Incontro tra Diogene di Sinope e Alessandro Magno

Alessandro rende visita a Diogene a Corinto - Diogene gli chiede di uscire dal suo sole (incisione)

L'incontro tra Diogene di Sinope e Alessandro Magno è uno degli aneddoti più dibattuti della storia della filosofia. Ne esistono molte versioni, e le più note lo citano come prova del disprezzo di Diogene per l'onore, la ricchezza e il rispetto.[1]

Plutarco e Diogene Laerzio sostengono che Alessandro e Diogene morirono lo stesso giorno, nel 323 a.C.[2] Anche se questa coincidenza è sospetta (poiché potrebbe essere oggetto di un'invenzione), l'aneddoto e l'incontro tra i due personaggi, è stato oggetto di molte opere letterarie e artistiche nel corso dei secoli, dagli scritti di Diogene Laerzio alla ricostruzione drammatica dell'incontro fatta da David Pinsker nel 1930 in Aleksandr un Diogene; tra gli scritti del Medioevo, diverse opere di Henry Fielding, e forse anche il Re Lear di Shakespeare. La letteratura e le opere d'arte sul soggetto sono estremamente ampie.[3]

Esistono versioni su versioni dell'aneddoto, le cui origini della maggior parte di esse appaiono, direttamente o indirettamente, tratte dal resoconto dell'incontro fatto da Plutarco, la cui storicità reale è stata messa in dubbio. [3] Molte delle versioni impreziosite dell'aneddoto non nominano uno dei due o entrambi i protagonisti, e alcune sostituiscono Socrate a Diogene.[4]

L'aneddoto originaleModifica

 
Alexander und Diogenes di Lovis Corinth, 1894, esposto alla Graphische Sammlung Albertina
 
Alexander and Diogenes, litografia di Louis Loeb in Century Magazine, 1898 - Il soggetto della litografia è l'incontro di Alessandro e Diogene: Alessandro, con un seguito di soldati, sta in piedi davanti a Diogene che prende il sole sulla strada.

Secondo la leggenda, Alessandro rese visita al filosofo Diogene di Sinope e volendo esaudire un suo desiderio gli chiese cosa desiderasse.[5] Secondo la versione narrata da Diogene Laerzio, Diogene rispose "Stai fuori dalla mia luce."[6] Plutarco ne dà una versione più articolata:

«Poiché molti statisti e filosofi erano andati da Alessandro congratulandosi con lui, questi pensò che anche Diogene di Sinope, che era a Corinto, avrebbe fatto altrettanto. Ma dal momento che il filosofo non gli diede la minima attenzione, continuando a godersi il suo tempo libero nel sobborgo di Craneion, Alessandro si recò di persona a rendergli visita; e lo trovò disteso al sole. Diogene sollevò un po' lo sguardo, quando vide tanta gente venire verso di lui, e fissò negli occhi Alessandro. E quando il monarca si rivolse a lui salutandolo, e gli chiese se volesse qualcosa, egli rispose "Sì, stai un po' fuori dal mio sole".[7] Si dice che Alessandro fu così colpito da questa frase e ammirò molto la superbia e la grandezza di un uomo che non aveva nulla ma solo disprezzo nei suoi confronti, e disse ai suoi seguaci, che ridevano e scherzavano sul filosofo mentre si allontanavano: "Davvero, se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene.»

(Plutarco[8])

Ci sono molte varianti minori di ciò che si suppone abbia risposto Diogene ad Alessandro. Secondo Cicerone, Diogene rispose con le parole: "Ora muoviti almeno un po' fuori dal sole"[9] Secondo Valerio Massimo, Diogene rispose: "Più tardi, per ora vorrei che tu non stessi al sole."[10] La dichiarazione di Alessandro, "se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene." si trova anche in altre versioni dell'aneddoto.[5]

Nella sua biografia di Alessandro, Robin Lane Fox[11] fissa l'incontro nel 336 a.C., nell'unico anno in cui Alessandro fu a Corinto. L'Alessandro della storia non è il re dei re, sovrano della Grecia e dell'Asia, ma il promettente ed esuberante ventenne figlio di Filippo di Macedonia, alla prima prova del suo coraggio in Grecia. Uno dei discepoli di Diogene, Onesicrito, in seguito si aggregò ad Alessandro e potrebbe essere stato la fonte originale di questa storia, abbellita nel racconto, che appare in Tolomeo I (14.2), Arriano, (Anabasi di Alessandro, 7.2.1) e "Plutarco" Moralia, 331.[12][13] Le altre fonti maggiori sono quelle di Cicerone Tusculanae disputationes 5.32.92; Valerio Massimo Dictorum factorumque memorabilium 4.3. ext. 4; Plutarco Alexander 14; e Diogene Laerzio 6.32, 38, 60, e 68.[14]

La storicità dei racconti di Plutarco e altri è stata messa in discussione, non da ultimo da G.E. Lynch nel suo articolo su Diogene in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology. Lynch sottolinea il fatto che Alessandro non aveva ancora il titolo che gli viene attribuito da Plutarco (monarca), in quanto lo ebbe solo dopo aver lasciato la Grecia, e considera questo un problema abbastanza importante nella valutazione dell'aneddoto nel senso che (a parte l'idea che Diogene viveva in una botte) dovrebbe essere "bandita dalla storia". "Considerando quali ricchi aneddoti così particolari una persona come Diogene avrebbe potuto raccontare," continua Lynch, "non dobbiamo meravigliarci se alcuni sono giunti fino a noi e sulla loro genuinità è lecito avere qualche dubbio."[3][15] A.M. Pizzagalli suggerisce che il racconto ha le sue origini nell'incontro tra Alessandro e i Gimnosofisti in India, ed è stato tramandato nei circoli buddisti.[3][16]

Ci sono variazioni significative tra i diversi racconti. Alcuni sostengono che l'incontro tra Diogene e Alessandro avvenne a Corinto, altri ad Atene e alcuni ancora in un Metroon. Inoltre, come osservato in precedenza, il racconto di Diogene Laerzio è suddiviso in due parti. Al 6.38 vi è la richiesta di Alessandro e la risposta di Diogene "Stai fuori dalla mia luce!". Alessandro con i suoi seguaci è tuttavia, a 6.32. A 6.68, D.L. da una terza versione dell'aneddoto, con Alessandro che risponde "è una buona cosa" ad una domanda di Diogene. A 6.60, D.L. da ancora una quarta versione, questa volta con le due introduzioni interscambiabili: "Io sono Alessandro il grande, re" e "io sono Diogene il cane".[3]

Nei suoi Dialoghi della morte (13), Luciano di Samosata immagina un incontro tra Alessandro e Diogene agli Inferi. Il filosofo, una volta di più, punge le pretese di Alessandro e gli prescrive un rigido getto d'acqua del Lete.

Interpretazione di Dione CrisostomoModifica

Dione Crisostomo, nella sua quarta orazione sulla regalità,[17] attribuisce una semplice morale all'aneddoto: le persone che sono schiette e franche hanno lo stesso rispetto per gli altri di quello che hanno per se stessi, mentre i codardi considerano queste persone come nemici. Un buon re rispetterà e tollererà il candore di un critico moralmente sincero (avendo cura di stabilire quali critici siano veramente sinceri, e quali stanno semplicemente fingendo sincerità), e la risposta di Diogene ad Alessandro è una prova della sincerità di Diogene: il suo coraggio nel rischiare di offendere Alessandro, senza sapere se il re avrebbe tollerato tale comportamento, lo indica come onesto.[18]

Interpretazione di Peter SloterdijkModifica

 
Corinto, monumento dedicato all'incontro tra Diogene e Alessandro

Secondo Peter Sloterdijk, nel suo Critique of Cynical Reason, questo è "forse l'aneddoto più noto dell'antichità greca, e non senza giustizia". Egli afferma che "Questo dimostra, in un sol colpo, cosa l'antichità intendesse per saggezza filosofica; non tanto una conoscenza teorica, ma piuttosto uno spirito infallibile sovrano [… ] egli uomo saggio […] volta le spalle al principio personale di potere, all'ambizione e alla voglia di essere riconosciuto. Egli è il primo che è abbastanza disinibito per dire la verità al principe. La risposta di Diogene 'nega non solo il desiderio di potere, ma il potere del desiderio in quanto tale'."[19]

Interpretazione di Samuel JohnsonModifica

Samuel Johnson scrisse su questo aneddoto, notando che, piuttosto che in relazione con il cinismo di Diogene, la questione andrebbe messa in relazione con il tempo: l'uscita di Alessandro dalla luce del sole significherebbe lo spreco del tempo degli altri fatto da altre persone[1] "Ma se le opportunità di beneficenza sono negate dalla fortuna," scrive Johnson, "l'innocenza, almeno, dovrebbe essere vigilmente preservata. […] il tempo […] dovrebbe, al di sopra di ogni cosa, essere libero da invasioni; e tuttavia non c'è uomo che non rivendichi il potere di perdere quel tempo che è il diritto degli altri".[20]

Interpretazioni moderneModifica

Nel 2005, Ineke Sluiter analizzò la prossemica dell'incontro, osservando che una caratteristica comune degli aneddoti era che Alessandro si avvicinò a Diogene, invertendo le consuete posizioni fra regalità e gente comune in cui quest'ultimo avrebbe dovuto essere fisicamente sottomesso. In questo modo, Diogene comunica la sua cinica indifferenza alle convenzioni in maniera non verbale. [21]

Ristrutturazione e reinterpretazione medievaleModifica

 
Alessandro Magno e Diogene, ceramica di Urbino del XVI secolo, esposta al Musée des Beaux-Arts de Lyon

L'aneddoto fu molto popolare tra gli studiosi medievali, a causa della sua menzione negli scritti di autori che erano popolari in quel periodo: Cicerone, Valerio Massimo e Seneca. Valerio Massimo commenta "Alexander Diogenem gradu suo diuitiis pellere temptat, celerius Darium armis" (4.3. ext. 4). Seneca dice "multo potentior, multo locupletior fuit [Diogenes] omnia tunc possidente Alexandro: plus enim erat, quod hic nollet accipere quam quod ille posset dare.", e aggiunge "Alexander Macedonum rex gloriari solebat a nullo se beneficiis uictum." (De beneficiis 5.4.3; 5.6.1).[22]

Questi commenti sono stati ampiamente riprodotti. Il pensiero filosofico nel Medioevo concordava con quello di Seneca, in particolare: Alessandro, il quale si vantava del fatto che nessuno poteva superarlo in fatto di liberalità, venne superato da Diogene, che si dimostrò il migliore uomo in tutte le cose, rifiutando di accettare da Alessandro qualsiasi cosa ad eccezione di ciò che questi non poteva dargli. Diogene richiese ad Alessandro di restituirgli la luce del sole, qualcosa che Alessandro non poteva dargli; e l'implicazione del racconto è che tutti i buoni doni vengono da Dio.[4][22]

Una versione diversa dell'aneddoto, che comprendeva il nuovo materiale, ha cambiato il fulcro della storia, e ha causato la perdita della suddetta morale. Questa versione ha raggiunto l'Europa attraverso la Disciplina Clericalis e si può trovarla anche nelle Gesta Romanorum. In essa, l'incidente della luce solare viene spinto in una posizione subordinata, mentre l'obiettivo principale, di Diogene era quello di identificare Alessandro come "il servo del suo servo". In questo aneddoto modificato, Diogene afferma ad Alessandro che la sua (di Diogene) volontà è soggetta alla sua ragione, mentre la ragione di Alessandro è soggetta alla sua volontà. Pertanto Alessandro è il servo del suo servo. La storia di bloccare la luce del sole, in questa versione, è solo una breve questione introduttiva; e, infatti, il racconto non è nemmeno detto come un incontro tra Diogene e Alessandro, ma come tra Diogene e i servi di Alessandro.[4][22]

Will is my man

Will is my man and my servant,
And evere hath ben and evere schal.
And thi will is thi principal,
And hath the lordschipe of thi witt,
So that thou cowthest nevere yit
Take o dai rests of thi labour;
Bot forto ben a conquerour
Of worldes good, which mai noght laste,
Thou hiest evere aliche faste,
Wher thou no reson hast to winne.
Confessio Amantis, John Gower, III, 1280–1289[4]

Fu quest'ultima forma di aneddoto che divenne popolare al di fuori dei circoli accademici nel Medioevo. La prima versione, incentrata sulla luce solare incidente, è stata limitata principalmente, per popolarità, ai soli studiosi.[22] John Gower presentò questa versione nel suo Confessio Amantis. In Confessio l'incontro avviene tra opposti. Alessandro incarna un inquieto, terreno, conquistatore, considerando che Diogene è l'incarnazione della virtù filosofica: controllo razionale, pazienza e sufficienza. Alessandro brama il mondo e lamenta il fatto che non ha più niente da conquistare ("al the world ne mai suffise To will which is noght reasonable" — Confessio Amantis III 2436–2437) mentre Diogene si accontenta di non più che poche necessità della natura.[4]

Il racconto di Gower usa i nomi autentici di Diogene e Alessandro, e questi sono i due personaggi nella maggior parte delle versioni medievali dell'aneddoto. Tuttavia, questo non è il caso per la Disciplina Clericalis né per il Gesta Romanorum, le prime apparizioni di questo aneddoto modificato. Nel primo caso, l'incontro è tra un re senza nome e Socrate; nel secondo, è tra Socrate e Alessandro. Secondo John David Burnley, questo suggerisce che l'aneddoto, almeno in questa forma, era destinato ad essere esemplificativo, piuttosto che una verità letterale. Non importava indicare con precisione i personaggi coinvolti, in quanto erano forme idealizzate, piuttosto che personaggi storici letterari. Essi simboleggiavano il conflitto tra un filosofo / critico e un re / vincitore, ed era la struttura dell'aneddoto ad essere importante, piuttosto che le identità specifiche dei protagonisti. Socrate è buono come Diogene proprio per questo scopo, anche se Alessandro è favorito come re, semplicemente perché nel Medioevo era diventato l'archetipo del conquistatore ed era considerato il più famoso della storia. [4]

L'incontro appare in numerose opere del teatro elisabettiano come Campaspe di John Lyly. L'opera di Shakespeare, Re Lear potrebbe aver inteso parodiare questo aneddoto quando Re Lear incontra Edgar, figlio di Gloucester, vestito di stracci e dice: "Fammi parlare con questo filosofo".[3][23]

Dialogo di Henry FieldingModifica

Henry Fielding riscrisse l'aneddoto in A Dialogue between Alexander the Great, and Diogenes the Cynic, pubblicato nella sua Miscellanies nel 1743.[24][25] La versione di Fielding della storia usa di nuovo Alessandro come una rappresentazione idealistica del potere e Diogene come una rappresentazione idealistica della riflessione intellettuale. Tuttavia, egli ritrae due uomini fallibili. Entrambi sono verbalmente abili, e impegnano l'un l'altro, ma entrambi sono dipendenti dal sostegno di altri per il peso delle loro argomentazioni.[24] Fielding non ama nessuno dei due personaggi, e nella sua versione dell'aneddoto ognuno dei due serve ad evidenziare la crudeltà e la cattiveria dell'altro.[26] La falsa grandezza del conquistatore è mostrata in opposizione alla falsa grandezza del non fare filosofico, la cui retorica non porta a termine l'azione.[27]

Arti visiveModifica

 
La rencontre d'Alexandre et de Diogène de Sinope di Pierre Paul Puget, 1680, al Musée du Louvre

La rencontre di PugetModifica

Il bassorilievo di Puget, nella foto a destra, è ampiamente considerato come un capolavoro.[28] Étienne Maurice Falconet lo descrive come un "errore sublime".[29] Daniel Cady Eaton, storico dell'arte e professore di Critica dell'arte alla Yale University, ha osservato che il lavoro non è in linea con l'aneddoto, con Diogene raffigurato come un uomo pietoso e vecchio che estende le sue braccia e Alessandro come montato su un cavallo con una mano al petto in segno di scherno. I cavalli sono troppo piccoli per i cavalieri, e la catena con cui il cane viene tenuto è "abbastanza grande per l'ancora di una nave".[30] Eugène Delacroix scrisse dell'opera:

«Se il grande Puget avesse avuto tanto buon senso quanta l'intensità e la scienza che ha messo in quest'opera, avrebbe percepito prima di iniziare che il suo soggetto era la scultura più strana che potesse scegliere. Ha dimenticato che nella massa di uomini, armi, cavalli e persino edifici, non avrebbe potuto introdurre l'attore più essenziale; cioè il raggio di sole intercettato da Alessandro; senza il quale la composizione non ha senso.»

(Eugène Dalacroix[30])

Victor Duruy sullo stesso punto, scrisse:

«Il suo bassorilievo […] è, nonostante la scienza dimostrata, la prova dell'impotenza della scultura sulla pittura. Come sono pesanti queste nubi e queste bandiere di marmo che galleggiano così bene nel cielo di una tavola! E dov'è l'attore principale di questa scena, il raggio di sole intercettato da Alessandro?»

(Victor Duruy[31])

Altri, come Gonse, elogiarono Puget:

«Non esito a proclamare il bassorilievo di Alexandre e Diogene una delle creazioni più sorprendenti della scultura moderna. Tutto ciò che è più raro e più difficile nell'arte della scultura vi è riunito come per miracolo: effetto concentrato di plasticità, gioco di luci e ombre, selezioni dei piani, facilità di modellazione, esecuzione nervosa, fine, vivace e cangiante. Che altro si può dire? Non c'è un dettaglio secondario che non venga trattato con una certezza meravigliosa.»

(Gonse[30])
 
Alexander and Diogenes di Edwin Landseer, 1848, alla Tate collection

Alexander and Diogenes di LandseerModifica

In Alexander and Diogenes di Edwin Landseer, l'autore rappresenta l'incontro tra i due, come quello tra due cani.[32] Alessandro è un bulldog bianco con un collare militare che guarda dall'alto in basso con arroganza Diogene, rappresentato come il cane di un maniscalco trasandato che giace in un barile.[33][34][35] Landseer trasse l'ispirazione dall'incontro di due cani fatto per la strada, e uno osservava l'altro che si trovava all'interno di un barile e questo gli fece ricordare l'incontro tra Alessandro e Diogene.[35] Il dipinto, a sua volta, ha ispirato i cani antropomorfi di Lilli e il vagabondo di Disney.[36] Charles Darwin e Briton Rivière erano d'accordo tra loro sul fatto che il pelo del cane Alessandro era stato erroneamente rappresentato.[37]

Opere di Sebastiano RicciModifica

L'incontro tra Alessandro e Diogene fu oggetto di un disegno di Sebastiano Ricci e di un suo olio su tela visibile fino al 2023 presso i Musei civici di Belluno.[38]

NoteModifica

  1. ^ a b Liang Shiqiu, On Time, in Joseph S. M. Lau and Howard Goldblatt (a cura di), The Columbia anthology of modern Chinese literature, translated by King-fai Tam, Modern Asian literature, 2nd, Columbia University Press, 2007, pp. 665 e seg., ISBN 978-0-231-13841-3.
  2. ^ Plutarco, Moralia, 717c; Diogene Laerzio VI, 79, che cita Demetrio di Magnesia come fonte. Viene anche riportato da Suda, Diogenes δ1143
  3. ^ a b c d e f Luis E. Navia, Classical cynicism: a critical study, Contributions in philosophy, vol. 58, Greenwood Publishing Group, 1996, pp. 85,98–100,115–116, ISBN 978-0-313-30015-8.
  4. ^ a b c d e f John David Burnley, The Philosopher, in Chaucer's language and the philosophers' tradition, Chaucer studies, vol. 2, Boydell & Brewer Ltd, 1979, pp. 70–71, ISBN 978-0-85991-051-4.
  5. ^ a b John M. Dillon, Morality and custom in ancient Greece, Indiana University Press, 2004, pp. 187–188, ISBN 978-0-253-34526-4.
  6. ^ in greco antico: "ἀποσκότησόν μου". Diogene Laerzio, vi. 38
  7. ^ in greco antico: "ἀπὸ τοῦ ἡλίου μετάστηθι"
  8. ^ Plutarco, Alexander 14
  9. ^ (LA) Cicerone, Tusculanae disputationes, 5. 92
  10. ^ (LA) Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia
  11. ^ Fox, Alexander the Great 1973:71.
  12. ^ Note di Robin Lane Fox.
  13. ^ S.L. Radt, Zu Plutarchs Vita Alexandri, in Mnemosyne, vol. 20, 1967, pp. 120–126, DOI:10.1163/156852567x01464.
  14. ^ Henry Fielding, Miscellanies, a cura di Henry Knight Miller, Oxford University Press US, 1972, pp. 226, ISBN 978-0-19-812435-1.
  15. ^ G. E. Lynch, Diogenes, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 1, London, John Murray, 1853, pp. 1021–1022.
  16. ^ A. M. Pizzagalli, Influssi buddhistici nella leggenda di Alessandro, in Rendiconti dell'Istituto Lombardo, vol. 76, 1942–1943, pp. 154–160.
  17. ^ Dione Crisostomo, Oration 4
  18. ^ David Konstan, Parrhēsia: Ancient Philosophy in Opposition, a cura di Albert A. Anderson, Steven V. Hicks, and Lech Witkowski, Value inquiry book series, vol. 155, Rodopi, 2004, pp. 20–21, ISBN 978-90-420-1020-8.
  19. ^ Ross Posnock, The Earth Must Resume Its Rights, in John J. Stuhr (a cura di), 100 Years of Pragmatism: William James's Revolutionary Philosophy, American Philosophy, Indiana University Press, 2010, pp. 69, ISBN 978-0-253-22142-1.
  20. ^ Samuel Johnson, The Idler: No. 14 Saturday July 15, 1758, in Arthur Murphy (a cura di), The works of Samuel Johnson, LL.D., vol. 1, New York, Alexander V. Blake, 1840, pp. 369–370.
  21. ^ Ineke Sluiter, Communicating Cynicism: Diogenes' Gangsta Rap, in Language and learning: philosophy of language in the Hellenistic age, Cambridge University Press, 2005, p. 143, ISBN 978-0-521-84181-8.
  22. ^ a b c d George Cary, The Most Popular Moral Anecdotes of Alexander, and their Medieval History and Usage: Alexander and Diogenes, in David J.A. Ross (a cura di), The Medieval Alexander, London, Cambridge University Press, 1956, pp. 83–85, ISBN 978-0-521-07085-0.
  23. ^ Steven Doloff, "Let Me Talk with This Philosopher": The Alexander/Diogenes Paradigm in "King Lear", in Huntington Library Quarterly, vol. 54, nº 3, 1991, pp. 253–255, JSTOR 3817709.
  24. ^ a b David Mazella, The making of modern cynicism, University of Virginia Press, 2007, pp. 97–98, ISBN 978-0-8139-2615-5.
  25. ^ Henry Fielding, Contributions to The champion and related writings, a cura di W. B. Coley, 2003 reprint, Oxford University Press, 1967, pp. 209, ISBN 978-0-19-818510-9.
  26. ^ Wilbur Lucius Cross, The History of Henry Fielding, vol. 1, 2007 Read Books reprint, Yale University Press, 1918, pp. 386, ISBN 978-1-4086-0433-5.
  27. ^ Ronald Paulson, The life of Henry Fielding: a critical biography, Blackwell critical biographies, Wiley-Blackwell, 2000, pp. 191, ISBN 978-0-631-19146-9.
  28. ^ Henry Redhead Yorke, Letters from France, in 1802, vol. 1, H.D. Symonds, 1804, pp. 177.
  29. ^ Anne Betty Weinshenker, Falconet: his writings and his friend Diderot, Histoire des idées et critique littéraire, vol. 66, Librairie Droz, 1966, pp. 32, ISBN 978-2-600-03476-0.
  30. ^ a b c Daniel Cady Eaton, A Handbook of Modern French Sculpture, republished Read Books, 2009, New York, Dodd, Mead, & Co., 1913, pp. 120, ISBN 978-1-4446-3981-0.
  31. ^ (FR) Victor Duruy, Histoire de France, vol. 2, Paris, Hachette, 1868, pp. 323–324.
  32. ^ The Royal Academy: The Eighteenth Exhibition (No. 208), in The Art Journal, 1º giugno 1848, pp. 168.
  33. ^ Esther Singleton, How to Visit the Great Picture Galleries, Reprinted by READ BOOKS, 2008, 1911, pp. 43, ISBN 978-1-4437-6963-1.
  34. ^ Moses Foster Sweetser, Landseer, BiblioBazaar, LLC, 2009, pp. 105, ISBN 978-1-103-07178-4.
  35. ^ a b Edwin Landseer: Alexander and Diogenes [collegamento interrotto], su Jacob Bell, Royal Pharmaceutical Society of Great Britain. URL consultato il 16 agosto 2010.
  36. ^ J. Griffin, Disney's artistic Fantasia, in The Montreal Gazette, CanWest MediaWorks Publications Inc., 7 marzo 2007 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2011).
  37. ^ Jonathan Smith, Charles Darwin and Victorian visual culture, Cambridge studies in nineteenth-century literature and culture, vol. 50, Cambridge University Press, 2006, pp. 185, ISBN 978-0-521-85690-4.
  38. ^ DUE NUOVI SEBASTIANO RICCI PER PALAZZO FULCIS / NOTIZIE / Agenda / Musei Civici di Belluno Palazzo Fulcis - Musei Civici di Belluno, su mubel.comune.belluno.it. URL consultato il 2 novembre 2019.

BibliografiaModifica

  • Maurizio Buora, L'incontro tra Alessandro e Diogenes. Tradizione e significato, in Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, vol. 132, 1973–1974, pp. 243–264.
  • (EN) Walther Amelung, Notes on representations of Socrates and of Diogenes and other cynics, Archaeological Institute of America, 1927, pp. 281–296.
  • (YI) David Pinski, Aleḳsander un Dyogenes, republished 2002 by National Yiddish Book Center, Ṿilne, Ṿilner farlag fun B. Ḳletsḳin, 1930, ISBN 978-0-657-09260-3.
  • (EN) J. Servais, Alexandre-Dionysos et Diogène-Sarapis: À propos de Diogène Laërce, VI, 63, in Antiquité Classique, vol. 28, 1959, pp. 98–106.

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