitantigrosini
Patronosan Giuseppe
Giorno festivo19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Grosio
Grosio
Grosio – Mappa
Posizione del comune di Grosio nella provincia di Sondrio
Sito istituzionale

Grosio (Gròs in dialetto valtellinese[6]) è un comune italiano di 4 427 abitanti[3] della provincia di Sondrio in Lombardia, che sorge allo sbocco della Val Grosina.

StoriaModifica

Il popolamento nella zona risale all'età del bronzo ed è testimoniato dal maggior monumento archeologico valtellinese: la Rupe Magna. Come nella più famosa e vicina Valcamonica anche qui troviamo delle incisioni rupestri.

Durante il Medioevo il paese fu feudo dei Venosta. Testimonianze di questo periodo sono i due castelli che sovrastano l'abitato, il primo di fondazione vescovile, detto di San Faustino, il secondo detto castello nuovo o dei Visconti che risale invece al periodo delle lotte tra guelfi e ghibellini.

Durante il Seicento il paese ebbe frequenti contatti con la Repubblica di Venezia. Molti grosini si recavano nella Serenissima per lavoro o come soldati. Il costume tipico del paese, diverso dagli altri della zona, viene fatto risalire a questo periodo e a questi contatti. Secondo le leggende (non confermate però da documenti d'archivio) deriverebbe da quello di schiave circasse, balcaniche od ottomane, comperate e poi sposate dagli abitanti di Grosio che si erano trasferiti come emigranti a Venezia. A queste origini risalirebbe anche il costume tipico delle donne, "costume tipico dai colori vivaci, dalle scollature profonde, dai gioielli, dai fiocchi di seta e dai cappelli con piume di struzzo",[7] che molte grosine anziane continuano a indossare.

Questa tenuta è arricchita da peculiari orecchini, detti in lingua locale urecìn di bròchi, "orecchini d'oro, ad anello con una borchia, che vengono portati dalle donne di Grosio. Possono essere lisci o in filigrana e, fino agli inizi di questo secolo [XX], provenivano direttamente da Venezia. Alla lettera "orecchini con le bullette", detti anche urecìn cun la bròca".[8]

Secondo la tradizione, le donne circasse e straniere importarono la coltivazione del grano saraceno, che poi da Grosio (ma anche da Teglio) si diffuse in Valtellina; ancora oggi base per la preparazione dei pizzoccheri valtellinesi.

Un'importante testimonianza artistica è la villa Visconti Venosta, ora sede del museo comunale. Nel Cinquecento Grosio diede anche i natali a uno dei più noti pittori locali, Cipriano Valorsa. Altri personaggi di origine grosina furono Emilio Visconti-Venosta, ministro degli esteri del Regno d'Italia e suo fratello Giovanni, autore di Ricordi di gioventù e del poemetto satirico Il prode Anselmo.

Nella storia di Grosio va anche ricordata la famosa fonderia di campane "Giorgio Pruneri".

La fonderia Pruneri operò ininterrottamente dal 1822 al 1915 e dal 1949 al 1956, salvo l'apertura straordinaria del 1926 in occasione della fusione del Monumento ai Caduti di Grosio. Di questa rimane in paese la via intitolata al fonditore e le meravigliose campane della Prepositurale, oltre a molti altri concerti nel comune, in Italia e nel mondo.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Siti archeologiciModifica

Parco delle Incisioni rupestri di Grosio e GrosottoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parco delle Incisioni rupestri di Grosio.

Architetture religioseModifica

Parrocchiale di San Giuseppe e chiesa di San GiorgioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa prepositurale di San Giuseppe.

La chiesa di San Giorgio ospita un'ancona in legno del 1494, dipinta da Andrea Passeri.[9][10]

Altre architetture religioseModifica

  • Chiesa di Sant'Antonio, a Biancardino
  • Chiesa della Beata Vergine di Lourdes, a Eita
  • Chiesa della Beata Vergine delle Valli, a Fusino
  • Chiesa della Beata Vergine della Misericordia, a Valdisacco
  • Chiesa di San Giovanni Battista, a Vernuga
  • Chiesa di San Gregorio Magno, parrocchiale nuova di Ravoledo
  • Chiesa di San Gregorio, antica parrocchiale di Ravoledo
  • Chiesa di San Giacomo, edificata sopra la medievale chiesa dei Santi Giacomo e Colombano di Ravoledo
  • Chiesa parrocchiale della Visitazione della Beata Vergine Maria a Tiolo

Architetture civiliModifica

Villa Visconti-VenostaModifica

Edificata nel XVI secolo, verso la fine dell'Ottocento la dimora fu ristrutturata da Emilio Visconti-Venosta, al quale si deve la realizzazione del loggiato e del salone di rappresentanza.[11] Tra i corpi di fabbrica che compongono l'attuale struttura, la parte nord è quella più antica, in quanto conserva ancora elementi databili al XVIII secolo[12].

La villa presenta una pianta a "U" aperta verso il cortile, il quale introduce un ampio parco.[12]

Al suo interno, la villa ospita una serie di arredi databili a partire dal XVI secolo,[11] oltre a collezioni di ceramiche,[11] dipinti[11] e un archivio di antichi volumi appartenuti alla famiglia Venosta[12].

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[13]

EconomiaModifica

ArtigianatoModifica

Alla fine del XIX secolo, Grosio diede spazio all'allevamento del baco da seta. Nel 1871 alcuni locali della villa Visconti Venosta furono destinati alla bachicoltura, ma gli elevati costi di mantenimento dell'attività determinarono presto la cessazione di questa pratica, che avvenne nel 1876.[14]

L'artigianato locale è incentrato sull'arte del merletto che si può ammirare nei costumi tradizionali, oltreché nella lavorazione del peltro finalizzata alla produzione di oggetti artistici, monili, trofei, vassoi e piatti.[15]

AmministrazioneModifica

GemellaggiModifica

La città di Grosio è gemellata con[16]:

Altre informazioni amministrativeModifica

Il comune fa parte della Comunità Montana della Valtellina di Tirano.

NoteModifica

  1. ^ Statuto del Comune di Grosio (SO). Approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 28 novembre 2006 con deliberazione n. 95.
  2. ^ Regione Lombardia - Guida ai comuni e alle province, su tuttitalia.it.
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2020 (dato provvisorio).
  4. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  6. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 318, ISBN 88-11-30500-4.
  7. ^ La storia delle "donne veneziane", in Il Giorno, 22/05/2007.
  8. ^ Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, Dizionario etimologico grosino, Grosio, Biblioteca comunale Museo del costume di Grosio, 1995, p. 933.
  9. ^ AA. VV., Il Duomo di Como, p. 146.
  10. ^ AA. VV., Il Duomo di Como, p. 222.
  11. ^ a b c d Associazione castelli & ville aperti in Lombardia, 2001, p. 37.
  12. ^ a b c Langè, p. 285.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ La seta. Coltura del gelso e allevamento dei bachi, in Il Giorno, 22/05/2007.
  15. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, pp. 12,14.
  16. ^ Atto di gemellaggio, su comune.lastra-a-signa.fi.it, Comune di Lastra a Signa. URL consultato il 5 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2012).

BibliografiaModifica

  • Santino Langè, Ville delle province di Como, Sondrio e Varese, a cura di Pier Fausto Bagatti Valsecchi, Vol. Lombardia 2, Milano, Edizioni SISAR, 1968.
  • Il Duomo di Como; testi di Pietro Gini, Ottavio Bernasconi, Luisa Cogliati Arano e Giorgio Mascherpa; fotografie di Mario Carrieri, Milano, Cassa di risparmio delle provincie lombarde, 1972.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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