Muti Papazzurri

Muti Papazzurri
Coa fam ITA muti papazzurri.jpg
D'argento, a due cinte merlate d'azurro concentriche bordate internamente d'oro, e accompagnate in cuore da un crescente del secondo[1].
StatoStato Pontificio
Titoli
  • Marchesato di Lauriano
  • Marchesato di Filacciano
FondatoreCencio Papazzurri
Data di fondazioneXI secolo
Data di estinzione
Etniaitaliana

La famiglia Muti Papazzurri è stata un'antica famiglia nobile romana.

StoriaModifica

Le difficoltà nella ricerca di una origine familiareModifica

Originariamente nota solo come Papazzurri, la famiglia assunse nel XV secolo l'agnome Muti, secondo la tesi di Teodoro Ameyden per la condizione di mutismo di Jannetto Papazzurri di Bartolomeo[2]. Lo stesso Ameyden, così come tutti gli storici contemporanei che si sono occupati dell'argomento[3], dichiara che tale agnome non vada associato al cognome della casata omonima romana, con cui i Muti Papazzurri non condividevano legami di parentela[4].

La ricostruzione storica deve tener conto dell'antichissima distinzione tra due rami, già presente con la separazione tra i fratelli Giovanni e Prospero di Paolo Muti Papazzurri, e semplificata solo con la generazione successiva nel XVI secolo, quando i due figli di Prospero, per fidecommesso ordinato dalla madre Paolina Porzi, divisero in due parti il patrimonio familiare[4][5].

Il riconoscimento dell'origine della famiglia fu oggetto di ricognizione quando Marco Antonio Muti Papazzurri ottenne il cavalierato di Malta al termine del XVII secolo[6], nonostante la permanenza delle dovute incertezze causate dai casi di omonimia sopra enunciati.

La successione fino alla divisione del patrimonio familiareModifica

 Tomasso Papazzurri
 
 
 Pietro Papazzurri
 
 
 Nicolò Papazzurri
 
    
 Paolello Papazzurri
Bartolomeo Papazzurri
Nicolò Papazzurri
Pietro Papazzurri, Vescovo di Rieti
 
  
 Paolo Muti Papazzurri
 Giovanni (Jannetto) Muti Papazzurri
  
     
 Giovanni Muti Papazzurri
Battista Muti Papazzurri
Iacomo Muti Papazzurri
Tomasso Cecchi Muti Papazzurri, cancelliere dell'Urbe
Antonio Muti Papazzurri
 
 
 Paolo Muti Papazzurri
 
 
 Carlo Muti Papazzurri
sp. Ceccolla
 
  
 Lorenzo Muti Papazzurri
Paolo Muti Papazzurri
sp. Antonia di Nari
 
  
 Giovanni Muti Papazzurri
 Prospero Muti Papazzurri
sp. Paolina Porzi
  
       
Muzio Muti Papazzurri, colonnello delle guardie pontificie
(?-1575) sp. Lucrezia Mattei (1518)
Marco Muti Papazzurri
Carlo Muti Papazzurri
Paolo Muti Papazzurri
Girolamo Muti Papazzurri
sp. Livia Savelli/sp. Livia della Zecca (1533)
Giuseppe Vincenzo Muti Papazzurri
Marco Antonio Muti Papazzurri
sp. Giulia Aragona (1532)

Le fonti storiche tramandano la presenza stabile della famiglia nel rione di Trevi fin dal XIV secolo, nonostante attestazioni della loro presenza in Roma fossero già individuabili nei secoli precedenti. Il legame familiare con il rione trova la propria conferma nella toponomastica della Roma medievale, che in prossimità della Basilica dei Santissimi Apostoli, in cui la famiglia aveva ottenuto il privilegio di erigere una cappella familiare in patronato dedicata alla Pietà[7], riportava un "Mons de Papazzurris" e una "torre dè Papazzurri"[8][2], e due isolati denominati Insula Maior e Insula Minor[9] che, con lo scisma della famiglia nel XVI secolo, divennero rappresentazione simbolica della divisione dei due rami familiari. Tale stretta relazione della famiglia con il rione permise nei secoli a molti dei suoi membri di rivestire ruoli di primo piano nella vita civile del quartiere.

Le prime notizie relative alla famiglia sono rintracciabili nell'undicesimo secolo, quando la personalità di Cencio Papazzurri viene registrata come sostenitrice dell'elezione di Papa Leone IX[2]. Nel 1287 Bartolomeo dè Papazzurri fu canonico di Santa Maria in Trastevere[2], e la famiglia nel 1328 viene ricordata come presente all'incoronazione poetica del Petrarca in Campidoglio[2].

Nel 1333 in un passo del Diario di Paolo di Lello Petrone, questi ricorda un Giovanni Muti dé Papazzurri prima Canonico di San Giovanni in Laterano e poi Vescovo di Imola e di Rieti nel 1302, posto nel 1346 in un sepolcro ancora oggi visitabile nella basilica romana[2].

Un Giacomo Muti Papazzurri venne nominato vescovo di Arezzo e di Spoleto nel 1372[10].

Nel 1430 Tommaso Cecchi Muti Papazzurri, figlio di quel Jannetto per il cui mutismo l'agnome "Muti" verrà legato alla famiglia per le generazioni successive, venne dichiarato cancelliere dell'Urbe[2], e nel 1436 Antonio Muti Papazzurri, suo fratello, subì la devastazione della propria abitazione per opera di truppe fedeli al pontefice[2].

Infine, nel 1521 venne redatto il fidecommesso di Paolina Porzi che il 6 maggio del 1536 condurrà la famiglia al definitivo scisma, con la divisione dei beni ereditari in favore dei figli Girolamo e Marco Antonio[5].

Una netta divisione in due rami ben distinti era però nota anche prima del fidecommesso di Paolina: suo marito Prospero Muti Papazzurri aveva infatti precedentemente generato uno scisma con il fratello Giovanni, da cui nacquero due rami autonomi e in scarsi rapporti tra loro,[5] i cui discendenti continuarono ad usare i cognomi in modo totalmente arbitrario, talvolta mantenendoli entrambi e talvolta riportando solo Muti, Mutis o de' Mutis[11]. Per incertezza dei documenti, negli alberi genealogici e nelle sezioni i membri della famiglia successivi a Giovanni di Bartolomeo verranno sempre indicati come portatori di entrambi.

Il ramo di Giovanni di Paolo Muti PapazzurriModifica

 Giovanni Muti Papazzurri
 
  
 Muzio Muti Papazzurri, Colonnello delle guardie pontificie
(-1575) sp. Lucrezia Mattei (1518)
Marco Muti Papazzurri
 
      
Cesare Muti Papazzurri
Giovanni Pietro Muti Papazzurri, Capitano delle guardie pontificie
(-14/06/1588) sp. Tullia Americi
Orazio Muti Papazzurri
(-1588) sp. Giulia Cenci
Diana Muti Papazzurri
Caterina Muti Papazzurri
sp. Giovan Francesco de' Galimberti (1559)
Fulvia Muti Papazzurri
 
   
Curzio Muti Papazzurri, Canonico di San Giovanni in Laterano
(1568-?)
Lelio Muti Papazzurri Capitano generale delle milizie del popolo romano
(1573-4/03/1632)
Marcello Muti Papazzurri
(1570-1642)

Da Giovanni derivò un importante ramo inaugurato da due figli maschi, Muzio e Marco[5]: il primogenito, in particolare, divenne colonnello[7] e sposò Lucrezia Mattei nel 1518, che gli diede sei figli, di cui tre maschi[5]: Cesare, Giovanni Pietro e Orazio.

Dei figli di Giovanni Pietro, in particolare, due ottennero grande rilevanza: Curzio, che divenne cronachista e canonico del Laterano[12] e Lelio, che venne insignito del titolo di Cavaliere[9]. Quest'ultimo, in particolare, ricoprì la carica di colonnello e capitano generale delle milizie del Popolo romano, ma rinunciò a questo titolo nel 1631 per concederlo al consanguineo Marco Antonio, discendente di Prospero, fratello del bisnonno Giovanni[13].

Il primo scisma originato da Giovanni e Prospero, però, si estinse presto: nonostante l'iniziale abbondanza di eredi maschi, Marcello Muti Papazzurri, secondogenito di Giovanni, rimase ultimo della dinastia e senza figli a cui passare la propria eredità, e dunque fu costretto nel 1638 a dividere il proprio lascito tra Girolamo di Prospero e Giovan Battista di Marco Antonio[14], in quel momento rappresentanti dei due nuovi rami familiari che si erano generati per fidecommesso di Paolina Porzi dallo stesso Girolamo di Prospero e dal padre di Giovan Battista, Marco Antonio di Prospero.

La divisione della famiglia per opera di Girolamo e Marco AntonioModifica

La seconda divisione familiare tra il ramo di Girolamo e quello di Marco Antonio, figli di Prospero, ebbe conseguenze molto più profonde sulla storia della casata, che nell'arco di due secoli arrivò all'estinzione. Dalla morte della madre Paolina Porzi nel 1536 e dalla conseguente spartizione del patrimonio paterno, la famiglia prese definitivamente strade differenti, che si manifestarono anche geograficamente nell'insediamento della discendenza di Marco Antonio all'interno del Palazzo Muti in piazza Santissimi Apostoli, fatto edificare da suo figlio Giovan Battista, e in quello della discendenza di Girolamo all'interno del Palazzo Muti Papazzurri[5].

Il ramo di Girolamo di Prospero Muti PapazzurriModifica

 Girolamo Muti Papazzurri
sp. Livia Savelli/sp. Livia della Zecca (1533)
 
  
 Giovanni Muti Papazzurri
sp. Ortensia Ruspoli (1566)
Paolina Muti Papazzurri
sp. Filippo Caucci
 
 
 Pompeo Muti Papazzurri
(-1595) sp. Costanza Spannocchi
 
 
 Girolamo Muti Papazzurri, Cav. di S. Iago della Spada, Cav. di S. Pietro
(1592-1662) sp. Vittoria Virginia Ignazi (1608)
 
      
 Giovanni Muti Papazzurri, Canonico di Santa Maria Maggiore, Auditore della Sacra Rota, Nunzio Apostolico a Napoli
(1629-13/09/1706)
Pompeo Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1630-17/06/1713) sp. Isabella Massimo (1660)
Scipione Francesco Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1631-02/12/1716)
Costanza Muti Papazzurri
(1631-?)
Curzio Filippo Muti Papazzurri, abate
(1633-01/05/1708)
Giuseppe Muti Papazzurri
(1636-?)
 
      
 Girolamo Francesco Muti Papazzurri
(1663-10/02/1663)
Vittoria Virginia Muti Papazzurri
(1665-11/04/1723) sp. Conte Antonio Francesco Soderini
Girolamo Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1666-11/12/1750) sp. Anna Maria Costaguti (1702)
Laura Maria Muti Papazzurri
(?-12/02/1734) sp. Marchese Antonio Rocci
Mario Muti Papazzurri
(?-12/02/1734)
Francesco Muti Papazzurri, Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme
(1676-21/04/1743)
 
       
Giuseppe Muti Papazzurri, Gesuita
(1704-?)
Giovanni Muti Papazzurri, Cavaliere di Gran Croce
(1705-?)
Innocenzo Muti Papazzurri, Canonico di Santa Maria Maggiore e Auditore della Sacra Rota
(1706-20/11/1778)
Vincenzo Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1709-?)
Mobilia Belluccia Muti Papazzurri
(1710-?) sp. Mario Falconieri(1737)
Mario Muti Papazzurri, Abate
Curzio Muti Papazzurri, Alfiere e Marchese di Filacciano
(1712-13/11/1797) sp. Marianna Origo (1533)
 
  
 Girolamo Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1772-24/12/1810) sp. Giacinta Rito
Pompeo Muti Papazzurri, prelato
(1776-14/06/1807)
 
     
 Raffaele Muti Papazzurri, Marchese di Filacciano
(1800-13/03/1858)
Giovan Battista Muti Papazzurri
(1800-13/03/1858)
Francesca Muti Papazzurri
(?-05/06/1825) sp. Francesco Mauri
Isabella Muti Papazzurri
(?-15/08/1830)
Anna Maria Muti Papazzurri
sp. Luigi Cardinali

Girolamo, soprannominato in seguito il Magnifico[2], sposò Livia della Zecca nel 1533[5] e con lei diede origine a una dinastia che portò a una forte ascesa sociale della famiglia, testimoniata da numerosi riconoscimenti che, volendoci limitare al solo Girolamo, ebbero coronamento nella nomina di capo del rione di Trevi nel 1536[15] e di quello di Sant'Eustachio nel 1538[15] e nel 1541[15], di cui fu consigliere per ben dieci volte[15]; inoltre fu Maestro giustiziere nel 1549[15] e podestà nell'agro di Vignanello nel 1570[15].

Girolamo ebbe un figlio maschio, Giovanni, che strinse un matrimonio illustre con Ortensia Ruspoli[16], e una figlia femmina, Paolina, la cui figlia Girolama si legò in matrimonio alla famiglia dei Cardelli e insieme al figlio Giulio nel 1615 alienò a tale Cristoforo Scoto la parte del Palazzo ai SS. Apostoli a loro spettante per eredità[17]. Da questa vendita nacque una controversia che consentì a Lelio e Marcello di riacquistare forzatamente la proprietà e riunificarla con quella familiare per la somma di 1750 scudi[5][8].

L'eredità di Girolamo fu recepita quasi interamente prima dal figlio Giovanni e poi dal nipote Pompeo, dal cui matrimonio con Costanza Spannocchi nacquero cinque figli: il primogenito venne chiamato con il tradizionale nome familiare di Girolamo e, nell'arco della propria vita, venne nominato Cavaliere della spada di San Giacomo e Cavaliere di San Pietro[15], ricoprendo cariche civili di altrettanto prestigio tra cui, più volte, quella di capo del rione di Trevi[15] e di conservatore[15], ottenendo nel 1631 la Patente dell'Officio di Custode dell'acqua salata del Campidoglio[15] e, poco dopo, la carica di Camerlengo per l'Offizio di Riscontro delle Medaglie nella salata di Roma[15]. Girolamo recò inoltre giovamento economico e sociale alla famiglia, sposando nel 1625 Vittoria Virginia Ignazi di Sezze[18] che, oltre a portare in dote un'ingente quantità di rendite e beni immobili, diede al marito undici figli, di cui cinque maschi.

Il primogenito, Giovanni (1629-1706), decise di dedicarsi alla vita ecclesiastica, diventando prima Auditore della Sacra Rota e poi nunzio apostolico presso la corte di Napoli[19]. Il secondogenito, Pompeo (1630-1713), venne nominato Cavaliere e raccolse l'eredita familiare, consolidando ulteriormente il prestigio del casato: fu eletto capo del rione di Trevi[15], come suo padre e suo nonno prima di lui, e di quello di Sant'Eustachio[15]. Importantissimo fu il suo contributo alla costruzione del Palazzo Muti Papazzurri in piazza della Pilotta, poiché tra il 1678 e il 1685 ricoprì in successione gli incarichi di Maestro delle strade[20], Conservatore della Municipalità di Roma[20], Gonfaloniere del popolo romano[20] e, infine, Custode dell'Arce e dell'area capitolina[18].

 
Ritratto di Maria Isabella Massimo Muti Papazzurri

Pompeo sposò Maria Isabella Massimo, considerata una delle donne più belle del suo tempo e per questo descritta nell'anonima Gloria delle dame romane e inclusa nella collezione di ritratti di nobildonne romane esposti nella cosiddetta "galleria delle belle" di Palazzo Chigi ad Ariccia[21]. Il prestigio del matrimonio fu tale che Girolamo decise di forzare gli altri figli alla totale rinuncia alle pretese ereditarie, affinché Pompeo rimanesse unico erede[22][18], emettendo contestualmente un fedecommesso per destinare lasciti del proprio patrimonio non soggetto alla primogenitura ai figli maschi e alle rispettive linee di successione maschili, in quel momento però garantite dal solo Pompeo[11][23], il cui matrimonio con Isabella produsse nel tempo almeno tre eredi maschi: Girolamo, Mario e Francesco.

Nel 1674 Pompeo conseguì il titolo di marchese di Filacciano, in seguito all'acquisto del feudo omonimo, e avviò la costruzione di Palazzo Muti Papazzurri in piazza della Pilotta. La crescita del prestigio sociale della famiglia durante tutto il XVII secolo permise a Pompeo di combinare importanti scelte matrimoniali per le due figlie, Vittoria Virginia e Laura, che sposarono rispettivamente il conte Antonio Francesco Soderini[24] e il marchese Antonio Rocci[18].

Nel 1696 Pompeo seguì le orme del padre ed emise un fedecommesso in favore della discendenza maschile[18] ma, poiché Mario morì prematuramente nel 1702[25] e Francesco prese i voti come Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a raccogliere i diritti di primogenitura fu il solo primogenito Girolamo che, per garantirsi una prole di rango adeguato e non vedere disperso il patrimonio ricevuto, nel 1702 sposò la marchesa Anna Maria Costaguti[26], da cui poi ebbe otto figli, di cui sei maschi.

Durante questi eventi gioiosi, però, accadde un lutto che segnò l'inizio del decadimento del casato: il 13 settembre 1706 morì il monsignore Giovanni Muti Papazzurri[27], fratello maggiore di Pompeo e principale protagonista dell'ascesa familiare. Questo lutto innescò una guerra fratricida tra Pompeo e Scipione, che richiesero la successione legittima per via giudiziaria presso il Tribunale della Curia Capitolina[28]. La famiglia crollò rapidamente in una fase di crisi economica e scarso impegno pubblico, che portò in breve tempo all'estinzione del ramo generato da Girolamo di Prospero all'inizio del XVI secolo.

Il marchese Pompeo morì il 16 giugno 1713[29], e i due figli, Girolamo e Francesco, grazie anche alla cessione dello zio Scipione[30], ereditarono l'intera eredità paterna, lasciando nelle mani di Girolamo l'amministrazione dei beni, con il proposito di non disperderli e riportare la famiglia alla situazione agiata in cui aveva vissuto per più di due secoli. I tentativi di Girolamo si dimostrarono vani e, dopo la morte della moglie nel 1728[26] e il passaggio dell'amministrazione finanziaria al fratello Francesco[31], complice lo scarso interesse dei figli per la gestione e la cura del patrimonio, arrivò al punto di intentare causa alla ormai lontana parente Ginevra Muti Papazzurri, ultima discendente del ramo originato da Marco Antonio di Prospero nel 1521, nella speranza di rivendicare il diritto di proprietà sul Palazzo ai SS. Apostoli. La causa si concluse con un accordo tra Girolamo e Ginevra, che comportò per la marchesa il pagamento di sedicimila scudi in cambio della rinuncia alle pretese sull'immobile; con tale somma Girolamo garantì l'assegnazione di dote per la figlia Mobilia[32][8][33].

Il declino del casato divenne chiaro nel momento dell'apertura del testamento di Girolamo, che riportava un inventario di pochi oggetti di scarso valore[34]. L'eredità passò dunque all'ultimogenito maschio Curzio, poiché Vincenzo, l'unico altro figlio maschio a non aver scelto una vita clericale, aveva sottoscritto pochi giorni dopo la morte del padre una dimissione dall'amministrazione del patrimonio[31]. Curzio sposò quindi Anna Maria Origo[35], nobildonna nota ai tempi per le proprie qualità morali, da cui il marchese ebbe due figli maschi, Girolamo e Pompeo. La situazione economica molto pesante a causa dei debiti spinse Curzio a scelte economiche drastiche, che portarono gran parte del patrimonio artistico posseduto dalla famiglia a un destino precario per l'assenza di manutenzione[23].

Alla morte di Curzio, il secondogenito Pompeo si avviò alla vita consacrata[36] e Girolamo sposò la marchesa Giacinta Rito, con cui generò gli ultimi cinque rappresentanti della famiglia: Raffaele, Giovan Battista, Francesca, Isabella e Anna Maria.

Girolamo, pressato dai debiti, arrivò addirittura a disfarsi del feudo di Filacciano nel 1810 e, gravemente malato, si ritirò in Marino dove morì nel dicembre dello stesso anno, dopo aver istituito la moglie Giacinta come sua procuratrice per l'amministrazione del patrimonio[37]. La mancata coesione degli ultimi discendenti del ramo di Girolamo, le seconde nozze della marchesa Giacinta Rito con il marchese Francesco Ceva-Buzii, il principale creditore del marito defunto, e le morti premature di Francesca nel 1826[38], Isabella nel 1830[39] e Giovan Battista nel 1848[40], portarono inevitabilmente all'estinzione della famiglia.

Della prole di Girolamo e Giacinta sopravvissero fino alla vecchiaia solo Anna Maria e Raffaele. Anna Maria sposò Luigi Cardinali di Velletri, da cui ebbe cinque figli, morti tutti precocemente; la memoria di questi lutti è riscontrabile nel monumento funerario di Anna Maria nella chiesa di San Lorenzo a Velletri, in cui i cinque figli sono raffigurati come cinque farfalle che fanno corona alla madre. Il marchese Raffaele, invece, si rese famoso per la fondazione dell'Accademia Filarmonica Romana[41], di cui fu primo presidente nel 1821.

Il ramo di Marco Antonio di Prospero Muti PapazzurriModifica

 Marco Antonio Muti Papazzurri
sp. Giulia Aragona (1532)
 
      
 Porzia Muti Papazzurri
(1535-?)
Prospero Muti Papazzurri
(1536-?)
Ottavio Muti Papazzurri
(1538-1574) sp. Olimpia Pallavicini
Giovanni Vincenzo
(1540-?)
Giovan Battista Muti Papazzurri
(1541-?)
Marzia Muti Papazzurri
(1545-?)
 
      
Marco Antonio Muti Papazzurri, chierico romano e canonico della basilica di Santa Maria Maggiore
(1572-?)
Giulia Muti Papazzurri
(02/03/1574-?)
Prospero Muti Papazzurri
(1576-?)
Giovanni Paolo Muti Papazzurri
(1578-?)
Vincenzo Muti Papazzurri
(03/04/1580-?) sp. Giulia Altoviti
Domenico Muti Papazzurri, frate
 
      
 Elena Muti Papazzurri
(28/10/1600-1613) sp. Giovanni Rotulo
Francesco Prospero Ignazio Muti Papazzurri, Canonico di San Pietro
(1602-21/11/1636)
Marco Antonio Muti Papazzurri, Cavaliere di Malta, colonnello e capitano generale delle milizie del Popolo Romano
(1603-?)
Giovan Battista Muti Papazzurri, Cavaliere di San Iago della Spada e Marchese di Lauriano
(01/09/1604-1653) sp. Laura de Montoro/sp. Caterina Soderini
Paolo Muti Papazzurri, Gesuita
(28/10/1605-?)
Francesca Muti Papazzurri
(1608-22/11/1620)
 
      
 Porzia Muti Papazzurri
sp. Mario Cianti (1659)
Eugenio Muti Papazzurri, Cavaliere di San Pietro
(1638-17/09/1670) sp. Giulia Bolognetti
Giovanni Vincenzo Muti Papazzurri, prelato
(09/01/1636-?)
Marcello Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(1639-28/08/1713) sp. Alessandra Millini
Giuseppe Vincenzo Muti Papazzurri, Vescovo
(1638-?)
Giulia Muti Papazzurri
sp. Ulisse Bolognetti
 
 
 Giovan Battista Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(?-1730) sp. Caterina Corradini
 
  
 Porzia Muti Papazzurri, monaca
Ginevra Muti Papazzurri
sp. Giovan Battista Sacchetti

Al pari dei cugini discendenti da Girolamo, anche il ramo di Marco Antonio nel corso dei secoli strinse alcuni legami matrimoniali di rilievo: suo figlio Ottavio sposò Olimpia Pallavicini, da cui ebbe cinque figli maschi: Marco Antonio, Prospero, Giovanni, Vincenzo e Domenico.

Vincenzo sposò poi Giulia Altoviti, acquisendo alla morte sine prole del cognato i beni sutrini e la villa che secoli dopo avrebbe preso il nome di Villa Savorelli[42]. Da questa unione nacquero quattro figli maschi: Francesco Prospero Ignazio, Marco Antonio, Giovan Battista e Paolo.

Il primogenito, Francesco Prospero Ignazio, si dedicò alla vita clericale e divenne Canonico di San Pietro, mentre Marco Antonio si distinse come cavaliere di Malta e capitano delle milizie del popolo romano[43]. Giovan Battista acquisì il Cavalierato della Spada di San Giacomo nel 1633 e nel 1644 ereditò il titolo di Marchese di Lauriano dalla famiglia della madre[43]; sposò in prime nozze Laura de Montoro e, alla morte della prima moglie, Caterina Soderini. Quest'ultima, in particolare, diede a Giovan Battista quattro figli maschi: Eugenio, Giovanni, Marcello e Giuseppe.

Eugenio venne armato Cavaliere di San Iago della Spada, Giovanni e Giuseppe divennero invece rispettivamente prelato e vescovo[43]. Marcello eredità dal padre il titolo di Marchese di Lauriano e sposò Alessandra Millini, da cui discese un solo figlio maschio, Giovan Battista.

L'ultima discendente della famiglia, Ginevra Muti Papazzurri, figlia di Giovan Battista, sposò Giovanni Battista Sacchetti nel 1758[44] da cui ebbe una figlia femmina, Maria Maddalena, che però morì prematuramente, portando così all'estinzione la linea di sangue dei Muti Papazzurri del ramo di Marco Antonio.

Il fidecommesso di Ginevra Muti PapapazzurriModifica

Le dinamiche di primogenitura prescritte per la famiglia CasaliModifica

«Nel testamento del mio defunto padre, il fu Marchese Giovan Battista Muti Papazzurri, viene considerato il caso della mia morte prima di maritarmi ed anche l'altro della mia morte, dopo maritata, senza figliuoli, e sì nell'uno che nell'altro si concede a me la facoltà di nominare ed eleggere una persona di famiglia nobile alla successione di tutta l'eredità con il peso di assumere il cognome ed arma Muti Papazzurri.»

(Ginevra Muti Papazzurri, Testamento[45])
 Alessandro Casali, Marchese
 
    
Giovanni Battista Casali illecitamente Muti Papazzurri e Marchese di Lauriano
Giuseppe Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano per fidecommesso di Ginevra Muti Papazzurri
(?-1797) precedentemente Casali
Elisabetta Casali
sp. Conte Niccolò Savorelli (1752-17/07/1818)
Geltrude Casali
sp. Giuliano Capranica

Allo scopo di tramandare il proprio nome, Ginevra Muti Papazzurri istituì un fidecommesso perpetuo nominando suo erede il marchese Giuseppe Casali, figlio secondogenito di Alessandro Casali, con l'onere di sostituire il proprio cognome, e il cognome di tutti i discendenti, servato l'ordine della primogenitura regolare. Il primogenito di Alessandro Casali, Giovan Battista, avrebbe dunque avuto cognome ed eredità Casali, mentre il suo secondogenito, Giuseppe, cognome ed eredità Muti Papazzurri, poi trasmissibile ai propri eredi primogeniti in sostituzione dell'eredità e del cognome Casali a cui si chiedeva di rinunciare come onere testamentario.

A questa intricata serie di rapporti di discendenza sostitutiva, Ginevra appose una seconda serie di vocazioni relative alla eventuale estinzione della linea del Marchese Giuseppe Casali.

«Nel caso che detto Marchese Giuseppe Casali non lasciasse dopo di sé figli maschi o, avendoli, si estinguesse in qualunque tempo la di lui vera e legittima linea mascolina, cioè linea di maschi per mezzo di maschi, in tal caso sostituisco colli medesimi pesi, obblighi e vincoli, ed in tutti i singoli beni tanto derivanti da mio padre quanto in qualunque maniera a me spettanti, il figlio secondo genito del fu Marchese Giovanni Battista Casali, fratello maggiore del Marchese Giuseppe Casali mio erede, se esisterà, e quello non esistendo, sostituisco il fratello secondogenito della persona che discenda da detto signor Marchese Giovanni Battista In tempo dell'estinzione della linea mascolina del mio erede, farà figura di primogenito della famiglia Casali

(Ginevra Muti Papazzurri, Testamento[45])

Dunque, se la discendenza del Marchese Giuseppe Casali fosse andata incontro ad estinzione, l'eredità Muti Papazzurri sarebbe andata, con le stesse modalità di rinuncia al cognome di Casali, al figlio secondogenito di Giovanni Battista Casali, o ad un qualsiasi secondogenito derivante da quella linea di primogenitura.

In previsione dell'ulteriore estinzione della linea del Marchese Giovanni Battista, Ginevra istituì un terzo complesso di regole.

«Non essendovi in tal tempo alcun fratello di detta persona, chiamo il di lui figlio secondogenito se ne avrà e, non avendolo, voglio che la primogenitura da me istituita rimanga sospesa fino a che avrà il secondogenito o fino a tanto che, non avendolo, nascerà un secondogenito dal di lui unico figliuolo, nipote o altro discendente per linea mascolina, rimanendo intanto sempre sospesa la detta primogenitura da me ordinata; e durante la detta sospesnione dovrà farsi il moltiplico. Al detto secondogenito, come sopra sostituito, ingiungendo gli stessi pesi, obblighi, vincoli e condizioni enunciate relativamente al mio erede, e sua discendenza mascolina, sostituisco di il lui figliuolo primogenito e primogenito del primogenito e tutta la sua linea mascolina, servato l'ordine della primogenitura regolare, e questo voglio che si intenda ripetito per tutte le volte che si estinguesse la linea mascolina de'suddetti, finché vi saranno maschi discendenti per mezzo di maschi dal signor Marchese Alessandro Casali, padre dell'erede da me istituito.»

(Ginevra Muti Papazzurri, Testamento[45])

La famiglia dei Marchesi Casali era composta da quattro figlie femmine e due figli maschi: Giovanni Battista, il primogenito, e Giuseppe, il secondogenito. La primogenitura Muti Papazzurri andò, come previsto, a Giuseppe, che rinunciò al proprio cognome per assumere quello della testatrice ma morì sine prole nel 1797, e, contrariamente a quanto minuziosamente previsto da Ginevra, il primogenito Giovanni Battista avocò a sé titoli, cognome ed eredità Muti Papazzurri[45].

Dai Casali ai SavorelliModifica

 Alessandro Casali, Marchese
 
   
Giovanni Battista Casali
Giuseppe Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano per fedecommesso di Ginevra Muti Papazzurri
(?-1797)precedentemente Casali
 Elisabetta Casali
sp. Conte Niccolò Savorelli (1752-17/07/1818)
  
     
Raffaele Casali
(?-18/08/1814)
Vincenzo Savorelli
(09/07/1783-07/07/1832)
Giovanni Antonio Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(14/07/1784-03/06/1841)
Ercole Savorelli
(20/12/1786-27/04/1854)
Alessandro Savorelli
sp. Caterina Vespignani (1791-02/10/1864)


Ginevra, nel caso della mancanza di un secondogenito con cognome Casali, aveva previsto ulteriori indicazioni: la primogenitura sarebbe spettata di diritto al primo secondogenito maschio discendente di Alessandro anche per trasmissione materlineare.

«Nel caso poi della totale deficienza della linea mascolina del suddetto signor Marchese Alessandro Casali, sostituisco il figlio secondogenito della femmina più prossima all'ultimo possessore della primogenitura da me ordinata, la quale sia discendente dal suddetto signor Marchese Alessandro Casali, e se tal femmina non avrà due figli maschi, voglio che la mia primogenitura rimanga sospesa finché nasca il secondogenito da tal femmina, suo figlio, nepote o altro discendente, dovendosi frattanto rinnovare il moltiplico come sopra; e al detto chiamato sostituisco li suoi figli maschi per mezzo di maschi per via di primogenitura regolare, come sopra; ed estinguendosi ancora la linea mascolina di questo chiamato, rinnovo a favore dei discendenti di esso per linea femminina le stesse sostituzioni ordinate per l'ipotesi della totale estinzione della linea mascolina del signor Marchese Alessandro Casali, tutte le volte che si estinguerà la linea mascolita dei chiamati, e questo voglio che abbia luogo finché esisteranno li discendenti per linea femminina del suddetto Marchese Alessandro Casali»

(Ginevra Muti Papazzurri, Testamento[45])

Giovanni Battista Casali sostenne che il compendio fedecommissario della famiglia Muti Papazzurri gli spettasse in quanto erede legittimo del proprio figlio secondogenito[46].

 
La decisio della Sacra Rota datata 1817 con cui Giovanni Antonio Savorelli ottenne la legittima investitura a Muti Papazzurri e l'ottenimento dell'eredità previamente usurpata dallo zio Giovanni Battista Casali

La maggiore delle sorelle di Giovanni battista, la Contessa Elisabetta Casali in Savorelli, aveva però avuto una numerosissima prole, che contava ben cinque figlie femmine e quattro maschi. Il secondogenito, Giovanni Antonio, vedendosi privato della legittima eredità dei Muti Papazzurri, mosse lite allo zio, Giovanni Battista, ed una regiudicata rotale gli diede piena vittoria con una decisio del 7 marzo 1817, a cui seguirono altre due decisiones di conferma nel 1817[46] e nel 1818.

«"Veram realem, liberamque possessionem bonorum immittendum et ponendum fore, et esse in casu praeobitus Marchionis Joannis Baptistae Casali, filium secondogenitum masculum ex eodem Marchion Joanne Baptista fortasse nasciturum, et in eiusdem defectu secondogenitum masculum tum existentem et natum ex foemina nata majiore, et proximiore saepe dicto clar. mem. Praesuli Josepho Muti Papazzurri jam Casali, Ultimo Primogeniturae possessoris

(Sacra Rota, Decisio veneris 7 Martii 1817[46])

Savorelli Muti PapazzurriModifica

Ottenuta la primogenitura Muti Papazzurri, Giovanni Antonio Savorelli Muti Papazzurri morì sine prole nel 1841, dieci anni dopo la morte del fratello maggiore Vincenzo; Ercole, originariamente terzogenito, divenne primogenito civile, e la primogenitura Muti Papazzurri passò dunque al secondogenito civile Alessandro[47].

Le dispute sull'eredità Muti Papazzurri nella famiglia SavorelliModifica

La contesa tra Giovanni Antonio ed AchilleModifica
 Niccolò Savorelli
(1752-17/07/1818) sp. Elisabetta Casali
 
    
Vincenzo Savorelli
(09/07/1783-07/07/1832)
Giovanni Antonio Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(14/07/1784-03/06/1841)
Ercole Savorelli
(20/12/1786-27/04/1854)
Alessandro Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(1791-02/10/1864) sp. Caterina Vespignani
 
     
 Vittoria Savorelli
(01/09/1817-17/10/1838)
Giovanni Antonio Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(20/02/1819-05/06/1871)
Achille Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(15/01/1829-16/06/1892[48]) sp. Serafina Ricci
Nicola Savorelli
(16/08/1830-1891) sp. Chiara Prati
Giuseppe Savorelli
(26/06/1837-?) sp. Maria Cocconi

Quando Alessandro morì nel 1864 il suo secondogenito Achille chiese ed ottenne dal Tribunale Civile di Roma l'immissione al possesso del fedecommesso Muti Papazzurri. Giovanni Antonio, il primogenito, vi si oppose, sostenendo che il fedecommesso di Ginevra Muti Papazzurri stabiliva che una volta individuata la secondogenitura questa dovesse essere trasmessa secondo le regolari procedure di primogenitura, cioè da primogenito in primogenito[49]. Achille propose allora al fratello di accordarsi, acconsentendo alla rinuncia alla primogenitura Muti Papazzurri in cambio di alcune garanzie e interessi sui beni fedecommissari[49]. Giovanni Antonio accettò, e tale accordo fu consacrato con un atto datato 19 luglio 1868, in cui però Achille dichiarò espressamente che tali rinunce dovevano avere vigore unicamente nei confronti del Marchese Giovanni Antonio e dei suoi figli[49].

Alla morte del fratello nel 1871, Achille prese di nuovo possesso della primogenitura Muti Papazzurri e del relativo Marchesato[49], senza nessuna rimostranza da parte di Nicola Savorelli, allora dimorante in Forlì e appena divenuto secondogenito civile.

La contesa tra Achille e NicolaModifica
 Alessandro Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
sp. Caterina Vespignani (1791-02/10/1864)
 
  
 Achille Savorelli Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(15/01/1829-16/06/1892) sp. Serafina Ricci
 Nicola Savorelli
(16/08/1830-1891) sp. Chiara Prati
  
    
Cesare Savorelli
(04/04/1859-20/06/1909) sp. Teresa Galletti
Alessandro Savorelli Muti Papazzurri Marchese di Lauriano
(22/10/1868-09/03/1948) sp. Giulia Noccioli
Livio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(1865-1902)
Paolina Savorelli Prati
(1863-1944)

Achille Savorelli Muti Papazzurri mantenne senza alcuna disputa la primogenitura fino al 1886, data in cui venne citato in via formale insieme al figlio primogenito Cesare davanti al Regio Tribunale Civile di Roma dal fratello Nicola, che sosteneva di essere diventato a seguito della morte di Giovanni Antonio il legittimo successore nella primogenitura. La causa fu iniziata con rito formale e, nonostante l'atto di citazione fosse stato regolarmente notificato ad Achille e a suo figlio Cesare, questi non si presentarono, e la causa iscritta nel ruolo delle contumaciali[50].

«E, probabilmente, i citati avrebbero continuato a dormire il loro placido sonno, se il Conte Nicola con intimazioni legali non avesse dato avviso della lite promossa a coloro che dall'ingiusto possessore della secondogenitura in controversia avevano fatto acqusti oltremodo vantaggiosi di beni immobili componenti l'atto fedecommissario.»

(Avv. Giuseppe Ceneri, rappresentante di Nicola Savorelli, Controricorso presso la Suprema Corte di Cassazione[50])

Nel 1887 Achille intervenne in giudizio e impugnò l'azione spiegata dal fratello Nicola. Nel 1888 il Tribunale Civile di Roma respinse dunque l'istanza e condannò Nicola alle spese[50].

 
Comparsa conclusionale di Achille Savorelli all'interno del giudizio pendente sulla primogenitura Muti Papazzurri nel 1888

«Qui dobbiamo fermarci, ma ci sarebbe anche da aggiungere per mera ipotesi che avverandosi nella persona di Achille il caso d'incompatibilità, sarebbero stati chiamati a raccogliere la successione della Ginevra Muti Papazzurri e per ordine Primogeniale non i fratelli di lui ma i figli dello stesso Achille; imperciocché la testatrice stessa indica a chiare note il sostituto "ed al detto chiamato sostituisco i suoi figli maschi per mezzo di maschi per via di primogenitura regolare." Onde in qualunque ipotesi al Conte Nicola si ptrebbe sempre rispondere: substitutio de te non loquitur, e ciò basta perché la sua istanza apparisca, qual è, una vera allucinazione

(Avv. Augusto Caroselli, rappresentante di Achille Savorelli, Comparsa conclusionale presso il Regio Tribunale Civile di Roma[50])

Contro tale decisione fu proposto appello, che venne accolto dalla stessa Corte che si pronunciò in favore di Nicola e del suo primogenito dichiarando che, in seguito alla morte del Marchese Giovanni Antonio Savorelli Muti Papazzurri, il possesso dei beni del fedecommesso spettava a Nicola, e che per la successiva abolizione dei vincoli fedecommissari la proprietà libera degli stessi beni si era devoluta per metà a Nicola e per metà al figlio Livio[50].

Si giunse così al terzo grado di giudizio, e nel 1890 Achille e Nicola portarono la questione davanti alla Suprema Corte di Cassazione[50].

Achille sosteneva che fossero state violate alcune regole di diritto fedecommissario, sostenendo che nella primogenitura regolare la vocazione si deferisse di primogenito in primogenito ai discendenti di ciascuna linea, e disconoscendo la finzione di legge per cui il secondogenito nelle primogeniture regolari prende il posto del primogenito. Se dunque si fosse verificata incompatibilità di primogenitura nella persona di Achille, questa sarebbe comunque dovuta essere avocata dal figlio Cesare, e non bensì dal fratello Nicola, secondo la regola nepos excludit patruum[50].

Nicola, d'altro canto, ribatteva che le regole del diritto fedecommissario portate in esame da Achille non costituivano legge, per la cui violazione si potesse ricorrere in Cassazione, bensì norme direttive d'interpretazione. Inoltre sostenne che le argomentazioni di Achille potevano valere solo in caso di linea discendentale di primogenito dell'ultimo possessore, e non, come espressamente specificato nel testamento di Ginevra Muti Papazzurri, di linea collaterale o di nuovo grado di sostituzione. Inoltre, posto di fronte alla regola nepos excludit patruum, dichiarò che tale difesa, in quanto nuova, era improponibile, e che, comunque, la testatrice parlò sempre di ordine primogeniale in relazione alla discendenza del possessore, non in relazione ai collaterali di esso, e chiamò a preferenza un secondogenito, tutte le volte che non si trattasse della progressività del fedecommesso nella linea discendentale del possessore, e che dunque la regola sarebbe stata applicabile solo qualora Achille fosse stato l'ultimo possessore del fedecommesso[50].

Secondo Nicola, dunque, la sentenza di secondo grado escludeva giustamente Cesare, perché la legge testamentaria chiamava i figli primogeniti del possessore, e dunque era escluso che Achille nel 1871 potesse ottenere il possesso del fedecommesso: l'esclusione consequenziale di Cesare non era dovuta ad un difetto di trasmissione, ma ad un'assoluta mancanza di vocazione a favore di essa[50].

«Quando Giovanni Antonio è il primogenito naturale, non è il caso d'ingresso di un una nuova linea, perché il fedecommesso Muti-Papazzurri per legge testamentaria deve progredire "di figlio primogenito in figlio primogenito;" quando poi Achille è il primogenito, siccome non può essere figlio di suo fratello, non è che primogenito in senso civile, e perciò viene escluso dal secondogenito Nicola, perché si deve ricercare un nuovo stipite in un secondogenito tutte le volte che il possessore (nel caso era Giovanni Antonio) venga a mancare senza figli. E qui non occorre far richiamo a teorie. Poiché la testatrice, per questo caso, volle espressamente che a capo della nuova linea fosse chiamato anche un secondogenito civile, siccome ampiamente e rettamente dimostra la Corte di merito. Da ultimo non conviene dimenticare che, se un dubbio fosse anche potuto rimanere nell'animo del magistrato, non mancò al medesimo anche il conforto dell'osservanza, ottima interprete delle cose dubbie, la quale mentre da un lato valse a tranquillizzare giustamente la coscienza dei giudici di merito; dall'altro, comeché costituente argomento di fatto, vale oggi a rendere incensurabile presso il Supremo Collegio la sentenza denunciata. Tutte queste ragioni ci affidano pienamente a sperare che la Corte Eccellentissima respingerà il ricorso del conte Achille Savorelli.»

(Avv. Giuseppe Ceneri, rappresentante di Nicola Savorelli, Controricorso presso la Suprema Corte di Cassazione[50])

La Corte respinse il ricorso di Achille, che dopo 15 anni perse l'eredità del fedecommesso. Tuttavia il Conte Nicola morì quando la lite era ancora pendente, e dunque il rigetto della Cassazione agì in favore del solo Livio, che ereditò dunque la Primogenitura e assunse il nome di Livio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano.

L'estinzione del ramo Savorelli Prati Muti PapazzurriModifica

 Nicola Savorelli
sp. Chiara Prati
 
  
Livio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Marchese di Lauriano
(1865-1902)
Paolina Savorelli Prati
(1863-1944)

Famiglia Savorelli Prati Muti Papazzurri.

Nel 1902 Livio contrasse una grave forma di gonorrea e morì suicida alla giovane età di 37 anni, impiccandosi in una delle sale di Palazzo Savorelli Prati, sede familiare in cui viveva con la sorella Paolina.

Estintasi nuovamente la linea maschile, il titolo tornò al ramo di Achille, passando al suo secondogenito, Alessandro Savorelli Muti Papazzurri, anche se l'intera eredità rimase nel possesso di Paolina Savorelli Prati senza contestazioni da parte dei cugini.

 
Alessandro Savorelli Muti Papazzurri, l'ultimo a portare il cognome Muti Papazzurri, insieme alla moglie, Giulia Noccioli

Paolina visse il resto della sua vita a Forlì, attribuendosi il titolo di Marchesa e firmandosi come Paolina Savorelli Prati Muti Papazzurri. Morì nubile e senza eredi nel 1944, dettando specifiche e dettagliate volontà testamentarie[51]. Oltre a piccoli legati, quali orpelli o dipinti, destinati alle proprie domestiche o agli amici più intimi, lasciò ai suoi cugini Alessandro, Maria e Teresa, figli di Achille Savorelli, e a Eleonora, figlia del fu primogenito Cesare, tutti i possedimenti sutrini, tra cui la villa appartenuta prima agli Altoviti e poi ai Muti Papazzurri, ormai nota da quasi due secoli come Villa Savorelli, che però fu gravemente danneggiata dalla ritirata delle truppe tedesche nello stesso anno[42].

A questi legati Paolina appose però la condizione di non avanzare pretese sul restante patrimonio Muti Papazzurri di cui aveva mantenuto il possesso nei quarant'anni precedenti[51].

«I soprannominati miei cugini Savorelli nulla altro all'infuori di quanto ho nominato e dichiarato di lasciare a loro potranno pretendere dalla mia eredità, che se essi dovessero, sia legalmente che privatamente, dare molelstie all'Ente mio erede, per questo solo perderebbero ogni diritto ai legati che loro lascio.»

(Paolina Savorelli Prati, Testamento[51])

Nello stesso testamento, infine, predispose la fondazione dell'Istituto Prati, avente sede nello stesso Palazzo Savorelli Prati in cui aveva vissuto per tutta la vita, a cui destinò l'interezza del suo patrimonio[51][52].

«Detratti i legati di cui sopra chiamo mio erede universale l'istituendo Ente di cui in appresso e cioè: con tutto il mio patrimonio (a seconda anche del desiderio di mia Madre) voglio sia fondata una istituzione da costituirsi in Ente autonomo che abbia per iscopo l'assistenza ai malati poveri a domicilio per mezzo di infermiere gratuite e di sussidi. - Il numero di poveri ammessi a godere di tale assistenza e del sussidio sarà annualmente determinato dagli Amministratori in proporzione alle rendite di cui l'istituto potrà disporre. L'istituto dovrà chiamarsi Istituto Prati e avrà la sua sede nella casa di mia proprietà in Via Aurelio Saffi n.13, ove avranno alloggio e saranno mantenute di tutto punto le infermiere che voglio siano persone di condotta ineccepibile, di principi religiosi, che possano servire gli ammalati con vero spirito di carità.»

(Paolina Savorelli Prati, Testamento[51])

Con la conclusione dell'esperienza monarchica e la nascita della Repubblica italiana, Alessandro fu l'ultimo Savorelli a portare il cognome Muti Papazzurri, che dunque si estinse con la sua morte il 9 marzo 1948.

NoteModifica

  1. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, 1888, p. 12r
  2. ^ a b c d e f g h i Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, s.d., p. 128
  3. ^ Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, 2004, pp. 454-456
  4. ^ a b Mario Tosi, La società romana dalla feudalità al patriziato (1816-1853), 1968, pp. 74-75
  5. ^ a b c d e f g h Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Notizie d'istrumenti, cred. XIII, serie II, tomo 21, cat 1038, p. 132r
  6. ^ Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Interessi diversi dal 1605 al 1642, f. 15, pp. 53r-63v
  7. ^ a b Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Memorie per interessi di casa Muti 1521-1672, f. 86, p.242v
  8. ^ a b c Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Posizione nella causa Romana Palatij dal 1698 al 1735, f. 45, summarium, nn
  9. ^ a b Parrocchia SS. Apostoli, Libro stato delle anime 1595-1637, 1630
  10. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, LXIX, p. 112; LXXV, p.43
  11. ^ a b Archivio di Stato di Roma Capitale, Trenta notai capitolini, istrumenti, off. 18, not. Laurentius Bonincontri, f. 208, 4 marzo 1632, 8 marzo 1632
  12. ^ Curzio Muti, Roma Caput Mundi. Nel tempo de Papa Calisto Terzo
  13. ^ Aloisio Antinori, Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Archietettura, Dipartimento di Storia dell'Architettura, Restauro e conservazione dei Beni architettonici, Roma, Bonsignori Editore, 1999-2002, p.441
  14. ^ Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Istrumenti diversi dal 1570 al 1589, f. 3, n. 192
  15. ^ a b c d e f g h i j k l m Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, cred. I, t.3, pp. 26 e ss.
  16. ^ Irene Polverini Fosi, Istituzioni e società in Toscana nell'età moderna, Ministero per i beni culturali e ambientali-Ufficio centrale per i beni archivistici, Firenze, 1994, I p. 183
  17. ^ Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Atti in causa tra Cristoforo Scotti e Curzio Muti 1614-1615, f. 27
  18. ^ a b c d e Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, sez. 5, not. Antonius Oliverius, prot. 5, f. 83, 2 aprile 1696
  19. ^ Raffaele Colapietra, Quaderni dell'Archivio Storico pugliese, Società di storia patria di Bari, 1987, pp. 66-67
  20. ^ a b c Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, cred. I, t.35
  21. ^ Francesco Petrucci, Ferdinand Voet (1639-1689) detto Ferdinando de' Ritratti, Ugo Bozzi Editore, Roma, 2005, p.225
  22. ^ Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Apoche private, sez. 4, f. 45, 11 maggio 1660
  23. ^ a b Giuseppe Marinelli, Matthia De' Rossi e l'architettura di casa Muti Papazzurri, CLUEB, Bologna, 2010
  24. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei matrimoni, 1678-99, 29 aprile 1688
  25. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1693-1727, 12 gennaio 1702
  26. ^ a b Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, sez. 11, not. Ioannes Baptista Lorenzini, prot. 79, 27 aprile 1728
  27. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1693-1727, 13 settembre 1706
  28. ^ Archivio di Stato di Roma Capitale, Trenta notai capitolini, istrumenti, off. 18, not. Iosephi Maria Pacichellus, f. 580, 17 settembre 1706, pp. 279r-288v
  29. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1693-1727, 16 giugno 1713
  30. ^ Archivio di Stato di Roma Capitale, Trenta notai capitolini, istrumenti, off. 2, not. Bonannus succ. Persiani, 11 luglio 1713
  31. ^ a b Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, sez. 11, not. Ioannes Baptista Maccari, prot. 88, 24 maggio 1751
  32. ^ Archivio di Stato di Roma Capitale, Trenta notai capitolini, istrumenti, off. 18, not. Ioannes Baptista Maccari, 17 agosto 1737
  33. ^ Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Posizioni diverse dal 1680 al 1719, f. 43, n.45
  34. ^ Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, off. 18, not. Ioannes Baptista Maccari, f. 758, 15 dicembre 1750
  35. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1786-1810, 14 giugno 1807
  36. ^ Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Archivio generale urbano, sez. 11, not. Michael Sterilich, prot. 176, 7 novembre 1797
  37. ^ Archivio di Stato di Roma Capitale, Trenta notai capitolini, istrumenti, off. 18, not. succ. Cantucci, 31 marzo 1810
  38. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1810-1833, 5 giugno 1826
  39. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1810-1833, 15 agosto 1830
  40. ^ Parrocchia di SS. Apostoli, Libro dei morti, 1810-1833, 20 ottobre 1848
  41. ^ Arrigo Quattrocchi, Storia dell'accademia filarmonica romana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, 1991
  42. ^ a b Alosio Altinori, Mario Bevilacqua, Villa Savorelli a Sutri: storia architettura paesaggio, Gangliemi editore, Roma, 2010
  43. ^ a b c Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Note di instromenti per interessi di casa 1534-1696, f. 10, n.18
  44. ^ Lillian H. Zirpolo, Ave Papa/Ave Papabile: The Sacchetti Family, Their Art Patronage, and Political Aspirations, Toronto, 2005
  45. ^ a b c d e Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Documenti Muti Papazzurri, regg. 196, bb. 44
  46. ^ a b c Tribunale della Sacra Rota. Decisioni, 1587-1870, Archivio di Stato di Roma, Decisio veneris 7 Martii 1817
  47. ^ Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale, Notizie d'istrumenti, Genealogia dei rami familiari, cred. XIII, serie II, tomo 21, cat. 1038, 133v
  48. ^ Atto morte, su dl.antenati.san.beniculturali.it.
  49. ^ a b c d Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Documenti Savorelli Prati, regg. 639, bb. 383, fascc. 2, pergg. 241
  50. ^ a b c d e f g h i j Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Cause, regg. 3, bb. 14.
  51. ^ a b c d e Archivio Savorelli Prati Muti Papazzurri, Istrumenti, Testamento di Paolina Savorelli Prati, bb. 4
  52. ^ Fondazione istituto Savorelli Prati nel SIUSA, su siusa.archivi.beniculturali.it.

BibliografiaModifica

  • Aloisio Antinori, Mario Bevilacqua, Villa Savorelli a Sutri: storia architettura paesaggio, Roma, Gangemi Editore, 2010, ISBN 88-492-1932-6.
  • Aloisio Antinori, Il Palazzo Muti Papazzurri ai Santi Apostoli nei secoli XVI e XVIII. Notizie sull'attività di Giovanni Antonio De Rossi, Carlo Fontana e Carlo Bizzaccheri.
  • Claudio Rendina, Le grandi famiglie di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-541-0162-1.
  • Giuseppe Marinelli, Matthia De' Rossi e l'architettura di casa Muti Papazzurri, Bologna, CLUEB, 2010, ISBN 9788849134018.
  • Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, Forni, 1979, ISBN 88-271-0191-8.
  • Documentazione privata della famiglia Savorelli

Voci correlateModifica