Partito Comunista di Boemia e Moravia

Partito Comunista di Boemia e Moravia
(CS) Komunistická strana Čech a Moravy
KSČM text logo.svg
LeaderVojtěch Filip
StatoRep. Ceca Rep. Ceca
SedePolitickych Veznu 9, Praga
Fondazione1989
IdeologiaComunismo
Marxismo-leninismo
Euroscetticismo
CollocazioneSinistra/Estrema sinistra[1]
Partito europeoPartito della Sinistra Europea (osservatore)
Gruppo parl. europeoSinistra Unitaria Europea - Sinistra Verde Nordica
Affiliazione internazionalenessuna
Seggi Camera
15 / 200
Seggi Senato
1 / 81
Seggi Europarlamento
1 / 21
 (2019)
TestataHaló Noviny
Organizzazione giovanileKomunistický svaz mládeže (Unione della Gioventù Comunista) (vietata nel 2006)[2]
Iscritti37.000[3] (2017)
Sito webwww.kscm.cz/

Il Partito Comunista di Boemia e Moravia (Komunistická strana Čech a Moravy - KSČM) è un partito politico ceco marxista-leninista fondato nel 1989.

Al pari del suo corrispondente slovacco, rappresentato dal Partito Comunista di Slovacchia, si affermò all'esito della suddivisione del Partito Comunista di Cecoslovacchia.

StoriaModifica

Il Partito Comunista di CecoslovacchiaModifica

Il Partito Comunista di Cecoslovacchia (Komunistická strana Československa, KSČ) fu fondato nel 1921, ma fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale non prese mai parte al governo. Durante il conflitto bellico e l'occupazione nazista i massimi rappresentanti comunisti ripararono in Unione Sovietica da dove si impegnarono nell'opera di resistenza, nella quale il partito assumeva un ruolo decisivo. Nel 1945, finita la guerra, presero parte al governo di unità nazionale. Nel 1948, il KSČ prese il potere con l'aiuto dell'esercito sovietico e instaurò un sistema politico e sociale di tipo socialista.

Governò il paese fino al 1989 in alleanza con il Fronte nazionale, un insieme di liste e partiti dominato dai comunisti, che distingueva la Cecoslovacchia da altri paesi del socialismo reale caratterizzati dalla presenza di un partito unico. Negli anni Sessanta alla guida del KSČ giunse Alexander Dubček che cercò di dar vita al cosiddetto "socialismo dal volto umano". Le limitate liberalizzazioni avviate da Dubček impensierirono l'URSS, che invio l'esercito a fermare la Primavera di Praga.

Dubček venne espulso e il partito fu guidato da Gustáv Husák, neo-stalinista pragmatico, che aveva, come larga parte del partito, sostenuto inizialmente Dubček, salvo poi dissociarsi. Nel 1989, dopo il crollo del muro di Berlino, anche in Cecoslovacchia ebbe fine il periodo socialista in seguito alla cosiddetta "rivoluzione di velluto". Il KSČ decise di non sciogliersi ma di dividersi organizzativamente nei due rami ceco e slovacco.

La fine del socialismoModifica

Alle politiche del 1990, le prime democratiche dal 1945, il KSČM ottenne il 13,2% dei voti e 32 seggi, passando all'opposizione del governo moderato guidato dal Forum Civico, composto da movimenti liberali e moderati che si erano opposti al regime comunista. Nel 1993, con la fine della Cecoslovacchia e la nascita della Repubblica Ceca, il KSČM ed il partito fratello Slovacco si separarono definitivamente, anche perché quest'ultimo assunse il nome di Partito della Sinistra Democratica, avviando una trasformazione ideologica in senso socialdemocratico. Alle politiche dello stesso anno il KSČM ottenne il 14% dei voti e 35 seggi.

Tra il 1992 ed il 2002, il KSČM ha subito alcune scissioni che hanno dato vita a vari movimenti o partiti, con alcuni dei quali (Partito del Socialismo Democratico) il KSČM, però, si è anche alleato. Nel caso del Partito dei Comunisti Cecoslovacchi (rinominato poi Partito Comunista Cecoslovacco), fondato nel 1995, invece, il KSČM ha rifiutato di allearsi per le sue posizioni considerate troppo estremiste, poiché si prefigge di ristabilire il sistema politico precedente al 1990. Queste scissioni hanno provocato, nelle elezioni del 1996 e del 1998, un lieve calo nei consensi per i comunisti (10,3% e 11%).

Alle elezioni del 2002, però i comunisti hanno ottenuto, grazie all'opposizione al governo socialdemocratico, sostenuto dall'esterno dai conservatori, il 18,5% dei voti e 41 seggi. Ciò nonostante il KSČM è rimasto all'opposizione di un governo sempre a guida socialdemocratica, ma questa volta formato anche da Unione Cristiana e Democratica - Partito Popolare Cecoslovacco e Unione Liberale - Unione Democratica. Alle politiche del 2006, il KSČM ha visto calare i propri consensi al 12,8% dei voti, che hanno, comunque, permesso ai comunisti di rimanere la terza forza del paese dopo ODS e ČSSD. Il consenso è ulteriormente calato alle elezioni del 2010, attestandosi all'11,27%. Il partito detiene attualmente 26 seggi parlamentari, ed è la quarta forza politica del Paese, dopo ODS, ČSSD e TOP 09.

Nelle elezioni regionali del 12-13 ottobre 2012, tuttavia, il KSCM conquista il 20,44% e 182 seggi complessivi, risultando maggioritario in 2 regioni (Karlovy Vary e Usti nad Labem, entrambe in Boemia), posizionandosi come secondo partito per consenso elettorale a livello nazionale ed eleggendo nella Regione di Ústí nad Labem il primo comunista a presidente di regione dalla fine del socialismo reale: Oldrich Bubenícek. Alle consultazioni parlamentari del 2013 si attesta al 14,91% dei consensi, ottenendo 33 seggi, crescendo di oltre tre punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni politiche e diventando il terzo partito del Paese.

Nelle successive elezioni parlamentari del 2017, il KSCM scende al 7,76% dei voti[4], scendendo a 15 seggi[5].

Risultati elettoraliModifica

Elezione Voti % Seggi
Parlamentari 1996 626.136
22 / 200
Parlamentari 1998 658.550
24 / 200
Parlamentari 2002 882.653
41 / 200
Europee 2004 472.862 20,3
6 / 24
Parlamentari 2006 685.328
26 / 200
Europee 2009 334.577 14,2
4 / 22
Parlamentari 2010 589.765
26 / 200
Parlamentari 2013 741.044
33 / 200
Europee 2014 166.478 11,0
3 / 21
Parlamentari 2017 393.100
15 / 200
Europee 2019 164.624 6,94
1 / 21

NoteModifica

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Collegamenti esterniModifica

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