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Marco Mancini (agente segreto)

agente segreto italiano

BiografiaModifica

Di origine imolese, Mancini ha trascorso gli anni giovanili a Sant'Alberto, un paese sul fiume Reno a 15 km da Ravenna. Dopo essere entrato nell'Arma dei Carabinieri nel 1979, è stato destinato al Nucleo Radiomobile di Milano nel 1981, passando lo stesso anno con il grado di Brigadiere nella Sezione Speciale Anticrimine fondata del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Fino al 1984 è stato impegnato nelle indagini contro la Colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse, contribuendo all'arresto di quasi tutti i suoi componenti. Ha effettuato inoltre l'arresto di Sergio Segio, primo capo e comandante militare dell'organizzazione terroristica Prima Linea. Ha infine svolto attività internazionale, partecipando alle indagini in Francia a carico di Oreste Scalzone, fondatore ed esponente delle organizzazioni politiche extra-parlamentari Potere Operaio e Autonomia Operaia[1].

Nel 1985 è entrato a far parte del Sismi, assegnato quale addetto al centro controspionaggio di Bologna, con proiezione nazionale ed internazionale. Durante questo incarico, il 16 novembre 1988 ha partecipato come investigatore alle indagini per la strage della stazione Carabinieri di Bagnara di Romagna, durante la quale persero la vita cinque militari dell'Arma. Inizialmente ritenuta di matrice terroristica, la strage si rivelò successivamente di altra natura[2]. È stato successivamente attivo nelle indagini sui delitti della Banda della Uno Bianca. Durante questo incarico è stato coinvolto dalla Procura di Bologna, insieme ad un maggiore dei Carabinieri, in un'inchiesta poi archiviata per una vicenda marginale, collegata a un bossolo recuperato in un tiro a segno.

Alla fine degli anni Novanta è stato nominato responsabile dei centri SISMI del Nord Italia, ovvero capo del controspionaggio militare. Nei primi anni 2000 è stato nominato Responsabile della Divisione controspionaggio, contrasto del terrorismo nazionale ed internazionale e della criminalità organizzata internazionale. Negli anni successivi ha svolto attività di controspionaggio ed antiterrorismo all'estero, prevalentemente in Africa e Medio Oriente, portando aiuti italiani alla città assediata di Falluja, e venendo sequestrato dai jihadisti iracheni. Nel settembre 2004 è stato protagonista della cattura a Beirut di Ahmad Salim Miqati, terrorista noto per essere responsabile delle stragi nei McDonald's di Beirut e Jouneh, ed in procinto di effettuare un attentato contro la locale ambasciata italiana[3][4]. Nel 2010, su mandato del Governo italiano, è stato trasferito a Vienna con l'incarico di capocentro[5]. Rientrato in Italia nel 2014, è stato assegnato al Dipartimento Informazioni per la Sicurezza con compiti di vigilanza finanziaria sulle agenzie operative[6].

Nel corso della sua attività professionale, Mancini è stato coinvolto in due procedimenti giudiziari, entrambi conclusisi con la caduta delle accuse a suo carico: il caso Abu Omar e lo Scandalo Telecom-Sismi[7][8][9][10][11].

Procedimenti giudiziariModifica

Il caso Abu OmarModifica

Il 5 luglio 2006 Marco Mancini è stato arrestato con l'accusa di concorso in sequestro di persona riguardo al rapimento di Abu Omar, imam egiziano della moschea di viale Jenner a Milano. Dieci giorni dopo, è stato rimesso in libertà, venendo tuttavia iscritto nel registro degli indagati. Il 16 febbraio 2007 è stato rinviato a giudizio per concorso in sequestro di persona insieme a Nicolò Pollari (direttore del SISMI), Farinelli Guido Umberto e ad una decina di altri funzionari del SISMI. Per la stessa imputazione sono stati rinviati a giudizio con loro 26 agenti della CIA, tra cui Robert Seldon Lady, l'ex capocentro della CIA a Milano; e Jeff Castelli, responsabile del servizio segreto americano in Italia.

Il processo di primo grado si è aperto l'8 giugno 2007 a Milano, ed è stato il primo caso di procedimento aperto in Italia sulle cosiddette extraordinary rendition. Mancini è stato in un primo momento nel carcere di Pavia[12], per poi ottenere nel giugno 2007 gli arresti domiciliari. Il procedimento è iniziato con l'udienza del 22 ottobre 2008, presso la IV Sezione penale del Tribunale di Milano, giudice Oscar Magi. La requisitoria si è tenuta il 30 settembre 2009, ed al termine della stessa il pubblico ministero Armando Spataro ha chiesto la condanna a 10 anni per Mancini. Ha inoltre richiesto pene varianti dai 13 ai 10 anni per altri imputati, tra cui l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e i 26 agenti della Cia coinvolti nel rapimento; ed ha effettuato tre richieste di proscioglimento per tre funzionari minori del Sismi.[13] La sentenza di primo grado è stata emessa il 4 novembre 2009, ed ha statuito il non luogo a procedere per Mancini e Pollari in ragione del segreto di Stato; la condanna a 8 anni Robert Seldon Lady; a 3 anni dei funzionari del Sismi Pio Pompa e Luciano Seno; e mediamente a 5 anni gli altri 20 agenti CIA[14].

La sentenza d'appello del 15 dicembre 2010 ha confermato quella di primo grado, mantenendo il non luogo a procedere - causa segreto di Stato - per Mancini e Pollari, riducendo leggermente le pene per Pio Pompa e Luciano Seno (due anni e otto mesi di reclusione rispetto ai tre anni del primo grado), e inasprendo le pene relative ai 23 funzionari della CIA, con pene dai sette ai nove anni - per Robert Seldon Lady la pena è passata dagli otto anni del primo grado ai nove dell'appello. Il risarcimento è stato fissato interamente a carico dei 23 agenti della CIA ed è così suddiviso: 1.000.000 € per l'ex Imam Abu Omar e 500.000 € per sua moglie Nabile Ghali[15].

Il 19 settembre 2012 la Corte di Cassazione ha tuttavia annullato la sentenza pronunciata nei confronti di Pollari e Mancini, ritenendo che il segreto di Stato non coprisse tutti i loro comportamenti. Ha invece sancito la condanna definitiva per i 23 agenti americani Cia, nonché per Pio Pompa e Luciano Seno.

In seguito all'annullamento in Cassazione, Pollari e Mancini sono stati sottoporti ad un nuovo processo d'appello, arrivato a sentenza il 13 febbraio 2013, al termine del quale la Corte ha condannato Pollari a 10 anni e Mancini a 9 anni di reclusione[16].

Parallelamente ai vari gradi di giudizio di cui sopra, la Corte Costituzionale ha svolto un autonomo procedimento per valutare la validità del principio secondo cui i governi possono avvalersi del segreto di Stato a protezione della sicurezza nazionale. Tale principio, invocato a propria discolpa da Mancini e dai suoi co-imputati, è stato confermato a partire dal 2006 da tutti e quattro i governi succedutisi (Prodi II, Berlusconi IV, Monti e Letta). Il 14 gennaio 2014 la Corte Costituzionale ha confermato tale principio, estendendolo ai documenti relativi al processo[17]. Il mese successivo la Corte di Cassazione (Prima sezione penale), applicando la sentenza, ha annullato senza rinvio le condanne a Pollari, Mancini, e tre agenti dei servizi, in quanto «l'azione penale non poteva essere perseguita per l'esistenza del segreto di Stato». Tale verdetto ha chiuso la lunga contrapposizione tra i giudici della Procura di Milano, sostenuti dalla Cassazione, e la Presidenza del Consiglio, supportata dai giudici costituzionali.

Procedimento "Telecom"Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo Telecom-Sismi.

Nel dicembre 2006 Marco Mancini è stato arrestato per il suo presunto coinvolgimento nell'ambito dello scandalo Telecom-Sismi[18][19][20], l'inchiesta sulle intercettazioni illegali Telecom, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione del segreto d'ufficio. Secondo l'ipotesi di reato, Mancini avrebbe procurato illecitamente una notevole mole di "dati segreti" all'investigatore Emanuele Cipriani, con la complicità ulteriore di Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza Telecom [21][22]. Secondo l'ipotesi di reato contenuta nel documento di avviso di conclusione delle indagini depositato nel luglio 2008 dai PM Fabio Napoleone, Nicola Piacente e Stefano Civardi, Mancini avrebbe organizzato con Tavaroli e Cipriani, ex-colleghi delle squadre antiterrorismo di Dalla Chiesa, "la raccolta sistematica di informazioni riservatissime in grado di assicurare fiducia nel gruppo Pirelli-Telecom e quindi stabilità al consorzio delittuoso che fondava sui cospicui fondi aziendali per la Security il perno della poliedrica e multiforme attività illecita"[23][24], commettendo così i reati di cui sopra[25][26][27][28][29][30].

Durante gli interrogatori, Mancini si è difeso dando la propria versione dei fatti e chiamando a responsabilità i propri superiori[31]. Il procedimento, nonostante la chiusura delle indagini già nel 2006, è stato rallentato dalla mole di documentazione raccolta.

La prima delle udienze preliminari si tiene il 31 marzo 2009 avanti il GUP Dott.ssa Mariolina Panasiti. Centinaia, delle originali migliaia di parti lese, si costituiscono parte civile nel procedimento[32]. Molti degli imputati trattano il patteggiamento con i PM. Marco Mancini, al contrario, all'udienza del 2 ottobre 2009 deposita una memoria in cui invoca il segreto di Stato sui rapporti tra il Sismi e Telecom Italia[33][34] e riferisce di un suo incontro con un dirigente dell'Aise e ex-appartenenti del Sismi, nel quale gli è stata motivata la pendenza del procedimento per mantenerlo fuori dal servizio; sostenendo che sarebbe stato deciso nelle alte sfere "di non trasmettere all'autorità giudiziaria e ai difensori elementi decisivi che lo avrebbero ulteriormente e definitivamente scagionato"[35].

Nel maggio 2010 il GUP Panasiti ha sollevato Mancini da tutte le accuse, in gran parte per non aver commesso il fatto, e residualmente per improcedibilità a causa dell'opposizione del segreto di Stato[36]. Il proscioglimento è stato confermato nel 2013 anche dalla Corte di Cassazione[37].

NoteModifica

  1. ^ Il "brigadiere" diventato 007. Il Tirreno, 6 Luglio 2006. Accesso il 18 marzo 2019
  2. ^ Lado Balzanelli Il massacro, il suicidio, perché? Repubblica, 17 novembre 1988. Accesso il 9 luglio 2018
  3. ^ Capo degli 007 sempre in prima linea. Incarcerato e poi assolto per Abu Omar - Il caso di Marco Mancini. Il Giornale, 29 ottobre 2014. Accesso il 9 luglio 2018.
  4. ^ Carlo Bonini, Cronaca di una strage mancata Entro settembre scorrerà il sangue. La Repubblica, 22 settembre 2004. Accesso il 9 luglio 2018
  5. ^ Gregorio Romeo Finmeccanica, un colonnello dei carabinieri "aiutava" nei rapporti con i servizi segreti. La Repubblica, 19 febbraio 2013. Accesso il 9 luglio 2018.
  6. ^ Carlo Bonini, Luciano Foschini Governo, carabinieri e Servizi segreti: il grande intrigo dell'affare Consip. La Repubblica, 26 settembre 2017. Accesso il 9 luglio 2018
  7. ^ Luca Fazzo Caso Telecom, dossier: assolto lo 007 Mancini. Repubblica, 28 maggio 2010. Accesso il 9 luglio 2018
  8. ^ Dossier illegali Telecom, prosciolto Marco Mancini. Sky TG24. Accesso il 9 luglio 2018
  9. ^ Massimo Zanaria Biografia di Marco Mancini. Cinquantamila.it, accesso il 9 luglio 2018.
  10. ^ Caso Telecom, prosciolto Mancini Rinvio a giudizio per Cipriani. Avvenire, 28 maggio 2010. Accesso il 9 luglio 2018.
  11. ^ Dossier illegali, prosciolto Mancini. Corriere.it, 28 maggio 2010. Accesso il 9 luglio 2018.
  12. ^ Fonte: La Repubblica, 27.07.2008
  13. ^ Fonte: La Repubblica, 30.09.2009, "Abu Omar, chiesti 13 anni per Pollari e condanne per 26 agenti della Cia"
  14. ^ Fonte: La Repubblica, 04.11.2009, "Abu Omar, «Per il segreto di Stato Pollari e Mancini non giudicabili»
  15. ^ Fonte: La Repubblica, 15.12.2010, "Pollari e Mancini non perseguibili. Sentenza confermata in appello."
  16. ^ Abu Omar, condannati ex vertici Sismi: 10 anni per Pollari, 9 per Mancini - Il Fatto Quotidiano
  17. ^ Caso Abu Omar: rivedere anche le condanne a Luciano Seno e Pio Pompa, su informazionecorretta.com. URL consultato il 2 marzo 2014.
  18. ^ [1]
  19. ^ la Repubblica 20 settembre 2006 "Intercettazioni illegali, ventuno arresti nell'indagine su scandalo Telecom-Pirelli-CocaCola"
  20. ^ Copia archiviata, su lastampa.it. URL consultato il 28 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2008). Fonte: La Stampa "I nomi di tutti gli arrestati e i capi di imputazione
  21. ^ Fonte: Rai 3, trasmissione Report del 25 marzo 2007, video della puntata, su media.rai.it. URL consultato il 1º febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2008).
  22. ^ Fonte: Rai 3, trasmissione Report del 25 marzo 2007, trascrizione integrale della puntata Archiviato il 18 agosto 2008 in Internet Archive.
  23. ^ pag. 9 di "Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini"
  24. ^ Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini - parte 1 - parte 2 Archiviato il 16 luglio 2011 in Internet Archive.- parte 3
  25. ^ pag. 8 di "Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini"
  26. ^ pag. 18 di "Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini"
  27. ^ pag. 19 di "Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini"
  28. ^ pag. 22 di "Informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini"
  29. ^ Fonte: Il Sole 24 ore, 21.07.2008 "Dossier illegali Telecom, Tronchetti e Buora «vittime»"
  30. ^ Fonte: La Repubblica, 22.07.2008 "Dossier illeciti Telecom - ecco l'atto integrale dei PM"
  31. ^ Fonte: La Repubblica, 25.07.2008, "Mancini racconta la sua verità: 'Pollari riferiva a Tronchetti'
  32. ^ Fonte: Il Giornale, 25.11.2008, "Processate Telecom e la sua Security"
  33. ^ Fonte: Reuters Italia, 02.10.2009, "Spie e telefoni, ex Sismi Mancini oppone segreto di Stato"
  34. ^ Fonte: Il Giornale, 02.10.2009, "Dossier Telecom, Mancini: «Segreto di Stato»"
  35. ^ Fonte: Libero News, 02.10.2009, "Dossier illeciti: Mancini a GUP, si vuole impedire mio rientro nei servizi" Archiviato il 12 ottobre 2009 in Internet Archive.
  36. ^ Caso Telecom, prosciolto Mancini Rinvio a giudizio per Cipriani. Avvenire, 28 maggio 2010. Accesso l'11 giugno 2018.
  37. ^ “Alla Telecom fu spionaggio” Sette condanne a Milano. La Stampa, 13 febbraio 2013. Accesso l'11 luglio 2018.

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