Ismihan Sultan

Ismihan Sultan
principessa
Nascita Uşak, 1544
Morte Costantinopoli, 8 Agosto 1585
Sepoltura Türbe di Selim II, Santa Sofia
Dinastia Ottomana
Padre Selim II
Madre Nûr Bânû
Coniugi Sokollu Mehmed Pascià
Kalaylıkoz Ali Pascià
Religione Islam sunnita

Ismihan Sultan in ottomano: اسمیخان سلطان‎; (Uşak, 1544Costantinopoli, 8 agosto 1585) è stata una principessa ottomana. Era la maggiore fra le figlie del sultano Selim II (regno 1566–74) e Nûr Bânû.

Primi anniModifica

Ismihan Sultan nacque a Uşak nel 1544.[1][2] Suo padre era Şehzade Selim (futuro Selim II), figlio del sultano Solimano il Magnifico (regno 1520–66) e la sua consorte preferita e valide sultan Hürrem Sultan.[1][2] Trascorse la sua prima infanzia a Manisa e Konya, dove suo padre prestava servizio come sanjak-bey.[2] Sua madre era Nûr Bânû.[3][4][5][6] Era anche la sorella del sultano Murad III (regno 1574–95) e zia del sultano Mehmed III (regno 1595–1603).

Primo matrimonioModifica

Nel 1562 furono fatte forti alleanze per le figlie di Şehzade Selim, il principe che sarebbe succeduto a Solimano come Selim II, Ismihan sposò Sokollu Mehmed Pascià, Gevherhan l'ammiraglio Piyale Pascià e Şah il capo falconiere Hasan Agha.[5] Suo padre fu particolarmente felice di dare la mano di Ismihan a Sokollu come ricompensa per l'aiuto del gran visir nella sua lotta per la successione con suo fratello Şehzade Bayezid.[7] L'erario di Stato coprì le spese per le nozze imperiali e concesse 15.000 fiorini come dono di nozze al genero imperiale.[5] La coppia possedeva due palazzi, uno situato a Kadırga,[8] e l'altro situato a Üsküdar.[7] I due insieme ebbero un figlio, Sultanzade Ibrahim Han.[4]

I ragusei rimarcarono il matrimonio di Ismihan e Sokollu Mehmed Pascià, secondo il quale fu intimorito dalla sultana non meno di altri da lui. Spesso lo chiamava «Vlach, cioè un vilissimo contadino» (Murlacco, che vuol dire contadino vilissimo).[3] Nel 1575, subito dopo l'ascesa al trono di suo fratello, il sultano Murad, il suo stipendio giornaliero era di 300 aspri.[5]

Secondo matrimonioModifica

Dopo la morte del gran visir Sokollu Mehmed Pascià nel 1579, la prima scelta della principessa per un nuovo marito fu Ösdemiroğlu Osman Pasià, che però non era interessato. La sua scelta successiva fu Kalaylıkoz Ali Pascià, il governatore di Buda, che accettò il matrimonio, ma quando l'ordine imperiale arrivò a chiedere il suo divorzio, si diceva che il dolore e la sofferenza di sua moglie avessero causato la rivolta della città.[5] Tuttavia, i due si sposarono nel 1584[4] ed ebbero un figlio, Sultanzade Mahmud Bey nato nel 1585.[6]

Affari di statoModifica

All'inizio degli anni 1580,[5] Ismihan collaborò con sua madre Nûr Bânû per isolare ulteriormente Safiye Sultan politicamente.[7] Dopo di che Murad accettò in dono da lei due bellissime schiave,[7] ciascuna abile nella danza e nella musica.[5] I francesi si rifiutarono di restituire due donne turche che erano state catturate in mare dal cognato di Enrico III e fatte membri della corte di Caterina de' Medici. Ad intercedere per le donne turche c'erano Ismihan e sua zia, Mihrimah Sultan.[5]

Opere di caritàModifica

Ismihan commissionò una moschea situata vicino all'Ippodromo, che porta il nome di Sokollu Mehmed Pascia. Suo marito era responsabile del collegio religioso e dell'ostello dei dervisci ad esso associato.[5] Ha anche commissionato un'altra moschea a suo nome a Mangalia, in Romania.[9] Ha anche dotato una biblioteca nella sua madrasa a Eyüp.[7] I contadini delle terre di dotazione reale ricevevano un trattamento privilegiato. Gli abitanti del villaggio bulgaro di Boboševo, che faceva parte dei possedimenti di Ismihan, ricordano ancora oggi che il loro villaggio era sotto la protezione di una principessa (“sotto il velo di una Sultana”).[5]

MorteModifica

Ismihan Sultan morì di parto l'8 agosto 1585 e fu sepolta nella türbe di suo padre situato ad Hagia Sophia.[4][6] Suo figlio, appena nato fu chiamato Mahmud, ma le sarebbe sopravvissuto di non più di cinquanta giorni.[4]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Taner, Melis, 'Power to Kill:' A Discourse of the Royal Hunt During the Reigns of Süleyman the Magnificent and Ahmed I, 2009, p. 41.
  2. ^ a b c (TR) FERİDUN EMECEN, SELİM II, in İslam Ansiklopedisi.
  3. ^ a b (HR) Anali Zavoda za povijesne znanosti Hrvatske akademije znanosti i umjetnosti u Dubrovniku, Croatian Academy of Sciences and Arts. URL consultato il 24 settembre 2021.
  4. ^ a b c d e (TR) Uluçay, Mustafa Çağatay, Padişahların kadınları ve kızları, Ankara, Ötüken, 2011.
  5. ^ a b c d e f g h i j (EN) Leslie P. Peirce, The imperial harem : women and sovereignty in the Ottoman Empire, 1993, ISBN 0-19-507673-7, OCLC 27811454. URL consultato il 24 settembre 2021.
  6. ^ a b c (TR) Necdet Sakaoğlu, Bu mülkün kadın sultanları : vâlide sultanlar, hâtunlar, hasekiler, kadınefendiler, sultanefendiler, 1. baskı, Oğlak Yayıncılık, 2008, ISBN 975-329-623-1, OCLC 316234394. URL consultato il 24 settembre 2021.
  7. ^ a b c d e (EN) Pinar Kayaalp, The empress Nurbanu and Ottoman politics in the sixteenth century : building the Atik Valide, 2018, ISBN 978-1-351-59662-6, OCLC 1030319743. URL consultato il 24 settembre 2021.
  8. ^ (TR) Turkey. Kültür Bakanlığı., 9. Milletlerarası Türk sanatları kongresi : bildiriler, 23-27 Eylül 1991, Atatürk Kültür Merkezi-İstanbul = 9th International congress of Turkish art, contributions : 23-27 September 1991, Atatürk Cultural Center-Istanbul., 1. baskı, Kültür Bakanlığı, 1991, p. 98, ISBN 975-17-1487-7, OCLC 35843326. URL consultato il 24 settembre 2021.
  9. ^ (EN) Romania., APA, 2007, p. 161, ISBN 978-981-258-610-0, OCLC 85692243. URL consultato il 24 settembre 2021.