Lucknow
Corporazione Municipale (Municipal Corporation)
लखनऊ
لكهنو
Lucknow – Veduta
Localizzazione
StatoIndia India
Stato federatoSeal of Uttar Pradesh.png Uttar Pradesh
DivisioneLucknow
DistrettoLucknow
Amministrazione
SindacoDinesh Sharma
Territorio
Coordinate26°50′49.2″N 80°56′49.2″E / 26.847°N 80.947°E26.847; 80.947 (Lucknow)Coordinate: 26°50′49.2″N 80°56′49.2″E / 26.847°N 80.947°E26.847; 80.947 (Lucknow)
Altitudine130[1] m s.l.m.
Superficie3 204 km²
Abitanti2 541 101 (2006)
Densità793,1 ab./km²
Altre informazioni
Linguehindi, urdu, inglese
Cod. postale226001[2]
Prefisso522[3]
Fuso orarioUTC+5:30
TargaUP-32
Cartografia
Mappa di localizzazione: India
Lucknow
Lucknow
Sito istituzionale

Lucknow (in hindi लखनऊ, in urdu لكهنو, Lakhnau) è la capitale dello stato indiano dell'Uttar Pradesh. Ha 2.207.340 abitanti[4].

Geografia fisicaModifica

La città è situata a 26° 51' 0 N e 80° 55' 0 E a un'altitudine di 130 m s.l.m.[1]. Si trova al centro dello stato dell'Uttar Pradesh, di cui è capitale, ed è attraversata dal fiume Gomti. È 500 km a sud-est della capitale dell'Unione indiana, Nuova Delhi.

StoriaModifica

Per quasi ottantaquattro anni (dal 1394 al 1478), Awadh fece parte del Sultanato Sharqi di Jaunpur. L'Imperatore mughal Humāyūn la inglobò nel suo impero nel 1555 circa. L'Imperatore Jahāngīr (1569–1627) assicurò feudi in Awadh alla sua aristocrazia più fedele. Lo Shaykh ʿAbd al-Raḥīm in seguito edificò il Machchi Bhawan sulle sue proprietà. Esso divenne più tardi la sede dei suoi successori che governarono la regione: gli Shaykhzāde (lett. "Figli degli Shaykh").[5]

I Nawwāb (da cui deriva il termine "nababbo") di Lucknow, in realtà Nawwāb di Awadh, assunsero la loro titolatura dopo il governo del terzo Nawwāb, quando Lucknow divenne la loro capitale. La città divenne la capitale culturale dell'intera India settentrionale e i suoi Nawwāb, presto ricordati per il loro raffinato e originale modo di vivere, divennero generosi patroni delle arti. Sotto il loro governo, fiorirono musica e danza, ed ebbe luogo la costruzione di numerosi monumenti.[6] Di quelli che esistono ancora oggi si ricordano come esempi degni di nota il Bara Imambara, il Chota Imambara e la Rumi Darwaza. Uno dei retaggi sopravvissuti dei Nawwāb è lo stile sincretistico hindo–musulmano, meglio noto come Ganga-Jamuni tehzib.[7]

 
Le porte del Palazzo di Lucknow (opera di William Daniell, 1801).
 
Chota Imambara

Fino al 1719, la suddivisione amministrativa, chiamata subah, di Awadh fu una provincia dell'Impero Mughal, amministrata da un Governatore nominato dall'Imperatore. L'avventuriero persiano Saʿādat Khān, famoso anche come Burhān al-Mulk (Vulcano del Potere), fu nominato Niẓām di Awadh nel 1722 e fissò la propria corte a Fayżābād, presso Lucknow.[8]

Il terzo Nawwāb, Shujāʿ al-Dawla (r. 1753–1775), dovette piegarsi alle forze britanniche dopo aver aiutato il fuggitivo Nawwāb del Bengala, Mīr Qāsim. Nettamente sconfitto nella Battaglia di Buxar dalla Compagnia britannica delle Indie orientali, fu obbligato a pagare pesanti indennizzi e a cedere parti del suo territorio.[9] La capitale di Awadh, Lucknow, crebbe d'importanza allorché Asaf-ud-Daula, il quarto Nawwāb, vi trasferì la sua corte da Fayżābād nel 1775.[10] La Compagnia britannica delle Indie orientali nominò un suo Residente (ambasciatore) nel 1773 e ai primi del XIX secolo assunse il controllo di ulteriori territori dello Stato. Fu però scoraggiata dal conquistare completamente l'Awadh e dovette fronteggiare l'Impero Maratha e ciò che rimaneva dell'Impero Mughal. Nel 1798, il quinto Nawwāb, Wazīr ʿAlī Khān, si alienò la simpatia del popolo e dei britannici e fu quindi obbligato ad abdicare.

I britannici aiutarono quindi Saʿādat ʿAlī Khān a salire sul trono.[11] Questi fu un sovrano-fantoccio, e in un trattato del 1801, consegnò una larga parte dell'Awadh alla Compagnia delle Indie orientali, consentendo anche di scioglierne le forze armate in favore di un più corposo esercito controllato dai britannici. Il trattato rese lo Stato dell'Awadh vassallo della Compagnia, malgrado nominalmente esso seguitasse a far parte dell'Impero Mughal fino al 1819. Il trattato del 1801 permise alla Compagnia di mettere le mani sul ricco tesoro dell'Awadh, disponendone a suo totale piacimento. Da metà del XIX secolo il Regno Unito pretese il controllo diretto di Awadh.[12]

 
Rovine della Residenza di Lucknow, dove si può osservare l'effetto delle artiglierie usate durante i Moti del 1857 contro il potere britannico.
 
Bada Imambara è famosa per quella che in lingua hindi è chiamata 'Bhool Bhulaiyaa'.

Nel 1856, la Compagnia delle Indie spostò le sue truppe alla frontiera dell'Awadh e annetté lo Stato, con la scusa della sua cattiva amministrazione. Awadh fu affidato al comando di un Commissario Capo, Sir Henry Montgomery Lawrence. Wajid 'Ali Shah, che era il Nawwāb dell'epoca, fu incarcerato e quindi esiliato dalla Compagnia delle Indie orientali a Calcutta.[13]

Nei successivi moti del 1857, il figlio quattordicenne Birjis Qadra, la cui madre era Begum Hazrat Mahal, fu incoronato nuovo sovrano. A seguito delle repressione dei moti indipendentistici, Begum Hazrat Mahal e altri capi dell'insurrezione chiesero asilo politico in Nepal.[14]

Lucknow fu uno dei principali centri dell'insurrezione indipendentistica contro il dominio britannico e partecipò attivamente ai Moti, mettendosi in mostra come un importante città strategica dell'India settentrionale. Durante i Moti (noti in India come Prima guerra d'indipendenza indiana e nella maggior parte della letteratura anglosassone ancora come Indian Mutiny, o Ammutinamento dei Sepoy), la maggior parte delle truppe reclutate dalla Compagnia riguardò la popolazione e la nobiltà dell'Awadh. Gli insorti presero il controllo dello Stato e i britannici furono costretti a un impegnativo e cruento sforzo bellico per riprendere il controllo dell'Awadh. Durante tale periodo la guarnigione di stanza nella Residenza di Lucknow fu assediata dalle forze indiane in quello che sarà poi noto come Assedio di Lucknow.

Con la sconfitta dell'insurrezione, Awadh (o Oudh) tornò sotto il pieno controllo britannico.

 
Mappa di parte della Città Vecchia, ca 1914

Il "Movimento Khilafat" (del califfato) ebbe una base attiva a Lucknow, in funzione anti-britannica. Nel 1901, dopo essere rimasta capitale dell'Awadh dal 1775, Lucknow, che aveva allora una popolazione di 264 049 abitanti, entrò a far parte delle neo-costituite Province Unite di Agra e Oudh.[15] Nel 1920, la sede governativa delle Province britanniche si spostò da Allahabad a Lucknow e dopo l'indipendenza indiana del 1947 quei territori furono riorganizzati nello Stato federato dell'Uttar Pradesh, con Lucknow loro capitale.[16]

 
Il Bara Imambara (1784) a Lucknow

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Al censimento del 2001 la popolazione di Lucknow assommava a 2.207.340 persone, delle quali 1.165.932 maschi e 1.041.408 femmine. I bambini di età inferiore o uguale ai sei anni assommavano a 258.406, dei quali 135.856 maschi e 122.550 femmine. Infine, coloro che erano in grado di saper almeno leggere e scrivere erano 1.514.827, dei quali 847.041 maschi e 667.786 femmine.[17]

TrasportiModifica

La metropolitana di LucknowModifica

La metropolitana di Lucknow è un sistema di trasporto rapido inaugurato il 6 settembre 2017. Il sistema di metropolitana di Lucknow è il sistema di metropolitana costruito più rapidamente al mondo. Il progetto venne approvato dal primo ministro dell'epoca Akkhilesh Yadav nel febbraio 2014, i lavori sono iniziati il 27 settembre 2014 e si è conclusa dopo solo 36 mesi.

È divisa in due corridoi: con il corridoio nord-sud che collega Munshipulia all'aeroporto internazionale CCS e il corridoio est-ovest che collega la stazione ferroviaria di Charbagh a Vasant Kunj. Questo ad oggi è il sistema di trasporto pubblico più costoso dello stato, e fornisce un rapido mezzo di trasporto di massa per decongestionare il traffico sulle strade cittadine.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) Falling Rain Genomics, Inc, Lucknow, India Page, su fallingrain.com. URL consultato l'11 luglio 2008.
  2. ^ (EN) India Post, Pincode search - Lucknow, su indiapost.gov.in. URL consultato il 28 luglio 2008.
  3. ^ (EN) Bharat Sanchar Nigam Ltd, STD Codes for cities in Uttar Pradesh [collegamento interrotto], su bsnl.co.in. URL consultato il 28 luglio 2008.
  4. ^ (EN) Census of India, Alphabetical list of towns and their population - Uttar Pradesh (PDF), su censusindia.gov.in. URL consultato il 21 maggio 2008.
  5. ^ Introduction to Lucknow, Lucknow. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 7 gennaio 2014).
  6. ^ Lucknow City, Laxys. URL consultato il 29 aprile 2012 (archiviato il 26 aprile 2012).
  7. ^ Rana Safvi, Understanding Ganga-Jamuni Tehzeeb: How diverse is the "Indian multiculturalism", su DNA India, Mumbai, DNA Webdesk, 15 giugno 2014. URL consultato il 27 agosto 2014 (archiviato il 3 settembre 2014).
  8. ^ Faizabad, Town, India, su Bartleby, The Columbia Encyclopaedia. URL consultato il 27 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2009).
  9. ^ Shuja Ud Daula, su Lucknow. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 17 settembre 2015).
  10. ^ Asaf Ud Daula, su Lucknow. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato l'11 settembre 2015).
  11. ^ Saadat-Ali-Khan, su Lucknow. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato il 12 giugno 2014).
  12. ^ Awadh, su Encyclopædia Britannica. URL consultato il 27 agosto 2014 (archiviato il 3 settembre 2014).
  13. ^ Wajid Ali Shah, su Lucknow. URL consultato il 24 agoosto 2014 (archiviato il 29 aprile 2015).
  14. ^ Sudeshna Sarkar, Begum Hazrat Mahal: forgotten icon of India's freedom movement, in Deccan Herald, 12 settembre 2004. URL consultato il 27 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2014).
  15. ^ Template:Cite EB1911
  16. ^ History of Lucknow, su Lucknow City. URL consultato il 24 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2014).
  17. ^ (EN) Census of India 2001, Population, population in the age group 0-6 and literates by sex - Cities/Towns (in alphabetic order): 2001, su censusindia.net. URL consultato il 20 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2004).

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN132532283 · LCCN (ENn81059800 · GND (DE4111406-1 · BNF (FRcb12033699b (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n81059800
  Portale India: accedi alle voci di Wikipedia che parlano dell'India