Marchesato di Aitona

Marchesato di Aitona
Stemma Moncada di Spagna.png
Informazioni generali
Capoluogo Aitona
Dipendente da Regno di Spagna
Amministrazione
Marchese Moncada (1581-1756), Fernández de Córdoba (1756-1843)
Evoluzione storica
Inizio 1581 con Francisco de Moncada y Cardona
Causa Investitura a Marchese di Aitona di Francisco de Moncada y Cardona da parte del re Filippo II di Spagna
Fine 1843 con Luis Tomás Fernández de Córdoba Ponce de León
Causa Abolizione del feudalesimo in Spagna
Preceduto da Succeduto da
Contea di Aitona Provincia di Lleida
Marchese di Aitona
Corona araldica
Stemma
Data di creazione1º ottobre 1581
Creato daCarlo V d'Asburgo
Primo detentoreFrancisco de Moncada y Cardona
Attuale detentoreVictoria Elisabeth de Hohenlohe-Langenburg
Confluito nei titoli delDuchi di Medinaceli
Titoli sussidiariConte di Ossona, di Marmilla, Visconte di Cabrera e di Bas, Barone di Chiva, di Llagostera, di Mequinenza, di Serós e di Soses, Signore di Vallobar, di Palma, di Ador e di Benasque

Il Marchesato di Aitona (in catalano Marquesat d'Aitona, in spagnolo Marquesado de Aitona) fu uno stato feudale esistito in Catalogna, che comprendeva i territori dei comuni spagnoli di Aitona, Seròs, Vila-seca e Algorfa, da cui trae origine il titolo nobiliare spagnolo di Marchese di Aitona.

StoriaModifica

Nel XIII secolo, il re Pietro II di Aragona assegnò alla figlia naturale Costanza le terre catalane di Aitona, Albalate de Cinca, Mequinenza, Seròs e Soses, che il sovrano medesimo promise in sposa nel 1212 a Guglielmo Raimondo di Moncada, siniscalco di Barcellona. Il matrimonio, avvenuto nel 1222, portò in dote i predetti territori al casato dei Moncada, che si fregiarono del titolo di baroni di Aitona.[1]

Il 12 settembre 1536, Juan de Moncada y de Tolça, XII barone di Aitona, con privilegio concessogli dall'imperatore Carlo V di Spagna, fu investito del titolo di I conte di Aitona.[2] La Contea di Aitona fu elevata a marchesato con il figlio il conte Francisco de Moncada y Cardona, il quale, con privilegio datogli dal re Filippo II di Spagna il 1º ottobre 1581, fu investito del titolo di I marchese di Aitona.[3]

Il ramo dei Moncada di Spagna si estinse nel 1727 con la morte di Guillén Ramón de Moncada y Portocarrero, VI marchese di Aitona, il quale ebbe una sola figlia María Teresa, che nel 1722 contrasse matrimonio Luis Antonio Fernández de Córdoba y Spínola, XI duca di Medinaceli, da cui ebbe quattro figli[4], ed a seguito del quale il titolo confluì nei Fernández de Córdoba dei Duchi di Medinaceli.

Il Marchesato di Aitona fu soppresso nel 1843, durante il Regno di Isabella II di Spagna, quando il feudalesimo venne abolito secondo le disposizioni contenute nella Costituzione spagnola del 1812. Il titolo ad esso relativo fu in possesso dei Fernández de Córdoba fino a Victoria Eugenia, XVIII duchessa di Medinaceli, morta nel 2013. Sua primogenita era Ana de Medina y Fernández de Córdoba (1940-2012), e con quest'ultima il titolo finì al casato tedesco dei principi di Hohenlohe-Langenburg, avendo sposato nel 1961 Max Emanuel di Hohenlohe-Langenburg (1931-1994), figlio del Principe Maximilian Egon.[5]

Cronotassi dei Marchesi di AitonaModifica

Periodo feudaleModifica

Periodo post-feudaleModifica

  • Luis Tomás Fernández de Córdoba Ponce de León (1843-1873)
  • Luis María de Constantinopla Fernández de Córdoba y Pérez de Barradas (1873-1879)
  • Luis Jesús Fernández de Córdoba y Salabert (1881-1956)
  • Victoria Eugenia Fernández de Córdoba y Fernández de Henestrosa (1959-2013)
  • Victoria Elisabeth de Hohenlohe-Langenburg y Schmidt-Polex (2018-)

NoteModifica

  1. ^ (CA) Montcada (XML), su enciclopedia.cat. URL consultato il 20-08-2018.
  2. ^ (ES) J. Mateu Ibars, Los Virreyes de Valencia, Ayuntamiento de Valencia, 1963, p. 163.
  3. ^ (ES) F. Duran, Notas arqueológico-históricas sobre los castillos feudales de Cataluña, Vives, 1914, p. 33.
  4. ^ María Teresa de Moncada y Benavides, su fundacionmedinaceli.org. URL consultato il 20-08-2018.
  5. ^ (ES) J. M. Soler Salcedo, Nobleza española Grandeza immemorial 1520, Editorial Visión Libros, 2008, p. 358.

Collegamenti esterniModifica