Paolo I Sforza, marchese di Proceno

Paolo I Sforza di Santa Fiora, marchese di Proceno
Etniaitaliana
Dati militari
Paese servitoBanner of the Holy Roman Emperor with haloes (1400-1806).svg Sacro Romano Impero
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
CorpoFanteria
Anni di servizio1552-1595
GradoLuogotenente generale (Stato Pontificio)
Guerre
Battaglie
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Paolo Sforza di Santa Fiora, marchese di Proceno, indicato anche come Paolo I Sforza di Proceno (Santa Fiora, 1535Roma, 1597), è stato un nobile e militare italiano. Figlio e fratello dei conti di Santa Fiora, era nipote diretto di papa Paolo III.

BiografiaModifica

I primi anni e l'inizio della carriera militareModifica

Nato a Santa Fiora, feudo di famiglia, nel 1535, Paolo era figlio secondogenito del conte Bosio II Sforza di Santa Fiora e di sua moglie, Costanza Farnese, figlia naturale di papa Paolo III.

La sua posizione di secondogenito lo rese accessorio alla successione nella conte di Santa Fiora e per questo, dal 1544, per volontà del nonno Paolo III, venne avviato alla carriera ecclesiastica ed assunto come scrittore apostolico. Insoddisfatto per la vita curiale e certamente poco portato ad essa, decise dal 1552 di abbandonare tale carriera per associarsi al fratello Sforza come capitano di ventura. In quello stesso anno prese parte alla guerra di Siena in Toscana, ma venne catturato dai francesi due anni dopo presso Pescia.

Nel 1555, dopo essere stato rilasciato dalla prigionia, venne dal papa ricompensato col marchesato di Proceno, a cui più tardi venne aggiunto anche il feudo di Onano. Papa Paolo IV lo nominò commissario generale dell'esercito pontificio.

Nell'agosto del 1565 combatté per lo Stato della Chiesa contro i turchi conducendo 1000 fanti in Sicilia da dove, imbarcatosi a Messina, si portò a Malta per difenderla dall'assedio mossogli dall'Impero ottomano. Con la riuscita della difesa, venne nominato cavaliere dell'Ordine di Calatrava ed ottenne il privilegio di poter entrare a far parte del consiglio di guerra del regno di Napoli.

Nel 1566 prese parte alla guerra d'Ungheria, affiancando le truppe locali ancora una volta contro i turchi. Nel 1569 prese parte al seguito dell'esercito pontificio alle truppe di sostegno inviate in Francia per contrastare gli ugonotti, distinguendosi nell'assedio di Poitiers del 1569.

La guerra contro i turchiModifica

Nel maggio del 1571 ritornò in Italia ed ebbe l'incarico, assieme a Vincenzo Tuttavilla, conte di Sarno, ed a Sigismondo Gonzaga, di reclutare per conto dell'esercito pontificio 2000 fanti per prepararsi a recare supporto ad una nuova guerra contro i turchi. Dopo aver radunato le sue truppe nelle Marche, le imbarcò su alcune galee di proprietà della Repubblica di Genova, dei Savoia e della Serenissima.

Nell'agosto di quello stesso anno venne chiamato a Messina dove prese parte ad un consiglio di guerra con don Giovanni d'Austria e nel settembre di quello stesso anno ottenne il comando di un contingente di soldati spagnoli imbarcati su una galea veneziana comandata da Andrea Calergi. Prima della partenza, ad ogni modo, si creano a bordo dei disordini: alcuni archibugieri spagnoli ebbero delle discussioni prima e poi una rissa con dei marinai imbarcati e Paolo intervenne in difesa dei propri uomini come loro capitano assieme a Muzio Alticozzi che ne è loro responsabile sull'imbarcazione. Il capitano generale della flotta veneziana, Sebastiano Venier, ordinò l'arresto degli autori dei disordini a bordo della galea ma ancora una volta gli archibugieri spagnoli reagirono violentemente, uccidono due guardie. A questo punto, di fronte al terrore di vedere compromessa la sua partecipazione all'operazione, Paolo decise di portarsi da don Giovanni d'Austria per far valere i propri diritti di giurisdizione sui propri uomini contro la prevaricazione del Venier.

In ottobre, ad ogni modo, la situazione sembrò essersi risolta e finalmente lo Sforza poté partire coi suoi uomini alla volta della Grecia. Si scontrò nella battaglia di Lepanto e poco dopo, affiancando Battistino Moretto, prese parte alla battaglia di Navarino.

Nel 1572, nuovamente impegnato in Grecia, si trovò compreso ancora una volta nella flotta di don Giovanni d'Austria, riuscendo a portare a compimento l'assalto e la conquista della fortezza di Corone.

Gli ultimi anniModifica

Dopo il valente servizio prestato contro i turchi, tornò in patria per un meritato periodo di riposo che perdurò senza azioni di particolare rilievo almeno sino al 1595. In quell'anno, infatti, venne chiamato a dare supporto con l'esercito dello Stato della Chiesa a quello ungherese contro i turchi. Affiancando Francesco del Monte Santa Maria e Diomede della Corgna, si mosse al seguito di Giovanni Francesco Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII, ottenendo il comando di una compagnia di fanti.

In Ungheria prese parte all'espugnazione della città di Strigonio e poi a quella di Viagrad.

Al suo ritorno in Italia, venne premiato dal pontefice con la nomina a luogotenente generale dell'esercito pontificio e col titolo di principe assistente al soglio.

Morì a Roma nel 1597.

Matrimonio e figliModifica

Paolo Sforza sposò nel 1566 Lucrezia Pio di Savoia, figlia di Lionello II Pio di Savoia, signore di Medole, e di sua moglie, Maria Martinengo. La coppia non ebbe figli.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Militare di Calatrava (Spagna)

Albero genealogicoModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Guido Sforza di Santa Fiora, VIII conte di Santa Fiora Bosio I Sforza, VII conte ex uxor di Santa Fiora  
 
Cecilia Aldobrandeschi, VII contessa di Santa Fiora  
Federico I Sforza di Santa Fiora, IX conte di Santa Fiora  
Francesca Farnese Angelo Farnese  
 
Costanza Malatesta  
Bosio II Sforza di Santa Fiora, X conte di Santa Fiora  
Niccolò Orsini Aldobrandino Orsini, V conte di Pitigliano  
 
Bartolomea Orsini  
Bartolomea Orsini di Pitigliano  
Elena Conti Grato Conti  
 
 
Paolo Sforza, marchese di Proceno  
Pier Luigi Farnese Ranuccio Farnese  
 
Agnese Monaldeschi  
Paolo III  
Giovannella Caetani Onorato Caetani, signore di Sermoneta  
 
Caterina Orsini  
Costanza Farnese  
Rufino Ruffini  
 
 
Silvia Ruffini  
 
 
 
 

NoteModifica


BibliografiaModifica