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Nicola María de Guzmán Carafa
II duca di Medina de las Torres
Stemma
Predecessore Ramiro Felipe Núñez de Guzmán
Altri titoli III duca Toral, duca di Mondragone
Duca di Sabbioneta
Nascita Napoli, 1638
Morte Madrid, 7 gennaio 1689
Padre Ramiro Felipe Núñez de Guzmán
Madre Anna Carafa della Stadera
Consorte María de Toledo
Religione cattolica

Nicola Maria de Guzmàn Carafa (Napoli, 1638Madrid, 7 gennaio 1689) è stato un nobile italiano.

Stemma dei Carafa.
Stemma dei duchi di Sabbioneta.

BiografiaModifica

 
Palazzo Cellammare a Napoli, di proprietà dei Carafa

Era il figlio primogenito di Ramiro Felipe Núñez de Guzmán, Viceré di Napoli dal 1637 al 1644 e di Anna Carafa della Stadera, principessa di Stigliano.

Ereditò i titoli di marchese, terzo duca di Toral, secondo duca di Medina de las Torres e duca di Mondragone.

Nel 1644 alla morte della madre Anna Carafa, che deteneva il possesso del ducato di Sabbioneta ma non il titolo ducale, il re di Spagna Filippo IV nominò Nicola Maria duca di Sabbioneta.

Il 21 ottobre 1657 sposò María de Toledo (1651-1710), figlia di Antonio de Toledo Beaumont, VII duca di Alba de Tormes e VIII conte di Lerín, e di Mariana de Velasco Tovar.

La coppia non ebbe figli, così Nicola Maria morì senza eredi nel 1689 e si estinse la discendenza di Vespasiano I Gonzaga e quella dei Carafa, principi di Stigliano.

Il ducato di Sabbioneta passò in possesso degli spagnoli che lo vendettero al genovese Francesco Maria Spinola.[1]

Erede di un patrimonio feudale valutato in oltre 3 milioni di ducati, e titolare di più di trecento tra terre città e castelli, oltre allo Stato paterno in Spagna, alla sua morte senza eredi veniva ad aprirsi una delle maggiori cause di devoluzione dei feudi alla Corona di fine Seicento, da cui la Spagna sperava di ritrarre dalla loro vendita almeno mezzo milione di ducati da destinare alla guerra in cui era coinvolto il ducato di Milano[2].

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Sabbioneta. La storia.[collegamento interrotto]
  2. ^ v. Apprezzo dello Stato di Fondi fatto dalla Regia Camera nell'anno 1690, di B. Angeloni e G. Pesiri, Introduzione, pp. XXIII-XXIX.

Voci correlateModifica