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Malatesta da Verucchio
Malatesta da Verucchio1.jpg
Malatesta da Verucchio
Signore di Rimini
Stemma
In carica 1295-1312
Predecessore se stesso come podestà di Rimini
Successore Malatestino I Malatesta
Nascita Verucchio, 1212
Morte Rimini, 1312
Sepoltura Tempio Malatestiano, Rimini
Dinastia Malatesta
Padre Malatesta I Malatesta
Madre Adelasia
Coniugi Concordia dei Pandolfini
Margherita Paltenieri
Figli Rengarda, Malatestino, Gianciotto, Paolo, Ramberto, Maddalena, Simona, Pandolfo
Religione Cristianesimo
Malatesta da Verucchio
1212 – 1312
SoprannomeMastin Vecchio
Nato aVerucchio
Morto aRimini
Luogo di sepolturaTempio Malatestiano, Rimini
ReligioneCristianesimo
Dati militari
Paese servitobandiera Stato Pontificio
Anni di serviziotrenta
GradoCapitano
BattaglieFaenza, Ponte San Procolo, Ravenna
Altre caricheSignore di Rimini
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Malatesta da Verucchio detto "Mastin Vecchio" (Verucchio, 1212Rimini, 1312) è stato un condottiero italiano, signore di Rimini dal 1295 alla morte, appartenente alla dinastia dei Malatesta.

BiografiaModifica

Faceva parte del ramo da Verucchio della sua famiglia. Era figlio di Malatesta di Pennabilli, podestà di Pennabilli dal 1239 al 1249, e di Adelasia.

La fase ghibellinaModifica

Malatesta sfruttò abilmente le relazioni matrimoniali per rafforzare il suo potere[1]. Sposò Concordia dei Pandolfini, figlia del vicario imperiale. Oltre a garantirgli un ruolo di rilievo all'interno della fazione ghibellina, nel 1239 divenne podestà ghibellino di Rimini, il matrimonio gli ha portato in dote diversi possedimenti nella Romagna meridionale.[2]

La fase guelfaModifica

Nel 1248, dopo la sconfitta di Federico II a Parma cambiò campo, aderendo al partito guelfo. Da allora fu il più significativo esponente guelfo della Romagna. Per rafforzare le nuove alleanze, approfittando della morte della prima moglie Concordia, all'incirca nel 1263, contrasse un nuovo matrimonio con Margherita Paltenieri, nipote del legato apostolico delle Marche. L'antagonismo con i Montefeltro gli permise di stringere alleanze con altre famiglie guelfe in lotta con Guido da Montefeltro, capo dei ghibellini romagnoli, come i da Polenta. Anche in questo caso l'alleanza politica fu rafforzata con un matrimonio: in questo caso quello del primogenito Giovanni, detto Gianciotto e Francesca da Polenta.[3]

Per la fama acquisita nella lotta contro i ghibellini fu chiamato dalla famiglia guelfa bolognese dei Geremei per sostenere la lotta contro la fazione ghibellina rivale dei Lambertazzi e nel 1275 ricoprì la carica di capitano del popolo a Bologna. Successivamente fu designato da Carlo I d'Angiò come vicario pontificio a Firenze.[4]

Nel 1295 si proclamò signore di Rimini, decretando l'espulsione di tutte le famiglie ghibelline rivali.[5]

Malatesta per queste vicende è citato da Dante come il "Mastin vecchio" (Inf. XXVII vv. 46-48), assieme al figlio Malatestino I, il "Mastin nuovo". Il Sommo Poeta ricorda che i due fecero imprigionare e uccidere nel 1295, Montagna di Parcitadi, capo della fazione ghibellina riminese.

«E il Mastin Vecchio e il Nuovo, che fecer di Montagna il mal governo, là dove soglion fan d'i denti succhio.»

Lo stesso Malatestino I fu ritenuto dall'Alighieri responsabile dell'omicidio dei due migliori di Fano (Inf. XVIII, vv. 76-84). Ma l'episodio più famoso che lo lega alla Divina Commedia è in realtà quello di Paolo e Francesca che riguarda la relazione tra il figlio Paolo e la cognata Francesca da Polenta, entrambi assassinati dal marito di lei Gianciotto, fratello di Paolo.[6]

Morì centenario nel 1312 dopo aver dettato minuziose disposizioni testamentarie. Sigismondo farà raccogliere i suoi resti, unitamente a quelli degli altri avi, nell'Arca degli Antenati e dei Discendenti, opera di Agostino di Duccio, nella chiesa riminese di San Francesco, ovvero il Tempio Malatestiano.[7]

DiscendenzaModifica

 
Tempio Malatestiano: l'Arca degli Antenati, con i resti di Malatesta (Agostino di Duccio)

Ebbe una prospera discendenza da due matrimoni.[8] L'ipotesi di una terza moglie è stata negata da tutti gli storici malatestiani, a partire dal Massera, errore derivante da una traduzione sbagliata di un documento in latino: fu una casa, non una consorte, che Malatesta acquisì, nel 1230, da Guglielmo di Arrighetto. Secondo il Litta, invece, essa fu la figlia di tal Guglielmo di Enrichetto[8].

L'identità della madre di Rengarda è comunque incerta e sarebbe la primogenita di Concordia.[9][10][11] In alcuni alberi genealogici dei Malatesta Rengarda non viene neppure menzionata.[12]

Dalla prima moglie, Concordia dei Pandolfini di Vicenza, (1248), ebbe cinque figli:

Dalla seconda consorte, Margherita Paltenieri di Monselice, (1266), nacquero tre eredi:

NoteModifica

  1. ^ Gavalotti Enrico, "Dante laico e cattolico", pag, 93 e segg.
  2. ^ Pari, p. 39
  3. ^ Franceschini, p. 352
  4. ^ Franceschini, p. 69
  5. ^ Pari, p. 32
  6. ^ Pari, p. 50
  7. ^ Yriarte, p. 209
  8. ^ a b Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Malatesta di Rimini, Torino, 1835.
  9. ^ Fleetwood, p. 18
  10. ^ Pari, pp. 71-73
  11. ^ Turchini, p. 54
  12. ^ Franceschini, p. 466
  13. ^ Pari, p. 58

BibliografiaModifica

Signoria di Rimini
(1239-1330)

Malatesta

Malatesta (1239-1312)
Figli
Malatestino (1312-1317)
Pandolfo I (1317-1326)
Figli
Ferrantino (1326-1330)
Modifica
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier, Firenze 1988.
  • Frances Fleetwood, L'elefante e la rosa. Storia della famiglia Malatesta, Grafiche Galeati, imola 1983.
  • Gino Franceschini, I Malatesta, dall'Oglio, Milano 1973.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Malatesta di Rimini, Torino, 1835, ISBN non esistente.
  • Silvia Pari, La Signoria di Malatesta da Verucchio, Bruno Ghigi Editore, Rimini 1998.
  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli, Milano 2001.
  • Piero Zama, I Malatesti, Fratelli Lega Editori, Faenza 1965.
  • Angelo Turchini, I Malatesta Signori di Rimini e Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena 2013.
  • Charles Yriarte, Un condottiero del XV secolo. Rimini - Studi sulle lettere e le arti alla corte dei Malatesta, Raffaelli Editore, Rimini 2003.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74729871 · ISNI (EN0000 0004 4888 1740 · GND (DE122250214 · CERL cnp00568703 · WorldCat Identities (EN74729871