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Il presidente brasiliano Getúlio Vargas (a sinistra) e il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt (a destra) nel 1936.

La politica del buon vicinato fu la politica estera adottata dall'amministrazione del presidente americano Franklin Roosevelt nei confronti dell'America Latina. Sebbene la politica sia stata implementata dal presidente Roosevelt, già il presidente Woodrow Wilson aveva usato tale termine in relazione al rapporto degli Stati Uniti dopo la rivoluzione messicana. Il senatore Henry Clay coniò il termine buon vicino nell'Ottocento.

Il principio fondamentale di questa politica era il non-interventismo e la non interferenza negli affari interni dell'America Latina. Essa serviva anche per rinforzare l'idea che gli Stati Uniti fossero un "buon vicino" così da poter intraprendere altri accordi coi paesi dell'America del Sud, ad esempio commerciali.[1] L'idea di Roosevelt a ogni modo era quella di espandere l'influenza degli Stati Uniti sull'America meridionale tramite questa politica; a ogni modo molti governi locali si dimostrarono ben poco convinti.[2]

Indice

Sfondo storicoModifica

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, gli Stati Uniti periodicamente intervennero militarmente in America Latina per proteggere i loro interessi, in particolare quelli commerciali. Dopo il Corollario Roosevelt del 1904, quando gli Stati Uniti incominciarono a immaginare che i loro debiti non sarebbero stati prontamente ripagati, con la conseguente minaccia degli affari dei propri cittadini o la negazione di risorse naturali, la soluzione dell'intervento militare venne spesso adottata come mezzo per costringere i governi locali a stare agli accordi. Questo ovviamente fece crescere le ostilità tra i paesi sudamericani e gli Stati Uniti.

L'amministrazione RooseveltModifica

PoliticaModifica

Nello sforzo di denunciare il passato interventismo statunitense e archiviare ogni possibile terrore da parte dell'America latina, Roosevelt annunciò il 4 marzo 1933, durante il suo discorso inaugurale: "Nel campo della politica estera, dedicherò questa nazione alla politica del buon vicinato, dove il vicino viene rispettato perché egli stesso ha rispetto per sé, rispetto per gli altri, rispetto per gli obblighi e per la sacralità dei suoi accordi e di quelli presi coi vicini."[3] Per creare relazioni amichevoli con gli Stati Uniti e i paesi dell'America centrale e meridionale, Roosvelt ritirò le forze militari nella regione.[4] Questa posizione venne confermata da Cordell Hull, segretario di stato di Roosevelt alla conferenza degli stati americani tenutasi a Montevideo nel dicembre del 1933. Hull dichiarò in quell'occasione: "Nessun paese ha il diritto di intervenire negli affari interni di un altro."[5] Roosevelt stesso poi confermò tale politica nel dicembre di quell'anno: "La politica definita degli Stati Uniti per ora è quella di opporsi a un intervento armato."[6]

ImpattoModifica

 
Nelson Rockefeller, coordinatore degli affari interni americani (1940).
 
Carmen Miranda divenne una delle muse della politica del buon vicinato.

La politica del buon vicinato terminò l'occupazione del Nicaragua nel 1933 e l'occupazione di Haiti nel 1934, il che portò all'annullamento dell'Emendamento Platt del Trattato delle Relazioni con Cuba nel 1934, e la negoziazione della compensazione per la nazionalizzazione degli introiti petroliferi del Messico nel 1938.

La United States Maritime Commission si concentrò sulle linee Moore-McCormack per operare una politica di buon vicinato[7][8] Si aprirono quindi nuove rotte tra il porto di New York e quelli di Buenos Aires, Rio de Janeiro, Santos e Montevideo.[8][9]

Per raggiungere gli obbiettivi prefissatisi con questa politica, Roosevelt creò l'Ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani (OCIAA) nell'agosto del 1940 e nominò Nelson Rockefeller a capo di questa organizzazione. L'OCIAA era essenzialmente uno strumento di propaganda utilizzato dagli Stati Uniti per ridefinire la società latinoamericana e la sua percezione negli Stati Uniti. Una divisione dell'OCIAA, la Motion Picture Division, capeggiata John Hay Whitney, aveva lo scopo di abolire tutti i precedenti stereotipi creatisi sui latinoamericani.[10] Whitney era convinto che "il potere dei film di Hollywood avrebbe potuto esercitare una campagna per vincere il cuore e le menti dei latinoamericani e convincerli dei benefici del panamericanismo."[11] Per raggiungere tale scopo, Whitney incominciò a richiedere agli studi cinematografici di scritturare attori e attrici latinoamericane per produrre film che mettessero in luce più favorevole l'America Latina, come pure di ritirare dal commercio quei film che perpetuavano gli stereotipi negativi. Storicamente, i latinoamericani erano rappresentati come pigri e sospettosi.[12] Una delle star cinematografiche che emersero in questa politica fu sicuramente Carmen Miranda, la cui immagine venne ampiamente sfruttata per promuovere relazioni positive in quell'emisfero, in particolare con il film Banana split che esplicitamente era rivolto alla promozione della politica di buon vicinato.

Allo stesso modo, nel 1941 Edmund A. Chester alla CBS Radio collaborò con l'OCIAA per creare la rete radio "La Cadena de las Américas" (Rete delle Americhe) per trasmettere notizie e programmi culturali che riflettevano la politica del buon vicinato di Roosevelt e il panamericanismo in tutto America latina durante la seconda guerra mondiale. Come giornalista professionista, Chester ha insistito sulla presentazione di una programmazione accurata delle notizie e di programmi culturali che dissipassero lo stereotipo negativo degli americani che si affannavano come automi in una macchina industriale nazionale.[13][14] Anche l'impatto culturale di programmi lanciati dalla CBS Radio come Viva América e Hello Americans o film della Walt Disney come Saludos Amigos (1942) e I tre caballeros (1944) vennero prodotti sulla scia di questa politica.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, l'America Latina, secondo gli storici, era vista come una delle aree del mondo che vantava una maggiore adesione alla politica estera degli Stati Uniti.[15]

 
Una brochure che descrive il Cile come un "paradiso turistico" alla fiera mondiale del 1939.

La fiera mondiale del 1939Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Politica del buon vicinato e la fiera mondiale del 1939.

La Fiera mondiale di New York del 1939 fu uno dei luoghi migliori dove venne promossa la politica del buon vicinato in relazione tra gli Stati Uniti d'America e l'America Latina. Svoltasi all'indomani della crescente minaccia nazista alla pace del globo, la fiera mondiale era un tentativo di sfuggire alla tremenda prospettiva della guerra e promuovere la pace e l'interdipendenza tra le nazioni. La fiera ospitò 60 nazioni con molti stand dell'America Latina, luogo ideale dunque per ridefinire gli stereotipi negativi che come si è detto circolavano nella società statunitense.[16] Argentina, Brasile, Cile, Venezuela, Cuba, Messico, Nicaragua e Unione panamericana vennero tutte rappresentate alla fiera. Ciascuna nazione aveva la possibilità di mostrare i propri prodotti nonché le proprie attrattive a tutto il mondo, e in particolare agli Stati Uniti.[17]

EreditàModifica

L'era della politica del buon vicinato si concluse con la guerra fredda nel 1945 quando gli Stati Uniti incominciarono a impegnarsi seriamente per proteggere l'emisfero occidentale dall'influenza sovietica. I frequenti conflitti con i principi fondamentali di non-interventismo della politica del buon vicinato portarono gli Stati Uniti effettivamente a interferire con la politica interna dell'America Latina.[2] Sino alla fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti attaccarono direttamente o indirettamente tutti i movimenti socialisti o nazionalisti (o supposti tali) nella speranza di porre un freno all'espansione sovietica. Gli interventi americani in quest'epoca includono ad esempio la destituzione del presidente del Guatemala, Jacobo Árbenz, nel 1954, in accordo con la CIA, come pure l'Invasione della baia dei Porci a Cuba nel 1961, la sovversione contro il presidente cileno Salvador Allende nel 1970–73, l'Operazione Charly in America Centrale, il Piano Condor in Sud America e le sovversioni della CIA contro il governo sandinista del Nicaragua dal 1981 al 1990.[2]

Dopo la seconda guerra mondiale, l'Organizzazione degli Stati Americani venne a fondarsi nel 1949. A ogni modo gli Stati Uniti incominciarono a focalizzarsi sugli sforzi della ricostruzione in Europa e in Giappone. Questi sforzi misero in secondo piano i paesi dell'America Latina dal momento che gli investitori americani si erano ormai rivolti altrove. Alla fine degli anni '50, gli Stati Uniti rafforzarono le loro relazioni con l'America Latina lanciando la Banca di Sviluppo interamericana e poi l'Alleanza per il Progresso. A ogni modo, alla fine degli anni '60, come parte della Guerra Fredda, il governo degli Stati Uniti decise di supportare i dittatori di estrema destra con l'Operazione Condor. Anche nel contesto della guerra alla droga, il governo statunitense collaborò coi governi locali attraverso il Plan Colombia e l'Iniziativa Mérida.

NoteModifica

  1. ^ Stephen G Rabe, The Johnson Doctrine, in Presidential Studies Quarterly, vol. 36, nº 1, 2006, pp. 45–58, ISSN 1741-5705 (WC · ACNP).
  2. ^ a b c Mark T Gilderhus, The Monroe Doctrine: Meanings and Implications, in Presidential Studies Quarterly, vol. 36, nº 1, 2006, pp. 5–16, DOI:10.1111/j.1741-5705.2006.00282.x, ISSN 1741-5705 (WC · ACNP).
  3. ^ Franklin Delano Roosevelt, First Inaugural Address, Washington DC, 4 Mar 1933.
  4. ^ Good Neighbor Policy, 1933 - 1921–1936 - Milestones - Office of the Historian (Good Neighbor Policy, 1933 - 1921–1936 - Milestones - Office of the Historian) https://history.state.gov/milestones/1921-1936/good-neighbor
  5. ^ Walter LaFeber, The American Age: U.S. Foreign Policy at Home and Abroad, 1750 to Present, 2nd, New York, W. W. Norton & Company, 1994, p. 376, ISBN 0393964744.
  6. ^ Edgar B Nixon (a cura di), Franklin D. Roosevelt and Foreign Affairs, I, Cambridge, MA, Belknap Press, pp. 559–560, LCCN 68-25617.
  7. ^ Robert C. Lee, Mr Moore, Mr McCormack, and the Seven Seas, in 15th Newcomen Society Lecture, United States Coast Guard Academy, 16 ottobre 1956. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  8. ^ a b Michael L Grace, History – Moore-McCormack Lines, in Cruising the Past, 19 ottobre 2012. URL consultato il 21 maggio 2013.
  9. ^ Bill Vinson e Ginger Quering Casey, S.S. Uruguay, in Welcome Aboard Moore-McCormack Lines. URL consultato il 21 maggio 2013.
  10. ^ Amanda Ellis, “Captivating a Country With Her Curves: Examining the Importance of Carmen Miranda’s Iconography in Creating National Identities.”(Masters Thesis, State University of New York at Buffalo, 2008),
  11. ^ Brian O'Neil, Carmen Miranda: The High Price of Fame and Bananas, in Vicki L. Ruiz e Virginia Sánchez Korrol (a cura di), Latina Legacies, Oxford University Press, 2005, p. 195, ISBN 978-0-19515398-9.
  12. ^ Dati derivati dal Public Opinion 1935-1946, ed. Hadley Cantril (Princeton, NJ: Princeton University Press, 1951), 502.
  13. ^ Dissonant Divas in Chicana Music: The Limits of La Onda Deborah R. Vargas. University of Minnesota Press, Minneapolis, 2012 p. 152-153 ISBN|978-0-8166-7316-2 OCIAA (ufficio del coordinatore degli affari inter-americani), FDR's Politica del Buon Vicinato, CBS, La Cadena de las Americas, Edmund A. Chester sopra google.books.com(EN)
  14. ^ Media Sound & Culture in Latin America & the Caribbean. Editors - Bronfman, Alejandra & Wood, Andrew Grant. University of Pittsburgh Press, Pittsburg, PA, USA, 2012 p. 41-50 ISBN|978-0-8229-6187-1 Panamericanismo, FDR's Politica del Buon Vicinato, CBS, OIAA sopra Books.Google.Com(EN)
  15. ^ Greg Grandin, Empires Workshop: Latin America, the United States and the Rise of the New Imperialism, Metropolitan Books, 2006, p. not cited, ISBN 0805077383.
  16. ^ Martha Gil-Montero, Brazilian Bombshell (Donald Fine, Inc., 1989
  17. ^ 1939 World's Fair Collection, Henry Madden Library Special Collections, California State University, Fresno Jose

BibliografiaModifica

  • Beck, Earl R. "The Good Neighbor Policy, 1933-1938," Historian 1#2 pp. 110-131 in JSTOR
  • Dallek, Robert. Franklin D. Roosevelt and American Foreign Policy, 1932-1945 (1995) excerpt and text search
  • Pederson, William D. ed. A Companion to Franklin D. Roosevelt (2011) online pp 542–63, covers FDR's policies
  • Pike, Fredrick B. FDR's Good Neighbor Policy: Sixty Years of Generally Gentle Chaos (2010) excerpt and text search
  • Stuckey, Mary E. The Good Neighbor: Franklin D. Roosevelt and the Rhetoric of American Power (Michigan State University Press; 2013) 376 pages; Explores the metaphor of the "good neighbor" as key to FDR's rhetoric in and beyond foreign affairs. excerpt and text search
  • Wood, Bryce. The Making of the Good Neighbor Policy. New York: Columbia University Press 1961. Classic work.

Voci correlateModifica

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