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Ignazio Pietro VII Jarweh

vescovo cattolico e patriarca cattolico
Ignace Pierre VII Jarweh
patriarca della Chiesa cattolica
Ignatius Peter VII Jarweh.jpg
PatriarchNonCardinal PioM.svg
 
Incarichi ricopertiarcieparca di Gerusalemme
patriarca di Antiochia
 
Nato9 luglio 1777 a Aleppo
Ordinato presbitero12 giugno 1802
Consacrato vescovo14 settembre 1810
Elevato patriarca25 febbraio 1820 (eletto)
28 gennaio 1828 (confermato)
Deceduto16 ottobre 1851
 

Ignazio Pietro VII, nato Pierre Jarweh (Aleppo, 9 luglio 177716 ottobre 1851), è stato un patriarca cattolico siriano, eparca di Gerusalemme e sesto patriarca di Antiochia dei siri.

Indice

BiografiaModifica

Pierre Jarweh nacque il 9 luglio 1777 a Aleppo. Era imparentato con il patriarca Ignazio Michele III Jarweh, che si prese cura della sua educazione. Venne ordinato sacerdote il 12 giugno 1802; visitò Roma negli anni 1805-1806. Il 14 settembre 1810 è stato ordinato eparca di Gerusalemme.

Nel 1818, dopo aver preso contatti con il missionario protestante W. Jowett, si recò in Europa per raccogliere fondi: a Londra raccolse 10.000 franchi dalla Church Missionary Society, e a Parigi Luigi XVIII gli diede altri 8.000 franchi. Grazie a questi fondi acquistò una macchina da stampa con la quale, nel monastero di Charfet in Libano, sede del patriarcato, istituì una stamperia per la pubblicazione di testi biblici e di libri liturgici in lingua araba.

Il 25 febbraio 1820 venne eletto patriarca della Chiesa cattolica sira, ma Roma guardò questa elezione con sospetto, per le passate relazioni con i protestanti; dopo un altro viaggio a Roma del patriarca eletto, il 28 gennaio 1828 Pierre Jarweh fu confermato da papa Leone XII[1] e il 28 febbraio successivo gli fu assegnato il pallio.[2]

Durante il suo patriarcato, la Chiesa cattolica sira si sviluppò, in particolare nel Libano meridionale e nella zona di Damasco; vi furono inoltre importanti adesioni al cattolicesimo: tra questi l'eparca di Mardin e futuro patriarca Antun Samheri, e gli eparchi di Mossul e di Homs. A Mossul la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa siriaca condividevano lo stesso edificio religioso, ognuno con i propri sacerdoti ed in tempi prestabiliti.[3]

Nel 1830 l'Impero ottomano riconobbe la Chiesa armeno-cattolica (che legalmente includeva anche la Chiesa cattolica sira) come millet, ossia come Nazione legalmente riconosciuta all'interno dell'Impero, ottenendo così il firmano che garantiva l'emancipazione civile e religiosa dalla Chiesa ortodossa siriaca. Non avendo più da temere dalle molestie dei giacobiti, Pierre Jarweh trasferì la sede patriarcale dal monastero Charfet in Libano ad Aleppo per essere più vicino ai suoi fedeli. Nel 1836 introdusse il calendario gregoriano. Nel 1841 riorganizzò il seminario di Charfet.

Nel mese di settembre del 1850 scoppiò ad Aleppo una rivolta mussulmana anticristiana, che portò morte e distruzioni tra le varie confessioni cristiane; il palazzo patriarcale e la cattedrale dei siro-cattolici furono distrutte, ed anche il patriarca Pierre Jarweh rimase gravemente ferito al collo. Morì il 16 ottobre 1851.

NoteModifica

  1. ^ Bullarium pontificium Sacrae Congregationis de Propaganda Fide, Tomo V, Romae 1841, pp. 28-34.
  2. ^ Iuris pontificii de propaganda fide, vol. IV, 1891, pp. 690-693.
  3. ^ Charles Frazee, Catholics and Sultans: The Church and the Ottoman Empire 1453-1923, Cambridge University Press 2006, p. 293.

BibliografiaModifica

  • (EN) Scheda biografica sul sito Catholic Hierarchy
  • (FR) Siméon Vailhé, v. Antioche. Patriarcat syrien-catholique, in Dictionnaire de Théologie Catholique, Tomo I, Paris 1903, col. 1432
  • (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, vol. VII, p. 80
  • (FR) René Aubert, "2. Jarweh", in Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, vol. XXVI, 1997, pp. 1082–1085

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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