Harry Edison

trombettista statunitense
Harry "Sweets" Edison in concerto a Parigi il 5 maggio 1980

Harry "Sweets" Edison (Columbus, 10 ottobre 1915Columbus, 27 luglio 1999) è stato un trombettista statunitense di musica jazz, membro della Count Basie Orchestra[1].

BiografiaModifica

Nato a Columbus, nell'Ohio,[1] Edison trascorse la sua prima infanzia a Louisville, nel Kentucky, dove fu introdotto alla musica da uno zio. Dopo essere tornato a Columbus all'età di dodici anni, il giovane Edison iniziò a suonare la tromba in gruppi locali.[2]

Nel 1933 divenne membro della Jeter-Pillars Orchestra di Cleveland.[1] Successivamente suonò con la Mills Blue Rhythm Band e con Lucky Millinder. Nel 1937 si trasferì a New York e si unì alla Count Basie Orchestra. Tra i suoi colleghi c'erano Buck Clayton, Lester Young (dal quale proviene il soprannome "Sweets"), Buddy Tate, Freddie Green, Jo Jones e altri dei membri iniziale di tale complesso. In un'intervista del 2003 per il National Museum of American History, il batterista Elvin Jones spiegò così l'origine del soprannome di Edison: «Sweets aveva talmente tante amiche, era un uomo così bello. Aveva tutte queste ragazze intorno a sé in continuazione, ecco perché lo chiamarono Sweets».[3]

"Sweets" Edison divenne famoso come solista con la Basie Band e come compositore/arrangiatore occasionale per il gruppo.[1] Apparve anche nel film del 1944 Jammin' the Blues .

Edison trascorse tredici anni con la Basie Band, fino a quando questa non fu temporaneamente sciolta nel 1950. Intraprese successivamente una variegata carriera come leader di alcuni gruppi, partecipando in pianta stabile al tour denominato Jazz at the Philharmonic e collaborando freelance presso altre orchestre.[1] All'inizio degli anni cinquanta si stabilì sulla costa occidentale, divenendo un ricercato musicista per la produzione di album in studio e contribuendo alle registrazioni di artisti come Billie Holiday, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald. Nel 1956 registrò il primo di tre album con Ben Webster .

Secondo l'Encyclopedia of Jazz in the Seventies, Edison negli anni sessanta e settanta continuò a collaborare con molte orchestre e ad apparire in programmi televisivi, tra i quali Hollywood Palace e The Leslie Uggams Show. Partecipò inoltre alla realizzazione della colonna sonora del film Lady Sings the Blues. Morì infine nel 1999 nella sua casa di Columbus, all'età di 83 anni.[4]

DiscografiaModifica

Come leader o co-leaderModifica

Come sidemanModifica

Con Count Basie
Con Harry Belafonte
Con Louis Bellson
Con Bob Brookmeyer e Zoot Sims
Con Ray Bryant
Con Hoagy Carmichael
Con Benny Carter
Con James Carter
Con Dolo Coker
Con Nat King Cole
Con Clifford Coulter
Con Bing Crosby e Buddy Bregman
Con Sammy Davis Jr.
Con Billy Eckstine
Con Duke Ellington e Johnny Hodges
Con Herb Ellis
Con Ella Fitzgerald
Con Gil Fuller
Con Dizzy Gillespie
Con Jimmy Giuffre
Con Al Grey
With Woody Herman
With Billie Holiday
With Red Holloway
  • Live at the Floating Jazz Festival (Chiaroscuro, 1997)
With Milt Jackson
With Illinois Jacquet
With Budd Johnson
Con Jo Jones
Con Quincy Jones
Con Barney Kessel
Con Carole King
Con B.B. King
Con Gene Krupa e Buddy Rich
Con Lambert, Hendricks & Ross
Con Modern Jazz Quartet
Con The Pointer Sisters
Con Paul Quinichette
Con Buddy Rich
Con Shorty Rogers
Con Frank Sinatra e Count Basie
Con Mel Tormé
Con Sarah Vaughan
Con Lester Young
Con Nancy Wilson
Con Teddy Wilson
Con artisti vari

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Larkin, pp. 117-118.
  2. ^ (EN) Jean-Michel Reisser, An interview with, a biography of, albums and CDs by the legendary jazz trumpeter Harry "Sweets" Edison, su cosmopolis.ch, 22 giugno 2009. URL consultato il 9 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2013).
  3. ^ (EN) National Museum of American History (PDF), Smithsonian Jazz, 30 novembre 2012. URL consultato il 9 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2015).
  4. ^ (EN) Ben Ratliff, Harry (Sweets) Edison, 83, Trumpeter for Basie Band, Dies, in The New York Times, 29 luglio 1999. URL consultato il 9 gennaio 2020.

BibliografiaModifica

  • (EN) Colin Larkin (a cura di), The Virgin Encyclopedia of Fifties Music, 3ª ed., Virgin Books, 2002, ISBN 1-85227-937-0.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN114610523 · ISNI (EN0000 0001 1557 5884 · Europeana agent/base/63361 · LCCN (ENn81023036 · GND (DE134364899 · BNF (FRcb13893590q (data) · BNE (ESXX868561 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n81023036