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BiografiaModifica

Guglielmo Ciardi studia nel collegio di Santa Caterina e a diciotto anni viene accolto all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Presenta nel 1866 le sue prime tele con paesaggi. Nel gennaio del 1868 lascia la città natale, per un viaggio d'istruzione che lo porta come prima tappa a Firenze, dove desidera conoscere i macchiaioli e Nino Costa. Su presentazione di Federico Zandomeneghi, viene accolto da Telemaco Signorini. Si reca poi a Roma, quindi a Napoli, dove entra in contatto con artisti della Scuola di Posillipo e della Scuola di Resìna e dove conosce Filippo Palizzi.

Ha scritto Marco Valsecchi. L'ambiente macchiaiolo lo svegliò, lo tolse dalla pratica accademica, lo inserì nella corrente dei pittori di Barbizon.[1]

Ai primi del 1869 ritorna a Venezia. Come soggetti dei suoi dipinti sceglie paesaggi della laguna veneta e della campagna trevigiana, dove si reca per lunghi soggiorni. Sono vedute dagli ampi orizzonti, espressi con una tavolozza di verdi chiarissimi e luminosi.

Nel 1874 sposa Linda Locatello, da cui avrà quattro figli, due dei quali diventeranno pittoriː Beppe Ciardi, paesaggista e realista, ed Emma Ciardi.

Mantiene nel corso degli anni i contatti con i principali centri artistici italiani: Firenze, Torino, Milano, Genova, Roma e Napoli ed è presente a manifestazioni internazionali dell'epoca, tra cui la III Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 1899. Dal 1885 trascorre i periodi estivi in varie località sulle Dolomiti e la sua pittura si arricchisce in tal modo di un nuovo soggettoː la montagna. Nel 1894 gli viene assegnata la cattedra di "Scuola di vedute di paese e di mare", all'Accademia di belle arti di Venezia, insegnamento che manterrà fino alla morte.

Resta un pittore di successo e di rilievo internazionale, anche se la sua vena, negli ultimi anni dell'Ottocento, perde nitidezza e forza d'ispirazione. Egli continua infaticabilmente a lavorare e a viaggiare, finché le forze lo sorreggono: paralizzato alle gambe, muore a Venezia il 5 ottobre 1917. Con il dipinto Messi d'oro ottiene la medaglia d'oro alle mostre di Monaco di Baviera e di Berlino del 1886. Alcune sue opere sono conservate nelle raccolte dell'archivio di beni storico artistici della banca Intesa Sanpaolo.

Il pittore Eugenio Bonivento è stato un suo allievo.

OpereModifica

  • Paesaggio verso le foci (1869)
  • In riva al lago (1882)
  • Il Civetta (1896)

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Marco Valsecchi,  p. 302.

BibliografiaModifica

  • Bolaffi, Dizionario Enciclopedico dei Pittori e degli Incisori Italiani dall'XI al XX secolo. Torino, 1972.
  • A. M. Comanducci. Dizionario illustrato dei Pittori, Disegnatori e Incisori Italiani Moderni e Contemporanei, Milano, 1970.
  • Maria Cionini Visani, CIARDI, Guglielmo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 25, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1981. URL consultato il 4 aprile 2017.  
  • M. e F. Pospisil, Guglielmo Ciardi, Firenze, 1946.
  • XVI Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia / Catalogo, Venezia, 1928.
  • Marco Valsecchi, I paesaggisti dell'800, Milano, Electa-Bompiani, 1972, SBN IT\ICCU\SBL\0437189.
  • Stringa N., Guglielmo Ciardi. Catalogo generale dei dipinti, Milano, Grafiche Antiga, 2007, ISBN 9788888997360.
  • E. Savoia, F. L. Maspes (a cura di), Guglielmo Ciardi, protagonista del vedutismo veneto dell'Ottocento, Catalogo mostra di GAM MANZONI, Milano, Grafiche Antiga, 2013.

Voci correlateModifica

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