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Ponte sul Taro
Ponte sul Taro.jpg
Il ponte in un dipinto d'epoca
Localizzazione
StatoItalia Italia
AttraversaTaro
Coordinate44°49′21.36″N 10°13′28.57″E / 44.8226°N 10.224602°E44.8226; 10.224602Coordinate: 44°49′21.36″N 10°13′28.57″E / 44.8226°N 10.224602°E44.8226; 10.224602
Dati tecnici
Tipoponte ad arco
Lunghezza565,5 m
Larghezza8 m
Carreggiate1
Corsie2
Realizzazione
ProgettistaAntonio Cocconcelli
Costruzione1816-1821
Mappa di localizzazione

Il ponte sul Taro è un ponte monumentale, realizzato tra gli anni 1816-1821 sopra il fiume Taro lungo la via Emilia in località Ponte Taro.

DimensioniModifica

Con i suoi 565,5 metri di lunghezza e 8 di larghezza fu ritenuto all'epoca della sua costruzione il ponte più lungo d'Europa.[1] Costituito da 20 arcate, costò all'epoca due milioni di lire.[1]

StoriaModifica

Dopo il ponte costruito dai Romani, nel 1170 il pio eremita Nonantola, religioso di Ponte Taro, costruì un rudimentale ponte sul fiume. Per quella azione il vescovo Bernardo II gli fece dono della chiesa e dell'ospedale di San Nicolò. Prese così vita l'ordine dei frati ospitalieri di Ponte Taro. Essi avevano la regola di vita dei monaci ospitalieri di Altopascio, ossia davano ospitalità ai pellegrini, curavano infermi e malati, rendevano agibili le strade e costruivano ponti sui fiumi.

Nel 1235 una rovinosa piena distrusse il ponte e l'ospedale, e il tutto fu ricostruito nel 1294. Le proprietà passarono con un rogito del 14 settembre 1325 alla abbazia di Fontevivo. Nel corso dei secoli l'impeto furioso del Taro in piena distrusse più volte i manufatti e non permise di portare a termine la costruzione di un nuovo ponte: per questo motivo le acque venivano attraversate, quando possibile, con barche o altri mezzi di fortuna.

Nel Settecento, sotto il dominio della famiglia Borbone, fu istituito dai nobili di Parma un servizio di barcaioli a pagamento per trasportare i viandanti da una sponda all'altra.

Nel 1816, per volere di Maria Luisa d'Asburgo-Lorena (conosciuta anche come Maria Luigia), duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, fu decretata la costruzione di un ponte solido. Fu così incaricato della costruzione l'ingegnere parmigiano Antonio Cocconcelli, affiancato dall'ingegnere aiutante Giambattista Ferrari, e innalzato dall'imprenditore Amedeo Rosazza. Rappresenta la prima delle grandi opere di ingegneria volute dal governo di Maria Luigia.

Un decreto della Duchessa imponeva ai Podestà dei Comuni di fermare tutti i mendicanti e, se abili al lavoro, di inviarli alla costruzione del ponte dove sarebbero stati retribuiti generosamente. Fu anche coniata una medaglia commemorativa della realizzazione di uno dei ponti più importanti d'Europa distribuita a differenti personalità dell'epoca o anche omaggiata per meriti. Il manufatto fu inaugurato in solenne cerimonia nell'ottobre 1819.

Nel 1828, furono disposte ai lati del ponte quattro possenti statue di marmo, sdraiate e sistemate sul piedistallo in macigno, che raffigurano i principali corsi d'acqua del parmense: Parma, Taro, Enza e Stirone, opera dello scultore parmigiano Giuseppe Carra.

NoteModifica