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Mihrimah Sultan

principessa ottomana

BiografiaModifica

Mihrimah nacque durante il regno di suo padre, Solimano il Magnifico. Sua madre era Hürrem Sultan[1][2], figlia di un prete ortodosso e concubina del sultano. Nel 1533 o 1534, la madre, Hürrem, venne liberata dalla condizione di schiavitù e divenne moglie legale di Solimano[3].

Il 26 novembre 1539 a Istanbul, all'età di diciassette anni, Mihrimah Sultan sposò Rüstem Pasha, che venne nominato governatore di Diyarbakır e, più tardi, Gran Visir di Solimano[4]. Mihrimah fiorì come sostenitrice delle arti e viaggiò a lungo a seguito di suo padre, fino alla morte di suo marito.

Mihrimah si discostava dal modello abituale delle principesse imperiali della storia ottomana: era attiva negli affari politici, all'estero ed aveva accesso a notevoli risorse economiche. Inoltre divenne capo del harem durante il regno di Selim II.

Affari politiciModifica

Mihrimah viaggiò in tutto l'Impero Ottomano con il padre, mentre questi visitava le sue terre e ne conquistava di nuove.

La storia popolare tramanda la controversa rivalità di Mihrimah con il fratellastro Şehzade Mustafa. Insieme alla madre e al marito, impedì la sua ascesa al trono anche se Mustafa fosse sostenuto dai giannizzeri. Sebbene non vi sia alcuna prova del coinvolgimento diretto di Hürrem o di Mihrimah, fonti ottomane e no indicano che era opinione diffusa che i tre si fossero alleati per eliminare Mustafa dalla corsa al trono, in modo da assicurare il regno al figlio di Hürrem e fratello di Mihrimah, Bayezid[2]. Mustafa fu giustiziato per ordine del padre nel 1553, durante la campagna contro la Persia.

Mihrimah divenne anche consigliere di suo padre, il suo confidente e il suo parente più prossimo, soprattutto dopo la morte di sua madre e di altri parenti e familiari di Solimano. Mihrimah esortò il sultano a intraprendere la conquista di Malta e inviando lettere per lui quando egli era assente dalla capitale[2].

EreditàModifica

Oltre ad avere un'intelligenza politica, Mihrimah aveva anche l'accesso a ingenti risorse economiche e spesso finanziava grandi progetti architettonici, i più famosi dei quali sono i due complessi di moschea a Istanbul che portano il suo nome, entrambi progettati dal capo architetto di suo padre, Mimar Sinan: la Moschea di Mihrimah Sultan e la Moschea di Mihrimah. Promise di costruire 400 galee a sue spese per incoraggiare Solimano nella sua campagna contro Malta. Quando suo fratello salì al trono come Selim II, lei gli prestò circa 50 000 sovrani d'oro per soddisfare ai suoi bisogni immediati.

MorteModifica

La sorte di Mihrimah divenne incerta dopo la morte di Selim nel 1574. Mihrimah potrebbe aver perduto tutto il suo potere, ritirandosi presso l'Antico Palazzo. Un'altra teoria dice che Mihrimah mantenne la sua posizione presso il palazzo Topkapı, continuando a condividere il suo potere con Nûr Bânû.

Mihrimah morì a Istanbul il 25 gennaio 1578 durante il regno di suo nipote Murad III, sopravvivendo a tutti i suoi fratelli. Fu sepolta nel complesso della moschea di Solimano (Suleymaniyyè).

Nella cultura di massaModifica

Nella serie TV Muhteşem Yüzyıl, il personaggio di Mihrimah è interpretato dall'attrice Pelin Karahan. Nel romanzo The Architect's Apprentice di Elif Şafak (2014), ne è un personaggio centrale.

NoteModifica

  1. ^ The Imperial House of Osman: Genealogy, su 4dw.net (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2006).
  2. ^ a b c Leslie P. Peirce, The Imperial Harem: Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, New York, Oxford University Press, 1993, ISBN 0-19-508677-5.
  3. ^ Galina Yermolenko, Roxolana: "The Greatest Empresse of the East, DeSales University, Center Valley, Pennsylvania, April 2005.
  4. ^ Denis Vovchenko, Containing Balkan Nationalism: Imperial Russia and Ottoman Christians, 1856-1914, Oxford University Press, 18 luglio 2016, ISBN 978-0-19-061291-7.

BibliografiaModifica

  • Leslie Peirce, Imperial Harem : Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, Oxford University Press, 1993, ISBN 0-19-508677-5.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN88196351 · ISNI (EN0000 0000 6103 9938 · LCCN (ENno2013059475 · GND (DE138136874 · CERL cnp01173972 · WorldCat Identities (ENno2013-059475